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Sequestro conservativo: tutela contro il debitore

Il Tribunale di Milano ha confermato un sequestro conservativo a tutela di un credito professionale di oltre 93.000 euro. Il provvedimento è stato reso necessario poiché la società debitrice, pur avendo incassato ingenti somme dalla cessione di crediti d’imposta (Ecobonus e Sismabonus), non ha saldato i compensi del professionista e presentava bilanci con criticità finanziarie.

Riferimento:
ORDINANZA TRIBUNALE DI MILANO - N. R.G. 00026284 2026 DEPOSITO MINUTA 09 07 2026 PUBBLICAZIONE 09 07 2026
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Sequestro conservativo: la tutela del credito e il rischio di insolvenza

Il sequestro conservativo rappresenta uno degli strumenti più efficaci messi a disposizione dall’ordinamento per garantire al creditore che, una volta ottenuta una sentenza favorevole, vi siano ancora beni nel patrimonio del debitore su cui rivalersi. Recentemente, il Tribunale di Milano ha emesso un’importante ordinanza che conferma l’applicazione di questa misura cautelare in un contesto di crediti professionali legati ai bonus edilizi.

Analisi dei fatti di causa

La vicenda trae origine dalla richiesta di una società che ha agito per tutelare un credito derivante da prestazioni professionali (contabili e fiscali) eseguite da un tecnico esperto. Tali attività erano finalizzate all’ottenimento dei benefici fiscali previsti dalla normativa su Ecobonus e Sismabonus per conto di diversi condomini. Nonostante le prestazioni fossero state regolarmente eseguite e documentate, la società committente aveva omesso di versare i compensi dovuti.

La particolarità del caso risiede nel fatto che la società debitrice aveva già ceduto i crediti d’imposta maturati a terzi, incassando una cifra superiore ai tre milioni di euro. Tuttavia, nonostante questa ingente liquidità entrata nelle casse sociali, il debito verso il professionista (poi ceduto alla società ricorrente) rimaneva insoluto.

La decisione dell’autorità giudiziaria

Il Giudice ha ritenuto sussistenti entrambi i presupposti necessari per la concessione della misura cautelare. In prima battuta, il credito appariva fondato su prove scritte inconfutabili, tra cui contratti di conferimento d’incarico e un decreto ingiuntivo non opposto. In seconda battuta, è stato accertato il rischio concreto che la società potesse dissipare il proprio patrimonio prima della conclusione del giudizio di merito.

Il Tribunale ha dunque confermato il provvedimento già emesso in precedenza, mantenendo il blocco sui beni mobili, immobili e sui crediti della società debitrice fino alla concorrenza della somma di 100.000 euro.

le motivazioni

Le ragioni che hanno spinto il Tribunale a confermare il provvedimento si fondano su una valutazione approfondita dello stato patrimoniale del debitore. Sotto il profilo del presupposto oggettivo, la mancata opposizione al decreto ingiuntivo ha reso il credito difficilmente contestabile. Sotto il profilo del rischio, il comportamento della società è stato determinante: l’aver incassato somme milionarie senza saldare debiti professionali certi è stato interpretato come una chiara volontà di sottrarsi all’adempimento.

Inoltre, l’esame dei bilanci ha rivelato segnali allarmanti: ricavi attivi con segno negativo per l’anno precedente, una drastica riduzione della liquidità e un’esposizione debitoria complessiva superiore a 1,8 milioni di euro. Tali elementi dimostrano l’insufficienza di garanzie patrimoniali solide per la soddisfazione futura del credito.

le conclusioni

L’ordinanza conferma che il blocco dei beni è legittimo quando concorrono prove solide del debito e segnali evidenti di fragilità finanziaria del debitore. La decisione sottolinea come la gestione opaca della liquidità derivante dai bonus edilizi possa giustificare misure restrittive immediate, volte a prevenire che il creditore resti insoddisfatto a causa di un progressivo svuotamento delle risorse aziendali.

Quando si può richiedere il sequestro conservativo dei beni di un debitore?
Il sequestro può essere richiesto quando il creditore dimostra la probabile esistenza del suo credito e il fondato timore che, nel tempo necessario a ottenere una sentenza, il debitore possa svuotare il proprio patrimonio.

Cosa succede se una società incassa crediti d’imposta ma non paga i propri consulenti?
Tale condotta può essere interpretata dal giudice come prova della volontà di sottrarsi all’adempimento, facilitando l’ottenimento di un sequestro conservativo se i bilanci mostrano anche segni di instabilità finanziaria.

Quali prove servono per dimostrare il pericolo di insolvenza di una società?
Sono rilevanti i bilanci che mostrano una forte riduzione della liquidità, un’elevata esposizione debitoria complessiva e discrepanze tra somme incassate e debiti scaduti non pagati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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