LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Notitia Decoctionis

26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica la notizia o la conoscenza dello stato di insolvenza di un'impresa. È il presupposto informativo che consente al Pubblico Ministero di avviare l'azione per la dichiarazione di fallimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dichiarazione di fallimento: concordato revocato e debiti
Una società commerciale ha impugnato la dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale e confermata dalla Corte d'Appello dopo la revoca dell'ammissione al concordato preventivo. La società sosteneva che l'insolvenza si basasse su dati finanziari risalenti e contestava la legittimazione del Pubblico Ministero all'iniziativa concorsuale, oltre a difendere la bontà del proprio piano concordatario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero può richiedere la dichiarazione di fallimento ogni volta che riceve notizia dell'insolvenza dal giudice civile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che l'insolvenza si misura sull'incapacità strutturale di operare sul mercato e adempiere regolarmente ai debiti correnti, confermando integralmente le statuizioni dei giudici di merito e condannando la società alle spese legali.
Continua »
Fallimento su istanza del PM: Modello 45 basta, non serve reato
La Corte di Cassazione ha chiarito che il Pubblico Ministero può chiedere il fallimento di un'azienda anche se le informazioni sull'insolvenza provengono da un registro di notizie non costituenti reato (Modello 45), senza la necessità di una formale notizia di reato. L'Azienda aveva contestato il Fallimento su istanza del PM, sostenendo che il Pubblico Ministero non avesse la legittimazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la conoscenza dello stato di insolvenza, acquisita nell'ambito delle attività istituzionali del PM, è sufficiente per avviare la procedura fallimentare, indipendentemente dall'esito di eventuali procedimenti penali.
Continua »
Dichiarazione di Fallimento: Azienda in Crisi, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società, Diamante Fruit s.r.l., dichiarata fallita su richiesta della Procura. L'istanza di **dichiarazione di fallimento** derivava da accertamenti penali e ingenti debiti fiscali legati a dazi doganali e IVA, basati su certificati di importazione ritenuti falsi. La società ha contestato la legittimità della richiesta del PM e la valutazione del suo stato patrimoniale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il PM può agire anche sulla base di notizie di insolvenza apprese in contesti non strettamente penali e che l'accertamento dell'insolvenza era corretto, data l'incapacità strutturale della società di far fronte ai debiti con attivi incerti. La società è stata condannata al pagamento delle spese.
Continua »
Fallimento Aziendale: Giudice Imparziale e Requisiti di Fallibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un'Azienda. L'Azienda aveva contestato la decisione, sostenendo che il giudice relatore fosse imparziale per aver segnalato la sua possibile insolvenza e che i requisiti di fallibilità fossero stati calcolati in modo errato, considerando i debiti senza un preciso riferimento temporale. La Cassazione ha stabilito che la segnalazione del giudice è un atto neutro e non compromette l'imparzialità. Ha inoltre chiarito che il requisito dei debiti per la dichiarazione di fallimento va valutato al momento della sentenza, non limitatamente ai tre esercizi precedenti, a differenza di altri parametri. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Supersocietà di fatto tra SRL: fallimento esteso a tutti
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una supersocietà di fatto costituita tra più società a responsabilità limitata e una persona fisica. I soggetti coinvolti avevano gestito in modo unitario e coordinato un complesso turistico e termale, condividendo mezzi, risorse e finalità di lucro. A fronte del dissesto economico e dell'inattendibilità dei bilanci, i giudici di merito hanno accertato l'esistenza di un vincolo societario occulto orizzontale. La Suprema Corte ha ritenuto legittima l'iniziativa del Pubblico Ministero e ha respinto tutti i ricorsi dei partecipanti, ribadendo che la cooperazione economica concreta tra società di capitali e soci genera la responsabilità illimitata per i debiti comuni e legittima l'estensione del fallimento a tutti i componenti del gruppo.
Continua »
Azienda in crisi vs. PM: La Cassazione conferma la Legittimazione PM fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta di fallimento presentata dal Pubblico Ministero contro un'azienda in liquidazione. L'azienda contestava la validità della notitia decoctionis (informazione sull'insolvenza) acquisita dal PM tramite una relazione del curatore fallimentare e indagini per bancarotta. La Suprema Corte ha chiarito che la legittimazione PM fallimento non richiede una notitia criminis preventiva o una segnalazione specifica del giudice civile, ma può derivare da qualsiasi attività istituzionale del PM. Il reclamo contro la sentenza di fallimento permette una piena riesamina dei fatti.
Continua »
Fallimento su Iniziativa del P.M.: Notizia Indiretta Valida per l’Azione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti e le condizioni per il Fallimento su iniziativa del Pubblico Ministero. Nel caso specifico, un'azienda era stata dichiarata fallita su richiesta del P.M., che aveva appreso la sua insolvenza da una relazione del curatore di un'altra società controllante, già fallita. La Cassazione ha stabilito che la "notitia decoctionis" (la notizia di insolvenza) può essere acquisita dal P.M. nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, anche se non proviene da un procedimento penale formale o non riguarda direttamente l'azienda in questione. La sentenza conferma la legittimità dell'azione del P.M., ma corregge la motivazione riguardo la specifica norma applicabile.
Continua »
Supersocietà di fatto: l’accordo nascosto che porta al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una supersocietà di fatto costituita tra una società a responsabilità limitata, un'impresa individuale e un socio persona fisica. I ricorrenti contestavano la legittimazione del Pubblico Ministero a chiedere il fallimento e negavano l'esistenza della società occulta, sostenendo l'esistenza di una holding di fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il Pubblico Ministero può richiedere il fallimento ogni volta che apprende l'insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni. Inoltre, ha confermato che l'esistenza di una supersocietà di fatto può essere dimostrata attraverso comportamenti concreti, come la gestione unitaria, la coincidenza di uffici e dipendenti e la ripartizione degli utili. Poiché tali elementi di fatto erano stati accertati nei gradi precedenti, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
Continua »
Richiesta di fallimento del pubblico ministero: valida se archiviata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta di fallimento del pubblico ministero nei confronti di una società in liquidazione. Il socio unico e liquidatore contestava il potere del magistrato, poiché la notizia dello stato di insolvenza derivava da indagini penali per reati tributari poi in parte archiviate o iscritte nel registro degli atti non costituenti reato. I giudici hanno chiarito che il pubblico ministero può chiedere il fallimento ogni volta che apprende l'insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni, a prescindere dall'esito del procedimento penale o dal tipo di registro in cui l'atto è iscritto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando la società e il socio al pagamento delle spese di giudizio in favore della curatela fallimentare e dell'amministrazione finanziaria.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: il cambio sede non blocca la PEC
Una società in liquidazione si oppone alla dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale di Novara, contestando la competenza territoriale, la validità della notifica via PEC e l'iniziativa del Pubblico Ministero basata su indagini penali. La Corte d'Appello respinge il reclamo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il Pubblico Ministero può legittimamente richiedere la dichiarazione di fallimento ogni volta che emerga lo stato di insolvenza, anche da indagini della Guardia di Finanza. Inoltre, confermano che la notifica del ricorso tramite PEC all'indirizzo della società è pienamente valida ed efficace, rendendo irrilevante il successivo trasferimento della sede o la nomina di un liquidatore. La società ricorrente viene condannata anche al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Richiesta di fallimento del PM: legittima con indagini su terzi
Una società di gestione impugna la dichiarazione del proprio fallimento, contestando la legittimità della richiesta di fallimento del PM. Secondo la società, il Pubblico Ministero non poteva agire poiché aveva appreso la notizia dell'insolvenza durante un'indagine penale riguardante un'altra azienda, proprietaria degli impianti affittati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della procedura. I giudici hanno stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente presentare la richiesta di fallimento del PM ogni volta che apprende lo stato di crisi nell'ambito delle sue funzioni istituzionali, anche se le indagini riguardano soggetti terzi. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento della società è stata definitivamente confermata, con condanna della stessa al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Concordato ritirato? Il PM può chiedere il fallimento
Una società immobiliare, dopo aver chiesto di accedere al concordato preventivo, rinuncia alla domanda. Nonostante ciò, sia un creditore che il Pubblico Ministero presentano istanza di fallimento. La società si oppone, sostenendo che la rinuncia al concordato avesse tolto al PM il potere di agire. La Cassazione ha respinto questa tesi, affermando un principio chiave: la legittimazione del PM all'istanza di fallimento, una volta acquisita la notizia di insolvența durante la procedura di concordato, non viene meno con la semplice rinuncia del debitore. Di conseguenza, il fallimento dichiarato è stato ritenuto valido.
Continua »
Fallibilità del consorzio: basta lo statuto per essere falliti?
Un consorzio viene dichiarato fallito nonostante sostenga di non aver mai esercitato concretamente un'attività commerciale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla **fallibilità del consorzio**. Per le società e i consorzi, la possibilità di fallire non dipende dall'effettivo svolgimento di un'attività, ma deriva direttamente dalla previsione di uno scopo commerciale nel loro statuto. La semplice costituzione con un oggetto sociale di tipo imprenditoriale è sufficiente a rendere l'ente soggetto alle procedure fallimentari. La sentenza di fallimento è quindi confermata in via definitiva.
Continua »
Istanza di fallimento P.M.: limiti e poteri
Una società, dichiarata fallita su iniziativa del Pubblico Ministero, ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che il rigetto di una precedente istanza non ha valore di giudicato e che il P.M. ha il potere di approfondire le segnalazioni di insolvenza ricevute. La decisione si fonda sul principio relativo all'istanza di fallimento P.M., chiarendo i criteri per la valutazione dell'insolvenza per le imprese operative.
Continua »
Concordato semplificato: i limiti del controllo del giudice
La proposta di concordato semplificato di una società è stata respinta per carenze informative. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il controllo del giudice non è meramente formale, ma deve valutare la "legalità sostanziale" della proposta per prevenire abusi. L'ordinanza ribadisce anche l'ampia legittimazione del Pubblico Ministero nel richiedere il fallimento.
Continua »
Iniziativa pubblico ministero: i poteri nel CCII
Una S.r.l. ricorre in Cassazione contro la propria liquidazione giudiziale, contestando l'iniziativa del pubblico ministero. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che, ai sensi del nuovo Codice della Crisi (art. 38 CCII), il P.M. ha un potere ampliato e può agire sulla base di qualsiasi notizia di insolvenza (notitia decoctionis) appresa nell'esercizio delle sue funzioni, anche se relativa a un soggetto diverso. L'ordinanza consolida la legittimità dell'azione del P.M. come strumento di tutela del mercato.
Continua »
Utilità nel concordato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25919/2024, ha stabilito che in un concordato preventivo in continuità aziendale, la proposta deve assicurare a ogni creditore un'utilità concreta ed economicamente valutabile. La mera possibilità di proseguire i rapporti commerciali non è sufficiente a soddisfare questo requisito, specialmente per le classi di creditori a cui non è offerto alcun pagamento. La Corte ha ritenuto che la prosecuzione dei contratti è un effetto naturale della procedura e non un'utilità aggiuntiva offerta dal debitore, confermando così la dichiarazione di fallimento della società proponente, la cui proposta mancava di 'concreta onerosità'.
Continua »
Legittimazione Pubblico Ministero: quando può agire?
Una società dichiarata fallita ha contestato in Cassazione la legittimazione del Pubblico Ministero a richiederne il fallimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio consolidato secondo cui il P.M. può agire ogni volta che acquisisce la notizia di un'insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni, non essendo necessaria la pendenza di un procedimento penale. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di riesame nel merito dello stato di insolvenza, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
Continua »
Fallimento su istanza del PM: legittimità e limiti
Una società in liquidazione ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, richiesta dal Pubblico Ministero (PM) in assenza di procedimenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del fallimento su istanza del PM, che può agire ogni qualvolta apprenda una notizia di insolvenza nell'esercizio delle sue funzioni. La Corte ha inoltre ribadito i criteri per l'accertamento della cosiddetta "insolvenza statica" per le società in liquidazione, confermando che la valutazione si basa sulla capacità del patrimonio residuo di soddisfare integralmente tutti i creditori.
Continua »
Competenza concordato preventivo: pendenza e sede legale
Una società in liquidazione, dopo aver ricevuto una richiesta di fallimento dal Pubblico Ministero presso un tribunale, trasferiva la propria sede legale e presentava domanda di concordato preventivo presso il nuovo tribunale competente per territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito la competenza del primo tribunale, quello dove era stata originariamente depositata l'istanza di fallimento, applicando il principio di continenza. Secondo la Corte, la pendenza di un procedimento prefallimentare attrae la competenza per la successiva domanda di concordato, per garantire l'unità e la coerenza della gestione della crisi d'impresa, rigettando il ricorso della società.
Continua »