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Misure Di Prevenzione

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485 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inosservanza Obblighi Sorveglianza: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Individuo, già sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di soggiorno, ha violato le prescrizioni orarie di rientro e uscita dalla propria abitazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per inosservanza degli obblighi di sorveglianza speciale. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'interpretazione della norma, la mancata acquisizione di nuove prove e la motivazione sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la violazione di qualsiasi obbligo inerente alla sorveglianza speciale costituisce reato e che le richieste di prova devono essere tempestive. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: Cassazione conferma sorveglianza speciale nonostante assoluzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'Indagata contro la conferma della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. L'Indagata contestava la valutazione della sua pericolosità sociale, basata su condotte non sempre sfociate in condanne definitive. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudizio sulla pericolosità sociale per le misure di prevenzione è autonomo rispetto al processo penale. Può considerare fatti che, pur non essendo stati oggetto di condanna, rivelano una dedizione non occasionale a comportamenti lesivi dell'ordine pubblico. La decisione ha confermato la sorveglianza speciale e condannato l'Indagata alle spese.
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Trasferimento fraudolento di valori: confermato il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo disposto nei confronti di una società commerciale, formalmente amministrata dal figlio ma di fatto gestita dal padre. I giudici hanno ritenuto configurabile il reato di trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante mafiosa. L'apertura della nuova compagine societaria mirava a eludere le misure di prevenzione patrimoniali già applicate ad altre attività economiche riconducibili al padre. Le intercettazioni hanno dimostrato la piena consapevolezza del figlio, il quale fungeva da prestanome pur sapendo che la reale proprietà apparteneva al genitore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, sottolineando che i vizi di motivazione sollevati riguardavano la valutazione delle prove e non la violazione di legge.
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Restituzione Frutti Beni Sequestrati: Cassazione annulla decisione Tribunale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **restituzione dei frutti dei beni sequestrati** in un caso complesso. Un soggetto e la sua coniuge avevano richiesto la restituzione dei canoni di locazione e delle cauzioni relative a immobili precedentemente sottoposti a sequestro di prevenzione e poi restituiti. Il Tribunale aveva confiscato la società proprietaria degli immobili, ma aveva restituito gli immobili stessi al soggetto, ritenendolo il vero proprietario fin dall'origine, nonostante l'intestazione formale alla società. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta di restituzione dei canoni, qualificandoli come ricavi societari confiscati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge per mancanza di procura speciale. Ha accolto il ricorso del soggetto, annullando la decisione del Tribunale. La Corte ha stabilito che il sequestro di prevenzione è dinamico e l'amministratore gestisce i beni "per conto di chi spetta". Pertanto, i frutti devono seguire la sorte del bene principale. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione, superando la contraddizione.
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Continuazione del Reato: Rapine e Misure di Prevenzione, un unico disegno?
Un Lavoratore ha presentato ricorso per ottenere la continuazione del reato tra diverse condotte criminali, ovvero due rapine e alcune violazioni di misure di prevenzione. Il Lavoratore sosteneva che tutti i reati fossero parte di un unico disegno criminoso, citando la vicinanza temporale e le modalità esecutive. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, giudicando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le rapine, distanziate di quasi un anno e con ruoli diversi, e le violazioni delle misure di prevenzione, anch'esse distanziate, non potevano essere considerate come parte di un unico disegno criminoso, ma piuttosto come espressione di uno stile di vita delinquenziale. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e stato di salute
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni, ritenendolo indiziato di mafia e socialmente pericoloso. Il destinatario della misura ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue precarie condizioni di salute escludessero una reale e attuale pericolosità sociale e contestando la motivazione dei giudici territoriali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità è limitato alla sola violazione di legge e non consente di ridiscutere la valutazione dei fatti. Inoltre, il ricorso non ha spiegato in modo specifico perché la salute dell'interessato avrebbe neutralizzato i rischi legati al vincolo mafioso, limitandosi a generiche contestazioni.
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Competenza territoriale misure di prevenzione: la Corte decide tra Tribunali
Un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno ad Agrigento ma dimorante a Rho, ha chiesto l'autorizzazione per un allontanamento temporaneo. Il Tribunale di Agrigento ha declinato la propria competenza, ritenendo competente quello di Milano. Il Tribunale di Milano ha sollevato un conflitto di competenza, sostenendo che la decisione spettasse ad Agrigento. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto, stabilendo che la **competenza territoriale misure di prevenzione** per le autorizzazioni temporanee spetta al Tribunale che ha originariamente applicato la misura, in questo caso Agrigento. Questo assicura che il giudice con maggiore conoscenza del caso decida.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile per Motivi Generici
Un individuo è stato condannato per `violazione sorveglianza speciale`, avendo disatteso l'obbligo di non allontanarsi dalla propria dimora, come previsto dall'Art. 75, comma 2, D.Lgs. n. 159/2011. La condanna è stata confermata in appello. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Questo è avvenuto perché i motivi presentati erano troppo generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Misure di prevenzione: Cassazione conferma confisca e pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un soggetto e dai suoi familiari contro le misure di prevenzione patrimoniali e personali, inclusa la confisca dei beni. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale e la legittima provenienza dei beni. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente sulla persistente pericolosità del soggetto, basata su un lungo percorso criminale, e sulla sproporzione tra redditi e patrimonio, confermando l'origine illecita dei beni confiscati. I ricorsi sono stati giudicati inammissibili anche per vizi formali, come la mancanza di procura speciale per i terzi.
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Confisca di beni: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
Il Tribunale aveva applicato a due soggetti la sorveglianza speciale e la confisca di beni. La Corte d'Appello aveva confermato la confisca per alcuni beni, prendendo atto che altri erano già stati confiscati in sede penale. I soggetti hanno presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti, sebbene formalmente legati a vizi di legge o procedurali, si riducevano a contestazioni sul merito della decisione o su beni già oggetto di confisca definitiva. La Cassazione ha ribadito che il ricorso per misure di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge, non per riesaminare il merito della motivazione, rendendo il caso un esempio di **confisca di beni e ricorso inammissibile**.
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Misure di prevenzione: Lavoro e periodi pregressi contano per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino contro l'applicazione di misure di prevenzione, come la sorveglianza speciale. Il cittadino contestava la mancata valutazione della sua attuale pericolosità sociale, del periodo già trascorso in una misura simile (poi annullata per incompetenza) e della sua attività lavorativa. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il primo motivo, ma ha accolto gli altri due. Ha annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello di Firenze per una nuova valutazione, sottolineando l'importanza di considerare l'attività lavorativa e i periodi di restrizione già subiti.
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Misure di Prevenzione: Pericolosità Sociale Attuale o Passata?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di misure di prevenzione, tra cui la sorveglianza speciale e una cauzione. L'individuo era stato ritenuto socialmente pericoloso per la sua presunta appartenenza a un'associazione mafiosa e per aver commesso vari reati, inclusi quelli legati al gioco d'azzardo e alla truffa. Il ricorrente contestava l'attualità della sua pericolosità, sostenendo che le condotte risalivano a diversi anni prima. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo che la motivazione sull'attualità della pericolosità fosse adeguata, data la persistenza del suo ruolo nel gruppo criminale e l'assenza di segnali di abbandono delle logiche delinquenziali.
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Ne bis in idem e misure di prevenzione: latitanza aggrava pericolosità
Un individuo ha ricevuto due misure di prevenzione personali, la prima nel 2001 e la seconda nel 2010, entrambe basate sulla stessa indagine penale. Ha contestato la seconda misura invocando il principio del "ne bis in idem", sostenendo di essere stato giudicato due volte per gli stessi fatti. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il principio del "Ne bis in idem e misure di prevenzione" si applica, ma con la clausola "rebus sic stantibus". La seconda misura era giustificata da nuovi elementi, come la condanna definitiva e la persistente latitanza del soggetto, che avevano attualizzato e aggravato la sua pericolosità sociale. Non c'è stata violazione perché i fatti non erano identici.
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Misure di prevenzione: pericolosità criminale persiste, ricorso inammissibile
Un Individuo, già condannato per la sua posizione apicale in un'organizzazione criminale, ha cercato di ottenere la revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte d'Appello ha respinto questa richiesta, confermando la persistenza della sua pericolosità qualificata. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non era stata verificata la sua attuale pericolosità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la Corte d'Appello aveva correttamente motivato la permanenza delle Misure di prevenzione, evidenziando la mancata dissociazione dal contesto criminale, i precedenti e l'assenza di reinserimento sociale.
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Crediti Prededucibili: Riconosciuti o Esclusi nelle Misure di Prevenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dei **crediti prededucibili in misure di prevenzione** richiesti da una consulente fiscale e liquidatrice. La professionista chiedeva il riconoscimento di compensi per attività svolte per una società sottoposta a confisca. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, rilevando la mancanza di prova formale della nomina e dell'effettivo svolgimento delle mansioni, oltre all'assenza di autorizzazione giudiziaria per l'incarico di coadiutore. La Cassazione ha ribadito che i crediti non erano liquidi, certi ed esigibili, e che l'attività richiedeva specifica autorizzazione, non ottenuta. Il ricorso della consulente è stato rigettato.
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Violazione Obbligo di Dimora: Cassazione Annulla Assoluzione
La Cassazione ha annullato una sentenza che aveva assolto un individuo dall'accusa di violazione obbligo di dimora. L'uomo, sottoposto a sorveglianza speciale, non era stato trovato nell'abitazione comunicata alle forze dell'ordine durante un controllo notturno. Il Tribunale lo aveva assolto ritenendo sufficiente che si fosse trasferito in un nuovo alloggio comunale, anche se non comunicato. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'obbligo di dimora si riferisce all'indirizzo *preventivamente comunicato* alle autorità, e la mancata comunicazione del cambio di residenza integra la violazione, indipendentemente dal fatto che l'individuo si trovasse altrove.
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Ricorso in Cassazione per Misure di Prevenzione: Inammissibile se mal motivato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il **ricorso in Cassazione per misure di prevenzione** presentato da un individuo sottoposto a sorveglianza speciale. L'uomo contestava la sua pericolosità sociale e la motivazione della misura. La Suprema Corte ha ribadito che in questi procedimenti il ricorso è ammesso solo per violazione di legge o motivazione assente/apparente, non per contestare l'illogicità o la contraddittorietà della motivazione o per una diversa valutazione dei fatti. La Corte d'Appello aveva fornito una motivazione approfondita, evidenziando la "spiccata proclività" dell'individuo a commettere reati gravi e il suo inserimento in contesti di criminalità organizzata. Il ricorso è stato respinto, e l'individuo condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: vincita al Superenalotto non basta a giustificare i beni
Un Cittadino era sottoposto a una misura di prevenzione e confisca di beni. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto il suo ricorso, restituendo due immobili ma confermando la sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di altri beni, inclusa una polizza assicurativa. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo reddito lecito, inclusa una vincita al Superenalotto e i guadagni da un'attività, non era stato correttamente valutato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente la decisione e che le prove del reddito lecito aggiuntivo non fossero sufficienti a giustificare la sperequazione patrimoniale.
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Foglio di via obbligatorio: ricorso inammissibile per pericolosità sociale
Un individuo ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'applicazione di un foglio di via obbligatorio. Questo provvedimento era stato emesso per la sua riconosciuta pericolosità sociale, basata su precedenti condanne per rapina e reati di narcotraffico, e sulla sua presenza in zone ad alta criminalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il foglio di via obbligatorio fosse stato correttamente motivato e completo. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca di Beni: Patrimonio Illecito vs Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore e una Cointestataria contro la confisca di beni immobili. I giudici di merito avevano stabilito che l'immobile era stato acquistato con proventi illeciti derivanti da attività di traffico di stupefacenti, evidenziando una sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore del bene. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti avevano contestato il merito della decisione, ma non avevano sollevato vizi di legge o motivazione apparente. Pertanto, la Corte ha confermato la confisca, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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