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Postergazione

85 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione per cui il rimborso di un credito è subordinato al preventivo soddisfacimento degli altri creditori della società.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Socio Finanziatore vs Società: La Postergazione dei Finanziamenti dei Soci
Un socio ha concesso un finanziamento a una società in difficoltà, poi ha chiesto la restituzione. La Corte d'Appello ha negato la restituzione applicando la postergazione dei finanziamenti dei soci, ritenendo la società ancora in squilibrio. Il socio ha contestato che la sua uscita dalla società e una successiva ricapitalizzazione avrebbero dovuto far cessare la postergazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'uscita del socio non elimina la postergazione, ma ha censurato la mancata valutazione degli effetti della ricapitalizzazione sulla situazione finanziaria della società. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Opposizione di terzo revocatoria: tutela del socio creditore
Una socia maggioritaria versa 160.000 euro alla propria società per acquistare un immobile. Successivamente, un lodo arbitrale annulla la vendita e restituisce l'immobile al venditore. La socia impugna la decisione sostenendo che si tratti di un accordo fraudolento a suo danno. I giudici d'appello respingono l'azione ritenendo la donna una semplice socia priva di danno diretto. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia. Il giudice di merito deve accertare la reale natura del versamento. Se il versamento costituisce un prestito a titolo di mutuo e non un conferimento di capitale, la socia assume la qualifica di creditrice diretta. In questo caso, le spetta la legittimazione attiva per proporre l'opposizione di terzo revocatoria contro la decisione arbitrale fraudolenta. La causa torna quindi in appello per verificare i bilanci e le scritture contabili.
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Amministratore condannato: la bancarotta fraudolenta non ammette scuse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Amministratore per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, oltre che per aver causato dolosamente il fallimento della sua società. L'Amministratore aveva contestato l'ammontare dei prelievi illeciti e la distrazione di beni, sostenendo fossero rimborsi di finanziamenti personali o che i beni fossero stati venduti o rubati. Aveva anche eccepito la corretta tenuta della contabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che l'Amministratore non aveva provato la legittima destinazione dei beni e che la documentazione contabile era insufficiente. La sentenza sottolinea l'obbligo dell'imprenditore di conservare il patrimonio aziendale a garanzia dei creditori.
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione conferma le condanne dei soci
Due soci, un Liquidatore e un Amministratore di fatto di una società fallita, sono stati condannati per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Hanno distratto denaro e merce e ripartito acconti su utili non conseguiti, causando un grave pregiudizio ai creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo i ricorsi degli imputati. I ricorsi riguardavano la nullità per omessa notifica dell'avviso di conclusione indagini al difensore di fiducia, la mancata concessione della sospensione condizionale della pena e la responsabilità penale. La Corte ha ritenuto corrette le decisioni precedenti, ribadendo la gravità dei fatti e l'impossibilità di concedere benefici.
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Rimborso soci e bancarotta fraudolenta per distrazione
L'ex amministratore di una società a responsabilità limitata ha prelevato dal conto corrente aziendale la somma di 6.500 euro tramite assegno circolare, asserendo di voler recuperare un precedente finanziamento personale concesso all'impresa. Nonostante la cessazione formale della carica e il successivo recesso dalla compagine societaria, i giudici hanno qualificato l'imputato come amministratore di fatto per la continua gestione economica dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione, respingendo la richiesta difensiva di derubricare il fatto in bancarotta preferenziale. Il prelievo viola la regola civilistica della postergazione dei finanziamenti dei soci, la quale impone di soddisfare prima tutti i creditori esterni prima di restituire fondi all'imprenditore.
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Bancarotta preferenziale: l’Amministratore paga i soci, non i creditori
Un Amministratore di una società fallita è stato accusato di bancarotta preferenziale per aver rimborsato sé stesso e altri soci, anziché i creditori, in un periodo di grave crisi finanziaria. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato e, pur dichiarandolo estinto per prescrizione, aveva confermato le responsabilità civili. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore, ribadendo che i finanziamenti dei soci, in condizioni di squilibrio aziendale, sono postergati (subordinati) agli altri debiti (Art. 2467 c.c.). La restituzione anticipata di tali fondi configura il dolo specifico della bancarotta preferenziale. L'Amministratore è stato condannato alle spese processuali.
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Postergazione finanziamento soci nelle cooperative in crisi
Una Società Socia ha richiesto l'ammissione al passivo di una Cooperativa in Liquidazione per finanziamenti erogati e per crediti commerciali derivanti da vendite con lunghi rinvii di pagamento. Il Tribunale ha applicato la postergazione finanziamento soci collocando tali crediti dopo i creditori ordinari. La Corte di Cassazione ha cassato il decreto precisando che la postergazione finanziamento soci prevista per le s.r.l. si applica alle cooperative solo se l'assetto organizzativo concreto assicura al socio un potere informativo analogo a quello previsto per le s.r.l. Non basta la mera conoscenza della crisi, ma occorre verificare la struttura societaria. Le dilazioni commerciali anomale possono integrare finanziamenti atipici postergabili. La causa torna al Tribunale per un nuovo esame dell'organizzazione concreta della cooperativa.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: prelievi soci illeciti
L'amministratore di una società a responsabilità limitata ha versato 105.000 euro a titolo di finanziamento soci. Successivamente, lo stesso gestore ha prelevato dai conti societari una somma complessiva di 227.800 euro a titolo di restituzione. La società è poi fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. I giudici hanno chiarito che i rimborsi privi di autorizzazione assembleare e superiori ai versamenti effettivi impoveriscono il patrimonio sociale. Inoltre, la restituzione dei finanziamenti ai soci viola la regola della postergazione, la quale impone di soddisfare prima i debiti verso gli altri creditori aziendali.
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Responsabilità dell’amministratore per la distrazione dei beni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per condotte distrattive a carico del nuovo gestore di una società poi fallita. Il manager aveva incassato e deviato verso proprie aziende il ricavato della vendita dell'unico immobile sociale, omettendo la redazione dei bilanci e la registrazione dei debiti. Il Fallimento chiedeva anche la condanna dei precedenti soci per il rimborso dei loro crediti finanziari. I giudici hanno invece accertato che al momento della cessione delle quote la società risultava in bonis e il credito dei soci era regolarmente iscritto a bilancio. Di conseguenza, la responsabilità dell'amministratore per il dissesto è rimasta interamente in capo al nuovo gestore, respingendo ogni pretesa risarcitoria verso i vecchi soci.
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Finanziamento soci o capitale: la Cassazione decide
Una societa di capitali, titolare di una quota di maggioranza, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare della societa partecipata per oltre un milione di euro, qualificando i versamenti come finanziamento soci. Il Tribunale ha respinto la richiesta qualificando le somme erogate come versamenti a fondo perduto in conto capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del socio e condannandolo al pagamento delle spese.
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Postergazione finanziamenti soci nelle società semplici
La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione di un lodo arbitrale riguardante la restituzione di prestiti soci in una società semplice. Il punto centrale riguarda la postergazione finanziamenti soci ex art. 2467 c.c., che la Corte ritiene inapplicabile alle società semplici a causa della responsabilità illimitata dei soci. Inoltre, è emerso che l'onere della prova dello squilibrio finanziario non era stato assolto dall'attrice.
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Rimborso finanziamento soci: conto cointestato e restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una socia di restituire le somme ricevute a titolo di rimborso finanziamento soci nell'anno precedente al fallimento della società. La corte d'appello aveva dichiarato inefficace tale rimborso a causa della grave sottocapitalizzazione dell'azienda, condannando i soci alla restituzione in proporzione alle loro quote. La socia ha impugnato la decisione sostenendo che parte dei fondi fosse confluita su un conto cointestato usato solo dal marito e che altri versamenti riguardassero un rapporto di lavoro. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: la cointestazione del conto fa presumere la comproprietà delle somme e la ricorrente non ha fornito prove idonee a superare questa presunzione, né a dimostrare il rapporto lavorativo. Di conseguenza, la socia perde la causa e deve restituire l'importo stabilito dai giudici di merito.
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Sequestro conservativo: tutela del credito dei soci
Il Tribunale di Milano ha confermato un provvedimento di sequestro conservativo richiesto da un socio di minoranza nei confronti di una società per un credito di 5,5 milioni di euro. La decisione scaturisce dal pericolo che la società stesse depauperando il proprio patrimonio attraverso la vendita dell'unico immobile di valore a soggetti correlati con condizioni di pagamento svantaggiose.
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Finanziamento soci: quando il compenso del lavoro resta bloccato
L'erede di un socio e direttore tecnico di una società di costruzioni ha richiesto il pagamento di oltre 850.000 euro per prestazioni professionali arretrate. La società ha eccepito che tale credito andava qualificato come finanziamento soci e quindi postergato, ossia pagabile solo dopo il soddisfacimento degli altri creditori, a causa della crisi aziendale esistente al momento dell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che anche le prestazioni di servizi o i compensi non riscossi dal socio possono rientrare nella nozione di finanziamento soci se finalizzati a sostenere l'impresa in difficoltà. Di conseguenza, il credito rimane subordinato al pagamento degli altri debiti sociali e l'erede non può pretenderne l'immediato incasso.
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Responsabilità dell’amministratore: conti falsi e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore al risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro a favore del fallimento della società. L'ex gestore aveva registrato fatture false per operazioni inesistenti e, nonostante l'azzeramento del capitale sociale dovuto a gravi perdite, aveva proseguito l'attività d'impresa anziché mettere in liquidazione la società. La Suprema Corte ha ribadito che la responsabilità dell'amministratore sussiste pienamente poiché la sua condotta ha causato il dissesto finanziario. Inoltre, i giudici hanno ritenuto corretto il calcolo del danno tramite il criterio dei netti patrimoniali, reso necessario dall'irregolarità delle scritture contabili. I versamenti dei soci non potevano considerarsi idonei a ripianare le perdite, mancando la prova che fossero conferimenti a fondo perduto.
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Postergazione finanziamenti soci: la banca perde il privilegio
Una banca, socia paritetica di una S.p.A. chiusa poi fallita, ha erogato alla società due mutui e una fideiussione a garanzia di un affitto. Il Tribunale ha disposto la postergazione finanziamenti soci per questi crediti, collocandoli in chirografo, poiché concessi in un momento di evidente crisi finanziaria. La banca ha proposto ricorso sostenendo l'inapplicabilità della disciplina della postergazione alle S.p.A. e alle fideiussioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la postergazione si applica anche alle S.p.A. con compagine ristretta e che la fideiussione prestata dal socio rientra tra i finanziamenti effettuati in qualsiasi forma. Di conseguenza, la banca perde la prelazione ipotecaria e viene condannata alle spese di giudizio.
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Bancarotta preferenziale: rimborsi ai soci anziché ai creditori
L'Amministratore di una società a responsabilità limitata è stato condannato per i reati di bancarotta preferenziale e bancarotta per distrazione. Egli aveva restituito ai soci finanziamenti per oltre 380.000 euro mentre la società era in grave crisi, e aveva venduto merci per circa 595.000 euro alla società della moglie con un pagamento dilazionato a cinque anni, mai effettuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la restituzione di finanziamenti soci erogati come mutuo configura il reato di bancarotta preferenziale se avviene violando la parità dei creditori in una fase di dissesto. Inoltre, la vendita simulata o svantaggiosa alla moglie costituisce distrazione patrimoniale. L'Amministratore perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: Porsche regalata e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta semplice. L'imputato aveva ceduto alla madre una vettura di lusso senza riscuotere il prezzo di 50.000 euro, operazione qualificata come distrazione di beni societari. Inoltre, aveva aggravato il dissesto della società omettendo di chiederne tempestivamente il fallimento. La Suprema Corte ha confermato che la vendita simulata dell'auto costituiva una sottrazione di risorse ai creditori e che il presunto finanziamento di 115.000 euro era stato correttamente registrato in contabilità come debito, non come versamento in conto capitale. Di conseguenza, l'amministratore perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: finto rimborso fatale
L'Amministratrice di una società fallita è stata condannata per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. La condotta contestata riguardava il trasferimento ingiustificato di 500.000 euro a un'altra società e la restituzione di oltre 766.000 euro alla società socia. La difesa sosteneva che quest'ultimo versamento fosse la restituzione di un mutuo, configurando la meno grave bancarotta preferenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, in assenza di prove su un contratto di mutuo, le somme versate dai soci si considerano conferimenti in conto capitale (capitale di rischio). Di conseguenza, il loro rimborso prima del soddisfacimento degli altri creditori costituisce distrazione e non semplice preferenza.
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Cessione d’azienda e debiti: l’acquirente paga il garante
Un fideiussore ha pagato un debito derivante da uno scoperto di conto corrente bancario contratto da una società. Successivamente, questa società ha ceduto la propria attività a un'altra impresa. Poiché il debito risultava regolarmente iscritto nelle scritture contabili dell'azienda ceduta, il fideiussore ha agito contro la società acquirente per ottenere il rimborso di quanto versato. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'acquirente. I giudici hanno stabilito che, in caso di cessione d'azienda e debiti, il fideiussore che paga il creditore originario si surroga nei diritti di quest'ultimo. Di conseguenza, egli può legittimamente richiedere il pagamento sia alla società venditrice sia alla società acquirente, purché il debito risulti dai libri contabili obbligatori. Il ricorso dell'acquirente è stato quindi rigettato.
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