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Opzione

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In questo contesto, è la facoltà di scelta, concessa dalla legge al dipendente pubblico in mobilità, di mantenere la propria posizione assicurativa presso l'ente di provenienza anziché trasferirla a quello di destinazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Opzione TFS TFR Pubblico Impiego: La Cassazione blocca la retroattività
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'**Opzione TFS TFR Pubblico Impiego** non poteva essere esercitata prima dell'entrata in vigore delle specifiche normative di attuazione. Una lavoratrice pubblica aveva richiesto un'anticipazione dell'indennità di fine servizio (TFS) nel 1996. L'ente datore di lavoro aveva interpretato questa richiesta come un'opzione implicita per il trattamento di fine rapporto (TFR). La Cassazione ha confermato che, in assenza delle norme attuative e dei fondi pensione, non era possibile esercitare tale opzione in modo retroattivo. L'ente è stato condannato a pagare la differenza dovuta alla lavoratrice.
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Trasferimento contributi giornalisti: INPS vs INPGI, l’opzione mancata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una giornalista pubblicista, dipendente INPS, i cui contributi previdenziali erano stati versati all'INPS. Gli eredi chiedevano il trasferimento di tali contributi all'INPGI. La Corte d'Appello aveva già stabilito l'obbligo per l'INPS di trasferire i fondi, poiché la giornalista non aveva esercitato l'opzione di mantenere l'iscrizione all'INPS entro il termine di sei mesi previsto dall'Art. 76 L. n. 388/00. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'omissione dell'opzione comporta l'automatica iscrizione all'INPGI e il conseguente trasferimento contributi previdenziali giornalisti. L'inerzia non vale come accettazione implicita del regime INPS.
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Trattative Interrotte: La Responsabilità Precontrattuale della Cooperativa
Una cooperativa sociale ha interrotto senza giustificazione le trattative con un'agenzia di viaggi per l'acquisto di biglietti, dopo aver versato un acconto. L'agenzia ha chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale. La Cassazione ha confermato la condanna della cooperativa, stabilendo che il versamento dell'acconto provava l'impegno e che l'interruzione ingiustificata delle trattative configura responsabilità precontrattuale. Ha inoltre chiarito che la riqualificazione giuridica della domanda non la rende "nuova" se i fatti allegati rimangono gli stessi.
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Amianto e marittimi: stop al cumulo dei benefici
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della cumulabilità tra i benefici previdenziali per l'esposizione ad amianto e il cosiddetto prolungamento contributivo riservato ai lavoratori marittimi. Un lavoratore aveva ottenuto in appello il riconoscimento della maggiorazione contributiva, ma l'ente previdenziale ha contestato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, in base alla normativa introdotta nel 2003, esiste un'incompatibilità tra i due benefici. Il prolungamento ex lege 413/1984 costituisce un vantaggio aggiuntivo rispetto al regime ordinario e, pertanto, il lavoratore deve esercitare una facoltà di opzione, non potendo sommare le due agevolazioni se non ha maturato i requisiti prima della riforma.
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Patto di opzione: quando cessano i canoni?
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha esercitato un patto di opzione per l'acquisto del bene, sostenendo che da quel momento non fosse più dovuto il canone di locazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il patto di opzione in questione non conteneva tutti gli elementi essenziali per il trasferimento immediato della proprietà, rinviando la determinazione esatta del bene e del prezzo a successivi accordi. Di conseguenza, il rapporto di locazione è rimasto efficace fino alla stipula del rogito notarile, rendendo legittimo il pagamento dei canoni nel periodo intermedio.
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Opzione put e cessione azioni: guida legale
La controversia nasce dall'esercizio di un'**opzione put** pattuita tra una holding e un'impresa individuale per l'acquisto di un milione di azioni. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna della holding al pagamento del prezzo pattuito, escludendo che l'accordo violasse il divieto di patto leonino, trattandosi di un patto esterno al contratto sociale. In sede di Cassazione, la società ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Gestione Separata: obbligo di domanda specifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere la pensione di vecchiaia nella Gestione Separata utilizzando i contributi versati nell'Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), non è sufficiente presentare una domanda di pensione generica. È necessario che il lavoratore eserciti esplicitamente la facoltà di opzione per il trasferimento dei contributi. Senza questa specifica richiesta, l'ente previdenziale non può procedere al computo dei periodi assicurativi esterni, poiché il diritto sorge solo con la manifestazione di volontà formale dell'interessato.
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Contratto rent to buy: quando è dovuta la provvigione?
La Corte d'Appello di Venezia ha sospeso l'ordine di pagamento di una provvigione relativa a un contratto rent to buy. La Corte ha stabilito che, poiché l'opzione di acquisto non era stata ancora esercitata, l'affare non poteva considerarsi concluso ai fini della provvigione completa. L'accordo, in quella fase, aveva solo natura di locazione ('rent'), mentre la compravendita ('buy') rimaneva un evento futuro e incerto, non idoneo a giustificare il pagamento immediato dell'intera mediazione.
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Dichiarazione integrativa per bonus: si può fare
Una società aveva omesso di richiedere un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali a causa di incertezza normativa. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa per recuperare il beneficio. L'Amministrazione finanziaria ha negato tale possibilità, considerandola una scelta ormai definitiva. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società, stabilendo che l'omissione dovuta a incertezza interpretativa costituisce un errore emendabile e non una scelta irrevocabile, legittimando quindi l'uso della dichiarazione integrativa per ottenere il bonus spettante.
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Opzione regime pensionistico: la scelta è irrevocabile
Una lavoratrice del pubblico impiego, dopo aver esercitato l'opzione per mantenere il suo regime pensionistico originario al momento del passaggio a un nuovo ente, ha richiesto la revoca di tale scelta dopo il pensionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opzione per il regime pensionistico, una volta esercitata, è da considerarsi irrevocabile e non può essere modificata successivamente, soprattutto dopo la cessazione dal servizio.
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Opzione previdenziale: la scelta dopo l’abrogazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione previdenziale esercitata da due lavoratori per rimanere nel precedente regime pensionistico è nulla se la legge che la consentiva era già stata abrogata al momento della scelta. La Corte ha annullato la decisione d'appello che riteneva tale scelta irrevocabile, affermando che un'opzione basata su una norma non più in vigore è giuridicamente inesistente e non può produrre effetti.
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Ricongiunzione posizioni assicurative: opzione irrevocabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo essere transitato da un'amministrazione all'altra e aver optato per mantenere il regime pensionistico di provenienza, aveva chiesto una successiva ricongiunzione delle posizioni assicurative. La Corte ha stabilito che l'opzione esercitata al momento della mobilità è unica e irrevocabile, precludendo qualsiasi successiva richiesta di consolidamento dei contributi, anche per i periodi successivi al trasferimento.
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Opzione regime fiscale: valida anche da inizio attività
Una società agricola, trasformata in S.R.L. a metà anno, ha esercitato una opzione regime fiscale speciale per la frazione di anno rimanente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la scelta, sostenendo che l'opzione dovesse coprire l'intero anno. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la legge permette di esercitare l'opzione 'dall'inizio dell'attività', anche se questo momento non coincide con l'inizio dell'anno solare. La decisione chiarisce un importante principio per le imprese che subiscono trasformazioni societarie.
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