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Licenziamento Collettivo

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento collettivo: legittima la scelta aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo ad alcune sedi. La Corte ha ritenuto che tale scelta fosse giustificata da ragioni oggettive di natura tecnica, organizzativa e produttiva, come la distanza geografica e la non fungibilità delle mansioni, escludendo la natura discriminatoria della procedura.
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Licenziamento collettivo: legittima la scelta per sedi
Un gruppo di dipendenti di una società di contact center ha impugnato il proprio licenziamento, sostenendo l'illegittimità della procedura di licenziamento collettivo perché limitata alla loro sede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive se tale scelta è supportata da oggettive e comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle professionalità.
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Licenziamento collettivo: come si contano gli esuberi?
Un ex dipendente di un istituto di credito ha impugnato il proprio licenziamento, avvenuto nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo. Sosteneva che la procedura fosse fittizia, poiché la maggior parte degli esuberi dichiarati aveva già aderito a piani di esodo volontario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i lavoratori che hanno accettato un incentivo all'esodo, ma il cui rapporto di lavoro non è ancora formalmente cessato, possono essere legittimamente inclusi nel calcolo degli esuberi all'avvio della procedura.
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Comunicazione licenziamento collettivo: i requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10209/2024, ha ribadito l'importanza della completezza nella comunicazione del licenziamento collettivo. Un'azienda è stata condannata al pagamento di un'indennità per non aver allegato alla comunicazione finale la documentazione che provava le ragioni della scelta di un dipendente rispetto a un altro. La Corte ha chiarito che non basta enunciare i criteri, ma è necessario provarne l'applicazione per garantire la trasparenza e il diritto di difesa del lavoratore.
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Comunicazione licenziamento collettivo: profili e validità
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo indicando solo i livelli contrattuali del personale in esubero. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei licenziamenti, stabilendo che la comunicazione di licenziamento collettivo deve obbligatoriamente specificare i 'profili professionali' dettagliati. Questa specificità è essenziale per garantire la trasparenza e permettere un controllo effettivo da parte dei sindacati, rendendo la procedura altrimenti viziata.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e onere
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo. L'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli della sede in chiusura, senza estendere la comparazione a tutti i dipendenti con mansioni omogenee nell'intera organizzazione. La Corte ha ribadito che, in assenza di un accordo sindacale sui criteri, la platea dei licenziandi deve includere l'intero complesso aziendale, respingendo le giustificazioni della società basate su un presunto rifiuto al trasferimento dei dipendenti.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se limitato
La Corte di Cassazione conferma che un licenziamento collettivo è illegittimo se l'azienda limita la platea dei lavoratori a una sola sede, senza confrontare i profili professionali fungibili presenti in altre unità produttive. Tale violazione dei criteri di scelta comporta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
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Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10177/2024, ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo a causa dell'illegittimità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La Suprema Corte ha ribadito che i criteri di scelta licenziamento devono essere oggettivi, verificabili e trasparenti, non potendo basarsi su descrizioni generiche di competenze o valutazioni discrezionali. È stato sottolineato che la comparazione dei lavoratori deve avvenire su base ampia, considerando la fungibilità delle mansioni nell'intero complesso aziendale.
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Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura collettiva, ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento, ritenendo i criteri di scelta licenziamento utilizzati dall'azienda generici e discrezionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda e ribadendo il principio fondamentale secondo cui tali criteri devono essere sempre oggettivi, trasparenti e verificabili.
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Criteri licenziamento collettivo: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo, giudicando illegittimi i criteri di scelta adottati da un'azienda perché generici e discrezionali. La sentenza sottolinea che i criteri di licenziamento collettivo devono essere oggettivi, trasparenti e verificabili, non potendo basarsi su vaghe descrizioni di competenze o macchinari, per garantire un controllo effettivo e tutelare i lavoratori. L'onere di dimostrare la corretta applicazione di tali criteri spetta interamente al datore di lavoro.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se limitato
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la selezione dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti di una sede in chiusura. Secondo la Corte, in assenza di comprovate ragioni tecniche e organizzative, la platea di comparazione deve estendersi all'intero complesso aziendale, includendo tutti i lavoratori con professionalità fungibili. La violazione di questo principio comporta l'applicazione della tutela reintegratoria.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta corretti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10083/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti della sede produttiva soppressa. La Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo sindacale, i criteri di scelta legali devono essere applicati comparando tutti i lavoratori con professionalità omogenee dell'intero complesso aziendale, non potendo l'azienda restringere arbitrariamente l'ambito di selezione per motivi di costi o per un presunto rifiuto non provato al trasferimento.
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Licenziamento collettivo: obblighi in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10606/2024, ha stabilito che nel licenziamento collettivo per cessazione di attività in ambito fallimentare, la comunicazione finale alle organizzazioni sindacali contenente l'elenco dei lavoratori licenziati è un adempimento formale inderogabile. La sua omissione rende illegittimo il licenziamento, anche quando riguarda l'intera forza lavoro e non sono stati applicati criteri di scelta. La Corte ha chiarito che tale comunicazione è essenziale per garantire il controllo sindacale sulla procedura, e la sua mancanza integra un vizio che giustifica di per sé l'impugnazione da parte del lavoratore e il diritto a un'indennità.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ritenendolo un atto elusivo di una precedente ordinanza di reintegra. Il datore di lavoro aveva licenziato una dipendente per soppressione del posto, ma la Corte ha accertato che le mansioni erano state affidate ad altri lavoratori assunti a termine, dimostrando la non veridicità del motivo addotto e l'intento fraudolento di aggirare la decisione del giudice.
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Licenziamento collettivo e subappalto: i limiti
Un'azienda di ristorazione esternalizza un servizio tramite subappalto, procedendo a un licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, chiarendo che le deroghe previste per il "cambio appalto" non si estendono al "subappalto", che rappresenta una libera scelta imprenditoriale e non una successione nel contratto principale. Di conseguenza, l'azienda avrebbe dovuto seguire l'intera procedura prevista dalla legge per il licenziamento collettivo.
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Licenziamento collettivo fondazioni: quando è valido
Un primo ballerino impugnava il suo licenziamento, parte di un licenziamento collettivo fondazioni a seguito della soppressione del corpo di ballo di un ente lirico-sinfonico. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, chiarendo che la scelta di sopprimere un intero settore, basata su ragioni tecnico-organizzative, è insindacabile nel merito e non viola le norme sui piani di risanamento. La sentenza ha inoltre validato la procedura seguita, inclusa la deroga al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato.
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Licenziamento collettivo: legittima soppressione del ballo
Un primo ballerino ha impugnato il proprio licenziamento, parte di una procedura di licenziamento collettivo avviata da una fondazione lirico-sinfonica a seguito della soppressione dell'intero corpo di ballo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la soppressione di un settore aziendale, motivata da ragioni economiche e produttive, costituisce una legittima scelta imprenditoriale. La Corte ha inoltre stabilito che, data la specificità e l'infungibilità delle mansioni dei ballerini, era corretto limitare i criteri di scelta del personale da licenziare al solo corpo di ballo, senza estenderli all'intera azienda.
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Pensione salvaguardia: sì per licenziamento collettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23414/2024, ha stabilito che la pensione salvaguardia si applica anche ai lavoratori coinvolti in un licenziamento collettivo, il cui periodo di mobilità sia terminato prima della data critica del 4 dicembre 2011. La Corte ha chiarito che il licenziamento collettivo rientra nella categoria di 'risoluzione unilaterale' del rapporto di lavoro, garantendo così la tutela previdenziale prevista dalla legge. Questa decisione cassa la precedente sentenza d'appello che aveva negato il diritto alla pensione, affermando un principio di diritto a favore del lavoratore.
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Licenziamento collettivo dirigenti: obblighi UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che le procedure di informazione e consultazione sindacale previste per il licenziamento collettivo si applicano obbligatoriamente anche ai dirigenti. La sentenza sottolinea come questa estensione derivi dalla necessità di adeguare la normativa italiana alla direttiva europea 98/59/CE, a seguito di una precedente condanna da parte della Corte di Giustizia UE. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste per tutte le tipologie di licenziamento collettivo, senza distinzioni.
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Potere rappresentativo licenziamento: la ratifica vale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento collettivo, stabilendo che il potere rappresentativo del Direttore Generale era sufficiente. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di un potere iniziale esplicito, la successiva ratifica da parte dell'azienda sana retroattivamente l'intera procedura, rendendo il licenziamento valido. L'appello del lavoratore è stato quindi respinto.
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