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Postergazione finanziamenti soci: la banca perde il privilegio

Una banca, socia paritetica di una S.p.A. chiusa poi fallita, ha erogato alla società due mutui e una fideiussione a garanzia di un affitto. Il Tribunale ha disposto la postergazione finanziamenti soci per questi crediti, collocandoli in chirografo, poiché concessi in un momento di evidente crisi finanziaria. La banca ha proposto ricorso sostenendo l’inapplicabilità della disciplina della postergazione alle S.p.A. e alle fideiussioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la postergazione si applica anche alle S.p.A. con compagine ristretta e che la fideiussione prestata dal socio rientra tra i finanziamenti effettuati in qualsiasi forma. Di conseguenza, la banca perde la prelazione ipotecaria e viene condannata alle spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 21936 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

La postergazione finanziamenti soci si applica anche alle S.p.A. chiuse

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto societario e fallimentare. La regola della postergazione finanziamenti soci si applica anche alle società per azioni caratterizzate da una compagine ristretta. Questa disciplina, nata principalmente per le società a responsabilità limitata, serve a tutelare i creditori esterni da comportamenti opportunistici dei soci. Quando i soci finanziano l’azienda anziché conferire capitale di rischio in un momento di crisi, i loro crediti vengono rimborsati solo dopo il soddisfacimento degli altri creditori.

Il caso concreto: mutui e fideiussioni in tempo di crisi

La vicenda nasce dal fallimento di una società per azioni che gestiva magazzini generali. Un istituto bancario, che deteneva anche una quota di partecipazione paritetica nella società, aveva concesso due consistenti mutui ipotecari. Inoltre, lo stesso istituto aveva rilasciato una fideiussione a garanzia del pagamento dei canoni di locazione di un immobile strumentale all’attività d’impresa.

Dopo la dichiarazione di fallimento della società, la banca ha chiesto di ammettere al passivo i propri crediti con il privilegio ipotecario. Il giudice delegato e il Tribunale hanno invece disposto la postergazione di tutti i crediti. I giudici di merito hanno rilevato che la società si trovava in una situazione di grave e riconoscibile squilibrio finanziario al momento delle erogazioni. Di conseguenza, la banca ha proposto ricorso in Cassazione per contestare l’estensione di questa regola alle società per azioni e alle garanzie personali.

La fideiussione del socio come forma di finanziamento indiretto

La banca ha sostenuto che la fideiussione non potesse rientrare nella nozione di finanziamento. Secondo la tesi difensiva, la garanzia non aveva comportato l’afflusso di nuova finanza nelle casse della società.

I giudici di legittimità hanno respinto questa ricostruzione. La legge prevede che la postergazione colpisca i finanziamenti effettuati in qualsiasi forma. La concessione di una fideiussione da parte del socio consente alla società di ottenere la disponibilità di un bene o di un servizio senza un immediato esborso di denaro. Questo meccanismo espone il socio al rischio di dover pagare il debito in via solidale. Pertanto, la fideiussione costituisce un’attribuzione patrimoniale indiretta che rientra pienamente nella nozione di finanziamento societario.

Le motivazioni della Corte sulla postergazione finanziamenti soci

La Suprema Corte ha fondato la propria decisione su una lettura sostanziale delle norme societarie. L’obiettivo dell’ordinamento è contrastare la sottocapitalizzazione delle società chiuse, dove i soci preferiscono prestare denaro piuttosto che rischiare il proprio capitale.

Nelle società per azioni con pochi soci e una sovrapposizione tra proprietà e gestione, si applicano le stesse regole delle società a responsabilità limitata. I soci di queste realtà hanno un accesso directo alle informazioni contabili. Essi conoscono perfettamente lo stato di salute dell’impresa. Se scelgono di erogare prestiti in presenza di un evidente squilibrio tra indebitamento e patrimonio netto, accettano il rischio della postergazione finanziamenti soci. I giudici hanno accertato che il consiglio di amministrazione della società fallita conosceva la precarietà della situazione finanziaria, rendendo inevitabile l’applicazione della norma.

Le conclusioni sul caso e la postergazione finanziamenti soci

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della banca. Questa decisione conferma che la forma giuridica della società per azioni non scherma i soci dalle regole sulla postergazione finanziamenti soci se la compagine è ristretta.

La banca perde definitivamente il diritto di far valere la prelazione ipotecaria sui mutui erogati. Tutti i crediti della banca sono collocati in chirografo e postergati rispetto agli altri creditori concorrenti. La ricorrente deve inoltre pagare le spese del giudizio di legittimità, liquidate in oltre venticinquemila euro. Questa pronuncia lancia un chiaro avvertimento ai soci finanziatori, i quali devono valutare con estrema attenzione la situazione patrimoniale della società prima di concedere prestiti o garanzie.

La regola della postergazione dei finanziamenti dei soci si applica anche alle S.p.A.?
Sì, la regola si applica anche alle società per azioni cosiddette chiuse, caratterizzate da una compagine sociale ristretta e da una gestione simile a quella di una società a responsabilità limitata.

Una fideiussione concessa dal socio può essere considerata un finanziamento?
Sì, la fideiussione rientra nei finanziamenti effettuati in qualsiasi forma poiché consente alla società di godere di un bene o servizio senza un immediato esborso di denaro, esponendo il socio al debito.

Cosa succede al credito del socio postergato in caso di fallimento?
Il credito del socio perde l’eventuale prelazione ipotecaria e viene rimborsato solo dopo che tutti gli altri creditori della società sono stati completamente soddisfatti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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