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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2022

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247 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: l’incidente autonomo e la condanna
Un automobilista, dopo essere uscito di strada e aver ribaltato la propria vettura, è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente nelle ore notturne. Il tasso alcolemico registrato era quasi quattro volte superiore al limite consentito. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'incidente fosse dovuto all'improvviso attraversamento di un animale selvatico e contestando il corretto funzionamento dell'etilometro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la perdita di controllo del veicolo costituisce comunque un incidente stradale e che lo stato di alterazione psicofisica elimina la prontezza di riflessi necessaria per compiere manovre di emergenza. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest prevale sui cavilli
Il Conducente, dopo aver causato un violento incidente stradale invadendo la corsia opposta, è stato sottoposto all'alcoltest. L'etilometro ha registrato un tasso alcolemico di 1,63 g/l in entrambe le prove. Condannato per guida in stato di ebbrezza, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato il regolare funzionamento dell'apparecchio, segnalando lievi anomalie sugli scontrini e la mancanza di prove sulla taratura periodica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'onere di provare il corretto funzionamento dell'etilometro grava sulla pubblica accusa solo se l'imputato presenta contestazioni specifiche e concrete, e non semplici congetture o vizi formali irrilevanti. Di conseguenza, il conducente ha perso la causa ed è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: pena illegale senza bilanciamento
Un conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver causato un incidente stradale, si è visto revocare in appello la sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento d'ufficio della sospensione condizionale e l'errato calcolo della pena. La Suprema Corte ha rigettato i primi motivi, confermando che la sospensione condizionale va richiesta specificamente e che non occorreva risentire i testimoni. Ha invece accolto il terzo motivo: il giudice di merito ha applicato la riduzione per le attenuanti generiche solo dopo aver aumentato la pena per l'aggravante, omettendo il necessario giudizio di bilanciamento tra le circostanze contrapposte. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio ad altra Corte d'Appello.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest è valido senza smentite
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava il diniego della particolare tenuità del fatto e la mancata prova del corretto funzionamento dell'etilometro da parte dell'accusa. La Suprema Corte ha chiarito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce di per sé prova dello stato di alterazione. Spetta alla difesa l'onere di allegare e dimostrare specifici malfunzionamenti dell'apparecchio, non bastando una generica richiesta di verifica dei dati di taratura. Inoltre, la presenza di un passeggero a bordo in orario serale esclude la particolare tenuità, avendo creato un pericolo concreto e non esiguo per la sicurezza stradale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: patente salva con i lavori utili
Un giovane neopatentato, fermato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcoolemico di 1,93 g/l, ha concordato una pena di 17 giorni di arresto e 950 euro di ammenda, convertiti in lavori di pubblica utilità, oltre alla sospensione della patente per due anni e otto mesi. Il conducente ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riduzione della sospensione della patente e la mancata sospensione dell'efficacia di tale sanzione durante lo svolgimento dei lavori. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di riduzione della sanzione, ma ha accolto il ricorso stabilendo che il giudice deve obbligatoriamente sospendere la sanzione accessoria della patente fino all'esito positivo dei lavori di pubblica utilità, correggendo anche un errore materiale sul nome dell'ente assistenziale.
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Guida in stato di ebbrezza: il rito abbreviato sana i vizi
Il Conducente, coinvolto in un incidente stradale, è stato condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico di 2 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità del prelievo ematico effettuato in ospedale per il mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso avviso configura una nullità a regime intermedio. Questa nullità deve essere eccepita prima del giudizio di primo grado e viene sanata se l'imputato richiede il rito abbreviato. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo resta valido
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista che aveva provocato un incidente stradale notturno. L'imputato contestava la validità dell'alcoltest, sostenendo che l'avviso di farsi assistere da un difensore fosse nullo perché verbalizzato successivamente, e che il tasso alcolemico (pari a 1,7 e 1,9 g/l) fosse in fase ascendente al momento del controllo rispetto all'ora dell'incidente. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'avviso era stato regolarmente dato prima del test e che i sintomi evidenti rilevati dagli agenti (alito vinoso, disorientamento, perdita di equilibrio) confermavano lo stato di alterazione al momento della guida.
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Guida in stato di ebbrezza: verbale assente ma condanna annullata
Il Conducente veniva condannato per guida in stato di ebbrezza dopo un incidente. La difesa ha impugnato la sentenza poiché l'avviso di farsi assistere da un difensore prima del prelievo ematico non era stato verbalizzato per iscritto, ma solo riferito a voce dagli agenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancanza di un verbale scritto impone al giudice di valutare rigorosamente la credibilità della testimonianza orale degli agenti e i motivi della mancata redazione del verbale. La condanna è stata annullata con rinvio.
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Guida in stato di ebbrezza: il verbale smentisce il conducente
Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata informazione sulla facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avvertimento sul difensore era regolarmente documentato nel verbale della polizia, atto dotato di fede privilegiata. Inoltre, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello a causa delle sospensioni per lo sciopero degli avvocati e per l'emergenza Covid. Di conseguenza, il Conducente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
Il Conducente veniva condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza. Proponeva ricorso in Cassazione lamentando la tardività dell'avviso di farsi assistere da un difensore prima dell'alcoltest e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, rilevando che le contestazioni difensive non erano manifestamente inammissibili, ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza di condanna senza rinvio.
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Guida in stato di ebbrezza: prescrizione batte assoluzione
L'Automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza, viene prosciolto in appello per intervenuta prescrizione del reato. Non soddisfatto, propone ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione nel merito e contestando la regolarità del prelievo ematico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza dell'imputato emerge dagli atti in modo immediato e lampante, senza necessità di valutazioni complesse. Poiché il caso richiedeva una approfondita analisi dei documenti medici e dei protocolli sanitari, la prescrizione rimane la formula corretta. L'Automobilista perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: rito abbreviato sana l’omesso avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava l'utilizzabilità del prelievo ematico e il mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore durante gli accertamenti medici. I giudici hanno chiarito che l'omesso avviso costituisce una nullità a regime intermedio. Tale vizio deve essere eccepito tempestivamente nel giudizio di primo grado e viene sanato se l'imputato richiede l'accesso al rito abbreviato. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest va contestato con prove
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prova della corretta taratura dell'etilometro e l'omesso avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al conducente l'onere di fornire una prova contraria specifica sul malfunzionamento dello strumento, non bastando una generica contestazione. Inoltre, l'avviso di farsi assistere da un avvocato risultava regolarmente menzionato nel verbale e confermato dal poliziotto. Il Conducente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il Conducente veniva fermato per un controllo stradale e, dopo tentativi falliti di alcoltest, sottoposto a prelievo ematico in ospedale. Condannato nei gradi precedenti per guida in stato di ebbrezza, proponeva ricorso in Cassazione eccependo l'inutilizzabilità del prelievo e la violazione dei diritti di difesa. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'intervenuta prescrizione del reato, maturata dopo il decorso del termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ritenendo superfluo l'esame dei motivi di merito proposti dalla difesa, non ricorrendo i presupposti per un'assoluzione piena.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e multa da 3000€
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la prova dello stato di alterazione e il fatto stesso di essere alla guida, oltre alla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Inoltre, la determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere sindacata se adeguatamente motivata, anche in forma sintetica. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’incidente nega la tenuità
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale all'alba. L'alcoltest ha rilevato un tasso superiore a 1,5 g/l. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando il funzionamento dell'etilometro, la tempistica del test rispetto all'incidente e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare il malfunzionamento dell'etilometro spetta inizialmente alla difesa con elementi concreti. Inoltre, la particolare tenuità è esclusa se l'incidente blocca la carreggiata richiedendo l'intervento del carro attrezzi, alterando gravemente la circolazione stradale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: prelievo valido anche senza consenso
Il Conducente, coinvolto in un incidente stradale, viene condannato per guida in stato di ebbrezza. L'uomo propone ricorso in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità del prelievo ematico effettuato in ospedale senza il suo preventivo consenso e la mancata assistenza di un difensore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il codice della strada non richiede il consenso preventivo del conducente per l'accertamento del tasso alcolemico su campioni biologici prelevati da personale sanitario. Inoltre, la mancata assistenza del difensore costituisce una nullità a regime intermedio che andava eccepita nel giudizio di primo grado e non per la prima volta in Cassazione. L'inammissibilità del ricorso preclude anche la dichiarazione di prescrizione del reato. Il Conducente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest vale senza prove contrarie
Il Conducente veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico pari a oltre 3,5 g/l. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione, contestando la mancata prova del corretto funzionamento dell'etilometro da parte dell'accusa e una correzione della data del reato nel capo d'imputazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene spetti alla pubblica accusa dimostrare l'omologazione dello strumento, la difesa ha l'onere di allegare elementi concreti che facciano dubitare del suo funzionamento, non bastando una generica contestazione. La correzione della data non ha inoltre leso il diritto di difesa. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: prelievo valido anche senza consenso
Il Conducente, dopo un incidente stradale notturno, veniva trasportato in ospedale dove i medici eseguivano un prelievo ematico per accertamenti terapeutici, rilevando un tasso alcolemico di 2,50 g/l. Il Conducente si trovava in uno stato soporoso che impediva di raccogliere il suo consenso. La difesa eccepiva l'inutilizzabilità del prelievo per mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza. I giudici hanno stabilito che l'avviso non è dovuto se il prelievo rientra nei protocolli di cura ordinari e che la polizia non deve attendere il ripristino delle facoltà mentali del soggetto per gli accertamenti urgenti.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna salva nonostante l’errore
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo guidato di notte con un tasso alcolemico tra 1,26 e 1,38 g/l mentre inseguiva una donna. I giudici di merito hanno applicato le sanzioni previste per la fascia intermedia (lettera b), ma hanno erroneamente indicato in sentenza la lettera c (relativa alla fascia più grave). L'automobilista ha fatto ricorso in Cassazione lamentando questo errore e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a 3 mesi di arresto, 300 euro di ammenda e 8 mesi di sospensione della patente. La Corte ha chiarito che l'errata indicazione della norma costituisce un mero errore materiale correggibile direttamente, poiché le sanzioni applicate erano corrette.
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