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In House

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Modello organizzativo in cui un ente pubblico esercita su una società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Servizio idrico integrato: Comune perde l’acquedotto in house
Il Comune si è opposto al trasferimento gratuito dell'acquedotto comunale al nuovo gestore del servizio idrico integrato, sostenendo che l'infrastruttura appartenesse alla propria società partecipata in house e non direttamente all'ente pubblico. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha accolto il ricorso del gestore, ordinando la consegna del bene. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che le società in house costituiscono una semplice estensione dell'amministrazione pubblica. Di conseguenza, il velo societario cade e i beni strumentali al servizio idrico, facenti parte del demanio, devono essere trasferiti gratuitamente al gestore unico, senza che il Comune possa pretendere indennizzi o acquisti di rami d'azienda. Il Comune è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Stato contro precario: sì alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con una società pubblica nazionale, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato per superamento dei limiti temporali. La Corte d'Appello aveva negato la conversione ritenendo la società un organismo pubblico esente da tale sanzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il divieto di conversione si applica solo alle società pubbliche locali e non a quelle nazionali. Poiché la società non ha dimostrato l'assenza di procedure selettive trasparenti, si applica la disciplina del lavoro privato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità del termine e disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, ordinando l'immediata riammissione in servizio del dipendente.
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Obbligo contributivo società partecipate: stop ai privilegi
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una Società di gestione idrica, interamente controllata da enti locali, il pagamento dei contributi per gli ammortizzatori sociali. La Corte d'Appello aveva inizialmente esentato la società, ritenendola un'impresa pubblica. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che le società a partecipazione pubblica che gestiscono servizi locali non beneficiano dell'esonero. La scelta di operare in forma societaria privatistica comporta l'accettazione delle regole del diritto privato e l'obbligo di versare i contributi previdenziali. Pertanto, sussiste l'obbligo contributivo società partecipate per finanziare la cassa integrazione e la mobilità, al fine di non alterare la concorrenza sul mercato. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione per ricalcolare le somme dovute.
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Offerta al pubblico: bando di concorso non modificabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della modifica dei criteri di selezione in un concorso indetto da una società partecipata. Il bando di concorso, configurandosi come offerta al pubblico, non può essere integrato o modificato dopo l'inizio della procedura. Nel caso di specie, l'inserimento tardivo di un test psicoattitudinale con criteri di valutazione illogici ha portato all'annullamento della graduatoria e all'ordine di assunzione del candidato originariamente idoneo.
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Avviso di pagamento: quando è obbligatorio impugnare?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società alberghiera che ha impugnato un'ingiunzione di pagamento relativa alla tariffa rifiuti (TIA). Il punto centrale della controversia riguarda la natura dell'avviso di pagamento notificato precedentemente. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto inammissibile il ricorso per la mancata impugnazione tempestiva di tale avviso, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che l'avviso di pagamento non rientra tra gli atti tipici obbligatoriamente impugnabili; pertanto, la sua mancata contestazione non preclude al contribuente il diritto di opporsi all'ingiunzione successiva.
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Giurisdizione: i confini tra giudice civile e amministrativo
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso di una società di servizi contro una sentenza del Consiglio di Stato. Il cuore della disputa riguarda la **giurisdizione** in merito all'esecuzione di un contratto d'appalto per la gestione di test universitari. La ricorrente contestava la scelta dell'amministrazione di affidare parte dei servizi a un consorzio tramite affidamento in house. La Suprema Corte ha confermato che le controversie relative alla fase esecutiva del contratto, successiva alla stipula, spettano al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché il rapporto tra le parti è ormai paritetico.
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Società in house: nullo il contratto senza concorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente contro una Società in house, confermando la nullità del suo contratto di lavoro poiché stipulato senza una procedura selettiva pubblica. Il ricorrente chiedeva indennità per il recesso anticipato e compensi professionali aggiuntivi. La Corte ha ribadito che le società a controllo pubblico sono obbligate a seguire procedure concorsuali per il reclutamento del personale, pena la nullità virtuale dell'accordo. Di conseguenza, ai sensi dell'art. 2126 c.c., al lavoratore spetta solo la retribuzione per l'attività effettivamente prestata, escludendo qualsiasi risarcimento o premio derivante da clausole di un contratto invalido.
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Riduzione compensi amministratori: quando è valida
Un amministratore di una società partecipata ha impugnato la riduzione compensi amministratori stabilita in base a normative regionali e nazionali per il contenimento della spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'interessato aveva partecipato alla delibera di riduzione senza impugnarla nei termini triennali previsti dal codice civile. Tale condotta è stata interpretata come una ratifica della volontà assembleare. Poiché la decisione si fonda su più ragioni autonome, la mancata contestazione efficace di una di esse rende irrilevanti le altre doglianze, incluse quelle di legittimità costituzionale.
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Prescrizione bollette acqua: stop ai solleciti tardivi
Una società incaricata della gestione del servizio idrico ha emesso un'ingiunzione fiscale contro un utente per il pagamento di fatture arretrate relative a un periodo di sei anni. Il debitore ha contestato la richiesta eccependo la **Prescrizione** del credito. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione, rilevando che i solleciti inviati dalla società non erano idonei a interrompere i termini. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso della società, ribadendo che, sebbene le società in house abbiano il potere di emettere ingiunzioni fiscali, il diritto al pagamento si estingue se non esercitato correttamente entro i termini di legge.
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Società in house: trasferimento d’azienda e tutele
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore, istruttore di nuoto, che ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso una **società in house** comunale a seguito di un trasferimento d'azienda. Il lavoratore era precedentemente impiegato da un'associazione sportiva nella gestione di una piscina pubblica. Mentre il primo grado aveva rigettato la domanda citando i vincoli delle assunzioni pubbliche, la Corte d'Appello ha accolto il ricorso applicando l'art. 2112 c.c. La Suprema Corte, ravvisando questioni di massima importanza sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, ha disposto la trattazione in pubblica udienza.
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Contributi addetto stampa: irrilevante la natura del datore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in house contro il pagamento dei contributi per un addetto stampa. La Corte ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali per un addetto stampa deriva dalla natura giornalistica delle mansioni svolte, non dalla qualifica pubblica o privata del datore di lavoro. La decisione si basa sul contenuto effettivo dell'attività lavorativa, rendendo irrilevante la discussione sulla natura giuridica dell'azienda.
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Società partecipate: stop al blocco stipendiale
Una ex dipendente di un'azienda a controllo pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive derivanti dal rinnovo del CCNL. L'azienda si è opposta, invocando il blocco stipendiale applicato al settore pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, affermando che il rapporto di lavoro nelle società partecipate è di natura privatistica. Di conseguenza, il blocco stipendiale pubblico non si estende automaticamente e qualsiasi modifica dei trattamenti economici deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello, non potendo essere imposta unilateralmente.
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