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Misure Di Prevenzione

485 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Le misure di prevenzione sono misure special-preventive, contemplate dai sistemi penali, considerate tradizionalmente di natura formalmente amministrativa, dirette ad evitare la commissione di reati da parte di determinate categorie di soggetti considerati socialmente pericolosi. Vengono, quindi, applicate indipendentemente dalla commissione di un precedente reato, onde la denominazione di misure ante delictum o praeter delictum.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Lavoro lecito e sorveglianza speciale di pubblica sicurezza
La Corte d'Appello ha applicato la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni a una cittadina ritenuta socialmente pericolosa. La donna ricavava proventi stabili da ripetuti reati legati allo spaccio di stupefacenti. La difesa ha impugnato la misura davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la presenza di un lavoro lecito, impegni familiari e lamentando un vizio di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che contro i decreti di prevenzione il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti. La presenza di un'occupazione formale non cancella la pericolosità sociale derivante da guadagni illeciti costanti.
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Credito negato: la “Restituzione nel termine misure di prevenzione” è tardiva
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni creditori che chiedevano la "Restituzione nel termine misure di prevenzione" per insinuarsi in una procedura concorsuale. I creditori vantavano un ingente credito verso un soggetto sottoposto a confisca di prevenzione. Il Giudice Delegato aveva respinto la loro istanza per tardività, poiché erano a conoscenza della procedura già da un giudizio civile precedente e il termine di 180 giorni per presentare la domanda era scaduto. La Cassazione ha confermato che la conoscenza dei fatti rendeva l'istanza tardiva, nonostante le precedenti incertezze procedurali e una sentenza della Corte Costituzionale che aveva rimosso il requisito dell'ipoteca per l'ammissione. I creditori hanno perso e dovranno pagare le spese.
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Misure di prevenzione: il Ne bis in idem non blocca nuove valutazioni
La Cassazione ha chiarito i limiti del principio del Ne bis in idem nelle misure di prevenzione. Un individuo aveva ricevuto una misura di sorveglianza speciale, nonostante una precedente richiesta fosse stata respinta. Il ricorso dell'individuo contestava la violazione del Ne bis in idem. La Corte ha stabilito che una nuova valutazione della pericolosità sociale è possibile se emergono elementi ulteriori, anche preesistenti ma non considerati prima, che giustificano una misura più severa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la possibilità di rivalutare la pericolosità in presenza di nuove circostanze o fatti non esaminati precedentemente.
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Misure di prevenzione: Ricorso inammissibile per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione delle misure di prevenzione. La Corte d'Appello aveva confermato la sorveglianza speciale per la sua attuale pericolosità sociale, derivante da gravi condotte criminose e contiguità con un contesto mafioso. Il ricorrente contestava la mancata verifica della sua pericolosità attuale. La Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, ribadendo che la valutazione della pericolosità sociale era stata correttamente effettuata. Il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Controllo giudiziario negato: la Cassazione conferma la permeabilità mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di ammissione al controllo giudiziario per una società di autodemolizioni. L'azienda era ritenuta ancora 'permeabile' a interessi mafiosi, nonostante un cambio di proprietà, a causa della continuità gestionale con un ex amministratore che in passato era stato un prestanome di un soggetto legato alla criminalità organizzata. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, ribadendo che la valutazione dei fatti da parte della Corte d'Appello era motivata e non sindacabile in sede di legittimità. La società ha perso, dovendo pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso Inammissibile: Pena Confermata per Violazione Misure
La Corte d'Appello di Bari ha condannato un individuo per aver violato misure di prevenzione, come il divieto di allontanarsi dalla residenza e di possedere un cellulare, infliggendo un anno di reclusione con l'aggravante della recidiva. L'individuo ha presentato un ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità della condanna e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo generico e privo di specifiche contestazioni. I fatti erano stati accertati dalla polizia giudiziaria. Di conseguenza, l'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Intestazione Fittizia Beni: La Cassazione Conferma il Sequestro Preventivo
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di due immobili oggetto di intestazione fittizia beni. Un individuo aveva trasferito le proprietà ai familiari per eludere le misure di prevenzione, nonostante i beni fossero di provenienza lecita. La Cassazione ha ribadito che per configurare il reato di trasferimento fraudolento di valori, non è necessario che i beni siano di origine illecita o sproporzionati. Conta invece l'intento di sottrarre i beni a eventuali misure di prevenzione. La sentenza ha evidenziato come gli indici temporali delle donazioni e le movimentazioni finanziarie successive fossero sufficienti a dimostrare la finalità elusiva. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili.
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Misure di prevenzione: lavoro illecito o redditi leciti?
Un Individuo ha ricevuto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. La Corte d'Appello lo aveva ritenuto socialmente pericoloso, sostenendo che vivesse con proventi di attività illecite, in particolare dal riciclaggio di autoveicoli, e che il suo lavoro di conducente di carro attrezzi favorisse tali condotte. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'errata valutazione della sua attività lavorativa e, soprattutto, l'omessa indagine sui suoi redditi leciti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo punto del ricorso. Ha invece accolto il secondo, stabilendo che la Corte d'Appello non aveva svolto un'adeguata verifica del tenore di vita e della provenienza dei redditi dell'Individuo, come richiesto dalla legge sulle misure di prevenzione. Pertanto, la sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sorveglianza Speciale: L’assoluzione non esclude la pericolosità sociale
Un individuo, già condannato per associazione mafiosa e traffico di droga, era stato sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la sua presunta appartenenza mafiosa. Ha contestato la misura, sostenendo che una precedente assoluzione per associazione mafiosa avrebbe dovuto escludere la sua attuale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che, nonostante l'assoluzione, le condanne pregresse e nuovi elementi (come il percepimento di uno "stipendio" dal clan durante la detenzione e atti di intimidazione commerciale) dimostravano la persistenza della pericolosità sociale. L'assoluzione in un processo penale non impedisce di valutare la pericolosità per le misure di prevenzione.
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Istanza di ricusazione: senza prove scatta l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una istanza di ricusazione presentata da due soggetti coinvolti in un procedimento di prevenzione patrimoniale. I ricorrenti contestavano la presunta parzialità del collegio giudicante, sostenendo che gli stessi giudici avevano già disposto la confisca di immobili in un altro procedimento esecutivo. Tuttavia, i richiedenti non hanno allegato alla dichiarazione gli atti e i documenti a supporto delle loro doglianze. La Suprema Corte ha ribadito che la richiesta di ricusazione ha natura rigorosamente formale e impone alla parte richiedente l'onere di produrre tempestivamente la prova documentale. La mancanza di tali allegati impedisce al giudice di vagliare il merito e determina l'inammissibilità immediata, con condanna al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Misure di prevenzione: Ricorso Inammissibile e Conferma Validità
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che confermava la validità delle sue Misure di prevenzione. Egli sosteneva che l'applicazione di una misura cautelare successiva dovesse interrompere l'efficacia della misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'interruzione della misura di prevenzione non avviene automaticamente con l'applicazione di una misura cautelare. La misura di prevenzione resta efficace fino a quando il Tribunale non la revochi esplicitamente, dopo una nuova valutazione della pericolosità sociale. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione: la pericolosità sociale non si attenua in custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto a cui era stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per quattro anni. Il ricorrente contestava la mancanza di motivazione sull'attualità della sua pericolosità sociale, sostenendo che i giudici avessero valorizzato troppo fatti reato datati (traffico di droga 2014/2015) e non avessero considerato il periodo trascorso agli arresti domiciliari senza violazioni. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo la motivazione adeguata. Ha ribadito che la detenzione cautelare, a differenza dell'espiazione di pena, non attenua la presunzione di pericolosità sociale, e che i fatti pregressi, se gravi, possono dimostrare una perdurante propensione al crimine, giustificando le misure di prevenzione.
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Confisca di beni: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto a cui erano stati confiscati beni immobili. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano disposto la confisca di beni, intestati a familiari ma nella sua disponibilità, ritenendolo socialmente pericoloso a causa di precedenti penali per reati contro il patrimonio e stupefacenti. Le corti avevano anche evidenziato una sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore degli acquisti, suggerendo un'origine illecita dei fondi. La Cassazione ha stabilito che il ricorso proponeva questioni di merito e non violazioni di legge o difetti di motivazione, uniche ragioni ammesse in questo tipo di procedimento. La decisione conferma la confisca di beni e condanna il ricorrente alle spese.
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Misure di prevenzione personali tra difesa generica e rigetto
Un cittadino ha impugnato la decisione di merito che disponeva l'applicazione delle misure di prevenzione personali ai sensi del Codice Antimafia. Il ricorrente contestava l'inquadramento nelle categorie di pericolosità sociale e lamentava l'omessa valutazione di circostanze decisive da parte dei giudici territoriali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il ricorrente ha formulato censure generiche, senza instaurare un reale confronto critico con la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha ribadito che il vizio di travisamento della prova per omissione non può trovare ingresso nel giudizio di legittimità, salvo il caso limite di motivazione inesistente o solo apparente. L'interessato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione: quando il pericolo per la salute è sicurezza pubblica
Un individuo (Il Ricorrente) contestava l'applicazione di una misura di prevenzione, la sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno. La Corte d'Appello aveva confermato la misura, riducendone la durata a un anno, basandosi sulla sua pericolosità sociale per la sanità pubblica, dovuta a condotte illecite abituali nel commercio di prodotti ittici. Il Ricorrente lamentava che la Corte avesse applicato la misura destinata a pericoli per la sicurezza pubblica, anziché per la sanità. La Cassazione ha chiarito che la pericolosità sociale per le misure di prevenzione include un'ampia nozione di sicurezza pubblica, che comprende anche la salute collettiva. Ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura e condannando il Ricorrente alle spese.
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Confisca di prevenzione: beni intestati alla madre ma frutto di illeciti
La Corte d'Appello di Torino aveva confermato la sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di quattro immobili, formalmente intestati alla madre di un soggetto, ma ritenuti nella sua disponibilità. Questi beni erano stati acquistati con risorse incompatibili con il reddito della madre e legate ai guadagni illeciti del figlio, derivanti dall'abusivo esercizio della professione di odontotecnico. Sia il figlio che la madre hanno presentato ricorso, contestando la pericolosità sociale e la sproporzione reddituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Il ricorso della madre mancava di procura speciale, mentre quello del figlio riproponeva censure sulla motivazione già esaminate. La confisca di prevenzione è stata quindi confermata.
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Misure di prevenzione: la competenza spetta all’appello
Il Tribunale applica la sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto. L'interessato propone appello contro il provvedimento e successivamente, al termine di una detenzione ultrabiennale, chiede di rivalutare la propria pericolosità sociale. La Corte di Appello rifiuta la competenza ritenendo competente il Tribunale di primo grado. Il Tribunale solleva conflitto negativo di competenza davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando che il giudizio di secondo grado sulle misure di prevenzione è ancora pendente. La Suprema Corte accoglie la tesi del Tribunale e dichiara la competenza della Corte di Appello. Quando il giudizio d'impugnazione è in corso, spetta al giudice d'appello valutare l'attualità e la persistenza della pericolosità del soggetto.
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Sorveglianza speciale: Ricorso Inammissibile, Prevenzione Prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo contro la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale. L'uomo era stato sottoposto a questa misura per tre anni e sei mesi. Il suo ricorso contestava la motivazione della Corte d'Appello e la mancata valutazione della revoca di un foglio di via. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi inconferenti e palesemente inammissibili, sottolineando che l'individuo aveva continuato a delinquere nonostante la revoca del foglio di via. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Confisca immobiliare: Annullata per fatti già decisi dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la "confisca immobiliare" di un bene appartenente a una Donna. Il Tribunale aveva rigettato la sua richiesta di revoca, ignorando che la confisca per il Coniuge era già stata annullata dalla Cassazione. La Suprema Corte ha ribadito il principio della "preclusione processuale": una questione già decisa, come la legittima provenienza del bene prima di attività illecite, non può essere riesaminata senza fatti nuovi. La decisione comporta la restituzione dell'immobile alla Donna, ponendo fine a una vicenda giudiziaria complessa.
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Inammissibilità ricorso misure prevenzione: traffico di droga e limiti dell’appello
L'Autorità Giudiziaria aveva applicato una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) a un Individuo, ritenuto socialmente pericoloso per traffico di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato tale misura, evidenziando la sua dedizione criminale, l'organizzazione e gli ingenti guadagni illeciti. L'Individuo ha presentato ricorso, ma la Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso misure prevenzione. La Suprema Corte ha ribadito che in questi casi il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, non per vizi di motivazione manifestamente illogici, a meno che la motivazione sia assente o meramente apparente. Il ricorso dell'Individuo non ha contestato specificamente le dettagliate argomentazioni della Corte d'Appello.
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