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Manleva

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874 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Garanzia impropria: chi paga può contestare il debito
Un'avvocatessa ha difeso due medici, poi assolti, in un processo per responsabilità medica. L'Azienda Sanitaria, tenuta a manlevare i medici per le spese legali, ha impugnato la parcella della professionista, ritenendola eccessiva. La Corte d'Appello ha ridotto il compenso. L'avvocatessa ha proposto ricorso in Cassazione, la quale ha confermato il diritto dell'Azienda Sanitaria, in virtù di una garanzia impropria, di contestare l'entità del debito principale. La Corte ha quindi respinto tutti i ricorsi, consolidando la decisione di ridurre il compenso.
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Nullità urbanistica: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la nullità di alcuni contratti di leasing immobiliare a causa di difformità urbanistiche. Il caso riguardava la vendita di unità immobiliari risultate non conformi al titolo edilizio originario. La Suprema Corte ha ribadito il principio, stabilito dalle Sezioni Unite, secondo cui la nullità urbanistica è di tipo 'testuale': il contratto è nullo solo se nell'atto non vengono menzionati gli estremi del titolo abilitativo (permesso di costruire, etc.). Se il titolo è menzionato, esiste ed è riferibile all'immobile, il contratto è valido, a prescindere da eventuali difformità non totali tra l'immobile e il progetto approvato.
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Responsabilità direttore lavori: la guida completa
Un direttore dei lavori è stato ritenuto responsabile in solido con l'appaltatore per vizi costruttivi derivanti dall'uso di un intonaco in condizioni climatiche avverse. La Cassazione ha confermato la sua colpa per omessa vigilanza, specificando che l'assenza dal cantiere non è una scusante. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo la copertura assicurativa, stabilendo che l'assicurazione deve coprire l'intera somma dovuta al danneggiato, e non solo la quota di responsabilità del professionista.
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Vizi della cosa locata e infiltrazioni da terzi
Un conduttore subisce danni da infiltrazioni provenienti dall'immobile di un terzo. La Corte d'Appello qualifica il problema come 'molestia di fatto' e non come 'vizi della cosa locata', escludendo la responsabilità del locatore. La Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso improcedibile per un vizio formale, senza entrare nel merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza degli adempimenti procedurali e la distinzione tra vizi intrinseci dell'immobile e turbative esterne.
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Vendita aliud pro alio: onere della prova del difetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso degli eredi di un acquirente di un autocaravan, risultato avere il telaio contraffatto. La Corte ha confermato la decisione d'appello, sottolineando che, in un caso di vendita aliud pro alio, l'onere di provare che il bene venduto era effettivamente quello difettoso ricade sull'acquirente. La mancata fornitura di tale prova ha portato al rigetto della domanda di risarcimento danni.
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Responsabilità professionale avvocato: onere della prova
Un'azienda ha citato in giudizio il proprio legale per non aver sollevato tempestivamente un'eccezione di decadenza in una causa di lavoro, subendo una condanna. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo che in tema di responsabilità professionale avvocato, il cliente ha l'onere di provare il nesso causale, ovvero che l'esito della causa sarebbe stato favorevole se il legale non avesse commesso l'errore. La Corte ha ritenuto che tale prova non fosse stata fornita, poiché la fondatezza dell'eccezione omessa era tutt'altro che certa.
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Responsabilità studio associato: il termine di decadenza
La Corte di Cassazione analizza la responsabilità dello studio associato, confermando che la responsabilità personale dei singoli professionisti è assimilabile a una garanzia legale simile alla fideiussione. Di conseguenza, si applica il termine di decadenza di sei mesi previsto dall'art. 1957 c.c. Tuttavia, la Corte chiarisce un punto cruciale: per interrompere tale termine, il creditore può agire indifferentemente contro lo studio (debitore principale) o contro il singolo professionista (garante). La sentenza di appello, che aveva dichiarato la decadenza perché l'azione era stata intentata solo contro i professionisti e non contro lo studio, è stata annullata.
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Rischio Assicurato: quando scatta la copertura?
Un Condominio subisce danni dal crollo di cornicioni a causa della cattiva manutenzione di una galleria di proprietà di un Ente Pubblico. L'Ente viene condannato al risarcimento ma la sua richiesta di manleva verso la Compagnia Assicurativa viene respinta in appello. La Cassazione interviene, chiarendo che per il rischio assicurato conta il momento in cui si verifica il danno (il crollo), non quello in cui è sorta la causa (il degrado). Cassa con rinvio la decisione sull'assicurazione.
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Concorso di colpa: tamponamento e velocità ridotta
Una sentenza della Corte d'Appello ha riformato una decisione di primo grado su un incidente stradale, introducendo il principio del concorso di colpa. Inizialmente, la responsabilità era stata attribuita interamente al conducente di un'auto che aveva tamponato un autoarticolato. La Corte ha invece stabilito una responsabilità del 70% per l'automobilista, a causa dell'eccesso di velocità, e del 30% per il conducente dell'autoarticolato, la cui marcia eccessivamente lenta e senza segnalazioni in galleria costituiva un ostacolo anomalo e pericoloso.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società immobiliare e un ente comunale, condannati in solido per i danni causati dal crollo di una strada, hanno presentato ricorso alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione perché i ricorrenti, pur avendo dichiarato di aver ricevuto notifica della sentenza d'appello, non hanno depositato la copia con la relativa prova di notifica. Questa omissione ha violato un preciso onere processuale, rendendo l'esame del merito impossibile.
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Responsabilità avvocato: nessun risarcimento se l’appello era perso
Un cliente ha citato in giudizio il proprio legale per negligenza professionale, dopo che un ricorso per cassazione era stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, escludendo la responsabilità dell'avvocato. La motivazione risiede nel fatto che, anche se il ricorso fosse stato redatto correttamente, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo a causa di un vizio insanabile nella difesa originaria. La sentenza chiarisce che non vi è diritto al risarcimento per responsabilità avvocato se il cliente non ha subito un danno effettivo, poiché l'esito negativo era inevitabile. Il fulcro della decisione è la mancanza del nesso di causalità tra l'errore del professionista e il pregiudizio lamentato.
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Lucro cessante: prova e risarcimento del danno
A seguito di danni da infiltrazioni che hanno reso un appartamento inagibile, il proprietario ha richiesto il risarcimento per la mancata locazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito i principi per la prova del lucro cessante, specificando che è sufficiente dimostrare la potenziale redditività dell'immobile al momento del danno, senza necessità di provare una sua pregressa locazione. La sentenza di merito è stata annullata per aver erroneamente interpretato le prove e per vizi procedurali, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Polizza fideiussoria: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un coobbligato contro una compagnia assicurativa che aveva escusso una polizza fideiussoria. Il caso evidenzia i limiti del giudizio di legittimità: non è possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti o l'interpretazione contrattuale operata dai giudici di merito, a meno di vizi motivazionali gravissimi. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio, ma di controllo sulla corretta applicazione della legge.
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Passaggio in giudicato: la sorte del coobbligato
Una federazione sportiva, condannata a pagare un'emittente televisiva, otteneva manleva da una fondazione. Solo un coobbligato appellava la sentenza, ma la Corte d'Appello riformava la decisione anche per la fondazione non appellante. La Cassazione cassa la sentenza, stabilendo il principio del passaggio in giudicato della decisione per la parte che non ha proposto impugnazione.
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Responsabilità custode giudiziario: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1756/2024, ha chiarito la portata della responsabilità del custode giudiziario per i danni causati a terzi dall'immobile affidatogli. Nel caso specifico di un allagamento, la Corte ha stabilito che il custode non può essere esonerato da responsabilità sulla base di una mera ipotesi di un fatto doloso di terzi non provato. La sua posizione implica un dovere di vigilanza e controllo, la cui violazione fa scattare la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c., a meno che non fornisca la prova rigorosa del caso fortuito.
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Rinuncia all’azione: chi paga le spese legali?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27697/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di spese processuali. Nel caso di una rinuncia all'azione, che equivale a un rigetto nel merito della domanda, il giudice non ha il potere di compensare le spese. La parte che rinuncia è tenuta a rimborsare integralmente le spese legali alla controparte. Questa decisione chiarisce che la rinuncia all'azione ha conseguenze legali diverse e più nette rispetto alla semplice rinuncia agli atti del giudizio.
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Responsabilità intermediario: la banca paga sempre?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un intermediario finanziario per i fondi sottratti da un suo promotore ai clienti, anche se il primo versamento era avvenuto prima dell'assunzione ufficiale. La Corte ha stabilito che l'incarico conferito dalla banca ha un "effetto sponsor", rafforzando la fiducia dei risparmiatori e impedendo loro di recuperare tempestivamente le somme. La decisione ribadisce il principio della responsabilità oggettiva della banca per gli illeciti commessi dai suoi preposti nell'esercizio delle loro funzioni.
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Soccombenza virtuale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito. Dopo una transazione con un cliente, la Corte d'Appello aveva deciso sulle spese applicando il principio di soccombenza virtuale. La banca ha impugnato questa decisione entrando nel merito di una domanda di manleva ormai superata, invece di contestare il criterio di ripartizione delle spese, commettendo un errore che ha reso il ricorso inammissibile.
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Regresso condizionale: sì all’azione prima del pagamento
Una compagnia assicurativa, che aveva prestato fideiussione per una società, si oppone a una cartella esattoriale e agisce in regresso contro la società garantita prima di pagare. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'opposizione perché notificata all'ente creditore invece che all'agente di riscossione. Tuttavia, accoglie il ricorso sulla domanda accessoria, affermando la legittimità dell'azione di regresso condizionale, esperibile anche prima del pagamento per motivi di economia processuale.
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Mancata risposta all’interrogatorio: non è confessione
La Corte d'Appello di Cagliari conferma la risoluzione di un contratto di locazione per morosità, rigettando l'appello del conduttore. La sentenza chiarisce che la mancata risposta all'interrogatorio formale di un terzo chiamato in causa non costituisce una confessione automatica. Il giudice deve valutare tale comportamento discrezionalmente, insieme a tutte le altre prove, che nel caso di specie erano sufficienti a smentire la tesi dell'appellante circa un presunto accordo sulla responsabilità del pagamento dei canoni.
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