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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Dosimetria della pena: reato lieve ma sanzione vicina al massimo
L'Imputato deteneva novantuno grammi lordi di cocaina e tentava di disfarsene alla vista delle forze dell'ordine. I giudici d'appello hanno riqualificato il fatto come reato di lieve entità, infliggendo una condanna a un anno e otto mesi di reclusione e quattromila euro di multa. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'eccessiva severità e sostenendo che una pena vicina al massimo edittale fosse contraddittoria rispetto alla qualificazione attenuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La dosimetria della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La quantità di sostanza e i canali stabili di rifornimento giustificano una sanzione rigorosa anche all'interno della fattispecie lieve.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: contanti e quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'indagato contestava la destinazione della droga alla vendita e chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la piena responsabilità penale. A carico dell'uomo pesavano elementi inequivocabili: l'ingente peso della droga, il mancato reddito personale a supporto dell'acquisto, il possesso di denaro contante in banconote di piccolo taglio e la totale assenza di prove sull'uso personale. La Suprema Corte ha escluso la lieve entità poiché la considerevole quantità di stupefacente neutralizza ogni altro elemento difensivo, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Marijuana e bilancino: ammessa la particolare tenuità del fatto
Un individuo deteneva ventidue grammi di marijuana tra persona e abitazione, insieme a un bilancino di precisione. I giudici di merito lo hanno condannato per cessione di stupefacenti di lieve entità, escludendo l'uso personale e negando la particolare tenuità del fatto sul solo presupposto dell'avvenuto smercio. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, contestando la destinazione allo spaccio e l'omessa valutazione dell'offensività minima della condotta. La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di rivalutare le prove materiali, ma ha accolto il ricorso sul mancato riconoscimento della causa di non punibilità. I giudici di secondo grado hanno usato una motivazione apparente, omettendo l'analisi globale del danno effettivo e delle modalità della condotta, disponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Ricorso per Cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'Imputato ha concordato una pena mediante patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, ottenendo la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha proposto un ricorso per Cassazione contro patteggiamento lamentando difetti di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione delle sentenze concordate è limitata a casi tassativi. Inoltre, l'imputato non vantava alcun interesse a ricorrere, avendo ottenuto proprio la riqualificazione favorevole concordata tra le parti. La Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti negata per 1366 dosi
L'imputato ha subito una condanna per il possesso illecito di oltre mezzo chilo di cocaina, pari a 1366 dosi medie singole. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di stupefacenti e contestando l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha ritenuto corretto il rifiuto della fattispecie attenuata a causa del rilevante peso della sostanza, del grado di purezza e delle concrete modalità della condotta. Inoltre, la pena risultava già applicata nella misura minima prevista dalla legge. La decisione ha comportato la definitiva conferma della condanna penale a carico dell'imputato, unitamente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rete transfrontaliera e lieve entità stupefacenti: ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di droga in concorso. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità stupefacenti e il calcolo della pena inflitta. I giudici di merito avevano accertato una complessa operazione criminale transfrontaliera, gestita da più soggetti con ruoli ben distinti, oltre al notevole dato quantitativo e qualitativo della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti senza formulare critiche giuridiche mirate. L'Imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione conferma gravità oltre la singola dose
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato, escludendo la "lieve entità", basandosi su un'ampia valutazione della condotta. L'imputata contestava l'uso di prove già giudicate e la motivazione sulla gravità. La Cassazione ha confermato che la valutazione della gravità dello spaccio di stupefacenti deve considerare tutti gli elementi, come la frequenza, la capacità di approvvigionamento e la rete di vendita, non solo la quantità singola. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: i limiti del ricorso
L'Imputato concordava una pena su richiesta per reati legati agli stupefacenti tramite patteggiamento. Successivamente proponeva impugnazione in Cassazione contestando la qualificazione del fatto e la mancata motivazione sulla fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito i confini del Patteggiamento e ricorso in Cassazione: a seguito delle modifiche legislative, la qualificazione giuridica può essere contestata solo in presenza di un errore palese ed evidente. Non è consentito rimettere in discussione l'accordo dopo aver concordato la sanzione. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità spaccio stupefacenti esclusa per somme ingenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per detenzione e cessione di metanfetamina. L'imputato richiedeva la riqualificazione della condotta nell'ipotesi più favorevole di lieve entità spaccio stupefacenti e contestava la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio della lieve entità presuppone una minima offensività complessiva dell'azione penale. Nel caso specifico, la quantità non minimale di droga detenuta, la cessione documentata di ulteriore sostanza e il rinvenimento di un'ingente somma di denaro provento del reato escludono in radice la possibilità di considerare il fatto di modesta portata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità escluso per 576 dosi di eroina
L'Imputato trasportava eroina sufficiente per confezionare 576 dosi singole. La difesa ha chiesto di riqualificare il reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo un ruolo marginale rispetto al guidatore del veicolo e invocando le attenuanti generiche. I giudici di merito hanno negato entrambi i benefici a causa del cospicuo quantitativo di droga e della recidività immediata dell'uomo, scarcerato appena tre giorni prima del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese di giudizio unitamente a una sanzione pecuniaria.
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Rinnovazione istruttoria: prescrizione vs condanna nello spaccio lieve
Un Lavoratore, inizialmente assolto per spaccio di stupefacenti di lieve entità, è stato poi ritenuto responsabile in appello, ma il reato è stato dichiarato prescritto. Il Lavoratore ha contestato la mancata Rinnovazione istruttoria dibattimentale in appello, mentre il Procuratore Generale ha impugnato la qualificazione del fatto come di "lieve entità". La Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha stabilito che la rinnovazione delle prove non è necessaria quando il giudice d'appello dichiara la prescrizione del reato, poiché questa è una forma di proscioglimento e non una condanna. Ha inoltre confermato la correttezza della valutazione di "lieve entità" per lo spaccio, ritenendola insindacabile.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: ricorso respinto
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Torino, la quale confermava la loro condanna per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. I ricorrenti contestavano la ricostruzione della loro responsabilità, il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche, oltre a vizi di motivazione sulle pene inflitte. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I motivi presentati risultavano generici, privi di reale confronto critico con la sentenza d'appello e orientati a richiedere un nuovo giudizio sul merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. I ricorrenti hanno subito la condanna definitiva e il pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la decisione della Cassazione
L'Imputato viene condannato dai giudici di merito per il reato di spaccio di lieve entità dopo essere stato notato dalla polizia mentre scambiava piccoli oggetti in auto in cambio di denaro. La difesa propone ricorso in Cassazione lamentando l'errata ricostruzione dei fatti, la mancata concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità e il rifiuto di sostituire la pena con il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il motivo sulla ricostruzione dei fatti, poiché spetta solo ai giudici di merito valutare le prove. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sui restanti punti: rileva una chiara contraddizione nell'escludere le attenuanti e censura la mancanza di motivazione sul lavoro di pubblica utilità. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Reato Continuato: La Cassazione valuta la gravità dei fatti di droga
L'Imputata ha impugnato la decisione sul calcolo della pena per reati di traffico di stupefacenti, chiedendo una diversa applicazione del reato continuato. Il giudice dell'esecuzione aveva unificato le pene, ma l'Imputata contestava l'aumento di pena stabilito per uno dei reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'aumento era corretto, poiché i reati, pur simili, avevano gravità diverse. In particolare, uno dei reati non era di lieve entità, ma frutto di un'attività organizzata di smercio di droga, giustificando un aumento di pena superiore a quello applicato per un altro reato precedentemente riconosciuto come meno grave.
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Spaccio di lieve entità: poche dosi ma maxi traffico
Un uomo è stato fermato con modiche dosi di eroina e un telefono cellulare. Le indagini successive hanno svelato una costante attività di cessione a più acquirenti per un totale di circa 256 grammi di droga distribuiti nel tempo. Il Tribunale del riesame ha negato la configurabilità dell'ipotesi di spaccio di lieve entità, mantenendo la misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo la modesta entità dei singoli episodi e l'assenza di un'organizzazione strutturata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la cessione continuativa, la disponibilità di scorte e il quantitativo complessivo escludono la minima offensività del fatto.
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Coltello nascosto: negata la Particolare tenuità del fatto in Cassazione
Un Lavoratore ha impugnato una sentenza che non gli riconosceva la particolare tenuità del fatto per aver portato un coltello a serramanico. La Corte d'Appello aveva già escluso questa possibilità, considerando il coltello uno strumento offensivo con potenziale lesivo, portato nascosto e in circostanze sospette. La Corte di Cassazione ha confermato questa valutazione. Ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la gravità del fatto escludeva sia la particolare tenuità del fatto sia la lieve entità dell'azione. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: spaccio lieve o grave?
Un imputato, condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73 d.P.R. 309/1990), ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato contestava la sua responsabilità, sostenendo un uso curativo della sostanza, e chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto le argomentazioni aspecifiche e ripetitive, confermando che la grande quantità di droga (oltre 900 dosi) e gli strumenti trovati indicavano spaccio, non uso personale. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Spaccio di lieve entità escluso per 110 grammi di eroina
Un corriere trasportava 110 grammi di eroina, pari a circa 494 dosi singole, tra due diverse città per conto di terzi. L'imputato chiedeva di derubricare il fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della droga e il ruolo attivo di collegamento tra piazze di spaccio dimostrano legami non occasionali con ambienti criminali. Queste circostanze escludono categoricamente la minore gravità del fatto.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: custode condannato
Un uomo custodiva nel proprio garage un ingente quantitativo di droga appartenente a un complice e ne prelevava porzioni non destinate all'uso personale. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, escludendo l'attenuante della lieve entità. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di essere un semplice custode e invocando una minore gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il ruolo attivo di custodia superano la soglia della minima offensività. La Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la decisione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e lamentando un calcolo eccessivo della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi attenuata richiede una valutazione globale di mezzi, modalità e sostanze: l'organizzazione professionale della condotta esclude in radice la minima offensività del fatto. Inoltre, la quantificazione della pena fissata vicino al minimo edittale non necessita di motivazioni minuziose da parte dei giudici di merito. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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