LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Metus

105 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il timore reverenziale o la paura di subire ritorsioni, come il licenziamento, da parte del datore di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Appalto irregolare e differenze retributive: vince il lavoratore
Un lavoratore impiegato tramite appalti irregolari ottiene dal giudice il riconoscimento del rapporto di lavoro diretto con L'Azienda e la condanna generica al pagamento degli stipendi arretrati. Successivamente, Il Lavoratore avvia una nuova causa per ottenere la quantificazione precisa delle differenze retributive spettanti, pari a oltre sessantotto mila euro. L'Azienda si oppone sostenendo che i crediti fossero prescritti e che la richiesta fosse improcedibile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'Azienda. I giudici confermano che nei rapporti di lavoro privi di reale stabilità la prescrizione non decorre durante il servizio, a causa del timore del lavoratore di subire ritorsioni. Pertanto, L'Azienda deve versare integralmente le differenze retributive al dipendente.
Continua »
Stabilizzazione e Anzianità: la Cassazione Limita i Diritti dei Precari
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della Stabilizzazione e anzianità di servizio nel pubblico impiego. Un gruppo di lavoratori, stabilizzati da un Ente Locale dopo contratti a termine, aveva ottenuto il riconoscimento dell'anzianità di servizio dalla prima assunzione, un inquadramento superiore e un'indennità ad personam. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la stabilizzazione è una misura di favore, non una sanzione per abuso dei contratti a termine. Pertanto, l'inquadramento e l'anzianità decorrono dalle condizioni del bando di stabilizzazione. L'indennità ad personam non si applica e la prescrizione quinquennale non si sospende per i contratti a termine legittimi.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro pubblico impiego: il metus non conta
Una lavoratrice ha avuto un rapporto di lavoro subordinato di fatto con un'Amministrazione Pubblica, formalmente inquadrato come collaborazione. Il tribunale ha riconosciuto la natura subordinata ma ha applicato la prescrizione ai crediti retributivi, facendola decorrere durante il rapporto. La lavoratrice ha impugnato la decisione, sostenendo che la prescrizione crediti di lavoro pubblico impiego dovesse essere sospesa a causa della precarietà e del suo metus. La Corte di Cassazione ha confermato che nel pubblico impiego, anche se il rapporto è formalmente autonomo ma di fatto subordinato, la prescrizione decorre in costanza di rapporto. Questo perché manca l'aspettativa di stabilità e il metus, rilevante nel privato, non si applica nel pubblico a causa delle regole costituzionali sulle assunzioni.
Continua »
Prescrizione dei crediti di lavoro: il timore blocca i termini
Alcuni dipendenti hanno richiesto alla società datrice di lavoro il pagamento del compenso per la festività del 4 novembre relativo agli anni dal 2007 al 2012. L'azienda sosteneva la validità di un vecchio accordo integrativo che prevedeva la rinuncia a tale indennità e opponeva la prescrizione dei crediti retributivi maturati durante il rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha respinto il ricorso datoriale confermando che l'accordo integrativo aveva perso la sua ragione d'essere a seguito dell'adeguamento dei contratti nazionali. Inoltre, i giudici hanno ribadito il fondamentale principio sulla prescrizione dei crediti di lavoro: a seguito delle modifiche dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori introdotte dalla Legge Fornero, il rapporto a tempo indeterminato non gode più di una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, i diritti retributivi non prescritti al luglio 2012 decorrono solo dalla fine del rapporto lavorativo.
Continua »
Prescrizione crediti retributivi: vittoria del Ministero
Un collaboratore scolastico ha svolto mansioni di assistente amministrativo per oltre quindici anni tramite ripetuti contratti di collaborazione coordinata e continuativa. I giudici di merito hanno accertato la natura subordinata del rapporto e hanno condannato il Ministero a pagare le differenze stipendiali e contributive, ritenendo che la prescrizione crediti retributivi decorresse soltanto dalla cessazione finale dell'impiego. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero. I giudici supremi hanno chiarito che nel pubblico impiego la prescrizione quinquennale decorre mese per mese durante lo svolgimento del rapporto lavorativo e non dalla sua conclusione, poiché verso la Pubblica Amministrazione non sussiste il timore di ritorsioni o licenziamenti arbitrari.
Continua »
Prescrizione crediti retributivi: vittoria del lavoratore
Un dipendente ha agito in giudizio per ottenere il pieno computo del periodo di apprendistato nell'anzianità di servizio e il conseguente pagamento degli scatti retributivi non versati. L'azienda datrice di lavoro ha eccepito la prescrizione crediti retributivi, sostenendo che il termine quinquennale decorresse mese per mese durante lo svolgimento del rapporto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la condanna al pagamento di tutte le somme arretrate. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle modifiche legislative del 2012 e del 2015 sulle tutele contro i licenziamenti, il lavoratore non gode più di un regime di stabilità reale garantita. Il decorso del tempo resta quindi sospeso e scatta esclusivamente al momento della cessazione definitiva del contratto lavorativo.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: vittoria per i dipendenti
Alcuni dipendenti hanno citato in giudizio l'azienda datrice di lavoro per ottenere il computo dell'apprendistato nell'anzianità di servizio e il conseguente pagamento degli scatti retributivi arretrati. L'azienda sosteneva che le somme richieste fossero ormai estinte per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso aziendale, confermando che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato se mancano adeguate tutele contro il licenziamento illegittimo. I lavoratori conservano il diritto a richiedere tutte le differenze economiche non corrisposte, posticipando il conteggio dei termini alla fine definitiva del contratto.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: decorrenza e tutele
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato e il conseguente pagamento degli scatti stipendiali negati dal datore di lavoro. L'azienda si è opposta eccependo la prescrizione delle somme maturate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante lo svolgimento del rapporto lavorativo. A seguito delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il regime di tutela contro i licenziamenti illegittimi si è indebolito. Tale instabilità genera nel dipendente un fondato timore di ritorsioni contrattuali. Di conseguenza, i termini per richiedere gli stipendi arretrati iniziano a decorrere esclusivamente dalla cessazione definitiva del contratto di lavoro, garantendo piena tutela economica al dipendente.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: no al decorso in servizio
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità. L'azienda ha impugnato la decisione, eccependo anche la prescrizione dei crediti retributivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Questo perché, dopo le riforme del 2012 e del 2015, il rapporto a tempo indeterminato non è più assistito da una tutela di stabilità reale contro i licenziamenti illegittimi. Di conseguenza, il lavoratore, frenato dal timore di perdere il posto, non è libero di rivendicare i propri diritti durante il rapporto. L'azienda perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: stop durante il rapporto
Alcuni lavoratori hanno richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per il periodo di apprendistato svolto presso un'azienda di trasporti, con il conseguente pagamento degli scatti di stipendio arretrati. L'azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità delle clausole del contratto collettivo che escludevano l'apprendistato dal calcolo dell'anzianità. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Questo perché, dopo le riforme del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da una tutela di stabilità reale, esponendo il dipendente al timore di ritorsioni. L'azienda è stata condannata a pagare le differenze retributive e le spese legali.
Continua »
Estorsione o recupero crediti: la condanna per il silenzio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Estorsione ai danni di un imprenditore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La difesa sosteneva che la condotta andasse qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ipotizzando il recupero di un credito originario. I giudici hanno respinto questa tesi: le richieste di denaro erano sproporzionate rispetto al debito effettivo e l'imputato aveva imposto alla vittima di vendere la propria casa o di pagare un affitto per rimanervi. Inoltre, la presenza silenziosa dell'imputato durante le minacce dei complici, forte della sua nota influenza criminale sul territorio, è stata ritenuta idonea a incutere timore nella vittima. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e risarcire i danni alle parti civili.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: dipendente pubblico perde il bonus
Un ex dirigente pubblico ha chiesto la condanna dell'Amministrazione Pubblica al pagamento della retribuzione di risultato per l'anno 2009, contestando la minore somma liquidata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre anche durante il rapporto di lavoro, poiché non sussiste il timore di ritorsioni. Nel caso specifico, il termine di cinque anni ha iniziato a decorrere da febbraio 2011, momento del pagamento parziale, con la conseguenza che il diritto si era ormai estinto al momento della richiesta di pagamento inviata nel maggio 2016. La Corte ha inoltre precisato che il giudice può individuare autonomamente la data di inizio della prescrizione una volta sollevata l'eccezione.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: quando il tempo si ferma
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti di anzianità. L'Azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro. Infatti, a seguito delle riforme del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità reale. Di conseguenza, il timore del lavoratore di essere licenziato sospende il decorso del tempo. La prescrizione dei crediti retributivi inizia a decorrere soltanto dal momento della cessazione del rapporto di lavoro. L'Azienda è stata quindi condannata a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
Continua »
Prescrizione dei crediti retributivi: l’Azienda deve pagare
L'Azienda aveva concordato con i sindacati una riduzione dell'orario di lavoro in cambio della rinuncia dei dipendenti alla retribuzione aggiuntiva per la festività del 4 novembre. Successivamente, il contratto nazionale ha esteso la riduzione dell'orario a tutti i lavoratori, mantenendo però il diritto alla retribuzione della festività. I lavoratori hanno quindi richiesto il pagamento arretrato delle festività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che lo scambio originario aveva perso la sua causa concreta. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, poiché le riforme legislative del 2012 e del 2015 hanno rimosso la tutela reale forte contro i licenziamenti illegittimi, lasciando il lavoratore in una condizione di timore psicologico.
Continua »
Riqualificazione del rapporto di lavoro: stop ai finti autonomi
Una regista televisiva ha lavorato per anni per un'emittente con diciannove contratti di collaborazione autonoma. La lavoratrice ha chiesto la riqualificazione del rapporto di lavoro in subordinato a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno accolto la domanda, accertando che l'attività era diretta dall'azienda e che l'inerzia della dipendente non indicava una risoluzione per mutuo consenso, ma derivava dal timore di ritorsioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la subordinazione. La Corte ha stabilito che i limiti al risarcimento previsti per i contratti a termine non si applicano in caso di riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato fin dall'origine. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali e regolarizzare i contributi.
Continua »
Concorso in porto illegale di armi: risponde anche chi non spara
Un gruppo di persone ha organizzato una spedizione punitiva in un bar. Uno dei partecipanti portava una pistola ben visibile sulla cintura, usata per minacciare i presenti e per sparare tre colpi in aria all'esterno. Il Partecipe, giunto sul posto con un'auto diversa, ha contestato la custodia in carcere sostenendo di non sapere dell'arma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. La Corte ha stabilito che si configura il concorso in porto illegale di armi per chi partecipa a un'azione criminosa programmata che prevede l'uso di un'arma, anche se questa è nell'esclusiva disponibilità materiale di un altro complice.
Continua »
Lavoro carcerario: la Cassazione tutela i crediti dei detenuti
Un detenuto ha richiesto l'adeguamento della retribuzione per il lavoro carcerario svolto tra il 2007 e il 2020. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, ritenendo i crediti prescritti sul presupposto che l'attività fosse frazionata in distinti contratti a termine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il lavoro carcerario costituisce un rapporto unitario e continuativo legato al percorso rieducativo. Di conseguenza, la prescrizione dei crediti retributivi non decorre dalle interruzioni intermedie o dai turni di rotazione, ma inizia a decorrere soltanto dalla fine dello stato di detenzione o da eventi definitivi che impediscono la prosecuzione dell'attività. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Somministrazione di lavoro: abuso accertato ma crediti prescritti
Una lavoratrice ha svolto attività per un ente pubblico tramite dieci contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato per coprire carenze stabili di organico. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimi i contratti, riconoscendo il risarcimento e le differenze retributive, escludendo la prescrizione. L'ente pubblico ha fatto ricorso. La Cassazione ha confermato l'illegittimità della somministrazione di lavoro per esigenze non temporanee e la spettanza delle differenze retributive. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul tema della prescrizione: nel pubblico impiego privatizzato, la prescrizione dei crediti retributivi decorre anche durante il rapporto di lavoro, poiché la legge vieta la conversione a tempo indeterminato, eliminando il timore psicologico del licenziamento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Concorso in estorsione: basta la presenza sul posto
Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un indagato accusato di associazione per delinquere ed estorsione. Il tribunale riteneva le vittime inattendibili a causa di una faida e considerava la presenza dell'indagato sul luogo del delitto come una semplice presenza passiva non punibile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, accogliendo il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di un conflitto tra gruppi non rende automaticamente inattendibili le denunce, specie se supportate da video. Inoltre, la Corte ha stabilito che per configurare il concorso in estorsione non serve ricevere materialmente il denaro: basta la presenza non casuale sul posto che rafforzi l'azione del complice e aumenti il timore della vittima.
Continua »
Tentata concussione: assolto il sindaco che strappa il parere
Il Sindaco di un Comune viene accusato di tentata concussione ai danni del Segretario Comunale. Secondo l'accusa, il Sindaco avrebbe strappato un parere redatto dal Segretario e manifestato sfiducia tramite terzi per costringerlo a modificare un atto sul recupero dei gettoni di presenza dei consiglieri. Il Tribunale assolve l'imputato e la Procura ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che strappare un documento costituisce un mero gesto di stizza e non una minaccia idonea a coartare la volontà del Segretario. Inoltre, non vi è prova di pressioni o dell'invio di intermediari per intimidire la persona offesa. Di conseguenza, viene confermata l'assoluzione del Sindaco poiché mancano gli elementi tipici della costrizione o dell'induzione indebita.
Continua »