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Pericolosità Sociale — Anno 2026

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275 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Pericolosità sociale: quando è legittima la custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, sottolineando che la valutazione della pericolosità sociale di un indagato deve basarsi sulla sua intera biografia criminale. Anche se i fatti contestati non sono recenti, la presenza di precedenti penali gravi, la commissione di reati durante misure alternative e la latitanza sono elementi sufficienti a giustificare il mantenimento della misura detentiva per l'elevato rischio di reiterazione.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini stranieri contro la misura di sicurezza dell'espulsione, disposta a seguito di un patteggiamento per un reato lieve in materia di stupefacenti. La Corte ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale, necessaria per l'espulsione dello straniero, era stata adeguatamente motivata dal giudice di merito sulla base della biografia penale e delle modalità del reato. Inoltre, ha ribadito che la norma speciale sull'espulsione per reati di droga (art. 86 T.U. Stupefacenti) prevale sulla disciplina generale (art. 235 c.p.), non richiedendo una pena minima per la sua applicazione.
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Pericolosità sociale: detenzione cautelare non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale sosteneva che il lungo periodo di custodia cautelare sofferto dovesse portare a una rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Corte ha stabilito un principio chiave: la detenzione cautelare, a differenza dell'espiazione di una pena definitiva, non ha una funzione rieducativa e quindi non è sufficiente, di per sé, a far ritenere superata o attenuata la pericolosità sociale che giustifica l'applicazione della misura di prevenzione.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che, ai fini della valutazione della pericolosità sociale, il lungo e grave percorso criminale pregresso prevale sui recenti progressi nel percorso rieducativo, legittimando la misura di prevenzione. Il ricorso è stato respinto perché contestava il merito della valutazione e non una violazione di legge.
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Pericolosità sociale: valutazione e percorso in carcere
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di espulsione basata su una valutazione di pericolosità sociale ritenuta errata. Il tribunale di sorveglianza aveva erroneamente definito 'iniziale' un percorso rieducativo in carcere durato oltre due anni, fondando la sua decisione su precedenti penali datati. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, tenendo in debita considerazione i progressi comportamentali del detenuto, annullando il provvedimento e rinviando per un nuovo esame.
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Pericolosità sociale: il giudice può decidere diversamente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata confermata in quanto la valutazione sulla attuale pericolosità sociale, basata su gravi precedenti e un carico pendente recente, giustifica la scelta del giudice di discostarsi da una relazione favorevole dei servizi sociali.
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Ricorso misura di prevenzione: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale). La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione in questa materia è consentito solo per violazione di legge e non per riesaminare nel merito la valutazione sulla pericolosità sociale fatta dai giudici dei gradi precedenti. La motivazione del provvedimento impugnato è stata ritenuta adeguata e non meramente apparente, rendendo le doglianze del ricorrente una contestazione di fatto, non ammissibile in sede di legittimità.
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Differimento pena: la Cassazione sulla grave infermità
Un detenuto anziano e con gravi patologie, peggiorate da una recente frattura vertebrale, si è visto negare il differimento pena dal Tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che i giudici devono valutare la totalità delle condizioni di salute e il loro impatto sul senso di umanità della pena, non potendosi limitare a una valutazione superficiale della pericolosità sociale.
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Valutazione documentazione difesa: obbligo del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1066/2026, ha annullato un provvedimento di convalida del trattenimento di uno straniero perché il giudice di merito aveva omesso la valutazione della documentazione prodotta dalla difesa. La Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità sociale deve essere completo e aggiornato, considerando tutti gli elementi disponibili, inclusi quelli difensivi, e non può basarsi unicamente su dati pregressi forniti dall'autorità amministrativa. La mancata valutazione documentazione difesa integra un vizio di motivazione che porta all'annullamento della decisione.
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Trattenimento stranieri: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione interviene sul tema del trattenimento stranieri, annullando parzialmente una decisione della Corte d'Appello. Sebbene la pendenza di un ricorso per protezione internazionale non invalidi di per sé la detenzione, il giudice ha l'obbligo di valutare in concreto la possibilità di applicare misure alternative meno afflittive, anche in presenza di precedenti penali. La Corte ha ritenuto che la pericolosità sociale non può essere un ostacolo assoluto e deve essere bilanciata con elementi favorevoli, come il possesso di un passaporto e un domicilio.
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Pericolosità sociale attuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione, sottolineando che la pericolosità sociale attuale non può basarsi solo su una vecchia condanna per mafia. Il giudice deve valutare elementi nuovi, come assoluzioni e il comportamento post-detenzione, per giustificare la misura.
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Confisca di prevenzione e prova della sproporzione
La Corte di Cassazione conferma la confisca di beni nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e della moglie. La sentenza chiarisce i limiti temporali della pericolosità sociale ai fini della confisca di prevenzione e i criteri per la valutazione della sproporzione tra redditi e patrimonio, legittimando l'uso di dati statistici per le spese familiari. Viene inoltre precisato che il terzo interessato può contestare solo la titolarità dei beni, non la pericolosità del proposto.
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Pericolosità Sociale: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che i motivi presentati, pur formalmente denunciando una violazione di legge, in realtà contestavano la valutazione di merito sulla sussistenza della pericolosità sociale, un'operazione non consentita in sede di legittimità. La sentenza conferma che la valutazione dell'attualità della pericolosità si basa su un'analisi complessiva di condotte e frequentazioni persistenti nel tempo.
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Confisca di prevenzione: i limiti del ricorso del terzo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una misura di sorveglianza speciale e una confisca di prevenzione. La Corte ha ritenuto adeguatamente motivata l'attualità della pericolosità sociale del proposto, basandosi su una condanna definitiva e su nuove prove. Ha inoltre ribadito che il terzo intestatario fittizio di un bene non può contestare i presupposti della misura, ma solo la propria titolarità effettiva.
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Differimento pena: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di differimento pena a un detenuto affetto da gravi patologie psichiatriche. La decisione si fonda sulla valutazione della sua pericolosità sociale, considerata un elemento ostativo prevalente rispetto alle condizioni di salute, ritenute comunque gestibili in ambiente carcerario. La sentenza sottolinea l'importanza di un bilanciamento tra il diritto alla salute e le esigenze di sicurezza pubblica.
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