LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Giudice Dell'Esecuzione — Anno 2023

Pagina 18 di 40

1339 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giudice Dell'Esecuzione

Provvedimenti

Reato continuato: no ad aumenti di pena forfettari
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra una condanna per usura e una per furto e truffa, aveva applicato un aumento di pena cumulativo e forfettario per i reati minori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un aumento complessivo ma deve specificare l'incremento di pena per ciascun reato satellite. La sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, disponendo il rinvio a un nuovo giudice per la corretta rideterminazione della pena.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: no al silenzio del giudice
Il Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Milano aveva riconosciuto la continuazione tra i reati di furto e ricettazione per una condannata, rideterminando la pena in sette mesi di reclusione. Il giudice aveva però omesso di valutare la richiesta della difesa di estendere la sospensione condizionale della pena alla nuova sanzione complessiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha l'obbligo di valutare espressamente se concedere, estendere o revocare il beneficio della sospensione quando ridetermina la pena per effetto del reato continuato. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale di Milano per una nuova decisione.
Continua »
Sospensione condizionale della pena: persa per soli 403 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena per una donna che non ha pagato il risarcimento di 403 euro alla parte civile entro i due mesi stabiliti. Il giudice dell'esecuzione aveva revocato il beneficio poiché la condannata non aveva dimostrato, né allegato, alcuna difficoltà economica che le impedisse di pagare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, giudicandolo generico e volto a ridiscutere il merito della vicenda. Di conseguenza, la ricorrente perde definitivamente il beneficio della sospensione condizionale della pena e viene condannata al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Legittimità costituzionale dell’ergastolo: no allo sconto automatico
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione della Corte d'Assise d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di sostituire la pena dell'ergastolo con trent'anni di reclusione. Il ricorrente sosteneva che la pena perpetua violasse il divieto di trattamenti disumani e degradanti previsto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena legittimità costituzionale dell'ergastolo. I giudici hanno chiarito che la pena a vita non è contraria alla dignità umana poiché l'ordinamento prevede istituti, come la liberazione condizionale, che consentono al condannato di riacquistare la libertà dimostrando un effettivo percorso di rieducazione. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Competenza del giudice dell’esecuzione: Bergamo contro Palermo
Il caso nasce da un conflitto negativo tra il Tribunale di Bergamo e il Tribunale di Palermo. Entrambi i tribunali si dichiaravano incompetenti a decidere sulla richiesta di continuazione dei reati presentata da un condannato. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo la competenza del giudice dell'esecuzione. Secondo la Suprema Corte, in presenza di più condanne definitive, la competenza spetta sempre al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile in ordine di tempo, anche se la richiesta riguarda titoli di condanna diversi. Di conseguenza, la competenza è stata attribuita al Tribunale di Palermo, autore dell'ultima sentenza definitiva.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: no a calcoli forfettari
Il Condannato ha fatto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che, come giudice dell'esecuzione, non aveva calcolato correttamente la pena complessiva per diversi reati uniti dal medesimo disegno criminoso. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in caso di reato continuato in sede esecutiva il giudice deve prima sciogliere i cumuli di pena precedenti, individuare il reato più grave e poi calcolare e motivare separatamente gli aumenti di pena per ciascun reato satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
Continua »
Bancarotta fraudolenta e continuazione: conta l’azione
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione del reato continuato per alcune condanne di bancarotta e truffa. Il diniego si basava sulla distanza temporale tra le sentenze di fallimento delle società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in tema di bancarotta fraudolenta e continuazione: per valutare la vicinanza nel tempo dei reati, e quindi l'esistenza di un unico disegno criminoso, il giudice deve fare riferimento al momento in cui sono state effettivamente commesse le condotte illecite (come l'omessa tenuta della contabilità) e non alla data della successiva dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per omicidi di clan
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due omicidi commessi a distanza di oltre un anno, sostenendo che rientrassero in un unico disegno criminoso legato alla sua partecipazione a un clan mafioso. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la diversità dei moventi, dei tempi e dei clan rivali presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice disponibilità a commettere reati per un'associazione non dimostra una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, vedendo respinta la richiesta di riduzione della pena.
Continua »
Reato continuato: no alla somma matematica delle pene senza motivi
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta ma ha calcolato la pena complessiva senza motivare in modo specifico i singoli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice, nel rideterminare la pena per il reato continuato, deve prima sciogliere i precedenti cumuli, individuare il reato più grave e poi calcolare e motivare separatamente l'aumento di pena per ciascun reato satellite. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
Continua »
Conversione del ricorso in opposizione: salvo l’atto errato
Il Condannato ha richiesto l'estinzione dei reati al Tribunale di Salerno. Il giudice dell'esecuzione ha parzialmente respinto l'istanza con un provvedimento emesso senza contraddittorio (de plano). La difesa ha proposto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso straordinario era errato, poiché la legge prevede l'opposizione davanti allo stesso giudice di merito. Tuttavia, applicando il principio di conservazione degli atti, la Cassazione ha disposto la conversione del ricorso in opposizione, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale di Salerno affinché proceda al riesame della questione con la piena partecipazione delle parti.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per furti distanti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per furti commessi a distanza di un anno in località diverse (La Spezia e Caserta). Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, stabilendo che per applicare il reato continuato non basta la semplice ripetizione di reati simili o l'appartenenza a una banda organizzata. È invece indispensabile dimostrare una pianificazione preventiva e dettagliata di tutti i singoli episodi criminosi, ideata prima ancora di compiere il primo furto. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Unicità del disegno criminoso: quando i reati sono slegati
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per tre diverse condanne definitive riguardanti estorsione, associazione mafiosa e spaccio di droga. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che per riconoscere l'unicità del disegno criminoso non basta un generico programma di delinquenza. È invece necessaria la preventiva e specifica programmazione dei singoli reati sin dal primo episodio. Nel caso in esame, la notevole distanza temporale tra i fatti, la diversità dei complici, le differenti modalità operative e i diversi luoghi di commissione dimostrano che i reati erano frutto di scelte estemporanee e non di un unico piano originario. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato continuato: perché la ripetizione non è pianificazione
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse sentenze definitive riguardanti vari furti commessi tra il 2016 e il 2017 in diverse località del Nord Italia. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili (abitualità) non dimostra una preventiva pianificazione unitaria. La distanza temporale di molti mesi, la disomogeneità geografica e le diverse modalità esecutive escludono il reato continuato, configurando invece scelte criminose estemporanee e ripetute nel tempo. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Continuazione dei reati: no allo sconto tra usura e mafia
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati tra una condanna per associazione mafiosa e una per usura. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio per la mancanza di prove su una programmazione unitaria originaria. La Cassazione ha confermato che il giudice dell'esecuzione non può modificare i fatti accertati nel processo di merito, come le date di commissione o l'assenza di aggravanti mafiose, per far rientrare i reati nella continuazione dei reati. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Reato continuato: la scelta di delinquere non è un piano unico
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di rapine, lesioni e tentati omicidi commessi in un ristretto arco temporale. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio, ritenendo che la ripetizione dei reati non derivasse da un unico disegno criminoso preventivo, ma rappresentasse un abituale stile di vita (modus vivendi). La Suprema Corte ha confermato questa decisione, stabilendo che la vicinanza temporale e la somiglianza dei reati non bastano a dimostrare una pianificazione unitaria originaria. Inoltre, l'eventuale concessione del beneficio a un complice non rileva, trattandosi di una valutazione strettamente individuale legata alla sfera psichica del singolo autore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato continuato: lo spaccio abituale non dà diritto allo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per quattro condanne legate allo spaccio di stupefacenti commesse tra il 2016 e il 2019 a Gallipoli, Bari e Lecce. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando che i reati erano stati compiuti con modalità differenti, in luoghi diversi e in un ampio arco temporale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice qualifica di spacciatore abituale non dimostra un unico disegno criminoso, ma solo una generica inclinazione a delinquere. Per applicare il reato continuato occorre invece provare che tutti i singoli episodi fossero stati programmati preventivamente nelle loro linee essenziali.
Continua »
Continuazione nel reato: l’errore di calcolo annulla la pena
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che aveva rideterminato la pena per Il Condannato, applicando la continuazione nel reato tra più sentenze di patteggiamento. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, per applicare la continuazione nel reato in fase esecutiva su reati già unificati, il giudice deve prima sciogliere i precedenti cumuli. Solo dopo aver individuato il reato più grave tra tutti e stabilito la relativa pena base, è possibile calcolare gli aumenti per i reati satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo.
Continua »
Reato continuato in fase esecutiva: no a ricalcoli peggiorativi
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato in fase esecutiva per diverse rapine, ha ricalcolato la pena in modo errato. Il giudice ha infatti applicato un aumento per quattro rapine invece delle tre effettive, conteggiando anche un episodio da cui l'uomo era stato assolto. Inoltre, ha inflitto per i reati satellite aumenti di pena superiori rispetto a quelli originariamente stabiliti dal giudice della cognizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può peggiorare la situazione del condannato in assenza di richieste del pubblico ministero. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena tra armi e usura
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra due condanne definitive: una per porto abusivo d'armi e una per usura, commesse nel 2006. Il Tribunale di Monza, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta evidenziando l'assoluta disomogeneità dei reati e dei beni giuridici protetti. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero legati da un unico scopo associativo e da una stretta vicinanza temporale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la vicinanza temporale non è un criterio decisivo e che un programma criminoso generico non basta a configurare il reato continuato. È necessaria la pianificazione specifica di ciascun reato sin dall'inizio. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato continuato: niente sconti tra strage e mafia
Il Condannato, già condannato a 27 anni per omicidio e a 14 anni per associazione mafiosa, ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo che l'omicidio, legato a contrasti locali per i subappalti, avesse una matrice estemporanea e non fosse programmato fin dall'inizio dell'adesione al sodalizio criminale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il reato continuato tra reato associativo e reati fine richiede che questi ultimi siano programmati nel momento in cui il soggetto entra nell'associazione, escludendo automatismi per reati occasionali o contingenti.
Continua »