Il Tribunale di Napoli aveva confermato il sequestro preventivo di alcuni terreni agricoli e di un'impresa individuale appartenenti a un soggetto indagato per associazione mafiosa, usura e porto d'armi. Secondo l'accusa, il clan utilizzava i terreni per coltivazioni redditizie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'ordinanza era priva di motivazione sul nesso di pertinenzialità tra i beni sequestrati e i reati contestati. L'imputazione provvisoria, infatti, attribuiva all'indagato ruoli legati a usura ed estorsioni, senza alcun riferimento all'attività agricola. Di conseguenza, il sequestro preventivo non poteva essere giustificato senza dimostrare un collegamento concreto tra i beni e la condotta illecita del ricorrente.
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