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Lieve Entità — Anno 2024

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81 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità: la valutazione complessiva del fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Viene ribadito che per il riconoscimento della lieve entità del reato è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, quali mezzi, modalità, quantità e qualità della sostanza. La professionalità dimostrata nell'attività di spaccio è stata ritenuta un elemento sufficiente a escludere la configurabilità dell'ipotesi attenuata.
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Lieve entità spaccio: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si ribadisce che per la configurazione della lieve entità spaccio è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi (quantità, qualità, mezzi, modalità), e la presenza di professionalità nell'attività è sufficiente a escludere tale ipotesi meno grave.
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Interesse ad impugnare: la Cassazione sul fatto lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la riqualificazione di un reato di spaccio in fatto di lieve entità. L'indagato, sottoposto a divieto di dimora, non aveva un concreto interesse ad impugnare, poiché la modifica della qualificazione giuridica non avrebbe comunque impedito l'applicazione della misura cautelare in atto. La mancanza di un vantaggio pratico rende l'impugnazione un mero esercizio teorico.
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Lieve entità: quando lo spaccio è reato minore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23614/2024, ha annullato una condanna per spaccio di stupefacenti, riaffermando i principi per il riconoscimento del reato di lieve entità. Il caso riguardava un individuo trovato in possesso di 61 dosi di cocaina (8,87 gr. di principio attivo) e 183,50 euro. La Suprema Corte ha stabilito che né il dato quantitativo né la somma di denaro sono di per sé sufficienti a escludere la fattispecie attenuata. La motivazione deve essere completa e non può basarsi su mere enunciazioni, come l'inserimento in una 'piazza di spaccio', senza fornire prove concrete del contesto organizzativo. La sentenza ribadisce che anche un'attività non occasionale può rientrare nella lieve entità se mancano indici di particolare gravità.
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Speciale tenuità e droga: non è automatica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ha stabilito che la qualificazione del reato come 'lieve entità' non comporta l'automatica applicazione dell'attenuante della 'speciale tenuità' del lucro, la quale richiede una prova specifica da parte del ricorrente, in questo caso mancante. Il ricorso è stato respinto in quanto basato su mere doglianze di fatto.
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Porto di armi improprie: il caso del martello
Un uomo viene condannato per il porto di armi improprie dopo essere stato trovato con un martello da muratore in tasca. La Corte di Cassazione conferma che un martello, se portato senza giustificato motivo, integra il reato. Tuttavia, annulla la sentenza limitatamente alla pena, poiché i giudici di merito non hanno adeguatamente motivato la scelta di applicare sia l'arresto che l'ammenda, nonostante fosse stata riconosciuta la lieve entità del fatto, che avrebbe consentito la sola pena pecuniaria.
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Lieve entità: quando è esclusa per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando la decisione dei giudici di merito di escludere l'ipotesi di lieve entità. La valutazione si è basata su un'analisi complessiva degli indici sintomatici: la quantità rilevante della sostanza, la sua suddivisione in dosi nascoste in più punti dell'abitazione e lo stato di disoccupazione dell'imputato, considerato indicativo del fatto che vivesse dei proventi dell'attività illecita.
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Rito abbreviato: la scelta preclude il patteggiamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21511/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La scelta del rito abbreviato, secondo la Corte, comporta una rinuncia implicita alla richiesta di patteggiamento, rendendo irrilevante un eventuale diniego ingiustificato del PM. La Corte ha inoltre confermato la gravità del reato, escludendo l'ipotesi di 'lieve entità' e negando le attenuanti generiche per mancanza di elementi positivi.
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Lieve entità: quando la quantità di droga non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di stupefacenti, confermando che la qualificazione del reato come fatto di lieve entità non può basarsi solo sulla quantità della sostanza. La decisione sottolinea la necessità di una valutazione complessiva che includa altri elementi indicativi dell'attività di spaccio, come il possesso di denaro in piccolo taglio, bilancini di precisione e sostanze da taglio, che nel caso di specie erano stati correttamente considerati dai giudici di merito.
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Violazione arresti domiciliari: carcere se non lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura cautelare dalla detenzione domiciliare al carcere per un individuo che si era ripetutamente allontanato senza autorizzazione. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione degli arresti domiciliari non era di 'lieve entità', data la recidiva, l'atteggiamento di sfida verso le autorità e la comprovata pericolosità sociale del soggetto, rendendo la misura domiciliare inadeguata.
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Riduzione pena rito abbreviato: il calcolo in appello
Un imputato, condannato per reati di droga, ottiene in appello una riqualificazione del reato in 'lieve entità' con conseguente diminuzione della pena. Ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione della riduzione pena rito abbreviato. La Suprema Corte rigetta il ricorso, spiegando che la riduzione era implicita nel calcolo finale. La sentenza della Corte d'Appello, sebbene non menzionasse esplicitamente lo sconto di pena, era matematicamente corretta e coerente, avendo rideterminato la sanzione già comprensiva del beneficio del rito speciale.
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Spaccio lieve entità: Cassazione e criteri di valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina e hashish. La richiesta di riqualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta sulla base della quantità non modesta delle sostanze, del possesso di un bilancino di precisione e di un quaderno contabile, elementi che indicano un'attività organizzata e non occasionale, incompatibile con la fattispecie di minor gravità.
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Lieve entità: quando è esclusa nello spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava l'ipotesi di lieve entità a un soggetto trovato in possesso di 101 dosi di cocaina in una nota piazza di spaccio. La Corte ha ritenuto irrilevanti le censure dell'imputato, valorizzando la quantità, la suddivisione della sostanza e la recidività del comportamento nello stesso luogo come elementi sufficienti a escludere la particolare tenuità del fatto.
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Lieve entità: quando è esclusa per lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio. La richiesta di applicare l'attenuante della lieve entità è stata respinta perché l'attività illecita era ben strutturata, organizzata e sistematica, rifornendo una vasta clientela con cocaina e marijuana. Tale organizzazione dimostra un'offensività non minima, rendendo inapplicabile il beneficio.
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Lieve entità droga: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che per il riconoscimento della 'lieve entità' del fatto è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi, e che anche un solo aspetto negativo, come la professionalità dell'azione, è sufficiente a escludere tale ipotesi meno grave. Confermato anche il corretto operato dei giudici di merito sulla recidiva e sulle attenuanti generiche.
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Lieve entità: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio di stupefacenti. Per uno, la richiesta di riconoscere la lieve entità del fatto viene respinta perché costituisce una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità. Per l'altro, il ricorso è inammissibile poiché i motivi sono stati proposti per la prima volta in Cassazione. Entrambi vengono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Speciale tenuità e spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina un caso di spaccio di stupefacenti in un parco pubblico, pronunciandosi sull'inapplicabilità dell'attenuante della speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.) al reato continuato. La Corte chiarisce che, per valutare la tenuità, non si deve considerare il singolo episodio di spaccio, ma l'intera attività criminosa programmata, che nel caso di specie mirava a un guadagno non marginale. La sentenza conferma anche la decisione della Corte d'Appello che aveva qualificato i fatti come di 'lieve entità' (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90) e respinto l'aggravante della prossimità a scuole.
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Recidiva e stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità' del fatto e applicava l'aggravante della recidiva, ritenendo il precedente per furto un reato della 'stessa indole'. Il ricorso è stato respinto per la sua genericità, non avendo contestato in modo specifico le logiche motivazioni della sentenza impugnata.
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Lieve entità nello spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina, che chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità'. La Corte ha ribadito che tale qualifica non può derivare solo dalla quantità di droga, ma richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi, come la durata, la professionalità e la sistematicità dell'attività. Nel caso specifico, l'incessante commercio e l'organizzazione, seppur rudimentale, sono stati considerati ostativi al riconoscimento della lieve entità.
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Lieve entità: quando non si applica per la droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di non applicare l'ipotesi di lieve entità in un caso di spaccio. La valutazione si è basata non solo sulla quantità di principio attivo, ma anche sul numero di dosi ricavabili (131), sulla non occasionalità della condotta e sul legame dell'imputato con un circuito criminale più vasto. Anche le attenuanti generiche sono state negate a causa dei precedenti penali.
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