La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione delle misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente contestava l'attualità della sua pericolosità sociale, valorizzando l'età avanzata e un periodo di astensione dai reati. I giudici hanno chiarito che il ricorso in Cassazione contro queste misure è limitato alla sola violazione di legge, inclusa la motivazione apparente. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno motivato correttamente la pericolosità basandosi su una lunga scia di precedenti penali per furto, rapina e droga dal 1989 al 2020. Inoltre, il periodo di inattività criminale era dovuto a una misura cautelare e non a un reale ravvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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