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Sequestro conservativo: tutela del credito dei soci

Il Tribunale di Milano ha confermato un provvedimento di sequestro conservativo richiesto da un socio di minoranza nei confronti di una società per un credito di 5,5 milioni di euro. La decisione scaturisce dal pericolo che la società stesse depauperando il proprio patrimonio attraverso la vendita dell’unico immobile di valore a soggetti correlati con condizioni di pagamento svantaggiose.

Riferimento:
ORDINANZA TRIBUNALE DI MILANO - N. R.G. 00026819 2026 DEPOSITO MINUTA 05 07 2026 PUBBLICAZIONE 05 07 2026
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Il Sequestro Conservativo come Argine al Depauperamento Societario

Nel panorama del diritto societario, la protezione del credito può richiedere interventi d’urgenza. Uno degli strumenti più efficaci è senza dubbio il sequestro conservativo, una misura cautelare che mira a cristallizzare il patrimonio di un debitore quando sussiste il timore che quest’ultimo possa spogliarsi dei propri beni per evitare di pagare i creditori.

Il caso: finanziamenti soci e alienazioni immobiliari

La vicenda analizzata dal Tribunale di Milano riguarda un socio di minoranza che ha erogato consistenti finanziamenti (oltre 5 milioni di euro) a favore di una società immobiliare. Nonostante il credito fosse riconosciuto e non contestato, il socio ha rilevato una serie di operazioni sospette messe in atto dagli amministratori. Nello specifico, la società stava procedendo alla vendita del suo ultimo immobile di pregio a una realtà terza, ma riconducibile al socio di maggioranza.

Le condizioni di vendita apparivano estremamente pregiudizievoli: un pagamento dilazionato in tre anni senza alcuna garanzia fideiussoria o ipotecaria, a fronte di una società acquirente priva di un patrimonio solido. Tale operazione avrebbe di fatto svuotato la garanzia generica su cui il socio di minoranza poteva contare per il recupero del proprio investimento.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale, in sede di reclamo, ha confermato integralmente il provvedimento di sequestro conservativo. I giudici hanno ritenuto irrilevante che il credito fosse tecnicamente “postergato” (ovvero rimborsabile solo dopo gli altri creditori esterni), poiché la tutela cautelare serve proprio a preservare la possibilità futura di incasso.

L’elemento decisivo è stato il riconoscimento della natura potenzialmente fraudolenta o comunque imprudente delle dismissioni patrimoniali. La trasformazione di un bene immobile certo in un credito pecuniario incerto e dilazionato nel tempo rappresenta una tipica ipotesi di pericolo per il creditore.

Le motivazioni

Il provvedimento si fonda sulla sussistenza dei due requisiti fondamentali del sequestro conservativo. Da un lato, il fumus boni iuris è emerso chiaramente dalla documentazione contabile che attestava i finanziamenti effettuati dal socio e mai rimborsati. Dall’altro, il periculum in mora è stato ravvisato nella condotta della società, che attraverso vendite a soggetti correlati e a condizioni non di mercato, stava progressivamente depauperando la propria capacità di far fronte alle obbligazioni.

Il Collegio ha sottolineato come il periculum non debba necessariamente consistere in un danno già verificatosi, ma nella ragionevole certezza che, nelle more del giudizio di merito, la garanzia patrimoniale subisca una trasformazione peggiorativa. In questo caso, il passaggio dalla proprietà di un immobile a un credito verso una società “scatola vuota” è stato considerato un rischio inaccettabile.

Le conclusioni

Il rigetto del reclamo e la conferma del sequestro conservativo ribadiscono un principio fondamentale: l’autonomia gestionale della società non può tradursi in atti che pregiudicano sistematicamente le ragioni dei creditori, inclusi i soci finanziatori. La decisione funge da monito contro le manovre di svuotamento societario effettuate tramite operazioni con parti correlate che, pur potendo apparire formalmente lecite, celano l’intento di sottrarre asset alla garanzia dei debiti.

Quando si può ottenere un sequestro conservativo sui beni di una società?
È possibile quando il creditore dimostra la probabile esistenza del suo credito e il fondato timore che il debitore stia svuotando o trasformando il proprio patrimonio per rendersi insolvente.

Il socio che ha finanziato la società può chiedere il sequestro dei beni sociali?
Sì, anche se il suo credito è postergato rispetto agli altri creditori, il socio ha diritto alla tutela cautelare se dimostra atti dispositivi del patrimonio sociale che mettono a rischio il futuro rimborso.

Cosa succede se una società vende l’unico immobile rimasto a condizioni svantaggiose?
Tale condotta può essere considerata indice di periculum in mora, giustificando il sequestro conservativo per evitare che la garanzia patrimoniale venga meno a danno dei creditori.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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