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Giudice Dell'Esecuzione — Anno 2023

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1339 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giudice Dell'Esecuzione

Provvedimenti

Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono solo un’abitudine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a reati di ricettazione commessi tra il 1995 e il 2009. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta la somiglianza dei reati o lo svolgimento di una specifica attività professionale. È invece necessaria la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. L'ampio divario temporale tra i fatti e la mancanza di elementi concreti dimostrano un'abitualità nel reato e non una pianificazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: cinque anni di distanza cancellano lo sconto
Il Tribunale di Napoli Nord, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per due condanne definitive relative al reato di riciclaggio in concorso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta dimostrare la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessario che il condannato fornisca prove concrete di una pianificazione unitaria e preventiva di tutti gli illeciti fin dal primo momento. Nel caso specifico, i reati erano stati commessi a distanza di ben cinque anni l'uno dall'altro, escludendo così qualsiasi disegno criminoso unitario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per truffe ripetute
Il Condannato, colpito da sei sentenze definitive per truffe e associazione a delinquere, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per ridurre la pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Semplici somiglianze tra i reati o la vicinanza temporale non bastano, potendo indicare una mera abitudine a delinquere. Nel caso specifico, la distanza temporale di oltre un anno tra le condotte, le diverse modalità operative e la mancanza di prove sulla presunta ludopatia del reo escludono un progetto unitario.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per delitti distanti anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare tre condanne definitive per rapina, tentata estorsione e porto d'armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la vicinanza temporale o la tipologia di reati, ma serve la prova di un unico disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Nel caso specifico, i reati erano distanti oltre quattro anni (dal 2014 al 2019) ed eterogenei. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra condanne irrevocabili per rapina, reati in materia di armi e traffico di stupefacenti. Il Tribunale ha respinto l'istanza evidenziando la distanza temporale di quattro anni tra i fatti e la diversità dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che, per applicare il reato continuato, non bastano la vicinanza temporale o la tipologia di reati. Occorre dimostrare una programmazione unitaria iniziale (disegno criminoso). L'onere della prova spetta interamente al richiedente, il quale non può limitarsi ad allegare indici generici. Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto se manca il disegno unitario
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Bologna che aveva rigettato parzialmente la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato tra diverse sentenze irrevocabili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva non basta dimostrare la vicinanza temporale o l'identità dei reati. È invece necessario che il richiedente fornisca prove concrete di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio divario temporale e la diversità delle condotte escludevano tale unicità progettuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: reazione impulsiva o piano?
Il caso riguarda un cittadino che ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale, in veste di giudice dell'esecuzione, che aveva escluso il reato continuato per due distinti episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che le due condotte facessero parte di un unico disegno criminoso preventivato. La Corte di Cassazione ha invece confermato che si è trattato di reazioni estemporanee e imprevedibili, scatenate dalle specifiche circostanze dei controlli di polizia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la somiglianza non basta senza un piano unico
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse violazioni commesse nel tempo, sostenendo che la forte omogeneita dei comportamenti dimostrasse un unico disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, valorizzando la notevole distanza temporale tra i fatti illeciti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati non e sufficiente per ottenere i benefici del reato continuato. Occorre invece dimostrare che tutti i reati successivi fossero gia stati programmati, almeno nelle linee generali, al momento del primo illecito. Il ricorrente e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto tra violenza e rapina
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una violenza sessuale e una successiva rapina commessa a distanza di tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un'approfondita verifica di un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, la violenza sessuale è stata considerata un reato occasionale, frutto di circostanze estemporanee, escludendo qualsiasi legame programmatico con la successiva rapina. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diritto all’interprete nel processo penale: no a ricorsi tardivi
Un cittadino straniero ha richiesto la non esecutività di una condanna definitiva, sostenendo che il processo originario si fosse svolto senza l'assistenza di un traduttore, violando il diritto all'interprete nel processo penale. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta senza fissare un'udienza (procedura de plano). La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questa decisione. I giudici hanno chiarito che, se la richiesta è palesemente infondata, il magistrato può decidere immediatamente. Inoltre, le eventuali nullità derivanti dalla mancanza di un interprete si sanano definitivamente una volta che la sentenza di condanna passa in giudicato, non potendo più essere sollevate in fase di esecuzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Legittimo impedimento del difensore: la PEC errata costa cara
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto di applicare la continuazione tra diverse condanne per spaccio e rapina. Il difensore lamentava la violazione del diritto di difesa poiché il giudice aveva respinto la richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore, causato da positività al Covid-19 ed inviata tramite PEC. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la PEC era stata inviata a un indirizzo errato, non incluso tra quelli ufficiali del Ministero della Giustizia, rendendo il deposito non valido. Inoltre, la richiesta di continuazione è stata ritenuta inammissibile poiché il ricorrente non ha dimostrato l'esistenza di un unico disegno criminoso né ha documentato lo stato di tossicodipendenza. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto tra spaccio e usura
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive: la prima per spaccio di stupefacenti commesso nel 2018, la seconda per usura commessa tra il 2018 e il 2020. La difesa sosteneva che i proventi dello spaccio fossero destinati a finanziare l'attività usuraria, configurando un unico progetto originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice propensione a delinquere per profitto o il reimpiego di denaro illecito non bastano a dimostrare un medesimo disegno criminoso. La distanza temporale tra le condotte e il coinvolgimento di complici diversi escludono una pianificazione unitaria originaria. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: sconti negati e condanna più dura
Il Condannato, accumulando diverse condanne definitive per rapine aggravate e porto d'armi, ha richiesto l'unificazione delle pene sotto il vincolo del reato continuato. La Corte d'Appello ha rideterminato la sanzione complessiva a oltre ventidue anni di reclusione. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un aumento di pena illegittimo e la violazione del divieto di peggioramento della condanna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la rideterminazione della pena in senso più sfavorevole è pienamente legittima se l'annullamento precedente era derivato da un ricorso del Pubblico Ministero. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie di delinquere
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire tre diverse condanne definitive: una per evasione del 2015, una per spaccio di stupefacenti del 2018 e una per tentata estorsione e lesioni personali del 2018. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che non vi è prova di un medesimo disegno criminoso originario. L'evasione è avvenuta tre anni prima degli altri fatti, mentre l'estorsione è scaturita da un evento imprevisto, ovvero il mancato pagamento di un debito di droga a terzi, e non da una pianificazione preventiva. La scelta di delinquere del soggetto è stata quindi considerata un generico stile di vita e non un reato continuato.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’estorsione casuale
Il Condannato, sanzionato per associazione mafiosa e per una successiva estorsione, ha richiesto l'applicazione del reato continuato per unificare le pene. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, ritenendo che l'estorsione fosse legata a un evento occasionale e non pianificata fin dall'inizio. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la vicinanza temporale tra l'adesione al clan e il reato dimostrasse l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il reato continuato richiede una programmazione iniziale specifica dei singoli reati e non un generico programma delinquenziale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati negata: quando il disegno si spezza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per due condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'assenza di un medesimo disegno criminoso, evidenziando complici diversi, vittime differenti e modalità esecutive distinte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e corretta, e lo ha condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché due furti d’auto non fanno un unico piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due furti di autovetture commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e delle diverse modalità di esecuzione, in quanto il secondo furto era stato compiuto con un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità della tipologia di beni rubati e del luogo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto se passano 10 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva tra diverse sentenze di condanna per ottenere una riduzione della pena. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per una delle condanne, evidenziando l'assenza di un medesimo disegno criminoso a causa di un intervallo temporale superiore a dieci anni tra i reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione e richiamando dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto per reati diversi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva per reati legati allo spaccio di stupefacenti, derivanti da due diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di un'unica programmazione iniziale. Tra i fattori decisivi vi erano la distanza temporale tra i fatti e il coinvolgimento di complici diversi ed estranei all'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la difesa si è limitata a richiedere una rivalutazione dei fatti, senza evidenziare reali vizi logici nella decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse sentenze di condanna a suo carico. Il Tribunale di Genova, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza evidenziando la mancanza di un medesimo disegno criminoso. Tale assenza è stata dedotta dalla notevole distanza temporale tra i reati, dalle diverse modalità di esecuzione e dall'assenza di prove su una presunta tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. I motivi presentati dalla difesa sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti già logicamente analizzati. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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