\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Fallimento su istanza del PM: Modello 45 basta, non serve reato

La Corte di Cassazione ha chiarito che il Pubblico Ministero può chiedere il fallimento di un’azienda anche se le informazioni sull’insolvenza provengono da un registro di notizie non costituenti reato (Modello 45), senza la necessità di una formale notizia di reato. L’Azienda aveva contestato il Fallimento su istanza del PM, sostenendo che il Pubblico Ministero non avesse la legittimazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la conoscenza dello stato di insolvenza, acquisita nell’ambito delle attività istituzionali del PM, è sufficiente per avviare la procedura fallimentare, indipendentemente dall’esito di eventuali procedimenti penali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 28367 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il Fallimento su istanza del PM: quando è legittimo?

La questione del Fallimento su istanza del PM (Pubblico Ministero) è spesso complessa e genera dubbi, specialmente quando le informazioni che portano alla richiesta di fallimento non derivano da una formale notizia di reato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti importanti, stabilendo i limiti e le condizioni entro cui il Pubblico Ministero può agire per dichiarare il fallimento di un’impresa, anche in assenza di un’iscrizione nel registro delle notizie di reato.

Il caso: l’azienda e la richiesta di Fallimento su istanza del PM

Una Azienda era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Firenze. La richiesta di fallimento era partita dal Pubblico Ministero. L’Azienda aveva contestato questa decisione. Sosteneva che il Pubblico Ministero non avesse il potere di chiedere il fallimento. Questo perché le informazioni sullo stato di insolvenza (la ‘notitia decoctionis’, cioè la conoscenza che l’azienda non poteva più pagare i debiti) provenivano da un registro specifico. Questo registro è chiamato ‘modello 45’. Il modello 45 contiene notizie che non costituiscono reato. L’Azienda riteneva che fosse necessaria una vera e propria ‘notitia criminis’ (notizia di reato) per legittimare l’azione del PM.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello di Firenze aveva già respinto le argomentazioni dell’Azienda. I giudici di secondo grado avevano spiegato che l’iscrizione a ‘modello 45’ non impedisce al Pubblico Ministero di agire. Anche se non c’è una notizia di reato ben definita, le indagini che ne derivano possono comunque portare all’apertura di un procedimento di natura penale. Questo crea il presupposto per l’applicazione dell’articolo 7 della legge fallimentare. Questa norma non richiede infatti una formale iscrizione di notizia di reato. Richiede solo lo svolgimento di accertamenti legati a ipotesi penalistiche.

Le motivazioni della Cassazione sul Fallimento su istanza del PM

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Azienda inammissibile. La Corte ha ribadito un principio già consolidato. Il potere del Pubblico Ministero di chiedere il fallimento è ampio. Non è limitato ai casi in cui esiste una formale ‘notitia criminis’ (notizia di reato) iscritta nel registro degli indagati. Il PM può agire ogni volta che acquisisce la ‘notitia decoctionis’ (la conoscenza dello stato di insolvenza) nell’ambito delle sue attività istituzionali. Questo include anche le informazioni raccolte tramite il ‘modello 45’.

La Corte ha specificato che l’articolo 7 della legge fallimentare non impone una correlazione esclusiva con un procedimento penale in corso. La norma permette al PM di intervenire quando l’insolvenza emerge da condotte specifiche. Queste condotte non sono necessariamente reati. Non richiedono la pendenza di un procedimento penale. Ciò che conta è l’accertamento oggettivo dello stato di insolvenza. L’esito di un eventuale procedimento penale (ad esempio, un’archiviazione) non influisce sulla legittimità della richiesta di fallimento. La Corte ha quindi confermato la validità del Fallimento su istanza del PM anche in queste circostanze.

Le conclusioni: il Fallimento su istanza del PM è legittimo anche con il Modello 45

La Suprema Corte ha quindi confermato la decisione della Corte d’Appello. Ha dichiarato il ricorso dell’Azienda inammissibile. Questo significa che la richiesta di Fallimento su istanza del PM, basata su informazioni provenienti dal ‘modello 45’, è pienamente legittima. Il Pubblico Ministero può avviare la procedura fallimentare. Non è necessario che ci sia una formale iscrizione di notizia di reato. Basta che il PM abbia acquisito la conoscenza dello stato di insolvenza nell’esercizio delle sue funzioni. L’unico elemento rilevante è l’effettivo stato di insolvenza dell’impresa. La decisione rafforza la capacità del Pubblico Ministero di tutelare il mercato e i creditori. Questo avviene intervenendo prontamente in situazioni di crisi aziendale, anche quando non vi sono reati specifici contestati.

Il Pubblico Ministero può chiedere il fallimento di un’azienda anche senza una formale denuncia di reato?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può chiedere il fallimento anche se le informazioni sull’insolvenza provengono da un registro di notizie che non costituiscono reato (Modello 45), senza la necessità di una formale notizia di reato.

Cosa significa ‘notitia decoctionis’ e perché è importante in questi casi?
‘Notitia decoctionis’ significa la conoscenza dello stato di insolvenza di un’azienda. È importante perché, secondo la Cassazione, è sufficiente che il Pubblico Ministero acquisisca questa conoscenza, anche tramite attività istituzionali non legate a un procedimento penale formale, per poter richiedere il fallimento.

L’esito di un’indagine penale collegata influisce sulla richiesta di fallimento del PM?
No, la Corte ha chiarito che l’esito di un eventuale procedimento penale (ad esempio, un’archiviazione) non ha incidenza sulla regolarità del procedimento di fallimento. L’unico dato rilevante è l’accertamento oggettivo dello stato di insolvenza dell’azienda.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati