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Ipso Iure

110 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La locuzione latina ipso iure (tradotta letteralmente: per la legge stessa) viene correntemente utilizzata nella giurisprudenza e sta ad indicare "in virtù di una norma di legge", ovvero per disposizione derivante immediatamente dalla legge, senza necessità di un atto o provvedimento applicativo. Il suo opposto è ipso facto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Appello Incidentale Tardivo: Rinuncia Principale Blocca il Ricorso
Una Lavoratrice ha chiesto il riconoscimento di differenze stipendiali per servizio preruolo. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma con una prescrizione quinquennale. L'Amministrazione ha proposto appello, ma ha poi rinunciato prima che la Lavoratrice si costituisse. La Lavoratrice ha presentato un appello incidentale tardivo per contestare la prescrizione. La Corte d'Appello lo ha accolto. La Cassazione ha invece stabilito che l'appello incidentale tardivo non poteva essere proposto dopo la rinuncia all'appello principale, che estingue il processo. La sentenza di primo grado è diventata definitiva.
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Lavoro subordinato tra parenti: aiuto familiare o impiego reale
Una lavoratrice ha citato in giudizio la suocera chiedendo oltre quarantamila euro per differenze retributive maturate come commessa in un negozio di abbigliamento. I giudici di merito hanno respinto la domanda escludendo il rapporto di lavoro subordinato per la presenza di un legame familiare, un evidente cointeressamento nell'attività e l'interruzione della collaborazione contestuale alla separazione coniugale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo un principio cardine in materia di lavoro subordinato tra parenti. L'assenza di convivenza esclude la presunzione di gratuità ma non crea automaticamente la subordinazione. Chi reclama una retribuzione deve sempre provare rigorosamente l'assoggettamento agli ordini datoriali e la natura onerosa delle prestazioni.
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Cessione e condotta antisindacale: banca condannata
Un istituto di credito in crisi ha simulato una mera riorganizzazione con esuberi, inducendo i sindacati a firmare pesanti decurtazioni stipendiali. In realtà, la banca cedente stava già trattando il trasferimento completo dell'attività a un istituto acquirente, omettendo l'informativa preventiva di legge. Il sindacato ha quindi promosso un'azione per condotta antisindacale contro l'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato l'illiceità del comportamento datoriale, respingendo il ricorso della banca cessionaria e sancendo l'obbligo di informare preventivamente le organizzazioni sindacali.
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Accettazione Eredità: Quando la Prescrizione non è Automatica e i Termini Processuali Contano
Un chiamato all'eredità ha contestato la decisione dei giudici precedenti che avevano negato la sua qualità di erede per presunta prescrizione del diritto di accettazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione del diritto di accettare l'eredità non opera automaticamente, ma deve essere eccepita specificamente da chi ne ha interesse. Inoltre, ha ribadito che la comunicazione differenziata dei termini processuali (Art. 183 c.p.c.) a diverse parti viola il principio di parità e il diritto di difesa, rendendo nulli gli atti successivi. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della questione della Accettazione eredità e termini processuali.
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Morte del difensore: processo nullo senza tutela
Un Ente Locale richiedeva a un'Associazione il pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico. Nel corso del giudizio di secondo grado, l'unico avvocato dell'Associazione è deceduto. I giudici d'appello hanno comunque proseguito la causa ed emesso sentenza favorevole all'amministrazione comunale. L'Associazione ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione lamentando la mancata sospensione del procedimento. I Supremi Giudici hanno chiarito che la morte del difensore blocca la causa in modo automatico ed immediato. La prosecuzione del processo senza la nomina di un nuovo legale viola il diritto di difesa. Di conseguenza, tutti gli atti compiuti dopo il decesso e la successiva sentenza sono affetti da nullità insanabile. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata e rinviato la causa per una nuova trattazione.
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Condono Edilizio Negato: Opere Abusive Acquisite al Comune
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni eredi che chiedevano la revoca di un ordine di demolizione per opere abusive. Gli eredi avevano tentato di ottenere un condono edilizio, ma la Corte ha confermato che l'immobile era già stato acquisito automaticamente al patrimonio comunale per la mancata ottemperanza all'ordine di demolizione. Questo rendeva i ricorrenti non più proprietari e quindi non legittimati a richiedere la sanatoria. Inoltre, le opere non risultavano ultimate entro il termine del 31 dicembre 1993, requisito essenziale per il condono. La Corte ha anche ribadito l'illiceità del frazionamento artificioso delle domande di condono per eludere i limiti volumetrici imposti dalla legge. La decisione conferma la validità dell'ordine di demolizione.
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Caccia Fatale: Omicidio Colposo Confermato, Negata la Sospensione
Un cacciatore è stato condannato per `omicidio colposo durante la caccia` dopo aver sparato e ucciso un altro partecipante a una battuta al cinghiale. La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità, riducendo la pena per l'avvenuto risarcimento. Il cacciatore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che un precedente patteggiamento, anche se estinto, può precludere la sospensione condizionale della pena, confermando la condanna.
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Truffa sugli investimenti in oro: condanne confermate
Due soggetti hanno raccolto oltre due milioni e mezzo di euro da oltre cento risparmiatori promettendo rendimenti elevati tramite falsi investimenti in oro. Gli imputati spendevano il nome di una nota società del settore e utilizzavano false identità per raggirare i clienti durante convention e incontri. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per associazione a delinquere, esercizio abusivo del credito, sostituzione di persona e truffa sugli investimenti. I giudici hanno chiarito che l'uso del nome di una persona immaginaria integra comunque il delitto di sostituzione di persona se serve a ingannare i clienti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del promotore e ha annullato la sentenza solo per la complice riguardo al ricalcolo della recidiva, poiché un precedente patteggiamento risultava estinto automaticamente.
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Pagamento diretto subappaltatore: stop in caso di fallimento
Un Subappaltatore ha chiesto a un Ente Pubblico il pagamento diretto subappaltatore per opere eseguite nella costruzione di una scuola, a seguito del fallimento dell'Appaltatore principale. L'Ente Pubblico si è opposto sostenendo che il fallimento dell'Appaltatore scioglie il contratto di appalto e fa venire meno la possibilità di versare le somme direttamente al subappaltatore. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che la regola del pagamento diretto al subappaltatore vale solo quando l'Appaltatore principale è attivo e non fallito. Se interviene il fallimento, il contratto si scioglie e il Subappaltatore deve insinuarsi nel fallimento per recuperare i propri crediti insieme a tutti gli altri creditori, rispettando la parità di trattamento.
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Appello incidentale tardivo: vince l’Ente dopo la rinuncia
Una lavoratrice ottiene in primo grado il riconoscimento del lavoro subordinato e le differenze retributive contro un Ente pubblico. L'Ente propone appello principale ma in seguito vi rinuncia formalmente. Dopo la rinuncia altrui, la lavoratrice notifica un appello incidentale tardivo per ottenere ulteriori risarcimenti. I giudici di secondo grado accolgono la richiesta della lavoratrice. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e stabilisce che l'appello incidentale tardivo è inammissibile se proposto dopo la rinuncia all'impugnazione principale. La rinuncia estingue subito il processo e rende definitiva la sentenza di primo grado.
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Demanio marittimo naturale: il giardino privato resta dello Stato
Alcuni privati chiedono al giudice l'accertamento della proprietà privata su un terreno adibito a giardino, o l'acquisto per usucapione, contestando la sua natura pubblica. L'Agenzia del Demanio qualifica l'area come demanio marittimo naturale mediante una procedura di delimitazione dei confini. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che l'area appartiene automaticamente al demanio marittimo naturale se presenta caratteristiche di spiaggia ed è esposta a mareggiate straordinarie o idonea agli usi marittimi. Le modifiche private, come la trasformazione in giardino, la presenza di acqua dolce o la distanza dalla battigia, non modificano la natura del bene. I beni demaniali non si usucapiscono e la sdemanializzazione richiede un atto formale espresso. I privati perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Regolamento di competenza: quando il ricorso è inammissibile
Un creditore chiede la risoluzione del concordato di un ente consorziale per mancata esecuzione degli accordi. L'ente contesta la competenza del Tribunale adito. Il giudice rinvia l'udienza per consentire l'intervento del commissario liquidatore. L'ente propone un regolamento di competenza contro il semplice rinvio. Successivamente, il Tribunale emette sentenza definitiva: conferma la propria competenza e risolve il concordato. L'ente presenta un secondo regolamento di competenza, sostenendo la nullità della sentenza per mancata sospensione del processo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. Il rinvio d'udienza è un atto meramente ordinatorio non impugnabile. Inoltre, le contestazioni di merito e la presunta nullità della sentenza devono essere proposte davanti alla Corte d'Appello e non direttamente in Cassazione. L'ente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro e doveri del custode
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. L'uomo, custode del proprio veicolo privo di assicurazione, sosteneva che la mancata regolarizzazione entro sessanta giorni avesse prodotto la confisca automatica del mezzo, estinguendo i suoi obblighi di vigilanza, e aveva denunciato il furto del veicolo. I giudici hanno chiarito che i doveri di custodia rimangono pienamente attivi fino all'effettiva consegna materiale del bene all'autorità pubblica. La denuncia di furto è risultata non credibile, poiché il veicolo è stato ritrovato a soli seicento metri dal luogo stabilito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la piena sussistenza della responsabilità penale e della recidiva, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice e fallimento: no alla sospensione facile
Una società commerciale impugna la dichiarazione di fallimento, contestando la presenza dello stato di insolvenza e denunciando la mancata sospensione del procedimento prefallimentare a seguito dell'istanza di ricusazione presentata contro il giudice relatore. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e chiarisce la relazione tra ricusazione del giudice e fallimento. I giudici stabiliscono che la presentazione del ricorso per ricusazione non sospende automaticamente il processo. Il giudice deve infatti effettuare una sommaria delibazione: se l'istanza appare manifestamente inammissibile, la procedura fallimentare può proseguire per evitare usi strumentali dell'istituto. Sul piano del merito, la Suprema Corte conferma l'insolvenza dell'impresa a fronte di bilanci inattendibili, ingenti debiti fiscali mai accantonati e un patrimonio netto fortemente negativo, rendendo irrilevanti i modesti canoni di locazione percepiti o la contestazione dei crediti.
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Antenna su terrazza comune: canoni divisi o proprietà esclusiva
Due comproprietari acquistano un appartamento e chiedono la loro quota sui canoni di locazione derivanti dall'installazione di una antenna su terrazza comune, concessa in affitto a una compagnia telefonica dalla vicina. La vicina contesta la richiesta: un vecchio atto divisorio del 1968 prevedeva che la comunione sul lastrico solare sarebbe cessata in caso di realizzazione di nuove fabbriche o strutture, attribuendo a lei la proprietà esclusiva dell'area. La Corte d'Appello accorda i guadagni ai coniugi escludendo l'antenna dal concetto di costruzione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi affermano che i ripetitori telefonici costituiscono vere e proprie costruzioni edili. Di conseguenza, l'installazione determina l'applicazione della clausola divisoria e assegna la proprietà esclusiva alla vicina, la quale vince il ricorso.
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Cartella e stralcio del debito: la Cassazione estingue la lite
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione collegato a una cartella esattoriale, contestando vizi di notifica e difetti di motivazione. Durante il giudizio di legittimità, l'Agente della Riscossione ha documentato che il debito risultava inserito nelle misure agevolative di cancellazione introdotte dal legislatore. La Suprema Corte ha chiarito che lo stralcio del debito opera immediatamente e in modo automatico per effetto della legge, senza attendere il formale provvedimento di sgravio dell'esattore. I giudici hanno quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Tassa sui rifiuti: lo smaltimento autonomo non esclude il tributo
La società concessionaria per la riscossione ha emesso un avviso di accertamento TARSU verso una società contribuente. La contribuente ha impugnato l'atto contestando la legittimazione del concessionario e chiedendo riduzioni tariffarie. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'avviso per difetto di motivazione e per presunta non debenza del tributo, considerando lo smaltimento autonomo dei rifiuti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del concessionario e del Comune. La Suprema Corte ha chiarito che la tassa sui rifiuti è dovuta per la sola disponibilità dell'immobile, indipendentemente dall'utilizzo del servizio pubblico. Le esenzioni o riduzioni non operano in automatico: il contribuente deve denunciarle preventivamente all'ente impositore e non può invocarle per la prima volta in giudizio.
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Condanna cancellata: la remissione di querela ferma la Cassazione
Un uomo, precedentemente condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela determina l'estinzione immediata del reato. Questo effetto si produce automaticamente, prevalendo anche sulle ordinarie cause di inammissibilità del ricorso, purché non si tratti di un'impugnazione geneticamente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, dichiarando il reato estinto e ponendo a carico dell'imputato solo le spese del procedimento.
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Canone occupazione suolo pubblico: pubblicità cancella lo sconto
Un Condominio ha installato un ponteggio su suolo pubblico ottenendo una tariffa agevolata. Successivamente, ha utilizzato la struttura per esporre un telo pubblicitario. Il Comune ha quindi richiesto il pagamento della tariffa ordinaria per l'intero spazio e per tutta la durata dei lavori. Il Condominio ha fatto ricorso, sostenendo che la pubblicità copriva solo una parte del ponteggio e per un tempo ridotto, e invocando il lungo tempo trascorso prima della richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'uso commerciale fa decadere l'agevolazione sul canone occupazione suolo pubblico per l'intera area e per tutta la durata della concessione. Il silenzio o l'inerzia del Comune non equivalgono a una rinuncia al credito.
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Cessione del credito: il nuovo creditore vince contro la frode
Una banca, creditrice verso un uomo, impugna la cessione di una casa fatta da quest'ultimo alla ex moglie durante la separazione, ritenendola una mossa per non pagare. Nel corso della causa, la banca effettua una cessione del credito a una società specializzata. I giudici d'appello bloccano la causa, sostenendo che la nuova società non possa proseguire l'azione revocatoria avviata dalla banca. La Corte di Cassazione ribalta questa decisione. I giudici chiariscono che il trasferimento del credito comporta automaticamente anche il passaggio di tutte le tutele e le azioni conservative collegate, inclusa l'azione revocatoria. Di conseguenza, il nuovo creditore ha il pieno diritto di proseguire la causa per proteggere il proprio credito. La sentenza d'appello viene annullata e la causa dovrà essere nuovamente discussa.
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