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Fumus Boni Iuris

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434 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sospensione del rimborso IVA: basta il sospetto per il blocco
L'Agenzia delle Entrate ha disposto la sospensione del rimborso IVA richiesto da una società, a causa di presunte fatture per operazioni inesistenti emesse da un fornitore. La Corte di Giustizia Tributaria Regionale aveva annullato il provvedimento per carenza di motivazione, ritenendo che l'Amministrazione dovesse provare dettagliatamente la frode e la consapevolezza del contribuente già nell'atto cautelare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione del rimborso IVA, avendo natura cautelare, richiede solo la prova del fumus boni iuris (la parvenza di buon diritto) e non lo stesso rigore motivazionale di un definitivo diniego di rimborso o di un accertamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Misure protettive: quando il Tribunale le nega
Il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di conferma delle misure protettive presentata da una società retail in crisi. La decisione si fonda sull'assenza di un piano di risanamento credibile, valutando l'operazione come meramente liquidatoria e priva del necessario fumus boni iuris per proteggere il patrimonio dalle azioni dei creditori.
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Ispezione documenti sociali: il diritto del socio
Il Tribunale analizza il diritto del socio alla ispezione documenti sociali negata dalla società a causa di una presunta violazione della clausola di prelazione durante l'acquisto delle quote. La decisione stabilisce che, se la società ha precedentemente riconosciuto il soggetto come socio, non può successivamente negare l'accesso ai documenti in virtù del principio di buona fede e del divieto di venire contra factum proprium.
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Sequestro conservativo: la Cassazione difende la decisione del GUP
Nel contesto dell'inchiesta sul disastro dell'Hotel Rigopiano, le parti civili avevano ottenuto dal Giudice dell'Udienza Preliminare il sequestro conservativo di un quinto dello stipendio di un dirigente pubblico, accusato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo per non aver attivato le procedure di emergenza e sgombero neve. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura, ritenendo che il giudice avesse copiato le tesi dell'accusa senza un'autonoma valutazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il giudice non deve riscrivere gli atti ma mostrare un effettivo vaglio critico, soprattutto se la decisione avviene dopo un regolare confronto tra le parti. L'annullamento è stato revocato e il caso rinviato per un nuovo esame.
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Gratuito patrocinio revocato: la colpa grave costa caro
Un cittadino proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo relativo a un contratto di fornitura, beneficiando del gratuito patrocinio. Tuttavia, il giudice revocava l'ammissione al beneficio riscontrando una colpa grave nell'iniziativa giudiziaria. Le prove orali presentate dal cittadino erano infatti del tutto generiche, prive di riferimenti temporali, nomi e dettagli precisi sulle merci, rendendo l'opposizione palesemente infondata fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del gratuito patrocinio, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che avviare una causa del tutto priva di fondamenta e con prove palesemente insufficienti costituisce una grave negligenza che giustifica la perdita del beneficio statale. Di conseguenza, il cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e un ulteriore contributo unificato.
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Ricorso ex art 700 cpc: quando l’urgenza è negata
Una ricorrente ha presentato un ricorso ex art 700 cpc per ottenere la liquidazione immediata di una quota di investimento detenuta fiduciariamente, sostenendo la necessità di fondi per l'acquisto di una nuova abitazione. Il Tribunale di Milano ha rigettato l'istanza per assenza del periculum in mora, evidenziando come l'obbligazione d'acquisto fosse una scelta unilaterale e non vi fosse prova di un'imminente emergenza abitativa.
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Sospensione provvisoria esecuzione: guida ai motivi
Il Tribunale di Milano si è pronunciato su un'istanza di sospensione provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo. Il Giudice ha chiarito che tale sospensione richiede la probabile fondatezza dell'opposizione. Nel caso in esame, le contestazioni relative a una presunta remissione del debito e a un accordo novativo sono state rigettate per mancanza di prove certe. Tuttavia, è stata accolta la sospensione parziale riguardante il calcolo degli interessi moratori, ritenendo fondata la contestazione sull'applicazione del tasso corretto.
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Sospensione dell’esecuzione della pena: stop se definitiva
Il Condannato ha proposto ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che dichiarava inammissibile il suo ricorso, nonostante la sopravvenuta remissione di querela da parte della Persona Offesa. Contestualmente, ha richiesto la sospensione dell'esecuzione della pena. La Suprema Corte ha rigettato l'istanza. I giudici hanno chiarito che la sospensione richiede la presenza del "fumus boni iuris" (probabilità di accoglimento del ricorso principale). Nel caso specifico, la responsabilità penale era ormai definitiva (giudicato), rendendo del tutto irrilevante la successiva remissione della querela. Inoltre, il ricorso straordinario è limitato a sviste percettive e non a valutazioni giuridiche.
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Sequestro conservativo: quando è concesso dal giudice
Il Tribunale di Milano ha autorizzato un sequestro conservativo per oltre 850.000 euro a favore di un'agenzia assicurativa contro un broker. Il provvedimento nasce da gravi irregolarità nella gestione di polizze vita e dal riconoscimento del debito da parte dei resistenti. Il periculum in mora è stato accertato a causa della dismissione del portafoglio clienti e del trasferimento di quote societarie da parte del debitore.
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Sequestro conservativo: inutile la vendita finta alla sorella
Un debitore ha venduto fittiziamente un terreno alla sorella per evitare di pagare un risarcimento danni a una creditrice. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro conservativo dei beni del debitore fino a cinquantamila euro per tutelare il credito. Il debitore ha impugnato il provvedimento, ma ha depositato il ricorso presso un tribunale diverso da quello che aveva emesso la decisione. L'atto è giunto all'ufficio competente solo dopo la scadenza del termine di quindici giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Chi presenta l'impugnazione in un ufficio sbagliato si assume infatti il rischio del ritardo nella trasmissione degli atti. Il sequestro conservativo resta quindi pienamente valido ed efficace.
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Sequestro giudiziario cambiali: rigetto e risoluzione
Il Tribunale ha rigettato la richiesta di sequestro giudiziario cambiali presentata da una società acquirente di un ramo d'azienda. Nonostante l'acquirente lamentasse la mancanza di licenze per l'attività di disco-pub, il giudice ha rilevato che il venditore aveva già attivato la clausola risolutiva espressa a causa del mancato pagamento delle rate. Essendosi il contratto risolto di diritto, le azioni di riduzione del prezzo sono inammissibili.
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Sequestro conservativo: la tutela del datore di lavoro
Il Tribunale di Milano ha autorizzato il sequestro conservativo dei beni di un ex dipendente accusato di gravi frodi. La decisione si basa sulla sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, aggravato dal tentativo del soggetto di liquidare il proprio fondo pensione in assenza di altri beni immobili.
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Sospensione della pena pecuniaria: stop solo a prova avviata
La Condannata, dopo aver richiesto l'affidamento in prova, riceveva una cartella esattoriale per il pagamento di una multa penale. Trovandosi in difficoltà economiche, chiedeva al Tribunale di Sorveglianza la sospensione della pena pecuniaria in via d'urgenza. Il Tribunale dichiarava inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando che il giudice di sorveglianza non può concedere la sospensione della pena pecuniaria prima che la misura alternativa sia effettivamente iniziata. In questa fase preliminare, l'unico rimedio per bloccare la cartella esattoriale è l'opposizione davanti al giudice civile.
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Compensazione delle spese di lite: chi perde paga senza reciprocità
A seguito di un incendio in un capannone, il Condominio ha chiesto il risarcimento dei danni e il sequestro conservativo dei beni delle Proprietarie dell'immobile. Il Tribunale ha rigettato le domande, disponendo la compensazione delle spese di lite. La Corte d'Appello ha invece condannato il Condominio a pagare le spese legali alle Proprietarie, escludendo una soccombenza reciproca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Condominio, confermando che la compensazione delle spese di lite è una scelta discrezionale del giudice e non un diritto della parte sconfitta. Il Condominio, unico soccombente nel rapporto processuale con le Proprietarie, deve quindi farsi carico di tutte le spese del giudizio ordinario e della fase cautelare.
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Regolamento preventivo di giurisdizione: stop nei casi d’urgenza
Un professionista ha proposto un ricorso d'urgenza per bloccare la sospensione dall'albo decisa dall'ordine di appartenenza per mancato pagamento delle quote annuali. Il Tribunale ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione a favore del Consiglio Nazionale Forense. Il professionista ha quindi proposto un regolamento preventivo di giurisdizione dinanzi alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che il regolamento preventivo di giurisdizione non può essere proposto durante un procedimento cautelare avviato prima della causa di merito (ante causam), poiché manca ancora un giudizio principale in cui si discuta concretamente del diritto. Inoltre, i provvedimenti d'urgenza non sono impugnabili in Cassazione perché provvisori e privi del carattere della definitività. Di conseguenza, il professionista perde il ricorso e deve farsi carico delle spese processuali aggiuntive.
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Sequestro conservativo: tutela contro il debitore
Il Tribunale di Milano ha confermato un sequestro conservativo a tutela di un credito professionale di oltre 93.000 euro. Il provvedimento è stato reso necessario poiché la società debitrice, pur avendo incassato ingenti somme dalla cessione di crediti d'imposta (Ecobonus e Sismabonus), non ha saldato i compensi del professionista e presentava bilanci con criticità finanziarie.
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Sequestro conservativo: il rigetto per mancanza urgenza
Il Tribunale di Milano ha respinto un ricorso per sequestro conservativo richiesto da una società svizzera contro una controparte commerciale. Il giudice ha riscontrato l'assenza di fumus boni iuris, poiché la ricorrente aveva precedentemente riconosciuto il debito in una missiva, e la mancanza di periculum in mora, dovuta a un ritardo di oltre due anni nell'agire in giudizio nonostante la presunta instabilità finanziaria del debitore fosse nota.
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Trasferimento illegittimo: quando il ricorso è respinto
Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso per trasferimento illegittimo presentato da un dipendente con qualifica di quadro. Il giudice ha stabilito che la sede effettiva di lavoro non era Livorno ma Milano e che le tutele per i caregiver previste dalla Legge 104 devono essere bilanciate con le esigenze organizzative aziendali.
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Regolamento Dublino III e competenza italiana
Un cittadino straniero ha contestato l'estensione del termine per il suo trasferimento in Germania, inizialmente prorogato a 18 mesi per una presunta fuga. Il Tribunale di Milano ha stabilito che la semplice irreperibilità telefonica non configura la fattispecie di fuga ai sensi del Regolamento Dublino III, dichiarando pertanto la competenza dell'Italia per l'esame della domanda di protezione internazionale.
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Convivenza di fatto stranieri: rigetto del ricorso
Il Tribunale di Milano ha rigettato un ricorso d'urgenza presentato da una coppia per ottenere la registrazione della convivenza di fatto stranieri. I giudici hanno stabilito che, pur in presenza di una relazione stabile, mancava la prova di un pericolo concreto e imminente (periculum in mora). La semplice possibilità astratta di un decreto di espulsione non giustifica l'attivazione della tutela cautelare ex art. 700 c.p.c. se non accompagnata da elementi oggettivi di rischio attuale.
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