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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2022

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247 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista accusato del reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente stradale in orario notturno nel 2015. Dopo la condanna in appello, il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio che, nelle more del giudizio, è decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Poiché il ricorso non era inammissibile, la Corte ha potuto applicare la causa di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione, non essendovi elementi evidenti per un'assoluzione nel merito.
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Guida in stato di ebbrezza: basta un solo test dell’etilometro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la validità della misurazione del tasso alcolemico. I giudici hanno stabilito che, per accertare il reato di guida in stato di ebbrezza, è sufficiente anche una sola misurazione tramite etilometro, purché questa sia confermata da elementi sintomatici evidenti rilevati dagli agenti al momento del controllo, come l'alito alcolico o la difficoltà di linguaggio. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua responsabilità penale.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava la validità del test alcolemico a causa del tempo trascorso tra la guida e l'accertamento. I giudici hanno ribadito che, di fronte a un test regolare, spetta all'imputato dimostrare anomalie capaci di invalidarlo. Il semplice intervallo temporale non basta a escludere il reato. Di conseguenza, l'automobilista perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo resta valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Il conducente contestava l'affidabilità dell'alcoltest a causa del tempo trascorso tra la guida e l'accertamento. I giudici hanno chiarito che, se l'alcoltest rispetta le norme, spetta all'imputato dimostrare eventuali anomalie. Il semplice intervallo temporale non basta a invalidare la prova. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente dovrà pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest dopo 30 minuti è valido
L'Automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'alcoltest, effettuato circa trenta minuti dopo la fine della guida, non fosse attendibile per dimostrare lo stato di alterazione al momento del controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, in presenza di un accertamento del tasso alcolemico regolare, spetta all'imputato dimostrare circostanze eccezionali capaci di invalidare il test. Il semplice intervallo temporale di trenta minuti tra la guida e l'esame non è sufficiente a escludere la validità del rilevamento. L'Automobilista perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest fa prova senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. L'imputato contestava il funzionamento dell'etilometro e la revoca della messa alla prova. I giudici hanno chiarito che l'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione: spetta alla difesa dimostrare l'eventuale mancata revisione dello strumento, non bastando una generica richiesta di verifica. Inoltre, la Cassazione ha confermato la revoca della messa alla prova a causa delle violazioni del programma terapeutico concordato con il SerT, tra cui la positività alla cocaina e l'assenza ai colloqui. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e patente revocata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con conseguente revoca della patente di guida. Il conducente contestava la ricostruzione dei fatti e la gravità della sanzione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la determinazione della pena è corretta se motivata in base ai criteri di legge. Di conseguenza, la revoca della patente disposta ai sensi del Codice della Strada è legittima. L'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la particolare pericolosità della condotta, caratterizzata dalla guida in autostrada, di notte e in condizioni psicofisiche gravemente alterate. Tale condotta esclude l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, la valutazione sulle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest inchioda il conducente
Un automobilista è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il corretto funzionamento dell'etilometro e richiedendo la prova della sua omologazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce di per sé una prova valida dello stato di alterazione. Spetta alla difesa l'onere di dimostrare concretamente il mancato funzionamento o l'assenza di verifiche periodiche dello strumento, non bastando una generica contestazione. Di conseguenza, l'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista, condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2015, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione, il termine massimo di prescrizione di cinque anni era ormai interamente decorso dopo la sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza dell'imputato emerge in modo evidente e immediato dagli atti, senza necessità di ulteriori accertamenti. Non ricorrendo tale evidenza nel caso di specie, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria applicata.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
Il Conducente veniva condannato nei gradi di merito per il reato di guida in stato di ebbrezza, con conseguente confisca del veicolo e sospensione della patente per dodici mesi. Egli proponeva ricorso in Cassazione lamentando diversi vizi procedurali. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'intervenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Questa decisione ha comportato anche la revoca delle sanzioni amministrative della confisca della vettura e della sospensione della patente di guida, poiché l'estinzione del reato principale fa venir meno i provvedimenti accessori collegati. Il Conducente ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna e la restituzione del veicolo e del titolo di guida.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione commessa nel 2015, è ormai decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Non emergendo dagli atti elementi evidenti e immediati per una pronuncia di assoluzione nel merito, i giudici hanno dovuto applicare la causa estintiva. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria applicata in precedenza. Il Conducente ha quindi ottenuto la cancellazione della condanna penale grazie al decorso del tempo.
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Guida in stato di ebbrezza: prescrizione salva la patente
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza, impugna la condanna lamentando il malfunzionamento dell'etilometro non revisionato. La Corte di Cassazione rileva d'ufficio che il reato è ormai estinto per prescrizione, essendo decorsi più di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio la sentenza di condanna e revocano la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per sei mesi, non potendosi applicare sanzioni collegate a un reato ormai estinto.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna confermata in Cassazione
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione sulla ricostruzione del sinistro e sul bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove già analizzate nei precedenti gradi di giudizio, spettando tale compito esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza a seguito di un controllo con l'etilometro. Il conducente contesta la regolarità dell'apparecchio, lamentando l'incertezza sulla data dell'ultima revisione dello strumento. La Corte di Cassazione rileva che, trattandosi di una contravvenzione commessa diversi anni prima, è ormai decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Non emergendo dagli atti prove evidenti e immediate dell'innocenza dell'imputato, i giudici non possono pronunciare una sentenza di assoluzione nel merito. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione, disponendo anche la cancellazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista, condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2016, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità dell'alcoltest e le tempistiche dell'accertamento. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione, è decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Non emergendo dagli atti un'evidenza immediata e indiscutibile di innocenza dell'imputato, che avrebbe imposto l'assoluzione nel merito, i giudici hanno dovuto dichiarare l'estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida precedentemente applicata.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il Conducente era stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel settembre 2015. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito la nullità dell'alcoltest per mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Suprema Corte, senza entrare nel merito della nullità, ha rilevato l'avvenuto decorso del termine massimo di prescrizione di cinque anni, trattandosi di una contravvenzione. Poiché dagli atti non emergeva un'evidente e immediata prova di innocenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Guida in stato di ebbrezza: reato prescritto ma patente salvata
Il Conducente era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza, con conseguente sospensione della patente di guida. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità dei prelievi ematici per mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Questo annullamento ha comportato anche la revoca della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, disponendo la trasmissione del provvedimento al Prefetto competente.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna cancellata dalla prescrizione
Un automobilista, condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dell'alcoltest e l'omesso avviso di farsi assistere da un difensore. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna e hanno revocato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per due anni, non sussistendo i presupposti per un'assoluzione nel merito.
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Guida in stato di ebbrezza: reato prescritto e patente salva
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver causato un incidente stradale, ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la revoca della patente. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo trascorsi più di cinque anni dal fatto senza che l'impugnazione fosse inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Questo annullamento ha comportato anche la revoca della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, che è stata quindi eliminata. La Corte ha chiarito che la presenza di una causa di estinzione del reato impedisce l'esame di altri vizi procedurali o di motivazione.
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