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Licenziamento Collettivo Illegittimo

19 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento Collettivo Illegittimo: Ricorso Aziendale Improcedibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo illegittimo intimato da una Compagnia Aerea a un Lavoratore. I giudici di merito avevano accertato la violazione dei criteri di scelta del personale e disposto la reintegrazione del Lavoratore. La Compagnia Aerea ha presentato ricorso in Cassazione, ma non ha provveduto al deposito dell'atto nei termini previsti. Per questa ragione, la Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali e confermando il diritto del Lavoratore a tornare al suo posto di lavoro.
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Licenziamento Collettivo: Rinuncia al Ricorso, ma le Spese Restano
Le Aziende hanno impugnato una sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una Lavoratrice, ordinando la sua reintegrazione e un risarcimento. Le Aziende sostenevano che non esisteva un unico datore di lavoro e che il risarcimento dovesse considerare i redditi alternativi. Durante il ricorso in Cassazione, le Aziende hanno rinunciato al giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato le Aziende a pagare le spese legali della Lavoratrice. La decisione sulle spese ha tenuto conto che la rinuncia è avvenuta quando la Lavoratrice aveva già sostenuto costi e che, in base alla giurisprudenza, le tesi delle Aziende sul licenziamento collettivo illegittimo sarebbero state probabilmente respinte.
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Licenziamento collettivo: Azienda rinuncia, lavoratore vince le spese
Un Lavoratore è stato licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da un'Azienda di trasporto aereo. Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la sua Azienda e un'altra società, formalmente distinta ma operante nello stesso gruppo, costituissero un unico complesso aziendale. Per questo motivo, la selezione dei lavoratori da licenziare avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti del gruppo. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento collettivo, ordinando la reintegrazione del Lavoratore e un'indennità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Rinuncia all’Appello e Spese Legali
Una lavoratrice è stata coinvolta in un Licenziamento Collettivo Illegittimo. La Corte d'Appello ha stabilito che due società, pur separate, costituivano un'unica impresa. Ha quindi condannato le società a reintegrare la lavoratrice e a pagarle un'indennità risarcitoria. Le società hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando l'unitarietà dell'impresa e la detraibilità dell'aliunde perceptum dall'indennità. Tuttavia, le ricorrenti hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le società rinuncianti a pagare le spese legali alla lavoratrice, applicando il principio della soccombenza virtuale.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: L’Azienda condannata alla Reintegra
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo illegittimo operato da una Compagnia Aerea. L'Azienda aveva violato i criteri di scelta stabiliti negli accordi sindacali, non chiarendo come avesse valutato le qualifiche dei lavoratori. La Corte ha ribadito che, in caso di criteri di scelta inadeguati, il lavoratore non deve indicare chi avrebbe dovuto essere licenziato al suo posto. Ha quindi confermato la reintegrazione del Lavoratore e il pagamento dell'indennità risarcitoria massima di 12 mensilità, come previsto per il licenziamento collettivo illegittimo.
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Licenziamento collettivo illegittimo: Reintegro sì, ma il risarcimento cambia strada
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo intimato a una lavoratrice. La decisione è dovuta alla violazione dei criteri di scelta, che non hanno permesso una corretta comparazione tra i dipendenti. La lavoratrice ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e a un'indennità risarcitoria. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato improcedibile la domanda di risarcimento danni contro la società in amministrazione straordinaria. Questo significa che la richiesta di denaro dovrà seguire la procedura concorsuale specifica, garantendo comunque il diritto al risarcimento.
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Licenziamento collettivo illegittimo: la rinuncia costa cara all’Azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo relativo a un licenziamento collettivo illegittimo. Una Lavoratrice era stata licenziata da un'Azienda, ma i giudici precedenti avevano riconosciuto un unico complesso aziendale tra due società, rendendo il licenziamento illegittimo. L'Azienda aveva presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Corte ha quindi estinto il giudizio e condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore della Lavoratrice. Questo conferma l'importanza della corretta applicazione delle procedure anche in caso di rinuncia.
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Licenziamento collettivo illegittimo: la Cassazione tutela la reintegrazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice licenziata da una Compagnia Aerea nell'ambito di un licenziamento collettivo, ritenuto illegittimo dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva ordinato la reintegrazione della lavoratrice e il risarcimento del danno, anche considerando la successiva cessione di azienda ad un'altra Compagnia Aerea in amministrazione straordinaria. La Cassazione ha rigettato i ricorsi delle due società, confermando il principio che i criteri di scelta nel licenziamento collettivo devono essere applicati correttamente e che la tutela reintegratoria si estende anche al cessionario. Ha però accolto un motivo di ricorso della cedente per omessa pronuncia sulla restituzione di somme, rinviando la causa su questo specifico punto.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Azienda Rinuncia, Lavoratrice Ottiene Spese
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di licenziamento collettivo illegittimo. Una lavoratrice era stata licenziata da un'azienda che, secondo i giudici, faceva parte di un "unico centro di imputazione del rapporto di lavoro" con un'altra società. Questo significava che la procedura di licenziamento avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti di entrambe le entità. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando la reintegrazione della lavoratrice e il pagamento di un'indennità. L'azienda ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto e ha condannato l'azienda al pagamento delle spese legali a favore della lavoratrice.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Reintegrazione sì, risarcimento no
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo. L'Azienda Cedente aveva applicato criteri di scelta ritenuti illegittimi, non confrontando le mansioni del Lavoratore con quelle di altri colleghi. La Corte d'Appello aveva annullato il licenziamento, disponendo la reintegrazione e il risarcimento del danno. La Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo e la reintegrazione. Tuttavia, ha dichiarato improcedibile la domanda di condanna risarcitoria contro l'Azienda Cessionaria, in quanto questa era in amministrazione straordinaria. Le richieste di denaro contro aziende in tale stato devono essere presentate al giudice concorsuale.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Lavoratrice Reintegrata, Aziende Condannate
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo illegittimo di una Lavoratrice, inizialmente disposto da una Compagnia Aerea e poi trasferito a una nuova Azienda Aerea. I giudici hanno stabilito che l'Azienda non aveva applicato correttamente i criteri di scelta, non comparando la Lavoratrice con colleghi che svolgevano mansioni fungibili. La Corte ha ribadito che l'onere della prova sui criteri di scelta spetta al datore di lavoro. Ha inoltre chiarito che gli accordi sindacali in caso di trasferimento d'azienda non possono derogare al passaggio automatico dei lavoratori e che le domande di accertamento del credito verso un'azienda in amministrazione straordinaria sono competenza del giudice del lavoro. I ricorsi delle Aziende sono stati respinti, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento collettivo illegittimo: Reintegrazione sì, risarcimento no in amministrazione straordinaria
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo illegittimo. I giudici di merito avevano dichiarato il licenziamento illegittimo per violazione dei criteri di scelta e avevano ordinato la reintegrazione del Lavoratore e un risarcimento. La Corte Suprema ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo e la tutela reintegratoria. Tuttavia, ha dichiarato improcedibile la domanda di risarcimento danni nei confronti dell'Azienda cessionaria, in quanto in amministrazione straordinaria. Le pretese risarcitorie contro un'azienda in amministrazione straordinaria devono essere fatte valere nella procedura concorsuale.
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Licenziamento collettivo illegittimo: no ai tagli sul risarcimento
Due compagnie aeree formalmente distinte gestivano in realtà un'unica attività con personale e mezzi condivisi. A seguito di una procedura di riduzione del personale, un assistente di volo è stato licenziato. I giudici hanno accertato l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le società, dichiarando il licenziamento collettivo illegittimo perché la scelta dei lavoratori in esubero non aveva considerato l'intero organico unificato delle due aziende. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento e ha chiarito le regole sul risarcimento del danno. Le somme guadagnate altrove dal lavoratore (aliunde perceptum) vanno sottratte dal danno totale subito e non dal tetto massimo delle dodici mensilità risarcitorie. Il ricorso delle società è stato rigettato.
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Licenziamento collettivo illegittimo: vince la dipendente
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento intimato all'esito di una procedura di riduzione del personale. I giudici di merito hanno accertato che le due società del gruppo costituivano un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da licenziare doveva comprendere i dipendenti di entrambe le aziende, rendendo il provvedimento un licenziamento collettivo illegittimo. Le società hanno proposto ricorso in Cassazione, ma hanno successivamente depositato un atto di rinuncia al giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia, confermando la condanna delle società alle spese di lite in base al principio di causalità e soccombenza virtuale, consolidando la decisione di reintegrazione e risarcimento a favore della lavoratrice.
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Licenziamento collettivo illegittimo: la rinuncia costa cara
Un dipendente ha impugnato il licenziamento intimato all'esito di una procedura di riduzione del personale. I giudici di merito hanno accertato che le due società datrici di lavoro costituivano un unico centro di imputazione. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere il personale di entrambe le aziende, rendendo il licenziamento collettivo illegittimo. Le società hanno proposto ricorso in Cassazione ma hanno successivamente depositato formale rinuncia al giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato le società al pagamento delle spese di lite in favore del lavoratore, confermando implicitamente la decisione dei gradi precedenti.
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Licenziamento collettivo illegittimo: Azienda rinuncia, vince operaio
Una compagnia aerea ha impugnato in Cassazione la sentenza che dichiarava il licenziamento collettivo illegittimo di un suo dipendente, con condanna alla reintegrazione e al risarcimento. Tuttavia, durante il giudizio, l'azienda ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. Questa mossa ha reso definitiva la sentenza precedente, sancendo la vittoria del lavoratore. Il licenziamento resta illegittimo e l'azienda deve reintegrare il dipendente e risarcirlo come stabilito in precedenza.
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Licenziamento collettivo illegittimo: azienda condannata per caos comunicativo
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, ma le sue comunicazioni agli uffici competenti e ai sindacati sono risultate frammentarie, tardive e poco chiare. Un lavoratore, licenziato nell'ambito di questa procedura, ha impugnato il provvedimento. I giudici hanno dichiarato il licenziamento collettivo illegittimo proprio a causa della violazione delle norme sulla trasparenza e completezza delle informazioni. L'azienda è stata condannata a pagare un'indennità risarcitoria al lavoratore. La Corte di Cassazione ha poi dichiarato estinto il processo, confermando di fatto la vittoria del dipendente, poiché l'azienda ha rinunciato al proprio ricorso.
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Azienda sbaglia criteri: licenziamento collettivo illegittimo
Un lavoratore di una compagnia aerea impugna il proprio licenziamento avvenuto durante una procedura di mobilità. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento collettivo illegittimo. L'azienda, infatti, non è riuscita a dimostrare di aver applicato correttamente i criteri di scelta, in particolare non ha provato che i colleghi rimasti in servizio avessero titoli professionali superiori. Questa violazione sostanziale, e non solo formale, ha portato all'annullamento del licenziamento, con conseguente obbligo per la nuova compagnia acquirente di reintegrare il lavoratore e di risarcirgli il danno. La vecchia società è stata condannata in solido per il solo risarcimento.
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Licenziamento collettivo illegittimo: reintegra per scelta parziale
Una nota società di telecomunicazioni ha intimato un licenziamento collettivo illegittimo limitando la scelta dei dipendenti da esuberare a singole sedi territoriali, senza giustificare tale restrizione geografica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la comunicazione di avvio della procedura non conteneva criteri chiari per circoscrivere la platea dei licenziabili. L'azienda non ha fornito prove sulla infungibilità dei lavoratori coinvolti né sulle ragioni tecnico-produttive che impedivano il trasferimento in altre unità. Di conseguenza, la violazione dei criteri di scelta ha determinato l'applicazione della tutela reintegratoria prevista dallo Statuto dei Lavoratori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso aziendale, ribadendo che la selezione deve riguardare l'intero complesso aziendale, salvo motivazioni specifiche e documentate che permettano un controllo sindacale effettivo.
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