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Trasferimento contributi giornalisti: INPS vs INPGI, l’opzione mancata

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una giornalista pubblicista, dipendente INPS, i cui contributi previdenziali erano stati versati all’INPS. Gli eredi chiedevano il trasferimento di tali contributi all’INPGI. La Corte d’Appello aveva già stabilito l’obbligo per l’INPS di trasferire i fondi, poiché la giornalista non aveva esercitato l’opzione di mantenere l’iscrizione all’INPS entro il termine di sei mesi previsto dall’Art. 76 L. n. 388/00. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l’omissione dell’opzione comporta l’automatica iscrizione all’INPGI e il conseguente trasferimento contributi previdenziali giornalisti. L’inerzia non vale come accettazione implicita del regime INPS.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 24614 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il Trasferimento dei Contributi Previdenziali per i Giornalisti: Un Caso Chiave

Il trasferimento contributi previdenziali giornalisti è un tema complesso che spesso genera dubbi, specialmente quando si tratta di categorie professionali con regimi previdenziali specifici. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un aspetto fondamentale: la gestione delle posizioni previdenziali dei giornalisti pubblicisti. La sentenza ha ribadito un principio importante riguardo l’opzione di mantenimento dell’iscrizione presso un ente piuttosto che un altro. Questo caso offre spunti preziosi per comprendere meglio i diritti e gli obblighi in materia previdenziale per questa categoria professionale. La decisione della Suprema Corte sottolinea l’importanza di rispettare i termini e le modalità previste dalla legge per evitare spiacevoli sorprese.

La Vicenda: Contributi Previdenziali e Scelte Mancate

La storia inizia con una giornalista pubblicista, che era anche dipendente dell’INPS. I suoi contributi previdenziali venivano versati all’INPS. Dopo la sua scomparsa, gli eredi hanno chiesto che questi contributi fossero trasferiti all’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”). La Corte d’Appello di Roma aveva già dato ragione agli eredi, condannando l’INPS a effettuare il trasferimento. Secondo la Corte d’Appello, la giornalista non aveva esercitato, entro il termine di sei mesi, l’opzione (cioè la scelta) di mantenere i suoi contributi presso l’INPS, come previsto dall’articolo 76 della legge n. 388 del 2000. Di conseguenza, si applicava automaticamente la gestione sostitutiva (un regime previdenziale che si applica al posto di un altro) dell’INPGI.

Il Quadro Normativo sul Trasferimento Contributi Previdenziali Giornalisti

La normativa di riferimento è l’articolo 76 della legge n. 388 del 2000. Questa norma ha esteso il regime previdenziale dell’INPGI anche ai giornalisti pubblicisti. Allo stesso tempo, ha offerto a questi professionisti la facoltà di scegliere di mantenere la propria iscrizione presso l’INPS. Questa opzione doveva essere esercitata entro un termine specifico: sei mesi a partire dal 1° gennaio 2001. La legge è chiara: se il giornalista non manifesta questa volontà entro il termine, l’iscrizione all’INPGI diventa automatica. Questo meccanismo è fondamentale per il corretto trasferimento contributi previdenziali giornalisti.

La Posizione dell’INPS e la Tesi dell’Accettazione Tacita

L’INPS, non accettando la decisione della Corte d’Appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L’Istituto sosteneva che l’articolo 76 della legge n. 388 del 2000 non avesse previsto una gestione previdenziale obbligatoria per i giornalisti pubblicisti, né avesse indicato un ente “preferito” (INPS o INPGI) in caso di mancata opzione. L’INPS argomentava inoltre che l’inerzia della giornalista, che per cinque anni non aveva eccepito nulla riguardo al versamento dei contributi presso l’INPS, dovesse essere interpretata come un’accettazione per fatti concludenti (comportamenti che esprimono una volontà in modo implicito) dell’accredito dei contributi presso la gestione ordinaria. Secondo l’INPS, questo era in linea con i principi di correttezza e buona fede (due principi fondamentali del diritto civile che regolano il comportamento delle parti in un rapporto giuridico).

Le Motivazioni della Cassazione sul Trasferimento Contributi Previdenziali

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’INPS, ritenendo le sue argomentazioni manifestamente infondate. La Suprema Corte ha richiamato due sue precedenti pronunce (Cass. n. 11407/16 e Cass. n. 15162/19) che avevano già chiarito la questione. Queste sentenze avevano stabilito che l’articolo 76 della legge n. 388 del 2000 ha effettivamente esteso il regime sostitutivo dell’INPGI ai giornalisti pubblicisti. La norma ha concesso loro la facoltà di optare per il mantenimento dell’iscrizione presso l’INPS, ma solo entro il termine di sei mesi dal 1° gennaio 2001. L’omesso esercizio di questa facoltà, quindi, comporta l’automatica iscrizione all’INPGI. La Cassazione ha specificato che una lettura chiara dell’articolo 38 della legge n. 416 del 1981, come modificato dall’articolo 76, comma 1, della legge n. 388 del 2000, conferma questo automatismo. Non c’è spazio per interpretazioni sull’accettazione tacita o sull’inerzia come manifestazione di volontà. Il trasferimento contributi previdenziali giornalisti avviene per legge in assenza di una scelta esplicita.

Le Conclusioni: Chi Vince e Cosa Significa per i Giornalisti

La Corte di Cassazione ha quindi confermato la condanna dell’INPS. L’Istituto deve rimborsare all’INPGI le somme dovute per i contributi previdenziali della giornalista, oltre agli interessi e alle spese legali. Questo significa che gli eredi della giornalista hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al trasferimento contributi previdenziali giornalisti all’INPGI, garantendo così la corretta gestione della posizione previdenziale della defunta. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in presenza di una norma che prevede un’opzione con un termine perentorio, la mancata espressione di tale scelta entro il termine comporta l’applicazione automatica della regola generale. Per i giornalisti pubblicisti, questo significa che, se non si è optato esplicitamente per l’INPS entro il 2001, la propria posizione previdenziale ricade automaticamente sotto la gestione dell’INPGI. È un monito importante per tutti i professionisti a conoscere e rispettare le scadenze legali relative alla propria previdenza.

Qual è la regola generale per i contributi dei giornalisti pubblicisti?
Per i giornalisti pubblicisti, la legge prevede un regime previdenziale sostitutivo gestito dall’INPGI. Tuttavia, è stata data la possibilità di scegliere di mantenere l’iscrizione all’INPS.

Cosa succede se un giornalista pubblicista non esercita l’opzione di rimanere all’INPS?
Se l’opzione non viene esercitata entro il termine stabilito dalla legge (sei mesi dal 1° gennaio 2001), l’iscrizione all’INPGI diventa automatica e i contributi devono essere trasferiti a quest’ultimo ente.

L’inerzia del lavoratore può essere interpretata come accettazione implicita del regime INPS?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’assenza di una scelta esplicita entro il termine non può essere considerata un’accettazione implicita del mantenimento dei contributi presso l’INPS. Prevale la regola dell’automatismo verso l’INPGI.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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