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Manleva

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874 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: come estingue il processo
Una complessa vicenda legale riguardante un risarcimento danni, cessioni di credito e un fallimento societario si conclude inaspettatamente davanti alla Corte di Cassazione. Le parti raggiungono un accordo stragiudiziale, portando alla rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente. La Corte, prendendo atto della rinuncia formalmente perfetta, dichiara l'estinzione del processo, chiudendo definitivamente la controversia senza una pronuncia nel merito e compensando le spese.
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Eccezione di incompetenza: tutti i fori alternativi
Una professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro la propria compagnia assicurativa, la quale solleva un'eccezione di incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della professionista, stabilendo che l'eccezione è inammissibile. La Corte chiarisce che la parte che eccepisce l'incompetenza deve contestare la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge, non solo quello della propria sede. La mancata contestazione completa rende l'eccezione tamquam non esset, radicando la competenza presso il giudice adito.
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Responsabilità gestore idrico: chi paga i danni?
Un privato subisce danni da infiltrazioni a causa del malfunzionamento della rete fognaria e cita in giudizio la società di gestione. Quest'ultima tenta di scaricare la colpa sul Comune, proprietario della rete. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso, ha confermato il principio secondo cui la responsabilità del gestore idrico deriva dalla sua funzione di 'custode' della rete, ai sensi dell'art. 2051 c.c., indipendentemente dalla proprietà formale dell'infrastruttura.
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Responsabilità avvocato: negligenza e chance persa
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un legale per responsabilità professionale avvocato a causa di una tardiva costituzione in giudizio che ha causato un danno da perdita di chance ai suoi clienti. L'ordinanza rigetta anche la richiesta di manleva nei confronti dell'assicurazione, sottolineando l'obbligo del professionista di dichiarare i rischi noti al momento della stipula della polizza. Il ricorso è stato respinto su tutti i fronti, consolidando principi chiave in materia di negligenza professionale e contratti assicurativi.
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Separazione e ipoteca: l’accordo atipico perde
La Cassazione chiarisce la natura giuridica del trasferimento immobiliare in sede di separazione. Quando si intrecciano separazione e ipoteca, l'accordo tra coniugi è considerato un contratto atipico e non una convenzione matrimoniale. Pertanto, per essere opponibile ai creditori terzi, è necessaria la trascrizione nei registri immobiliari. Se un'ipoteca viene iscritta prima della trascrizione, questa prevale, e il coniuge acquirente non può contestarla validamente.
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Colpa del venditore: presunzione e prova liberatoria
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di vendita di un bene difettoso, la colpa del venditore è presunta. Spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con la normale diligenza per evitare il danno. La sentenza analizza anche il risarcimento del danno da "fermo tecnico", specificando che non è automatico (in re ipsa), ma deve essere provato dall'acquirente. Il caso riguardava la vendita e installazione di un cambio difettoso su un autocarro, con il venditore che aveva ritardato la sostituzione del pezzo nonostante le continue lamentele del cliente.
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Integrazione del contraddittorio: l’ordine della Corte
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto l'integrazione del contraddittorio nei confronti di una società originariamente parte di una causa per risarcimento danni contro un Comune. La Corte ha rilevato che, nonostante l'intervento nel processo di una nuova società quale suo successore, la società originaria non era mai stata formalmente estromessa dal giudizio. Pertanto, per garantire la corretta composizione del processo, è stato ordinato di notificare il ricorso anche a quest'ultima, fissando un termine per l'adempimento.
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Responsabilità professionista: immobile non frazionabile
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del professionista per un frazionamento immobiliare eseguito in modo non conforme. Anche se l'irregolarità è stata sanata in seguito, il tecnico è tenuto a risarcire i danni derivanti dall'invalidità originaria dell'atto. La sentenza chiarisce che l'interesse ad agire degli acquirenti sussiste per i costi sostenuti, consolidando il principio di diligenza professionale. È stata inoltre rettificata la condanna alle spese legali, estendendola in solido a tutti gli appellanti soccombenti.
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Indebito arricchimento: la prova dell’incarico P.A.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32662/2024, si è pronunciata sul tema dell'indebito arricchimento nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il caso riguarda due professionisti che avevano richiesto un compenso per un'attività di progettazione svolta senza un contratto formale. La Corte ha confermato la decisione di merito, riconoscendo l'indennizzo solo per la parte di attività per cui era provato un vantaggio diretto per l'ente. Per la restante attività, svolta su incarico di una società terza, la domanda è stata respinta, sottolineando l'importanza cruciale della prova del conferimento diretto dell'incarico per poter agire per indebito arricchimento.
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Onere della prova: il danno va dimostrato sempre
Una società di servizi ha citato in giudizio una cooperativa per il danneggiamento di un quadro elettrico, caduto durante la movimentazione da parte di un dipendente. La richiesta di risarcimento per la sostituzione integrale è stata respinta sia in primo che in secondo grado per carenza probatoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'attore non ha adempiuto al proprio onere della prova, non dimostrando il danno effettivo ai componenti interni del quadro, ma solo l'ammaccatura dell'involucro esterno. La sentenza ribadisce il principio che il danno non è mai presunto, ma deve essere concretamente provato (danno-conseguenza).
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Servitù di passaggio: i limiti della prova testimoniale
Una società costruttrice veniva citata in giudizio per aver ecceduto i limiti di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31778/2024, ha rigettato i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: la prova testimoniale non può creare o modificare una servitù (che richiede un atto scritto), ma è ammissibile per chiarire le modalità pratiche con cui le parti originarie avevano concordato di esercitarla, soprattutto se l'atto costitutivo è generico. La decisione bilancia il rigore formale con le esigenze pratiche di esecuzione del diritto.
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Dolo incidente: conoscenza debiti esclude risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente di quote sociali che lamentava un dolo incidente da parte dei venditori per la presenza di debiti fiscali non dichiarati. La richiesta di risarcimento è stata respinta poiché l'acquirente, in quanto socio di un'altra società che già deteneva il 50% del capitale, era in condizione di conoscere la situazione debitoria. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso anche in virtù del principio della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado basate sulla medesima valutazione dei fatti.
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Indennità per mancata riconsegna: chi prova cosa?
Una società, successore di un ex conduttore di un cinema, è stata citata per l'indennità di occupazione relativa al periodo 2002-2014, nonostante il contratto fosse scaduto nel 1990. Un precedente giudicato aveva già stabilito il diritto al risarcimento. La Cassazione ha respinto il ricorso della società, chiarendo che l'onere di provare l'avvenuta restituzione del bene grava sull'ex conduttore. La Corte ha confermato che l'indennità per mancata riconsegna è dovuta fino a tale prova, indipendentemente da eventuali cessioni a terzi.
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Legittimazione amministratore condominio: la Cassazione
Una società costruttrice ricorre in Cassazione contro la condanna al risarcimento danni per gravi vizi in un condominio. La Corte conferma la legittimazione amministratore condominio ad agire per i difetti originati nelle parti comuni, anche se causano danni alle proprietà private, quando l'edificio è compromesso nella sua unitarietà. Accoglie invece il motivo sul compenso non dovuto al professionista per l'attività di mediazione immobiliare svolta senza iscrizione all'albo.
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Responsabilità condominio: chi paga per i danni?
Un condòmino subisce danni al proprio appartamento a causa di lavori di ristrutturazione della facciata condominiale. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, conferma la responsabilità del condominio in solido con l'impresa appaltatrice. Il provvedimento chiarisce che il condominio, in qualità di custode delle parti comuni, ha una responsabilità oggettiva ai sensi dell'art. 2051 c.c. e può essere esonerato solo provando il caso fortuito, non essendo sufficiente il semplice trasferimento della custodia all'appaltatore.
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Onere impugnazione: chi paga per la buca stradale?
Un automobilista, danneggiato da una buca, ha citato in giudizio il Comune. Quest'ultimo ha chiamato in causa una società energetica, che a sua volta ha coinvolto un'impresa di costruzioni. In primo grado, solo le due società sono state condannate. In appello, la società energetica è stata assolta. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'automobilista aveva un onere di impugnazione contro l'assoluzione del Comune per evitare che diventasse definitiva, essendo risultato parzialmente soccombente nei suoi confronti.
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Sentenza inesistente: non fa prova dei fatti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza inesistente, emessa nei confronti di una società già cancellata dal registro delle imprese, non può essere utilizzata come prova per considerare 'incontroversi' i fatti in un successivo giudizio. Il caso riguardava una richiesta di manleva da parte di un'impresa appaltatrice verso gli ex soci di una subappaltatrice, basata su una precedente condanna pronunciata contro la società ormai estinta. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, che aveva erroneamente ritenuto la sentenza inesistente valida ai fini della ricostruzione dei fatti, e ha rinviato il caso per un nuovo esame del merito senza poter fare affidamento su tale provvedimento.
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Ricorso incidentale tardivo: conseguenze processuali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze del ricorso incidentale tardivo, dichiarandolo inammissibile. L'ordinanza analizza il caso di una società che, avendo proposto impugnazione oltre i termini, ha causato l'abbandono del ricorso principale da parte della controparte, con la conseguente condanna alle spese. La decisione sottolinea il rigore dei termini processuali e il loro impatto sull'esito del giudizio.
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Responsabilità progettista: quando risponde dei danni
Un professionista è stato citato in giudizio dai propri clienti dopo che una costruzione, realizzata sulla base del suo progetto, è risultata violare le distanze legali dal confine. La Corte di Cassazione ha confermato la piena responsabilità progettista per l'inadeguatezza tecnica e giuridica dell'elaborato, escludendo un concorso di colpa dei committenti. Tuttavia, la Corte ha cassato la sentenza d'appello per un errore procedurale, avendo quest'ultima erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di gravame relativo alla quantificazione del danno, e ha rinviato il caso per una nuova valutazione sul punto.
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Integrazione contraddittorio: notifica mancata
La Cassazione ordina l'integrazione del contraddittorio per mancata notifica del ricorso a una compagnia assicurativa, litisconsorte necessario. Il caso nasce da una rinuncia all'appello seguita da condanna alle spese, ora impugnata. La Corte ha rinviato la causa per sanare il difetto procedurale.
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