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Giudice Dell'Esecuzione — Anno 2023

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1339 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giudice Dell'Esecuzione

Provvedimenti

Continuazione in sede esecutiva: salvo lo sconto patteggiamento
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Genova che, nel rideterminare la pena complessiva per diversi reati di spaccio, non ha applicato lo sconto di pena previsto per il rito del patteggiamento ai reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la continuazione in sede esecutiva tra un reato giudicato con rito ordinario e uno con patteggiamento impone al giudice di mantenere intatta la riduzione premiale ex art. 444 c.p.p. anche sugli aumenti di pena. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente al trattamento sanzionatorio e ha rinviato il caso al Tribunale di Genova per un nuovo calcolo della pena.
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Continuazione tra reati: niente sconti per l’omicidio del killer
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa e per un omicidio commesso nel 2004, ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati per unificare le pene. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo l'omicidio frutto di circostanze contingenti e non programmato al momento dell'ingresso nel clan. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la continuazione tra reati richiede che i singoli delitti siano programmati nelle loro linee essenziali fin dall'inizio. La semplice disponibilità a commettere reati o il ruolo di killer non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso per delitti nati da esigenze estemporanee.
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Sospensione dell’ordine di demolizione negata: abuso insanabile
Il proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna penale definitiva, invocando la pendenza di una domanda di condono edilizio presentata nel 1995. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando che l'abuso superava i limiti volumetrici consentiti e che erano state realizzate ulteriori opere abusive successive. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che il giudice dell'esecuzione deve effettuare una valutazione prognostica sulla reale probabilità di accoglimento della sanatoria. Poiché l'istanza giaceva da 27 anni e l'immobile era stato ulteriormente ampliato, non vi era alcuna concreta possibilità di sanare l'abuso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Fungibilità della pena: no allo sconto per reati diversi
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha respinto le sue istanze di rideterminazione della pena per reati di droga e di riconoscimento della fungibilità tra la pena detentiva e una misura di sicurezza espiata per un fatto diverso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rideterminazione della pena non è ammessa se il giudice di merito ha esercitato legittimamente il suo potere discrezionale. Inoltre, la fungibilità della pena con una misura di sicurezza detentiva opera solo se quest'ultima è stata applicata in via provvisoria per la stessa causa, e non quando si tratta di una misura di sicurezza definitiva scontata per un reato differente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: decide la Corte d’Appello
Il Giudice per le indagini preliminari di Napoli, agendo come giudice dell'esecuzione, aveva accolto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato tra diverse sentenze definitive. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione eccependo il difetto di competenza del giudice dell'esecuzione di primo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'ultima sentenza irrevocabile era stata pronunciata dalla Corte d'Appello, la quale aveva riformato la decisione di primo grado per alcuni coimputati. In forza del principio di unitarietà dell'esecuzione, la competenza spetta interamente alla Corte d'Appello. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza del GIP e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Napoli.
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Reato continuato: stile di vita o disegno criminoso?
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, non riscontrando un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici avessero ignorato gli indizi di una programmazione comune. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale concreta dei singoli reati, non bastando una generica scelta di vita criminale o la semplice ripetizione di reati simili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di quattro diverse sentenze di condanna per truffa, ricettazione e falso. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la disomogeneità dei reati e la distanza temporale tra le condotte, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la continuazione richiede una programmazione iniziale unitaria e non una generica scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vincolo della continuazione: la Cassazione frena i giudici
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati di rapina giudicati con due diverse sentenze definitive. Il primo giudice ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso a causa della distanza temporale e geografica dei fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può ignorare la precedente valutazione del giudice della cognizione, che aveva già unito in continuazione i primi episodi. Per discostarsi da tale precedente giudizio, occorre un dovere rafforzato di motivazione. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato: tra furti ripetuti e bisogno economico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne per furto commesse in un breve arco temporale. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta, ritenendo che i fatti dimostrassero una semplice abitualità a delinquere e non un disegno unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la vicinanza temporale dei furti e l'omogeneità dei beni colpiti costituiscono forti indizi di una programmazione iniziale, legata magari a una temporanea difficoltà economica. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando al Tribunale di Milano di riesaminare il caso con una valutazione più approfondita.
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Reato continuato in fase esecutiva: no ai doppi sconti di pena
Il Tribunale di Ascoli Piceno, in funzione di Giudice dell'Esecuzione, aveva riconosciuto l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva unendo tre diverse sentenze di condanna a carico del Condannato. Tuttavia, il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, evidenziando che due di queste tre sentenze erano già state precedentemente riunite sotto il vincolo della continuazione da un altro provvedimento definitivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che il giudice ha ignorato il precedente giudicato, determinando una vietata duplicazione degli effetti benefici della continuazione sugli stessi fatti. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, disponendo il rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il cumulo di pene
Il Tribunale di Pescara, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva respinto la richiesta di unificazione delle pene per diversi reati commessi da un soggetto tra il 2015 e il 2016, escludendo il reato continuato e ritenendo le condotte espressione di una generica tendenza a delinquere. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione degli indici concreti di un disegno unitario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice di merito ha del tutto omesso l'esame concreto dei fatti. La Cassazione ha chiarito che per il reato continuato non serve una pianificazione dettagliata, ma basta una programmazione di massima iniziale. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo e corretto esame.
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Reato continuato e usura: no allo sconto se passano anni
Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da una condannata per due diverse sentenze di usura. La ricorrente sosteneva che i reati fossero stati compiuti in un arco temporale ravvicinato e con le stesse modalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per configurare il reato continuato non basta la ripetizione di condotte simili o una generica scelta di vita criminale. È invece necessaria una programmazione iniziale unitaria dei singoli reati. Nel caso specifico, l'ampio intervallo temporale di circa quattro anni tra i fatti di usura esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il cumulo delle pene e condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: no a calcoli sproporzionati della pena
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato per diverse condotte di spaccio, ha calcolato la pena finale applicando un aumento sproporzionato per un nuovo reato satellite rispetto a quelli precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve sempre rispettare il principio di proporzione interna tra i vari aumenti di pena. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente al calcolo della pena, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione coerente.
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Sospensione condizionale della pena: l’età salva il condannato
Il Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Torino aveva rideterminato la pena per un condannato per più reati di stalking e lesioni, ma aveva negato la sospensione condizionale della pena ritenendo superato il limite di legge. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando di aver commesso tutti i reati dopo il compimento dei settant'anni, circostanza che innalza il limite per la sospensione a due anni e sei mesi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che lo stalking, essendo un reato abituale, si considera consumato al momento della cessazione della condotta, avvenuta quando il soggetto era già ultrasettantenne. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il diniego e rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Reato continuato: la stessa arma non basta per lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per una gambizzazione con arma da fuoco ad agosto 2019 e l'altra per il possesso della stessa arma a dicembre 2019. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che il semplice possesso prolungato della stessa arma non dimostra un piano criminale unico e preventivo. Al contrario, la scelta di conservare l'arma per mesi dimostra una rinnovata volontà di delinquere, riconducibile all'abitualità delittuosa e non a una programmazione unitaria. Di conseguenza, non è possibile applicare lo sconto di pena previsto per il reato continuato.
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Reato continuato in fase esecutiva: stop a pene sproporzionate
Il Giudice dell'esecuzione aveva riconosciuto il vincolo della continuazione tra diversi reati di spaccio commessi dal Condannato, rideterminando la pena complessiva. Tuttavia, per alcuni episodi l'aumento di pena era di un solo mese, mentre per altri simili l'aumento arrivava fino a un anno. Il Condannato ha proposto ricorso lamentando la violazione del principio di proporzione interna della pena. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice, pur nella sua discrezionalità, deve rispettare un criterio di coerenza e proporzione tra i vari aumenti applicati. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova determinazione della pena. Il reato continuato in fase esecutiva richiede infatti una motivazione rigorosa in caso di forti discrepanze sanzionatorie.
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Patteggiamento in fase esecutiva: no a sconti per troppi reati
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase di esecuzione, proponendo un accordo per una pena complessiva di un anno e due mesi di reclusione e 1.400 euro di multa. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo la pena del tutto incongrua rispetto al numero (venti) e alla gravità dei furti commessi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che il giudice ha il potere-dovere di valutare la ragionevolezza della sanzione concordata. Nel caso di specie, il patteggiamento in fase esecutiva è stato legittimamente negato poiché l'elevato numero di reati dimostra una spiccata inclinazione a delinquere, incompatibile con una pena eccessivamente mite.
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Reato continuato: stile di vita o disegno unico?
Il Condannato ha richiesto al Tribunale di Roma il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni commesse nell'arco di dieci anni. Il giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta solo parzialmente, escludendo sei condotte distanti nel tempo. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la ripetizione sistematica di reati per un lungo periodo non dimostra una programmazione iniziale unitaria, bensì una scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, la ricaduta nel reato esclude l'applicazione del trattamento sanzionatorio di favore previsto per il reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Fungibilità della pena: no allo scomputo se il reato è successivo
Il Condannato ha chiesto la rideterminazione della pena residua da espiare, invocando la fungibilità della pena per un periodo di custodia cautelare scontato in un altro procedimento conclusosi con l'assoluzione. La difesa sosteneva che i reati di intestazione fittizia facessero parte di un disegno criminoso iniziato prima della detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, ai fini della fungibilità della pena, rileva la data di consumazione di ciascun singolo reato e non l'inizio del disegno criminoso. Poiché i reati per cui vi è stata condanna si sono consumati dopo il periodo di carcerazione preventiva, tale periodo non può essere scomputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Estinzione del reato: ricorso errato o opposizione necessaria?
Il Tribunale di Catania ha respinto la richiesta di estinzione del reato presentata dal Condannato a causa di una successiva condanna. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che contro il diniego emesso de plano dal giudice dell'esecuzione non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione, bensì l'opposizione davanti allo stesso giudice. La Corte ha quindi riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Catania per la decisione.
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