LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Ex Nunc

156 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La locuzione latina ex nunc letteralmente significa "da ora in poi". Soprattutto con riferimento ad argomenti di diritto, è consuetamente contrapposta all'altra locuzione ex tunc, che vuol dire "da allora", e sta a indicare che una determinata azione oppure giudizio agisce da quel momento, in analogia al principio della irretroattività. Per esempio si pensi a una legge che abroga una legge anteriore. Se agisce ex nunc, allora agisce dalla data dell'entrata in vigore, rimuovendo solo da quella data in poi gli effetti della legge anteriore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto Dirigente Società Pubblica Nullo: la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore, direttore generale di una Società Pubblica (società in house per la gestione rifiuti), il cui contratto era stato risolto anticipatamente. Il Lavoratore chiedeva risarcimento, ma la Corte d'Appello aveva già dichiarato la nullità del contratto di lavoro per l'assenza di procedure di selezione pubblica. La Cassazione ha confermato la nullità del contratto dirigente società pubblica, ribadendo che le società a partecipazione pubblica devono seguire principi di trasparenza e imparzialità nel reclutamento. Il Lavoratore ha diritto solo alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, non a risarcimenti per la risoluzione anticipata.
Continua »
Trattamento pensionistico: la legge successiva non cancella i diritti
Un lavoratore dipendente di un consorzio pubblico ha richiesto il ricalcolo della propria pensione invocando una disciplina regionale più favorevole, vigente al momento della sua domanda amministrativa. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché una legge successiva aveva abrogato tale regime agevolato prima della definizione della pratica. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione e ha accolto il ricorso del dipendente. I giudici supremi hanno chiarito che l'abrogazione normativa produce effetti soltanto per il futuro e non intacca il trattamento pensionistico già maturato. Il ritardo dell'amministrazione nel provvedere non può cancellare il diritto acquisito del cittadino.
Continua »
Cessazione della materia del contendere tra Fisco e societa
L Amministrazione Finanziaria ha disposto la chiusura d ufficio della partita IVA di una Societa. La contribuente ha impugnato il provvedimento ottenendo la sospensione cautelare. A seguito della sospensione, il Fisco ha riattivato la partita IVA. I giudici di merito hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo la revoca definitiva e retroattiva. L Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la natura solo temporanea della riattivazione e denunciando la mancanza di motivazione logica nella sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco: il giudice d appello non ha spiegato perche la riattivazione avesse valore definitivo e non meramente provvisorio. La sentenza e stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Sospensione necessaria del processo: stop ai rinvii
La controversia nasce dall'autorizzazione regionale rilasciata a una società per costruire una centralina idroelettrica con contestuale esproprio dei terreni. Il Comune e alcuni proprietari vicini hanno impugnato i titoli autorizzativi. Successivamente, la Regione ha dichiarato la decadenza dell'autorizzazione per mancato inizio lavori nei termini, atto impugnato dalla società costruttrice. Il tribunale ha disposto la sospensione necessaria del processo relativo all'autorizzazione originaria, ritenendo pregiudiziale la lite sulla decadenza. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha annullato il blocco dei procedimenti: l'eventuale decadenza opera solo per il futuro e non incide sulla validità originaria del titolo. Mancano i presupposti di dipendenza tecnica ed esiste una parziale diversità tra le parti in causa.
Continua »
Revoca affidamento in prova: la Cassazione conferma la linea dura
Un condannato, beneficiario dell'affidamento in prova al servizio sociale, ha violato le prescrizioni allontanandosi dal comune di residenza e minacciando una persona. Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato l'affidamento, ritenendo il comportamento incompatibile con il percorso di reinserimento. Il condannato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la severità della decisione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la revoca dell'affidamento in prova e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca Affidamento in Prova: Disordini in Comunità e Ritorno al Carcere
Un soggetto, affidato in prova al servizio sociale, ha causato disordini in una comunità dopo aver abusato di alcol. Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova, ritenendo la condotta incompatibile con il percorso di recupero. Il soggetto ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la revoca affidamento in prova. La Cassazione ha ribadito che la revoca dipende dalla valutazione del giudice sulla gravità del comportamento e sulla sua incompatibilità con la prosecuzione della misura alternativa.
Continua »
Revoca affidamento in prova tra reati passati e buona condotta
Un condannato beneficiava della misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, mantenendo una condotta irreprensibile. Tuttavia, l'emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per gravi reati commessi prima dell'inizio della misura ha spinto il Tribunale di Sorveglianza a rivedere la valutazione sulla sua pericolosità sociale. Il Giudice ha quindi disposto la revoca affidamento in prova. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'automatismo della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la presenza di nuovi e gravi addebiti antecedenti modifica il quadro conoscitivo e giustifica la revoca, pur mantenendo gli effetti da quel momento in poi senza alcuna colpa addebitabile durante la prova.
Continua »
Acquisizione sanante: l’opera pubblica non alza l’indennizzo
Un Ente Locale ha occupato i terreni di un privato per realizzare strade comunali senza completare la regolare procedura di esproprio. Successivamente, la Pubblica Amministrazione ha emanato un provvedimento di acquisizione sanante per acquisire i beni. La Corte d'Appello ha riconosciuto al proprietario un indennizzo, includendo nel calcolo del valore dei terreni anche il maggior valore derivante dalle strade realizzate dall'ente. L'Ente Locale ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto la censura dell'ente, stabilendo che nel determinare l'indennizzo non deve essere computato il valore dell'opera pubblica realizzata. La Cassazione ha inoltre confermato che l'indennizzo per l'occupazione senza titolo nasce solo con il decreto finale e non è soggetto a prescrizione quinquennale pregressa. La decisione è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
Continua »
Arretrati stipendiali del dipendente pubblico: c’è un limite
Un dipendente pubblico, passato nei ruoli di un ente regionale dopo un periodo di comando, ha preteso la corresponsione integrale degli arretrati stipendiali del dipendente pubblico sulla base di una norma di riordino economico. L'ente datore di lavoro si è opposto, sostenendo che lo stanziamento di bilancio per gli anni passati rappresentava un tetto massimo non valicabile. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che la legge ha efficacia soltanto per il futuro e che il fondo per il passato non era un acconto, ma un limite chiuso. Inoltre, la diversità di carriera del personale ex comandato giustifica un trattamento retributivo differenziato senza violare l'uguaglianza costituzionale.
Continua »
Revoca dell’affidamento in prova: il ritiro querela non salva
Un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia ottiene la misura alternativa alla detenzione. Durante la misura, la moglie sporge una nuova querela per analoghe violenze contro di lei e la figlia. Il condannato confessa gli episodi violenti ai funzionari dei servizi sociali. In seguito la vittima ritira la denuncia, ma il Tribunale di sorveglianza dispone la revoca dell'affidamento in prova e nega la detenzione domiciliare. Il condannato impugna la decisione in Cassazione contestando il mancato rilievo del ritiro della querela e l'omessa concessione dei domiciliari. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la revoca dell'affidamento in prova è legittima perché l'ammissione dei fatti conferma l'incompatibilità con la misura, mentre l'insofferenza alle regole preclude anche i domiciliari.
Continua »
Sorveglianza speciale: revoca retroattiva ed esito penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato per il delitto di violazione delle prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. In precedenza, i giudici di merito avevano revocato tale obbligo territoriale riconoscendone l'illegittimità originaria, ma avevano comunque confermato la condanna per la violazione commessa nel periodo antecedente alla revoca. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la revoca dell'obbligo di soggiorno per difetto genetico dei presupposti opera con efficacia retroattiva. Di conseguenza, l'inosservanza contestata non integra il grave delitto legato all'obbligo di soggiorno, ma deve essere riqualificata come semplice contravvenzione, comportando l'annullamento della sentenza e un nuovo giudizio.
Continua »
Soggettività passiva ICI: paga il titolare senza il possesso
Un consorzio di sviluppo industriale ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale. L'ente consortile ha invocato l'esenzione tributaria e ha contestato la debenza dell'imposta per la totale mancanza di possesso del terreno, occupato da una società fallita. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla soggettività passiva ICI. I giudici hanno stabilito che l'esenzione non spetta se partecipano soggetti privati, come banche, e le variazioni societarie non sono registrate. Inoltre, la titolarità formale del diritto reale impone il pagamento dell'imposta anche in assenza di possesso materiale del bene.
Continua »
Distanze legali nelle costruzioni: la nuova norma riduce i danni
I proprietari di un immobile hanno citato in giudizio i vicini e la società costruttrice per violazione delle distanze dal confine a seguito della demolizione, ricostruzione e sopraelevazione del fabbricato adiacente. La Corte d'appello ha condannato i costruttori e i nuovi acquirenti a risarcire centotrentamila euro di danni per l'illegittima sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei costruttori, stabilendo che le distanze legali nelle costruzioni devono conformarsi alle nuove regole urbanistiche locali sopravvenute meno restrittive. Se una norma successiva rende legittima l'opera, il risarcimento del danno non può essere permanente, ma deve limitarsi esclusivamente al periodo temporale precedente all'entrata in vigore del nuovo piano urbanistico comunale.
Continua »
Asta illegittima: la Cassazione accoglie l’opposizione
Durante un'esecuzione forzata immobiliare, il giudice disponeva il rinvio dell'asta su accordo tra creditore e debitore. A causa di un errore di comunicazione, il professionista delegato celebrava ugualmente l'asta e aggiudicava il bene a un terzo acquirente. Il giudice confermava il rinvio ma, successivamente, revocava il differimento ed emetteva il decreto di trasferimento. Il debitore proponeva opposizione agli atti esecutivi per ottenere la nullità dell'aggiudicazione e del trasferimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del debitore, sancendo che la vendita svolta durante un divieto resta insanabilmente nulla. La successiva revoca del differimento ha efficacia solo per il futuro e non può sanare atti nulli nel passato, rendendo inefficace sia l'aggiudicazione che il decreto di trasferimento, anche se già trascritto.
Continua »
Dichiarazione di delinquente abituale: limiti sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della dichiarazione di delinquente abituale in relazione al calcolo della prescrizione. Nel caso in esame, l'Imputato era stato condannato per truffa e ricettazione, con raddoppio dei termini di prescrizione dovuto alla qualifica di delinquente abituale attribuita nello stesso processo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la dichiarazione di delinquente abituale ha efficacia "ex nunc" (da ora in poi) e produce effetti solo per i reati commessi dopo che la sentenza è diventata irrevocabile. Di conseguenza, per i reati giudicati nello stesso procedimento non si applica il raddoppio dei termini. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la condanna per truffa, ormai prescritta, riducendo la pena complessiva, mentre ha confermato la condanna per ricettazione.
Continua »
Conflitto di competenza: traduzione omessa e rinvio degli atti
Il Tribunale di Prato ha dichiarato nullo un decreto penale di condanna e il successivo giudizio immediato perché gli atti non erano stati tradotti nella lingua degli imputati stranieri, restituendo il fascicolo al Giudice per le indagini preliminari. Quest'ultimo ha sollevato un conflitto di competenza, ritenendo la restituzione un atto anomalo. La Corte di Cassazione ha rilevato che la questione sulla competenza era già stata decisa in precedenza con una propria sentenza dello stesso anno per lo stesso procedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato cessato il conflitto di competenza, confermando che la precedente decisione ha già risolto in via definitiva quale fosse il giudice competente a celebrare il processo.
Continua »
Variazione inquadramento previdenziale: no a sanzioni retroattive
A seguito di un'ispezione, l'ente previdenziale ha contestato la qualifica di coltivatori diretti ai soci di un'azienda agricola, riqualificandoli come imprenditori agricoli professionali con effetto retroattivo dal 2014 e richiedendo i maggiori contributi. I giudici di merito hanno invece stabilito che la variazione inquadramento previdenziale produce effetti solo per il futuro (ex nunc), ossia dalla notifica del verbale, applicando la tutela della non retroattività. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale tutela si applichi solo in caso di mutamento del settore economico aziendale. La Suprema Corte, rilevando una questione interpretativa di massima importanza già oggetto di un precedente rinvio, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio della causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
Continua »
Notifica per irreperibilità assoluta nulla senza prove di ricerca
Il Contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per una sanzione provinciale, eccependo la prescrizione del credito. L'Ente impositore sostiene che la prescrizione sia stata interrotta dalla notifica della cartella esattoriale, eseguita tramite deposito nella casa comunale a causa dell'irreperibilità del destinatario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Contribuente. I giudici chiariscono che la notifica per irreperibilità assoluta richiede obbligatoriamente che il messo notificatore attesti in modo specifico, nella relata di notifica, le ricerche concrete effettuate e il loro esito. La semplice dicitura "richiesta visura" senza indicarne l'esito rende la notifica nulla. Di conseguenza, l'atto non ha interrotto la prescrizione. La sentenza viene cassata con rinvio alla Corte d'appello.
Continua »
Rimessione in termini negata: l’attesa di un anno costa il ricorso
Le Amministrazioni Pubbliche hanno proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Cassazione relativa a un lodo arbitrale. Poiché le notifiche del ricorso alla Società Incorporante e agli eredi dei soci non sono andate a buon fine, le Amministrazioni hanno richiesto la rimessione in termini per poter rinnovare la notifica degli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La richiesta di rimessione in termini è stata respinta perché i ricorrenti, pur avendo appreso subito del fallimento della notifica, hanno atteso un anno prima di chiedere l'autorizzazione al rinnovo. Per conservare gli effetti della notifica originaria, la parte deve invece riattivare il procedimento con assoluta immediatezza, rispettando il limite massimo di trenta giorni.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché i pensionati perdono lo sconto
Alcuni ex dipendenti in pensione hanno fatto causa all'Azienda energetica per contestare la revoca unilaterale dello sconto sulle bollette elettriche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati, confermando che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva e non costituisce un diritto quesito. Il beneficio, infatti, era slegato dalla prestazione lavorativa e concesso anche ai familiari. Trattandosi di consumi futuri e incerti, l'Azienda poteva legittimamente recedere dall'accordo collettivo a tempo indeterminato per evitare un vincolo perpetuo. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
Continua »