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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2022

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247 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: incidente su rettilineo e condanna
Un automobilista, con un tasso alcolemico pari a 2,87 g/l, perdeva il controllo della propria vettura uscendo di strada lungo un tratto rettilineo e in condizioni meteo ottimali. Condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver provocato un incidente, l'uomo proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato il nesso di causa tra l'altissimo livello di alcol nel sangue e la sbandata, escludendo qualsiasi altra anomalia stradale. Inoltre, la Corte ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dell'elevata gravità e pericolosità della condotta. Il conducente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: test valido senza richiesta scritta
Un automobilista, coinvolto in un incidente stradale e trasportato in ospedale, viene condannato per guida in stato di ebbrezza. Il difensore propone ricorso in Cassazione, sostenendo l'inutilizzabilità dei risultati del prelievo ematico poiché la richiesta della polizia giudiziaria non era stata formulata per iscritto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la richiesta di prelievo ematico per l'accertamento del tasso alcolemico non deve necessariamente risultare da un documento scritto e che la mancanza di forma scritta non determina l'inutilizzabilità della prova. Di conseguenza, la condanna viene confermata e il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso generico costa caro
Un automobilista, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver causato un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato ha sostenuto la violazione delle norme sulle dichiarazioni indizianti, chiedendo l'assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici e privi di argomentazioni concrete in fatto e in diritto capaci di contrastare la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro con auto in sosta e condanna
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. L'uomo aveva perso il controllo del proprio veicolo, urtando un'auto parcheggiata in doppia fila che risultava perfettamente visibile. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando il nesso tra lo stato di alterazione e il sinistro, oltre a richiedere le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'urto contro un ostacolo ben visibile dimostra chiaramente il legame tra l'alcol e la perdita di controllo del mezzo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro inchioda il conducente
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente stradale in orario notturno. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il valore di prova dell'etilometro, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e la sussistenza delle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito il pieno valore probatorio dell'alcoltest e hanno escluso la tenuità del fatto poiché il tasso alcolemico accertato era quasi il doppio della soglia massima di legge. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare i fatti di causa né esaminare questioni mai sollevate in appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
L'Automobilista era stato condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel giugno 2015. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il funzionamento dell'etilometro e l'applicazione delle sanzioni. La Suprema Corte ha rilevato che, non essendoci prove evidenti di innocenza immediata, il reato doveva dichiararsi estinto per prescrizione, essendo decorsi i cinque anni previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Guida in stato di ebbrezza: la bici confiscata resta allo Stato
Un ciclista, condannato per guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale, ha concordato la pena tramite patteggiamento. Il giudice ha ordinato anche la confisca della bicicletta. Il conducente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il mezzo appartenesse alla sua convivente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché l'imputato non ha dimostrato che la bicicletta fosse fuori dal suo controllo. La Corte ha chiarito che spetta alla reale proprietaria fare ricorso davanti al giudice dell'esecuzione per riottenere il mezzo. L'imputato è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza, contestando vizi di notifica e di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che, dal momento del fatto, sono trascorsi più di cinque anni, superando il termine massimo di prescrizione. Poiché il ricorso era valido e non inammissibile, i giudici hanno potuto dichiarare l'estinzione del reato. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione immediata nel merito, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. L'Automobilista ottiene così la cancellazione della condanna grazie al decorso del tempo.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente e condanna senza sconti
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'orario notturno e dall'aver provocato un incidente stradale, avendo perso il controllo dell'auto sulla pubblica via e impattando contro un cancello. Il tasso alcolemico rilevato era pari a 2,50 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità del prelievo ematico e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la validità dell'accertamento, supportato da evidenti sintomi fisici (alito alcolico e linguaggio impastato), ed escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'elevato tasso alcolemico e della condotta altamente pericolosa per la pubblica incolumità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente e ricorso inammissibile
Il conducente di un veicolo, condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 2,54 g/l per aver provocato un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato contestava il nesso di causalità tra lo stato di alterazione e il sinistro, sostenendo che l'auto colpita fosse parcheggiata in modo irregolare, e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che un testimone oculare ha visto il conducente procedere contromano e sbandare prima dell'impatto. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche era priva di motivazioni specifiche. Di conseguenza, la condanna a un anno di arresto, cinquemila euro di ammenda, revoca della patente e fermo del veicolo è stata confermata.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo resta valido
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il valore dell'alcoltest a causa del tempo trascorso tra la guida e l'accertamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il semplice intervallo temporale tra la guida e il test non annulla la validità dell'accertamento. Spetta infatti all'automobilista dimostrare circostanze eccezionali capaci di invalidare la misurazione del tasso alcolemico. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
L'Automobilista era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione denunciando diverse violazioni procedurali, tra cui il mancato rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore e vizi legati al funzionamento dell'etilometro. La Suprema Corte ha rilevato che, nel frattempo, è decorso il termine massimo di prescrizione previsto per le contravvenzioni. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. L'Automobilista evita così la condanna penale grazie al decorso del tempo.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro vince sulla scienza
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale in orario notturno, con un tasso alcolemico superiore a 2,0 g/l. La difesa ha impugnato la condanna contestando l'attendibilità dell'etilometro tramite la formula scientifica della curva di Widmark, poiché il test era avvenuto un'ora dopo il sinistro. Ha inoltre richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la misurazione tramite etilometro resta pienamente valida anche dopo un certo lasso di tempo dall'incidente. Inoltre, la gravità della condotta e il pericolo concreto creato escludono la particolare tenuità del fatto. Il Conducente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la scusa del liquore dopo l’urto
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata da un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva di aver consumato alcolici soltanto dopo l'incidente per superare lo shock e contestava il mancato esame di un testimone chiave. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la ricostruzione temporale della difesa era impossibile, dato il brevissimo tempo trascorso tra il sinistro e l'arrivo dei Carabinieri. Inoltre, l'elevato tasso alcolemico riscontrato tre ore dopo non poteva dipendere da un solo bicchierino consumato dopo l'urto. La Corte ha chiarito che l'aggravante dell'incidente non richiede un nesso causale complesso, ma basta il collegamento materiale tra lo stato di alterazione e il sinistro. L'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: no alla sospensione, scatta la revoca
Il Tribunale aveva condannato Il Conducente per il reato di guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, aggravato dall'aver causato un incidente stradale. Il giudice di primo grado aveva disposto la sospensione della patente per due anni. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che la legge impone la revoca della patente in caso di incidente con tasso alcolemico così elevato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla sanzione applicata. La Suprema Corte ha quindi disposto direttamente la revoca della patente di guida del conducente, confermando l'obbligatorietà della misura.
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Guida in stato di ebbrezza: l’errore nel calcolo della pena
Il Tribunale di Bergamo aveva condannato un automobilista per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso in orario notturno. Nel calcolare la pena, il giudice di primo grado aveva erroneamente applicato l'aumento previsto per l'aggravante notturna sia sulla pena pecuniaria sia sulla pena detentiva. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, evidenziando che la legge prevede l'aumento solo per la sanzione pecuniaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e, senza rinvio, ha rideterminato la sanzione finale riducendo la pena detentiva a un mese e dieci giorni di arresto e l'ammenda a 800 euro, convertendo il tutto in 43 giorni di lavori di pubblica utilità.
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Guida in stato di ebbrezza: l’aggravante notturna resta intatta
Il Tribunale aveva condannato Il Conducente per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'ora notturna. Nel calcolare la pena, il giudice di merito aveva bilanciato l'aggravante notturna con le attenuanti generiche, considerandole equivalenti e neutralizzandone l'effetto. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ricordando che la legge vieta espressamente di considerare le attenuanti equivalenti o prevalenti rispetto all'aggravante notturna nei casi di guida in stato di ebbrezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, disponendo il rinvio al Tribunale per una nuova determinazione sanzionatoria, confermando invece in via definitiva la colpevolezza dell'imputato.
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Guida in stato di ebbrezza: aiutare un’amica non evita la condanna
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante dei motivi di particolare valore morale o sociale, sostenendo di essersi messo alla guida per assecondare la richiesta di un'amica. Ha inoltre contestato la durata della sospensione della patente di guida per veicolo appartenente a terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: assecondare un'amica non ha alcun valore etico o sociale apprezzabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista viene condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico pari a 0,89 g/l. Il conducente propone ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione penale del fatto e la mancata conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria. Tuttavia, la Suprema Corte rileva che, a causa del tempo trascorso dal giorno del fatto (avvenuto nel 2015) e nonostante i periodi di sospensione del processo, è ormai decorso il termine massimo di prescrizione. Di conseguenza, i giudici non entrano nel merito delle contestazioni sollevate dall'imputato, poiché la presenza di una causa di estinzione del reato prevale su ogni altra valutazione. La Cassazione annulla quindi la sentenza di condanna senza rinvio.
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Guida in stato di ebbrezza: pena ridotta per calcolo errato
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, con l'aggravante del fatto commesso nelle ore notturne. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena e revocato la sospensione condizionale, poiché il soggetto aveva già usufruito del beneficio più volte. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e la revoca del beneficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi sulla revoca della sospensione, confermando che essa opera automaticamente per legge. Ha invece accolto il ricorso sull'applicazione dell'aggravante notturna: l'aumento di pena previsto dal Codice della Strada si applica esclusivamente alla sanzione pecuniaria (ammenda) e non a quella detentiva (arresto). La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al calcolo della pena, rideterminando la sanzione finale in 15.400,00 euro di ammenda.
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