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Metus

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105 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione dei crediti di lavoro: dipendenti battono l’azienda
Alcuni dipendenti hanno chiesto il pagamento della festività del 4 novembre per gli anni dal 2007 al 2012. L'Azienda si è opposta, invocando un vecchio accordo aziendale del 1985 con cui i lavoratori rinunciavano a tale compenso in cambio di una riduzione dell'orario. Tuttavia, i successivi contratti nazionali hanno concesso la riduzione dell'orario mantenendo la festività, facendo così venir meno lo scopo dell'accordo aziendale. L'Azienda ha eccepito anche la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro. Questo perché, dopo le riforme del 2012 che hanno ridotto la tutela reale contro i licenziamenti, il lavoratore si trova in una condizione di timore psicologico che gli impedisce di agire liberamente contro il datore di lavoro. I lavoratori hanno quindi vinto la causa.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: stop se il rapporto continua
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lavoro notturno e festivo. I giudici di appello hanno dichiarato prescritti i crediti anteriori a una certa data, ritenendo che il termine decorresse durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, stabilendo che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre in costanza di rapporto. A causa della mancanza di una stabilità reale dopo le riforme del 2012 e del 2015, il lavoratore agisce sotto l'influenza del timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Mansioni superiori nel pubblico impiego: negata la promozione
Un dipendente pubblico ha richiesto le differenze retributive e l'inquadramento come dirigente per aver svolto di fatto funzioni direttive presso un ente regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che le mansioni superiori nel pubblico impiego non danno diritto alla promozione automatica, ma solo alle differenze di stipendio. Inoltre, la prescrizione dei crediti di lavoro decorre anche durante il rapporto, poiché non esiste un timore di licenziamento verso lo Stato. Infine, la retribuzione di risultato spetta solo se sono stati assegnati e valutati gli obiettivi. Il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Prescrizione crediti di lavoro pubblico: il tempo corre subito
Una lavoratrice ha lavorato per anni per un ente pubblico con contratti atipici, chiedendo poi il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e le relative differenze di stipendio. L'ente ha eccepito la prescrizione di parte dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro pubblico: il termine di cinque anni per richiedere gli arretrati decorre durante lo svolgimento del rapporto e non dalla sua cessazione. Questo perché, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego la stabilità del posto è garantita dalla legge e non sussiste un giustificato timore di ritorsioni che possa bloccare la decorrenza della prescrizione. L'ente pubblico ha quindi vinto sul punto, ottenendo un ricalcolo delle somme dovute.
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Finto Collaboratore in P.A.: Lavoro Subordinato ma con Prescrizione
Un lavoratore, assunto da un'Università pubblica con contratti di collaborazione dal 2008 al 2016, ottiene il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro subordinato. L'ente pubblico si oppone, sollevando la questione della prescrizione dei crediti retributivi. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: la prescrizione crediti di lavoro pubblico decorre durante lo svolgimento del rapporto e non dalla sua cessazione. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si presume che il lavoratore abbia timore di ritorsioni (metus) nel far valere i propri diritti. Pertanto, l'Università vince sul punto della prescrizione, limitando l'importo dovuto al lavoratore, mentre il caso torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: Paura del Licenziamento Non Basta
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex azienda alberghiera per ottenere il pagamento di differenze retributive, ferie non godute e TFR. L'azienda si è difesa sostenendo che i diritti erano scaduti. La lavoratrice ha replicato che la paura del licenziamento ('metus') aveva sospeso i termini. La Corte di Cassazione ha dato torto alla dipendente, stabilendo che la semplice affermazione di un timore non è sufficiente a fermare la prescrizione crediti di lavoro. È necessario fornire prove concrete di una situazione di soggezione psicologica che impedisca di agire per tutelare i propri diritti. La lavoratrice, non avendo fornito tali prove, ha perso la causa.
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Lavoro Meno Stabile, Prescrizione Crediti Sospesa: Chi Vince?
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro per i rapporti sorti dopo la Riforma Fornero. Alcuni lavoratori avevano chiesto il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità di servizio. L'Azienda sosteneva che il loro diritto fosse prescritto, essendo trascorsi più di cinque anni. La Corte ha stabilito che, a seguito delle riforme del 2012 e 2015, il rapporto di lavoro non gode più di una stabilità tale da proteggere il dipendente dal timore di ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. L'Azienda ha quindi perso la causa e ha dovuto pagare quanto dovuto ai lavoratori.
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Prescrizione crediti di lavoro: non decorre se il posto non è stabile
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori avevano ottenuto il diritto a calcolare l'apprendistato nell'anzianità di servizio. L'Azienda ha sostenuto che tale diritto fosse prescritto, poiché la richiesta era avvenuta dopo molti anni. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più assistito da un regime di piena stabilità. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Pertanto, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. L'Azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione blocca il termine
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato ai fini degli scatti di stipendio. L'Azienda si è opposta, sollevando in Cassazione la questione della prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: dopo le riforme del lavoro del 2012 e 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità forte. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Per questo motivo, la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha quindi dato ragione ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'Azienda.
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Prescrizione crediti di lavoro: stop al conteggio durante il rapporto
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto a ricevere le differenze retributive fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più considerato sufficientemente stabile da proteggere il dipendente da possibili ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia a contarsi solo dalla sua cessazione. La richiesta del lavoratore è stata quindi accolta.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Riforma Fornero blocca i termini
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'azienda si è opposta, sostenendo che il diritto alle differenze retributive fosse scaduto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non gode più di una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni non decorre durante il rapporto, ma inizia solo dal momento della sua cessazione. L'azienda è stata quindi condannata a pagare le somme dovute.
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Prescrizione crediti di lavoro: il tempo non scade se il posto è a rischio
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori chiedevano il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. L'azienda si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, anche dopo la Riforma Fornero del 2012, il rapporto di lavoro non offre una stabilità tale da eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia solo dalla sua cessazione. I lavoratori hanno quindi vinto, vedendosi riconosciuto il loro diritto.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: Lavoro instabile blocca i termini
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni dipendenti avevano chiesto il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità maturata sin dal periodo di apprendistato. L'Azienda si era opposta sostenendo che parte di questi crediti fosse prescritta. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più assistito da un regime di piena stabilità. Di conseguenza, il lavoratore vive in uno stato di timore (metus) che gli impedisce di agire contro il datore. Per questo motivo, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha però accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda solo per due lavoratori, i cui crediti si erano già prescritti, in parte, prima dell'entrata in vigore della legge del 2012.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Cassazione blocca i termini
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro dopo le riforme del 2012. Alcuni lavoratori avevano chiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato. L'azienda si era opposta sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, in assenza di un regime di stabilità forte che protegga il lavoratore dal timore del licenziamento, il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Di conseguenza, la richiesta dei lavoratori è stata considerata valida e l'azienda ha perso la causa su questo punto.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: Richiesta TFR non salva lo stipendio
Gli eredi di un lavoratore hanno citato in giudizio un Ente Pubblico per ottenere differenze retributive, sostenendo che una richiesta per il TFR avesse interrotto la prescrizione per tutti i crediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che la prescrizione crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre durante il rapporto e non dalla sua fine, data la stabilità del posto. Inoltre, una richiesta di pagamento specifica, come quella per il TFR, interrompe la prescrizione solo per quel singolo credito e non per tutte le altre spettanze. Di conseguenza, le altre pretese economiche sono state considerate prescritte e la richiesta degli eredi è stata definitivamente respinta.
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Prescrizione crediti da lavoro: i diritti non scadono mai?
Un gruppo di dipendenti ha citato in giudizio l'Azienda per ottenere il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di apprendistato. I lavoratori chiedevano il ricalcolo degli scatti di anzianità e il pagamento degli arretrati. L'Azienda si è difesa sostenendo che il diritto fosse ormai scaduto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la prescrizione crediti da lavoro non inizia a correre durante il rapporto di lavoro. Questo accade perché, a seguito delle riforme legislative del 2012 e 2015, il lavoratore non gode più di una protezione assoluta contro il licenziamento. Di conseguenza, il dipendente potrebbe temere ritorsioni se chiedesse i propri soldi mentre è ancora in servizio. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il ricalcolo dei contributi e il pagamento delle somme dovute.
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Prescrizione crediti retributivi: quando scatta il termine?
Due dipendenti hanno agito contro L'Azienda per ottenere il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di apprendistato. Tale riconoscimento era necessario per il calcolo degli aumenti periodici di stipendio. L'Azienda sosteneva che il diritto fosse ormai scaduto per via della prescrizione crediti retributivi, sostenendo che il tempo per agire fosse iniziato a decorrere durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece confermato che, a causa delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro non garantisce più una stabilità tale da eliminare il timore del dipendente di subire ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a correre solo dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando il diritto dei lavoratori ai pagamenti arretrati.
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Prescrizione crediti retributivi: arretrati salvi fino a fine lavoro
Due lavoratori hanno ottenuto il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. L'azienda ha eccepito la prescrizione dei crediti retributivi, sostenendo che il termine per richiedere le somme fosse già scaduto durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a causa della mancanza di stabilità reale nel rapporto di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del contratto. I lavoratori hanno quindi diritto a ricevere tutti gli arretrati maturati, poiché il timore di ritorsioni impedisce il decorso del tempo mentre il rapporto è ancora attivo.
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Prescrizione crediti da lavoro: quando partono i termini?
Un dipendente ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per il periodo svolto come apprendista, con il conseguente pagamento degli aumenti salariali arretrati. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto al pagamento fosse ormai scaduto per il tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha invece confermato che la prescrizione crediti da lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro se non esiste una tutela reale contro il licenziamento. Poiché le riforme del 2012 e 2015 hanno indebolito la stabilità del posto di lavoro, il dipendente agisce in una condizione di timore verso il datore. Di conseguenza, il termine per chiedere i soldi inizia a contare solo dal giorno in cui il rapporto di lavoro finisce. L'Azienda è stata condannata a pagare gli arretrati e le spese legali.
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Indebita induzione: concorso dell’imprenditore
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza cautelare emessa contro un imprenditore accusato di concorso in Indebita induzione. Il caso riguardava le presunte pressioni di un assessore comunale su un appaltatore per favorire l'azienda dell'indagato. La Suprema Corte ha stabilito che non è stato sufficientemente chiarito se l'intervento dell'imprenditore abbia effettivamente rafforzato il proposito criminoso del pubblico ufficiale o se il timore della vittima derivasse dal potere amministrativo o da influenze esterne.
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