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Misura Di Sicurezza — Anno 2023

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100 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Sicurezza

Provvedimenti

Delinquenza abituale: la Cassazione conferma la colonia agricola
Il caso riguarda un uomo condannato per numerosi furti in abitazione commessi in Trentino. I giudici di merito lo avevano dichiarato colpevole, applicando la misura di sicurezza della colonia agricola per due anni dopo aver accertato la sua delinquenza abituale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la legittimità costituzionale della misura automatica e la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la dichiarazione di delinquenza abituale e la conseguente misura detentiva sono legittime e giustificate dall'elevato numero di condanne precedenti per reati contro il patrimonio, dall'intensità del dolo e dall'assenza di un reale reinserimento sociale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento del danno nel furto: la Cassazione cancella la pena
L'Imputato, condannato per furto pluriaggravato, ha restituito la refurtiva e offerto quattromila euro alla vittima. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a due anni di reclusione, ma ha omesso di valutare correttamente l'attenuante del risarcimento del danno nel furto, limitandosi a bilanciarla con le aggravanti. Inoltre, i giudici di secondo grado non hanno revocato la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, incompatibile con una condanna inferiore a tre anni, e non hanno motivato l'applicazione della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Espulsione dello straniero: no se la pena è sotto i due anni
Il Tribunale di sorveglianza applicava la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero nei confronti di un cittadino extracomunitario, calcolando la pena complessiva di tre anni di reclusione per furto. Tuttavia, l'appello del Pubblico Ministero era ammissibile solo per il reato-satellite (tentato furto), la cui pena era di soli sei mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che la misura dell'espulsione richiede una condanna superiore a due anni. Poiché la frazione di pena contestabile era inferiore a tale soglia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento di espulsione dello straniero.
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Confisca del cellulare: illegittimo il sequestro senza prove
Il Tribunale applicava a L'Imputato la pena concordata tramite patteggiamento per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti, disponendo anche la confisca del cellulare e del navigatore satellitare. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancanza di motivazione sull'effettivo utilizzo di tali dispositivi per commettere il reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del cellulare e del navigatore, decisa con formule generiche e senza dimostrare il nesso con l'illecito, è illegittima. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca, rinviando la questione al Tribunale per un nuovo esame, mentre la condanna principale è rimasta definitiva.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: povertà e rischio di reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La difesa lamentava la mancata valutazione del comportamento della donna dopo la scarcerazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione basandosi sulla precarietà economica e sociale della ricorrente, elementi che indicano un concreto rischio di recidiva. Di conseguenza, la misura di sicurezza dell'espulsione rimane attiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e contestava l'ordine di espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità dei fatti, evidenziando il possesso di oltre sessanta grammi di cocaina e la partecipazione sistematica a un'attività di spaccio organizzata. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche la misura di sicurezza dell'espulsione, motivata dalla concreta pericolosità sociale del soggetto, privo di un lavoro regolare e di una dimora stabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca nel patteggiamento: senza motivi il sequestro è nullo
Quattro imputati propongono ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento del Tribunale di Padova, contestando la legittimità della pena e la confisca dei beni sequestrati (denaro e abbigliamento). La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati per genericità e mancanza di prove. Al contrario, accoglie parzialmente il ricorso del terzo imputato. I giudici stabiliscono che, anche in caso di accordo tra le parti, il giudice non può disporre la confisca senza motivare il legame tra i beni sequestrati e il reato commesso. La sentenza viene quindi annullata limitatamente alla confisca, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame. Questo caso chiarisce i limiti e i presupposti della confisca nel patteggiamento.
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Patteggiamento e misure di sicurezza: la Cassazione punisce l’errore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato dal Tribunale di Cremona per tentata estorsione e ricettazione. L'imputato aveva concordato la pena tramite patteggiamento, ma successivamente il suo difensore ha impugnato la decisione lamentando l'applicazione di una misura di sicurezza non concordata. La Cassazione ha chiarito che nessuna misura di sicurezza era stata applicata e che la difesa ha erroneamente confuso tale istituto con la misura cautelare degli arresti domiciliari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la validità del patteggiamento e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Libertà vigilata: no all’applicazione automatica senza prove
L'Imputato, condannato per rapina, ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata. Il ricorrente ha lamentato la totale mancanza di motivazione circa la sua effettiva pericolosità sociale e una discrepanza sulla durata della misura tra motivazione e dispositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la libertà vigilata non può essere applicata in modo automatico o presunto. Il giudice ha l'obbligo di accertare e motivare concretamente la pericolosità sociale del soggetto basandosi sugli indici di legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla misura di sicurezza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio sul punto.
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No alla misura di sicurezza nel patteggiamento senza motivi
Il GIP applicava all'Imputato una pena concordata per rapina e altri reati, aggiungendo d'ufficio la misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sulla sua reale pericolosità sociale, dato che tale misura non faceva parte dell'accordo di patteggiamento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'applicazione di una misura di sicurezza nel patteggiamento, se non concordata, richiede una specifica e rigorosa motivazione del giudice. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla libertà vigilata, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Patteggia per droga ma il Giudice omette l’espulsione: Cassazione
Un cittadino straniero, condannato per detenzione di cocaina tramite patteggiamento, non ha ricevuto l'ordine di espulsione dal giudice. La Procura ha contestato questa omissione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: anche in caso di patteggiamento, il giudice ha l'obbligo di valutare e decidere sull'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero, se prevista come obbligatoria dalla legge. La mancata valutazione della pericolosità sociale dell'imputato costituisce un errore. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Tribunale per una nuova decisione.
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Pericolosità Sociale: Lavoro e Buona Condotta Annullano Espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato l'espulsione di un uomo condannato per spaccio, stabilendo un principio chiave sulla valutazione della pericolosità sociale attuale. I giudici hanno chiarito che tale valutazione non può basarsi su mere congetture, come la mancanza del permesso di soggiorno o il rischio teorico di riallacciare legami criminali. Al contrario, è obbligatorio considerare elementi concreti e positivi successivi al reato, come un lavoro stabile, un domicilio fisso e un percorso di reinserimento riuscito. La buona condotta post-condanna, quindi, prevale su supposizioni astratte, impedendo l'applicazione di una misura di sicurezza così grave come l'espulsione.
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Pericolosità Sociale: Espulso Nonostante Lavoro e Alloggio
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione per un cittadino straniero al termine della sua pena per rapina. La decisione si fonda su una valutazione di attuale pericolosità sociale, basata non solo sulla gravità del reato passato, ma anche sulla mancanza di solidi legami familiari e sociali in Italia. I giudici hanno ritenuto irrilevanti il reperimento di un alloggio e l'attività lavorativa svolta in carcere. Il rapporto con un figlio è stato considerato strumentale e non un reale indicatore di integrazione. La valutazione negativa della pericolosità sociale ha quindi prevalso, rendendo definitiva l'espulsione.
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Incapacità Processuale Irreversibile: Processo Sospeso, non Giudizio
La Corte di Cassazione affronta il caso di un imputato accusato di tentato omicidio, la cui incapacità processuale irreversibile è stata accertata da una perizia. Nonostante la sua pericolosità sociale, i giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il processo deve essere sospeso. Non è possibile procedere al giudizio neppure al solo fine di applicare una misura di sicurezza. La Corte chiarisce che il diritto dell'imputato a partecipare coscientemente al proprio processo prevale sull'esigenza di definire subito la sua posizione. Il procedimento rimane quindi 'congelato', con controlli periodici sulla sua condizione, e potrà concludersi solo quando la pericolosità cesserà o il reato cadrà in prescrizione.
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Espulsione per pericolosità sociale: senza lavoro né famiglia, via
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della espulsione per pericolosità sociale di un uomo condannato per traffico internazionale di droga. La decisione si fonda non solo sui precedenti penali, ma in modo decisivo sull'assenza di qualsiasi legame familiare, sociale o lavorativo sul territorio nazionale. Secondo i giudici, questa mancanza di integrazione rappresenta una condizione di vulnerabilità che aumenta il rischio di ricadere nel reato. L'appello del condannato è stato respinto perché non è riuscito a contestare efficacemente questa logica valutazione. La sentenza stabilisce che l'isolamento sociale è un fattore chiave per determinare la pericolosità di un individuo.
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Pericolosità Sociale: Lavoro e Famiglia non bloccano l’espulsione
Un uomo, destinatario di una misura di sicurezza con espulsione a causa della sua ritenuta pericolosità sociale, ha fatto ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici non avessero considerato la sua situazione attuale, inclusi i legami familiari in Italia e un'opportunità di lavoro, elementi che a suo dire dimostravano il superamento della sua pericolosità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza era corretta e ben motivata, e che il ricorso era solo un tentativo di ridiscutere i fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. Di conseguenza, la misura dell'espulsione è stata confermata.
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Espulsione dello straniero: legittima anche per spaccio minore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'espulsione dello straniero come misura di sicurezza anche in caso di condanna per un reato di spaccio considerato 'minore'. Sebbene la sostanza stupefacente fosse di scarsa qualità, la Corte ha ritenuto decisiva la valutazione della pericolosità sociale dell'individuo. Tale pericolosità era dimostrata da elementi concreti come un'organizzazione rudimentale, la disponibilità di un casolare isolato per l'attività e il possesso di materiale per il confezionamento. L'appello dello straniero è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando che la misura di sicurezza non dipende dalla gravità del reato ma dal rischio che la persona commetta nuovi crimini.
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Espulsione per Droga: Giudice non motiva, la Cassazione annulla
Un cittadino straniero, condannato per un reato di droga di lieve entità tramite patteggiamento, non riceve l'ordine di espulsione. Il Procuratore Generale fa ricorso, lamentando che il giudice non ha valutato la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di motivare la sua decisione sull'espulsione dello straniero per reati di droga. L'omessa valutazione della pericolosità sociale costituisce un vizio della sentenza. Di conseguenza, la Corte annulla parzialmente la decisione e rinvia il caso a un nuovo giudice per una valutazione specifica su questo punto.
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Confisca senza motivazione: annullata anche dopo il patteggiamento
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per il reato di usura, si è visto confiscare quasi 5.000 euro. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una confisca senza motivazione. La Suprema Corte gli ha dato ragione, stabilendo un principio importante: anche in un rito semplificato come il patteggiamento, il giudice deve sempre spiegare in modo dettagliato le ragioni della confisca. In particolare, è obbligatorio dimostrare la 'sproporzione' tra la somma sequestrata e i redditi leciti dell'imputato. Poiché questa spiegazione mancava, la confisca è stata annullata e la questione dovrà essere riesaminata da un nuovo giudice, che dovrà fornire una motivazione completa.
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Reddito di Cittadinanza: Confisca profitto del reato anche con patteggiamento
Un cittadino, dopo aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per circa 13.000 euro, ha concordato una pena di un anno tramite patteggiamento. Il Tribunale, oltre alla pena, ha ordinato la confisca del profitto del reato, anche se non prevista nell'accordo. L'imputato ha fatto ricorso sostenendo l'illegittimità della confisca. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il giudice può sempre disporre la confisca del profitto del reato anche in caso di patteggiamento, perché è una misura di sicurezza obbligatoria o facoltativa che non necessita di un accordo tra le parti.
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