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Misura Di Sicurezza — Anno 2023

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100 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Sicurezza

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: limiti nel patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di patteggiamento che aveva omesso di disporre l'espulsione dello straniero condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che l'espulsione ex art. 86 d.P.R. 309/1990 non è una misura automatica o obbligatoria, ma richiede una valutazione discrezionale della pericolosità sociale. Di conseguenza, la sua mancata applicazione in sede di patteggiamento non configura un'illegalità della pena ricorribile per cassazione, potendo il Pubblico Ministero rimediare rivolgendosi al Magistrato di Sorveglianza.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Padova. La decisione si fonda sulla mancata corrispondenza dei motivi di ricorso con quelli tassativamente previsti dal codice di procedura penale per questa tipologia di riti speciali. Poiché le contestazioni non riguardavano l'illegalità della pena, l'errata qualificazione del fatto o vizi della volontà, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Presofferto: guida alla detraibilità della pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della detraibilità del presofferto maturato in custodia cautelare durante l'esecuzione di una misura di sicurezza. Il caso riguardava un condannato che aveva subito un periodo di carcerazione preventiva mentre era teoricamente sottoposto alla misura della casa lavoro. Nonostante l'apparente incompatibilità tra i due titoli detentivi, la Suprema Corte ha confermato che l'effettiva traduzione in carcere rende il periodo computabile ai fini della pena definitiva, rigettando il ricorso del Pubblico Ministero che ne contestava la fungibilità.
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Pericolosità sociale e proroga misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa dei suoi legami con la criminalità organizzata. Nonostante alcuni elementi positivi emersi durante l'osservazione in carcere, come la dedizione al lavoro e l'assenza di condotte prevaricatrici, la pericolosità sociale è stata considerata persistente. La decisione si fonda sulla mancata presa di distanza dal sodalizio mafioso e sulla permanenza di una rete parentale attiva nel crimine. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità deve essere globale e basata su elementi concreti, escludendo ogni automatismo derivante dalla sola condanna passata.
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Pericolosità sociale: il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza che ne confermava la pericolosità sociale. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la decisione del giudice di sorveglianza si basava correttamente su condotte recenti tenute in carcere e non, come sostenuto dal ricorrente, su reati passati. È stata inoltre respinta la presunta contraddizione relativa a un percorso terapeutico esterno.
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Competenza funzionale: appello e misure di sicurezza
La Cassazione risolve un conflitto di competenza funzionale, stabilendo che se un appello contro una sentenza di assoluzione con misura di sicurezza include anche motivi procedurali (come la capacità dell'imputato di stare in giudizio), la competenza spetta alla Corte d'Appello e non al Tribunale di Sorveglianza. La competenza di quest'ultimo è limitata ai gravami che riguardano esclusivamente la misura di sicurezza.
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Confisca obbligatoria: annullata sentenza di patteggiamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento emessa per un reato ambientale perché il giudice aveva omesso di disporre la confisca dei beni utilizzati per commettere il reato. La Suprema Corte ha ribadito che la confisca obbligatoria, prevista dall'art. 452-quaterdecies c.p., non è discrezionale e deve essere sempre ordinata, anche in caso di accordo tra le parti sulla pena. L'omissione di tale misura costituisce un'illegalità che rende la sentenza impugnabile.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un individuo, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha ottenuto una riduzione di pena tramite patteggiamento in appello. Successivamente ha presentato ricorso in Cassazione contestando la colpevolezza e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'accordo per il patteggiamento in appello comporta la rinuncia alla maggior parte dei motivi di ricorso, salvo vizi specifici legati alla formazione della volontà di accordo.
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Pericolosità sociale: detenzione e mafia, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, riaffermando che per gli affiliati a clan mafiosi la pericolosità sociale è presunta. Un lungo periodo di detenzione non è sufficiente a dimostrare un cambiamento, specialmente per un elemento di vertice dell'organizzazione che non ha mostrato segni di distacco dal contesto criminale.
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Reformatio in peius: no a misure di sicurezza più gravi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31840/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul divieto di reformatio in peius. Nel caso di un uomo condannato per violenza sessuale su minore, la Corte ha annullato l'aumento della durata di una misura di sicurezza imposto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio. La Cassazione ha chiarito che, se l'appello è proposto solo dall'imputato, il nuovo giudizio non può portare a una sanzione, inclusa la misura di sicurezza, più grave di quella decisa nella sentenza annullata, respingendo invece gli altri motivi di ricorso relativi alla valutazione della prova.
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Misura di sicurezza: obbligo di motivazione sulla scelta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30640/2023, ha annullato con rinvio la decisione di una Corte d'Appello che, pur assolvendo un imputato per vizio totale di mente, gli aveva applicato la misura di sicurezza del ricovero in casa di cura. La Suprema Corte ha ritenuto fondata la censura relativa alla carenza di motivazione sulla scelta della specifica misura di sicurezza, sottolineando che non è sufficiente accertare la pericolosità sociale, ma è necessario giustificare perché quella misura sia la più adeguata rispetto ad altre opzioni, bilanciando esigenze terapeutiche e di controllo.
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Confisca allargata: inammissibile il riesame nel merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario presentato da un condannato per usura e dai suoi familiari avverso una sentenza che aveva confermato la confisca allargata dei loro beni. La Corte ribadisce che tale misura è una misura di sicurezza basata su una presunzione relativa di illecita provenienza, e che il ricorso per errore di fatto non può essere utilizzato per ottenere un riesame nel merito della valutazione del giudice, ma solo per correggere sviste materiali.
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Confisca allargata evasione fiscale: retroattività
Un medico, indagato per gravi reati, subisce un sequestro finalizzato alla confisca allargata per una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato. Egli sostiene che la ricchezza derivi da evasione fiscale accumulata negli anni. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla retroattività del divieto di usare l'evasione fiscale come giustificazione (introdotto nel 2017), rimette la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva. L'ordinanza analizza i due orientamenti opposti in tema di confisca allargata evasione fiscale.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga di una misura di sicurezza basata su una valutazione attuale della pericolosità sociale dell'individuo. La decisione si fondava non solo su una vecchia condanna per omicidio, ma anche sulla caratura criminale complessiva del soggetto e sui pareri delle autorità inquirenti. La Corte ha inoltre stabilito che la detenzione in custodia cautelare per un altro reato, con condanna non ancora definitiva, non osta alla proroga della misura di sicurezza.
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Pericolosità sociale: valutazione e prova in Cassazione
Un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso ha impugnato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, sostenendo la cessazione della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non è automatica, ma richiede un'analisi concreta che, nel caso specifico, ha correttamente evidenziato la mancanza di una revisione critica del passato criminale e un persistente legame ideologico con l'ambiente delinquenziale, rendendo irrilevante la sola buona condotta carceraria.
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Espulsione per droga: la Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di due chilogrammi di cocaina. La Corte ha confermato tutte le statuizioni della sentenza d'appello, inclusa la pena detentiva, la confisca dei beni per sproporzione e la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata. La decisione sottolinea che, per evitare l'espulsione, non è sufficiente allegare l'esistenza di un nucleo familiare, ma è necessario provare una convivenza effettiva.
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Pericolosità sociale: valutazione errata, Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per violenza sessuale per palpeggiamenti, ma ha annullato la relativa misura di sicurezza. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale dell'imputato era errata, poiché basata solo sul tipo di reato e su un disturbo psichiatrico, senza un'analisi completa di tutti i parametri di legge, come la condotta di vita e la capacità criminale.
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Violenza privata: barricarsi in casa è reato
Un individuo con patologie psichiatriche si barricava in casa, impedendo alla madre di entrare. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di violenza privata (art. 610 c.p.). Secondo la Corte, l'atto di barricarsi costituisce la 'violenza' o 'minaccia', mentre l'impedire l'accesso all'abitazione è la 'costrizione' subita dalla vittima. L'appello, basato sulla presunta insussistenza del reato e sulla mancata attualità della pericolosità sociale, è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura di sicurezza della libertà vigilata.
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Pericolosità sociale: Cassazione e delinquenza abituale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la dichiarazione di delinquenza abituale e l'applicazione di una misura di sicurezza. La Corte ha confermato la valutazione sulla sua attuale pericolosità sociale, basata non solo sui precedenti penali e l'appartenenza a un'associazione mafiosa, ma anche sulla mancata revisione critica del proprio passato criminale, ritenuto indice di un persistente rischio di recidiva.
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Minima partecipazione: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte sottolinea che un motivo di appello generico non può essere sanato in Cassazione e ribadisce i rigorosi criteri per il riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione al reato.
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