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Obbligazione Di Valore

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'obbligazione che non ha per oggetto una somma di denaro predeterminata (debito di valuta), ma un valore economico che deve essere convertito in moneta al momento del pagamento, come nel caso del risarcimento del danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inadempimento del locatore: immobile inagibile e danni da rivalutare
Un'associazione ha preso in locazione un immobile comunale per svolgere corsi di formazione, anticipando l'intero canone tramite l'esecuzione di importanti lavori edili. Successivamente, l'immobile è divenuto inagibile a causa della mancata esecuzione dei lavori fognari e strutturali a carico del Comune. L'ente locale ha ignorato i solleciti, impedendo la prosecuzione delle attività formative. L'associazione ha quindi agito in giudizio contestando il grave inadempimento del locatore e richiedendo l'esecuzione dei lavori di ripristino unitamente al risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha riconosciuto un risarcimento parziale di 25.200 euro, definendolo già rivalutato senza però applicare alcun calcolo economico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente conduttore per totale difetto di motivazione sulla quantificazione del danno e sulla mancata rivalutazione monetaria, rinviando la causa a una nuova sezione della Corte territoriale.
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Indennizzo assicurativo: vittoria dell’azienda sul ritardo
Uno stabilimento industriale subisce ingenti danni per l'esplosione di un macchinario. Le compagnie assicuratrici negano l'indennizzo assicurativo invocando un difetto costruttivo dell'impianto. Una perizia contrattuale quantifica il danno in quasi sette milioni di euro. La banca finanziatrice richiede le somme vincolate a garanzia del mutuo, mentre la società danneggiata chiede il rimborso dei costi e il risarcimento del danno subito per il prolungato ritardo nei pagamenti. La Corte di Cassazione conferma la piena validità della garanzia e del vincolo a favore della banca. I giudici supremi accolgono il ricorso dell'impresa sul maggior danno da mora, stabilendo che la Corte d'Appello deve valutare tutte le prove sul dissesto causato dal ritardo dei pagamenti assicurativi.
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Risarcimento danni da allagamento: no a rivalutazioni gonfiate
Una commerciante ha subito un grave allagamento nel proprio negozio a causa della rottura di un tubo durante i lavori di ristrutturazione nell'appartamento sovrastante. La danneggiata ha chiesto il risarcimento danni da allagamento per la perdita della merce e il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso della commerciante, convalidando il metodo di calcolo del risarcimento applicato dalla Corte d'Appello. Trattandosi di un'obbligazione di valore, per calcolare correttamente la rivalutazione e gli interessi, la somma liquidata deve essere prima devalutata alla data del danno e poi rivalutata anno per anno, aggiungendo gli interessi sulle somme progressivamente rivalutate. Questo metodo evita ingiustificati arricchimenti e garantisce l'integrale riparazione del danno subito.
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Rivalutazione monetaria: dopo 40 anni il Comune paga il vero danno
L'Amministrazione Comunale occupò d'urgenza nel 1972 un terreno privato per costruire una scuola, senza mai emettere il decreto di esproprio. I Proprietari chiesero il risarcimento del danno per la perdita del bene. Dopo decenni di causa, la Corte d'Appello determinò il danno detraendo i costi di urbanizzazione, ma omise di applicare la rivalutazione monetaria sul credito risarcitorio, fermo al valore del 1983. Gli Eredi si sono rivolti alla Corte di Cassazione. I Giudici hanno accolto il ricorso, stabilendo che il risarcimento da illecito è un debito di valore e richiede sempre la rivalutazione monetaria d'ufficio per ripristinare il patrimonio del danneggiato. Decidendo nel merito, la Cassazione ha condannato il Comune al pagamento di oltre 402.000 euro, comprensivi di rivalutazione e interessi compensativi.
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Risarcimento occupazione illegittima: il Comune paga anche il ritardo
La Cassazione interviene sul calcolo del risarcimento danno occupazione illegittima di un terreno privato da parte di un Comune. La Corte di Appello aveva liquidato il danno rivalutando il valore del bene, ma senza calcolare gli interessi compensativi sulla somma via via rivalutata. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il pieno risarcimento deve includere sia la rivalutazione del capitale, per adeguarlo al valore attuale, sia gli interessi compensativi. Questi ultimi sono essenziali per ristorare il proprietario del danno derivante dal ritardo con cui ottiene il pagamento. La sentenza riafferma che il proprietario ha diritto a una reintegrazione patrimoniale completa.
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Interessi compensativi: la decorrenza corretta
La Corte di Cassazione ha chiarito la corretta decorrenza degli interessi compensativi in un caso di infiltrazioni condominiali. Un'attività commerciale aveva subito danni e sostenuto spese di riparazione. Mentre la Corte d'Appello aveva fissato la decorrenza degli interessi dalla data del deposito della perizia tecnica, la Cassazione ha stabilito che, trattandosi di un'obbligazione di valore derivante da illecito aquiliano, gli interessi devono essere calcolati dal momento in cui il danno è venuto ad esistenza, ovvero dalla data delle singole spese sostenute.
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Successione contratto assicurativo: la Cassazione decide
Una compagnia assicurativa negava un indennizzo per crediti insoluti, sostenendo che la polizza non fosse stata trasferita al nuovo titolare dopo la cessione di un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'assicurazione, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla successione contratto assicurativo, sull'onere della prova e sulla formazione del giudicato interno, stabilendo che le questioni assorbite in primo grado possono essere riesaminate in appello.
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Responsabilità solidale banca: limite al risarcimento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale della banca per l'illecito commesso dal proprio dipendente (direttore di filiale) non può essere limitata a un importo inferiore a quello dovuto dal dipendente stesso. Se il danno è unico, l'obbligazione risarcitoria è identica per entrambi. La Corte ha inoltre chiarito che gli interessi sul risarcimento decorrono dal momento in cui sono avvenuti i singoli illeciti e non dalla data della domanda giudiziale. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Imputazione pagamenti fallimento: La Cassazione chiarisce
Un istituto di credito ha impugnato la decisione del giudice fallimentare che aveva imputato un pagamento, ricevuto da una compagnia assicuratrice per conto del debitore poi fallito, prima al capitale e poi agli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, nel rapporto tra creditore e debitore fallito, il pagamento dell'indennizzo assicurativo deve essere considerato come un adempimento volontario. Pertanto, si applica la regola legale dell'imputazione pagamenti fallimento, che prevede di coprire prima gli interessi maturati e solo successivamente il capitale residuo.
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Ricorso inammissibile: quando manca la specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di risarcimento danni. La decisione si fonda sulla mancanza, nell'atto di appello, di una chiara esposizione dei fatti processuali e di motivi specifici che contestino la sentenza impugnata, violando così i requisiti formali previsti dal codice di procedura civile.
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Indebito arricchimento: quando spetta la restituzione
Una donna finanzia l'acquisto di un immobile intestato esclusivamente al marito in regime di separazione dei beni. Dopo la separazione, la sua richiesta di restituzione basata su un contratto di mutuo viene respinta per mancanza di prove. La Corte d'Appello, e poi la Cassazione, le riconoscono il diritto alla restituzione tramite l'azione per indebito arricchimento. La Suprema Corte chiarisce che tale azione è ammissibile quando la domanda principale fallisce per una carenza originaria del titolo (come la mancata prova dell'accordo restitutorio). Viene inoltre stabilito che il debito derivante è un'obbligazione di valore, soggetto a rivalutazione monetaria e interessi compensativi.
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Maggior danno: calcolo e decorrenza annuale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un lungo contenzioso tra alcuni cittadini e un Comune per un'occupazione illegittima. Il punto centrale è il calcolo del maggior danno sull'indennità per l'occupazione legittima. La Corte stabilisce che tale danno, così come gli interessi, non va calcolato dalla fine del periodo di occupazione, ma deve essere computato su base annuale, poiché il diritto all'indennizzo matura anno per anno. Viene invece respinta la richiesta di un risarcimento basato su un tasso di interesse del 21% derivante da prestiti bancari, poiché non è stato provato il nesso causale diretto.
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Indennità di occupazione: il valore dei suoli in zona F
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di indennità di occupazione illegittima di un terreno destinato a un'opera pubblica mai realizzata. La Suprema Corte ha stabilito che i terreni in 'zona F', destinati a servizi pubblici, devono essere considerati non edificabili ai fini del calcolo del risarcimento, a meno che lo strumento urbanistico non preveda diversamente. Ha inoltre chiarito i criteri per la rivalutazione monetaria del danno e la corretta imputazione degli acconti versati dall'ente pubblico.
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Occupazione usurpativa: quando si calcola il danno?
In una complessa vicenda di occupazione usurpativa di un terreno privato da parte di enti pubblici, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il risarcimento del danno non va calcolato al momento della trasformazione fisica del bene, ma alla data della domanda giudiziale con cui il proprietario rinuncia alla restituzione e chiede l'indennizzo. La Corte ha annullato la precedente decisione per aver errato nella data di valutazione e per non aver adeguatamente considerato le critiche alla perizia tecnica sulla superficie sottratta, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Danno da mora: onere della prova e liquidazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22441/2025, interviene sul tema del danno da mora nelle obbligazioni di valore. Il caso riguarda un proprietario terriero che ha subito un danno a causa della condotta di un Comune, il quale aveva esaurito la volumetria edificabile di un comprensorio approvando i piani di altri proprietari. La Corte ha stabilito un nuovo principio di diritto per la liquidazione di tale danno, affermando che deve essere calcolato applicando al capitale rivalutato il saggio di rendimento netto dei BOT annuali, salvo prova di un danno maggiore o minore. Viene così superato il precedente orientamento che liquidava il danno applicando semplicemente il saggio degli interessi legali.
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Danno da perdita parentale: guida alle tabelle 2022
La Corte d'Appello di Firenze, riformando una sentenza di primo grado, ha riconosciuto un risarcimento maggiore per il danno da perdita parentale a un fratello e ha concesso per la prima volta un risarcimento al nipote della vittima. La Corte ha applicato le più recenti tabelle milanesi 'a punti' del 2022, invece di quelle precedenti 'a forcella', sottolineando che la liquidazione deve basarsi sui criteri più attuali quando la decisione impugnata viene riformata.
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Responsabilità del custode: caduta per buca stradale
Una cittadina cade a causa di una sconnessione del manto stradale in un'area di mercato, subendo lesioni. La Corte d'Appello conferma la responsabilità del custode, in questo caso l'ente pubblico, per i danni subiti. La sentenza ribadisce che la responsabilità ex art. 2051 c.c. è di natura oggettiva e non richiede la prova di un'insidia. L'ente può liberarsi solo provando il caso fortuito, non ravvisato nel comportamento della danneggiata. La decisione è stata riformata solo sul calcolo degli interessi, escludendo l'applicazione del tasso maggiorato previsto per le obbligazioni contrattuali.
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