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Gestione Separata — Anno 2022

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342 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Gestione Separata

Provvedimenti

Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS sulla data
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere non dalla scadenza ordinaria, ma dal termine prorogato (nel caso specifico, il 6 luglio 2009) previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione alla Gestione Separata: conta l’abitualità, non il reddito
L'Ente Previdenziale ha richiesto l'iscrizione alla Gestione Separata a un professionista per l'attività svolta nel 2010. Il professionista, iscritto all'albo ma non alla cassa previdenziale di categoria, si è opposto evidenziando un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta di pagamento, ritenendo che sotto tale soglia l'attività fosse occasionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione alla Gestione Separata per chi esercita una professione ordinistica dipende dall'abitualità dell'attività e non dal reddito prodotto. La soglia dei 5.000 euro rileva solo per i lavoratori autonomi occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dell'abitualità.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: esclusa con reddito minimo
L'INPS ha richiesto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata a un avvocato per l'anno 2011, nonostante un reddito annuo di soli 403 euro. L'ente previdenziale sosteneva che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'Iscrizione Gestione Separata INPS richiede l'effettivo esercizio abituale della professione. Un reddito molto basso rappresenta un forte indizio di occasionalità dell'attività. Spetta all'INPS dimostrare il contrario, poiché la semplice iscrizione all'albo o il possesso della partita IVA non bastano a far presumere l'abitualità del lavoro svolto.
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Prescrizione contributi Gestione separata: vince l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso a partire dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato dalla legge (nel caso specifico, il 6 luglio 2010). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 1° luglio 2015 è tempestiva, in quanto avvenuta prima del compimento del quinquennio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Automaticità delle prestazioni previdenziali: no ai co.co.co.
Un collaboratore coordinato e continuativo ha chiesto all'INPS l'accredito dei contributi previdenziali non versati dalla società committente tra il 2002 e il 2007, invocando l'automaticità delle prestazioni previdenziali per ottenere la pensione supplementare. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'INPS. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'automaticità delle prestazioni previdenziali non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, in quanto questi ultimi restano i titolari dell'obbligo contributivo. Di conseguenza, in caso di omissione da parte del committente, il collaboratore non può pretendere l'accredito automatico da parte dell'ente previdenziale, ma deve agire contro il committente per il risarcimento del danno o pagare direttamente i contributi omessi.
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Iscrizione alla Gestione Separata: INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha richiesto a un avvocato l'iscrizione alla Gestione Separata per l'attività professionale svolta, nonostante i redditi fossero inferiori alle soglie minime previste per l'iscrizione alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché non aveva contestato tutte le ragioni della decisione di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato questa pronuncia, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno ribadito che, se una sentenza si fonda su più ragioni autonome, il ricorrente deve contestarle tutte efficacemente, pena l'inammissibilità dell'intero gravame. Di conseguenza, l'avvocato non è tenuto a versare i contributi richiesti dall'ente previdenziale.
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Gestione separata INPS: l’errore dell’ente salva l’avvocato
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un avvocato l'iscrizione alla Gestione separata INPS per l'attività professionale svolta, nonostante il professionista avesse un reddito inferiore alle soglie minime per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché non ha contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'ente pubblico. Quando una sentenza si fonda su diverse ragioni autonome, l'impugnazione deve contestarle tutte efficacemente, altrimenti il ricorso decade. L'ente previdenziale perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Iscrizione alla Gestione separata: INPS perde sui redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi a un Professionista, iscritto all'albo degli avvocati ma non alla cassa di categoria, ritenendo obbligatoria l'Iscrizione alla Gestione separata per gli anni in cui ha esercitato la professione. Il Professionista si è opposto evidenziando un reddito annuo inferiore a 5.000 euro e il carattere occasionale dell'attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che spetta all'ente dimostrare l'abitualità dell'attività professionale. Poiché tale accertamento spetta ai giudici di merito, la Cassazione non può riesaminarlo. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Gestione separata INPS: esente il professionista a basso reddito
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una professionista, iscritta all'albo degli avvocati ma non alla relativa cassa di previdenza, il pagamento dei contributi alla Gestione separata INPS per l'anno 2011. La professionista aveva percepito un reddito inferiore a cinquemila euro. La Corte d'appello ha annullato la pretesa dell'ente pubblico, rilevando che l'attività era occasionale e che l'ente non aveva dimostrato l'abitualità del lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che stabilire se un'attività sia abituale o occasionale è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito. Di conseguenza, la professionista non deve pagare alcun contributo e l'ente previdenziale è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde contro la lavoratrice
L'INPS ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento dei contributi previdenziali dovuti alla gestione separata per gli anni 2010 e 2011. La contribuente ha eccepito l'avvenuta prescrizione dei crediti. L'INPS ha sostenuto che il termine di prescrizione fosse rimasto sospeso a causa del doloso occultamento del debito da parte della lavoratrice, la quale non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la mancata compilazione della dichiarazione non equivale a un doloso occultamento del debito e non impedisce all'ente previdenziale di effettuare i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate. Pertanto, si applica la ordinaria prescrizione contributi previdenziali a partire dalla scadenza originaria del pagamento.
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Gestione separata INPS: partita IVA aperta ma nessun contributo dovuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che escludeva l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un lavoratore autonomo. L'ente pretendeva il pagamento dei contributi sul presupposto che l'apertura della partita IVA e l'iscrizione all'albo dimostrassero l'abitualità dell'attività. I giudici di merito hanno invece accertato l'occasionalità del lavoro, desunta da un reddito inferiore alla soglia legale di cinquemila euro. La Cassazione ha stabilito che l'ente previdenziale non può contestare in sede di legittimità gli accertamenti di fatto compiuti dal giudice d'appello, confermando la vittoria del professionista.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritto il credito, calcolando il termine di cinque anni dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto ministeriale aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 1° luglio 2015 è tempestiva, poiché rientra perfettamente nel termine quinquennale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione gestione separata INPS: la stretta sui professionisti
Un ingegnere, svolgendo attività libero-professionale in concomitanza con un lavoro dipendente, contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS. Essendo iscritto all'albo, egli versava alla cassa professionale solo il contributo integrativo di solidarietà, ritenendo ciò sufficiente ad escludere ulteriori obblighi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che l'iscrizione gestione separata INPS è obbligatoria per tutti i redditi da lavoro autonomo che non siano soggetti a un contributo soggettivo mirato a creare una pensione specifica. Il semplice versamento del contributo integrativo non esonera dall'obbligo previdenziale verso l'INPS.
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Gestione Separata INPS: niente contributi con reddito minimo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. Il professionista si è opposto evidenziando che in quell'anno aveva percepito un reddito irrisorio, pari a soli 628 euro, indice di un'attività del tutto occasionale. La Corte d'Appello ha dato ragione al professionista, rilevando che l'ente non ha dimostrato l'abitualità del lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che spetta all'ente previdenziale dimostrare l'abitualità dell'attività professionale per pretendere i contributi. Inoltre, l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo non costituiscono una prova automatica di abitualità, ma sono semplici indizi che il giudice di merito deve valutare caso per caso.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, il termine originario del 6 giugno 2010 era stato legalmente differito al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, anche l'inizio della prescrizione è slittato, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato non iscritto alla Cassa forense per l'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "Quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione del quadro fiscale non equivale automaticamente a un comportamento doloso, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato il proprio reddito complessivo e l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata non era ancora pacifico all'epoca dei fatti. Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato prescritto.
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Iscrizione Gestione Separata: partita IVA non basta per l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, ritenendo obbligatoria l'iscrizione Gestione Separata. Il professionista si è opposto evidenziando che il suo reddito annuo era inferiore a 5.000 euro (pari a circa 1.744 euro) e che l'attività era solo occasionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che spetta all'istituto previdenziale dimostrare l'abitualità dell'attività professionale. L'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo non costituiscono una prova automatica di abitualità, ma sono semplici indizi che il giudice di merito deve valutare. Di conseguenza, l'avvocato non è tenuto al pagamento dei contributi richiesti.
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Iscrizione alla Gestione separata: INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un professionista iscritto all'Albo degli Avvocati ma non alla Cassa Forense, il quale aveva percepito un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che l'iscrizione alla Gestione separata richiede la prova dell'esercizio abituale dell'attività professionale. Poiché l'ente previdenziale non ha dimostrato tale abitualità, e in presenza di un reddito sotto la soglia minima, l'obbligo contributivo non sussiste. Il professionista ottiene così l'annullamento dell'addebito e l'INPS viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Iscrizione alla Gestione Separata: obbligo sotto i 5.000 euro
Un ingegnere, dipendente pubblico e iscritto all'albo, svolge attività libero-professionale producendo un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. L'INPS richiede il pagamento dei contributi previdenziali, ma i giudici di merito ritengono non dovuta la somma a causa del basso reddito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata dipende dall'abitualità dell'attività e non dal superamento della soglia dei 5.000 euro. Quest'ultimo limite si applica solo alle attività occasionali. La Suprema Corte cassa la sentenza e rinvia alla Corte d'Appello per verificare se l'attività del professionista fosse abituale o occasionale.
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Iscrizione Gestione Separata: obbligo anche con bassi redditi
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'ente, ritenendo che il reddito del professionista, inferiore a cinquemila euro, escludesse l'obbligo di iscrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione Gestione Separata è obbligatoria per chi esercita la professione in modo abituale, a prescindere dal reddito annuo percepito. La soglia dei cinquemila euro non costituisce un limite minimo di esenzione, ma rappresenta solo un indizio che il giudice deve valutare insieme ad altri elementi, come l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo, per verificare l'effettiva occasionalità del lavoro. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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