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Pericolosità Sociale — Anno 2026

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275 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Applicazione della recidiva: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sentenza della Corte d'Appello. La difesa ha lamentato l'errata applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e un'eccessiva gravità nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando i precedenti evidenziano una maggiore pericolosità e una persistente attitudine a delinquere, senza che serva un legame specifico tra i reati. Per negare le attenuanti generiche è sufficiente rilevare l'assenza di elementi favorevoli decisivi. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pericolosità sociale dello straniero: no ad automatismi
Un cittadino straniero impugnava il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura a seguito di una condanna penale per reati in materia di stupefacenti. Il Giudice di Pace rigettava la richiesta, considerando presunta in modo automatico la sua rischiosità sociale. Lo straniero proponeva ricorso in Cassazione evidenziando il percorso di rieducazione compiuto, dimostrato da encomi, titoli di studio e permessi premio ottenuti durante la carcerazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la pericolosità sociale dello straniero non può essere mai presunta in automatico. Il giudizio richiede una verifica concreta e attuale che bilanci i precedenti penali con i progressi rieducativi effettuati. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della vicenda.
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Attualità della pericolosità sociale: passato e recupero
Il Tribunale di sorveglianza aveva ordinato l'applicazione della libertà vigilata a un uomo, riducendone la durata a un anno. Il giudice aveva motivato la scelta richiamando i vecchi precedenti penali dell'interessato e la revoca di una precedente misura alternativa. L'uomo aveva tuttavia completato con successo un successivo affidamento in prova, ottenendo l'estinzione della pena, lavorando stabilmente e partecipando ad attività sociali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'applicazione delle misure di sicurezza richiede una verifica rigorosa circa l'attualità della pericolosità sociale al momento della decisione. Il tribunale non può basarsi soltanto sui reati del passato ignorando i concreti e recenti progressi di risocializzazione.
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Confisca di prevenzione: tra beni illeciti e finanziamenti leciti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un nucleo familiare colpito da misure personali e patrimoniali. I giudici hanno confermato la sorveglianza speciale per il Padre e il Figlio, ritenuti socialmente pericolosi. Gli immobili di famiglia restano confiscati poiché ristrutturati con fondi sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. Il ricorso del Terzo Intestatario è stato dichiarato inammissibile, poiché il terzo non può contestare i presupposti della misura. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la confisca di prevenzione dell'azienda commerciale intestata al Figlio. La Corte d'Appello aveva infatti ignorato le prove difensive attestanti l'avvio dell'attività tramite un prestito d'onore statale. La causa torna ai giudici di secondo grado per valutare la legittima provenienza delle risorse d'impresa.
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Permesso premio ergastolano: buona condotta non basta
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati gravissimi ha richiesto la concessione di un permesso premio ergastolano. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. Nonostante la regolare condotta carceraria e il conseguimento della laurea, il detenuto ha mostrato un persistente distacco emotivo e la tendenza a sminuire le proprie responsabilità. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego. I giudici hanno chiarito che la buona condotta e l'assenza di sanzioni non bastano. Per i reati di eccezionale gravità occorre una provata e profonda revisione critica del passato criminale. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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Patteggiamento e reati di droga: espulsione dello straniero
Un cittadino straniero ha concordato con la Procura una pena di un anno e otto mesi di reclusione per detenzione di stupefacenti e porto abusivo di armi. Il giudice ha ratificato il patteggiamento ma ha omesso di valutare e disporre l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. Il Procuratore Generale ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, denunciando la mancata motivazione sulla pericolosità sociale dell'imputato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la misura di sicurezza obbligatoria estranea al patto deve essere obbligatoriamente esaminata dal giudice della cognizione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo profilo, con rinvio al Tribunale per una nuova valutazione.
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Affidamento in prova al servizio sociale: stop per carichi pendenti
Un condannato per il reato di bancarotta fraudolenta ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale per espiare una pena di tre anni di reclusione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la presenza di circa venti procedimenti penali pendenti per condotte recenti, tra cui reati di usura ed evasione fiscale, oltre a una misura cautelare. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la violazione della presunzione di non colpevolezza e sottolineando il buon esito di una precedente misura alternativa. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza: il giudice può legittimamente valutare la pluralità di carichi pendenti e le condotte attuali per accertare la pericolosità sociale residua del soggetto.
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Affidamento in prova al servizio sociale e pericolosità sociale
Un condannato per maltrattamenti e lesioni ha chiesto la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta a causa di un recente omicidio commesso dall'uomo, nonostante il proscioglimento per vizio totale di mente con applicazione della libertà vigilata. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'irrilevanza di un fatto privo di colpevolezza e sottolineando i progressi del percorso terapeutico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale, la valutazione della pericolosità sociale attuale e la prevenzione del rischio di recidiva sono prevalenti rispetto ai miglioramenti della salute mentale.
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Differimento della pena per motivi di salute: il no del Giudice
Un detenuto ha chiesto il differimento della pena per motivi di salute o la detenzione domiciliare, segnalando patologie fisiche, depressione e passata tossicodipendenza. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza basandosi su una relazione medica dell'istituto di pena, che attesta buone condizioni generali e la trattabilità dei disturbi in carcere. Il condannato ha ricorso in Cassazione contestando la mancanza di approfondimenti clinici e lamentando una scorretta valutazione dei pareri di parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono riesaminare le valutazioni mediche di merito quando la motivazione del tribunale è completa, recente e coerente. La decisione comporta anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Differimento esecuzione pena negato tra salute e pericolosità
Un detenuto, condannato per omicidio del cognato e reati sulle armi, richiede il differimento esecuzione pena e l'ammissione alla detenzione domiciliare per gravi patologie cardiache e psichiatriche. Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta. Le malattie risultano gestibili nella struttura penitenziaria mediante il servizio sanitario interno e presidi medici esterni. Sussiste inoltre un'elevata pericolosità sociale del soggetto, con concreto rischio di recidiva nel contesto familiare. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice conferma che la presenza di un pericolo concreto di reiterazione dei reati impedisce la concessione del beneficio, prevalendo sulle esigenze di salute se quest'ultima è garantita in carcere. Il detenuto resta recluso e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale 41-bis: conferma anche senza condanna
Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che confermava l'applicazione del Regime detentivo speciale 41-bis a suo carico. La difesa lamentava l'assenza di un'analisi attuale sulla pericolosità sociale e l'omessa acquisizione di documenti decisivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che il controllo di legittimità in materia di Regime detentivo speciale 41-bis è limitato alla sola violazione di legge. I giudici hanno ritenuto pienamente legittima la valutazione di pericolosità desunta dai reati commessi durante la detenzione e dalle sanzioni disciplinari interne, anche in assenza di una condanna definitiva. Il Detenuto rimane pertanto sottoposto al regime differenziato e deve pagare le spese del procedimento.
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Confisca di prevenzione: salvi i beni acquistati prima dei reati
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da un Proposto e dalla sua Ex Coniuge contro il decreto che confermava la confisca di prevenzione su un vasto patrimonio. La difesa contestava la sussistenza della pericolosità sociale e il sequestro dei beni dell'ex coniuge. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Proposto, accertando un'enorme sproporzione tra i redditi e i beni occultati tramite reati economico-fiscali nel quadriennio di pericolosità. I giudici hanno invece accolto parzialmente il ricorso dell'Ex Coniuge, ordinando la restituzione di circa 88.000 euro relativi a fondi acquistati nel 1999, dodici anni prima dell'inizio manifestato della pericolosità sociale del Proposto.
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Misure di prevenzione e assoluzione: stop alla confisca di beni
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto della Corte di Appello che aveva confermato la confisca dei beni a carico de Il Proposto e de I Familiari. Nonostante l'assoluzione irrevocabile del Proposto dal reato di associazione mafiosa, i giudici di merito avevano applicato le misure patrimoniali basandosi sugli stessi elementi e sulle medesime dichiarazioni ritenute inattendibili o generiche nel processo penale. La Suprema Corte ha chiarito le regole su misure di prevenzione e assoluzione. Il giudice della prevenzione possiede un'autonomia valutativa, ma non può fondare il giudizio di pericolosità sociale su fatti espressamente esclusi o smentiti dalla sentenza penale definitiva. Il provvedimento è stato annullato con rinvio per un nuovo esame della vicenda.
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Differimento della pena: libertà per cura o rigore domiciliare
Un condannato chiedeva l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'affidamento per la persistente pericolosità sociale e i recenti reati accertati, ma ha disposto il differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare per un anno a causa delle sue gravi condizioni di salute. Il condannato ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando un vizio di competenza territoriale e contestando la sovrapposizione tra la tutela sanitaria e le restrizioni domiciliari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: l'eccezione di competenza era tardiva e la legge consente espressamente di applicare la detenzione domiciliare temporanea per bilanciare il diritto alla salute con la sicurezza pubblica.
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Revoca misura di prevenzione: no al detenuto al carcere duro
Un detenuto al carcere duro, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, ha richiesto la revoca misura di prevenzione della sorveglianza speciale, pur sospesa, per accedere a lavori di pubblica utilità e volontariato. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza per mancanza di interesse concreto, data l'incompatibilità del regime detentivo. Il condannato ha ricorso in Cassazione adducendo la propria risocializzazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il ricorrente non ha provato la cessazione della pericolosità sociale e ha mutato le argomentazioni rispetto al primo grado. Inoltre, la recente conferma del regime di carcere duro prova la persistenza dei legami con la criminalità organizzata. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Differimento della pena per motivi di salute e pericolosità
Un condannato, affetto da gravi disturbi della personalità e sottoposto a detenzione domiciliare, si rende responsabile di nuovi reati. Il Tribunale di sorveglianza dispone il suo ritorno in carcere basandosi unicamente sulla regolarità degli esami neurologici e sulla sua pericolosità sociale. L'interessato ricorre in Cassazione per contestare l'omessa valutazione della propria condizione psichiatrica. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che la decisione sul differimento della pena per motivi di salute richiede sempre un rigoroso bilanciamento tra le esigenze di sicurezza della collettività e la tutela della salute del detenuto. L'ordinanza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca di prevenzione: lecito il sequestro senza reddito
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e la confisca di prevenzione a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La misura patrimoniale ha colpit un immobile, diversi orologi di lusso e oltre un milione e mezzo di euro. Il Ricorrente contestava la riqualificazione della pericolosità e l'estensione temporale dei sequestri. I giudici hanno chiarito che il procedimento di prevenzione è autonomo dal processo penale e che il giudice può riqualificare la pericolosità se i fatti erano già noti alla difesa. Inoltre, in assenza di redditi leciti dichiarati e fronte di ingenti investimenti, scatta la presunzione di illecita provenienza dei beni se il proposto non fornisce adeguata prova contraria. Il ricorso è stato interamente rigettato.
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Revocazione della confisca di prevenzione: la Cassazione conferma
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della richiesta di revocazione della confisca di prevenzione avente ad oggetto immobili ed entrate finanziarie. L'interessato ha presentato presunte prove nuove su irregolarità fiscali del padre e su un risarcimento della madre per dimostrare la provenienza lecita delle somme usate per gli acquisti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che i documenti prodotti non provano la provenienza lecita dei redditi e non dimostrano il passaggio di denaro verso il ricorrente. Le contestazioni sulla pericolosità sociale sono state giudicate inammissibili perché già esaminate in precedenza. La confisca dei beni resta quindi definitiva con condanna al pagamento delle spese.
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Revoca della condanna per sorveglianza speciale: ricorso respinto
Un cittadino ha richiesto la revoca della condanna per sorveglianza speciale subita per aver violato le prescrizioni della misura di prevenzione a suo carico. Il condannato sosteneva che i fatti fossero ormai privi di rilevanza penale a causa della mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale dopo un periodo di carcere, richiamando recenti sentenze della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la pronuncia della Consulta non cancella automaticamente le condanne irrevocabili riguardanti situazioni già esaurite, specialmente quando la misura è stata applicata in conformità con le norme del periodo o quando la pericolosità è stata espressamente confermata dal giudice. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Conferma degli arresti domiciliari e stile di vita del reo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento dell'ordinanza che imponeva la conferma degli arresti domiciliari. Il soggetto era stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti e lamentava una presunta contraddittorietà della motivazione, oltre a un errato apprezzamento del proprio contratto di lavoro da parte dei giudici territoriali. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su argomentazioni generiche e valutazioni di merito non consentite in sede di legittimità. I giudici hanno sottolineato come il lavoro dichiarato non sia sufficiente ad azzerare il pericolo di reiterazione. Lo stile di vita dell'Imputato, già sottoposto a misure per furto e gravato da precedenti di polizia, dimostra infatti una capacità criminale persistente. Di conseguenza, la Corte ha convalidato la conferma degli arresti domiciliari e ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro.
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