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Ex Lege

594 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La locuzione latina ex lege (plurale ex legibus) (letteralmente "per legge") si utilizza in luogo dell'espressione "in esecuzione diretta di una norma". Nel linguaggio giuridico viene utilizzata anche solo la particella "ex" seguita da un riferimento normativo per indicare che l'atto che si sta redigendo o il provvedimento che si sta adottando trova la sua legittimità in quanto esecutivo di quella norma a cui si riferisce. Tale formula è di uso comune nel linguaggio giuridico per rafforzare il principio che gli effetti che ne derivano sono conformi all'ordinamento giuridico vigente. In opposizione si usa la locuzione latina contra legem quando la fattispecie è in opposizione alla legge quindi illegittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Indennità di disagio dipendenti pubblici: negato il compenso
Un agente della polizia locale ha chiesto al Tribunale il pagamento dell'indennità di disagio dipendenti pubblici per alcuni mesi del 2013. L'Ente Locale si è opposto, sostenendo che il contratto integrativo decentrato fosse scaduto e non adeguato nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che senza un contratto integrativo valido e tempestivamente adeguato la somma non spetta. Il datore di lavoro pubblico non può infatti erogare compensi accessori non previsti da contratti collettivi vigenti, né il dipendente può vantare un diritto acquisito a percepire somme prive di idoneo titolo giustificativo.
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Notifica Atto di Appello Tributario: Timbro Postale Vale come Prova?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato tardivo il suo appello contro un contribuente. La CTR aveva ritenuto insufficiente la Prova notifica atto di appello tributario fornita dall'Agenzia, basata su un foglio con timbro postale ma senza sottoscrizione o data di spedizione sull'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha ribadito che l'elenco delle raccomandate con il timbro datario delle Poste è prova valida della notifica, anche senza sottoscrizione, poiché il timbro è un atto pubblico la cui veridicità è tutelata penalmente. La Cassazione ha quindi annullato la decisione della CTR e rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Licenziamento illegittimo dopo trasferimento d’azienda: la Cassazione tutela i lavoratori
Un Lavoratore, inizialmente con un contratto a termine poi convertito a tempo indeterminato, è stato licenziato dalla sua Azienda originaria. Poco dopo, l'Azienda ha ceduto il ramo d'azienda a una nuova Società. La Corte d'Appello ha dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando il reintegro del Lavoratore presso la nuova Società e il pagamento delle retribuzioni. La Cassazione ha confermato che il trasferimento d'azienda ha comportato il passaggio automatico del rapporto di lavoro al cessionario (la nuova Società). Pertanto, il licenziamento, emesso dall'azienda cedente quando il Lavoratore era già dipendente della cessionaria, è nullo. La conversione del contratto a termine ha avuto effetti retroattivi (ex tunc). Questo rafforza la tutela contro il licenziamento illegittimo dopo trasferimento d'azienda.
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IRAP studio associato: il Fisco vince la presunzione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per il pagamento dell'IRAP a uno studio legale associato composto da due coniugi. I professionisti hanno contestato l'imposta, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso dei legali, ponendo a carico del Fisco la prova della struttura organizzata. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto, accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno stabilito che per l'applicazione dell'IRAP studio associato la legge presume automaticamente la presenza dell'autonoma organizzazione. Spetta allo studio dimostrare che l'attività non è svolta in forma associata.
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Nullità cartella per interessi: la Cassazione ribalta l’esito
L'Agente della Riscossione ha notificato un atto impositivo a un'azienda agricola per riscuotere somme non versate e i relativi accessori. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendo insufficiente il conteggio degli interessi, privo del dettaglio analitico delle formule di computo. L'Agente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la validità della richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente esattore, chiarendo i requisiti minimi per la corretta motivazione della cartella di pagamento in tema di conteggio degli interessi. La Suprema Corte ha precisato che l'Amministrazione non è tenuta a riportare i singoli tassi applicati nel tempo o il calcolo matematico dettagliato, purché indichi la natura del tributo, il debito principale e la decorrenza dell'obbligazione, rendendo il conteggio verificabile per legge dal debitore.
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Credito d’imposta: Errore formale nella dichiarazione vs. diritto al beneficio
L'Amministrazione finanziaria ha recuperato un credito d'imposta per incremento occupazionale da un'Azienda. L'Azienda aveva utilizzato il beneficio, ma i dati nella comunicazione C/IAL 2011 erano errati, sebbene i dati corretti fossero nella dichiarazione dei redditi. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto di recupero, ritenendo prevalenti i dati della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. Ha stabilito che la comunicazione C/IAL non è un mero adempimento formale, ma un presupposto essenziale per il riconoscimento del credito. L'onere di dimostrare il possesso dei requisiti spetta al contribuente. La decisione è stata cassata e rinviata per un nuovo giudizio.
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Gratuito patrocinio per espulsione anche se il ricorso fallisce
Un avvocato ha difeso un cittadino extracomunitario impugnando un provvedimento di allontanamento ed espulsione. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso e ha negato la liquidazione del compenso al difensore, sostenendo l'assenza di un'istanza preventiva e la presunta inammissibilità dell'azione. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo il riconoscimento del compenso spettante. I Supremi Giudici hanno accolto il ricorso dell'avvocato. La Suprema Corte ha chiarito che il gratuito patrocinio per espulsione spetta in modo automatico per legge. L'esito negativo o tardivo del giudizio non cancella il diritto del professionista al pagamento dei compensi a carico dello Stato, poiché il giudice deve solo verificare la qualità di straniero e il tipo di procedimento.
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Scambio di avvocati nell’atto: via libera alla correzione
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta per rettificare una svista presente nell'intestazione di una precedente ordinanza. Nello specifico, il testo indicava erroneamente il legale del Comune ricorrente anche come difensore della Cittadina controricorrente. La parte interessata ha quindi attivato l'apposita procedura per ottenere la correzione errore materiale. I Supremi Giudici hanno riscontrato l'effettiva discrepanza grafica tra gli atti depositati e i nominativi riportati nel provvedimento. La Corte ha pertanto disposto la formale rettifica dei dati, inserendo l'effettivo difensore della Cittadina e il suo corretto domicilio legale, senza disporre alcuna condanna per le spese di giudizio.
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Deducibilità Costi Black List: Azienda Vince Contro Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità costi black list a un'Azienda per operazioni con società estere in paesi a fiscalità privilegiata. L'Azienda ha dimostrato l'effettività e la convenienza economica di tali operazioni. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la correttezza dell'operato aziendale. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che i costi sono deducibili se l'Azienda prova l'effettiva attività commerciale delle imprese estere e l'interesse economico delle operazioni. La sentenza ha quindi dato ragione all'Azienda.
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Notifica ricorso Agenzia Entrate Riscossione: errore sanabile
Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro due Comuni e l'agente di riscossione per fermare un'esecuzione. Tuttavia, ha consegnato l'atto al vecchio avvocato di Equitalia invece di inviarlo direttamente alla nuova sede o alla PEC dell'ente subentrato. La Corte di Cassazione ha analizzato le regole per la Notifica ricorso Agenzia Entrate Riscossione. I giudici hanno chiarito che la notifica inviata al vecchio difensore è nulla, perché la sostituzione tra enti è avvenuta per legge e non vale l'ultrattività del mandato. Tuttavia, questa irregolarità costituisce una nullità sanabile. Di conseguenza, la Corte ha ordinato al Contribuente di rinnovare la notifica entro trenta giorni direttamente al nuovo ente pubblico, rinviando la trattazione del processo a una nuova udienza.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: la sentenza
L'Imputato presentava ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua responsabilità per i reati di furto e rapina. Nelle more del procedimento di legittimità, le autorità di pubblica sicurezza comunicavano il decesso del ricorrente prima del passaggio in giudicato della decisione. La Corte di Cassazione ha accertato la morte dell'imputato e ha dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato. Questa pronuncia comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna e la totale decadenza di tutte le decisioni inerenti al risarcimento del danno in sede penale. Le persone danneggiate dai reati mantengono comunque il diritto di avviare un'autonoma azione in sede civile nei confronti degli eredi per ottenere la tutela dei propri diritti.
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Forma scritta contratti PA: zero rimborsi senza contratto formale
Una cooperativa sociale ha svolto servizi di accoglienza per minori stranieri su incarico informale di un Comune. Successivamente, la cooperativa ha richiesto oltre 230 mila euro tramite decreto ingiuntivo. Il Comune si è opposto evidenziando la mancanza di un accordo formale. La Corte di Cassazione ha confermato che la Forma scritta contratti PA è un requisito tassativo ed essenziale. Senza un contratto firmato e la relativa copertura di bilancio, la Pubblica Amministrazione non può pagare le prestazioni ricevute da privati. La regola cede soltanto di fronte a un ordine diretto dell'autorità giudiziaria minorile. Di conseguenza, il ricorso della cooperativa è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese di lite.
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Revoca risarcimento del danno: l’assoluzione annulla la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado al risarcimento dei danni in favore della parte civile, viene totalmente assolto in appello perché il fatto non sussiste. La Corte di Appello omette tuttavia di dichiarare espressamente la revoca risarcimento del danno nella motivazione. L'Imputato propone ricorso in Cassazione per ottenere l'annullamento formale delle condanne civili. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'assoluzione con formula ampiamente liberatoria determina infatti la perdita di efficacia delle statuizioni civili direttamente per effetto della legge, senza necessità di una menzione esplicita. Mancando un interesse concreto all'impugnazione, l'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di mille euro alla Cassa delle Ammende.
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Legittimazione del consorzio di bonifica: gli atti restano validi
Un contribuente ha impugnato un avviso di pagamento relativo a contributi irrigui emesso da un ente locale. Il giudice d'appello ha annullato la pretesa ritenendo che l'ente fosse ormai privo di esistenza legale a seguito della legge regionale di riordino che prevedeva l'accorpamento dei vecchi enti in un nuovo macro-consorzio. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la semplice previsione normativa di un accorpamento non determina l'estinzione immediata dei precedenti enti. Senza una formale procedura di liquidazione e fino al totale completamento del trasferimento delle funzioni, la legittimazione del consorzio di bonifica territoriale rimane pienamente valida e attiva per la gestione dei rapporti in corso e per la riscossione dei tributi.
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Esenzione TARSU rifiuti speciali: senza denuncia si paga tutto
Un'azienda industriale ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti, sostenendo il diritto all'esenzione TARSU rifiuti speciali poiché smaltiva direttamente gli scarti di lavorazione a proprie spese. La società eccepiva inoltre la nullità dell'atto poiché firmato dal Sindaco anziché dal funzionario responsabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'impresa. I giudici hanno chiarito che l'esclusione della superficie tassabile non scatta automaticamente: l'interessato deve presentare una preventiva denuncia formale all'amministrazione comunale indicando le superfici esenti. Senza questa tempestiva comunicazione, l'omissione non è sanabile in sede di giudizio e il tributo resta integralmente dovuto. Inoltre, la Corte ha confermato la piena validità della sottoscrizione dell'atto da parte del Sindaco in assenza di nomina dirigenziale.
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Responsabilità debiti associazione: salvo il vicepresidente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato imposte non versate a un'associazione sportiva dilettantistica, chiedendo il pagamento anche al vicepresidente dell'ente. Il Fisco riteneva che la sola carica formale bastasse a fondare la pretesa economica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito i confini della responsabilità debiti associazione: il rappresentante legale risponde per legge dei tributi, mentre gli altri associati rispondono solo se hanno gestito concretamente l'ente. L'Agenzia delle Entrate non ha dimostrato alcuna attività gestionale o negoziale del vicepresidente, confermando l'esclusiva responsabilità del presidente. Il vicepresidente non deve quindi pagare le somme contestate.
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Lesioni e Fuga: Condanna e Sospensione della Patente di Guida
Il Tribunale condanna un automobilista per lesioni stradali, fuga e omissione di soccorso a seguito di un incidente. Il giudice di primo grado omette tuttavia di applicare la sanzione accessoria. La Procura Generale impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione denunciando la mancata sanzione. I giudici di legittimità accolgono il ricorso del Procuratore. La Corte afferma che la sospensione della patente di guida costituisce una conseguenza automatica della condanna penale per tali reati stradali. Inoltre, in presenza di plurime violazioni del Codice della Strada, il giudice deve sommare matematicamente i singoli periodi di sospensione previsti per ciascuna infrazione, senza possibilità di applicare sconti o meccanismi di cumulo giuridico. La Cassazione annulla la decisione e rinvia gli atti al Tribunale per quantificare la misura corretta.
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Attualità della pericolosità sociale: stop ai sospetti automatici
La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per quattro anni. I giudici di merito avevano motivato la decisione richiamando un'ordinanza cautelare del 2014 per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa, insieme alla successiva apertura di un'attività commerciale e a una denuncia per furto. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento, stabilendo che la presunta appartenenza a un sodalizio criminale non basta a dimostrare in automatico l'attualità della pericolosità sociale. Il giudice deve infatti verificare in concreto se il legame criminale sia ancora attivo, analizzando la durata e l'intensità del vincolo nel tempo. Senza una motivazione specifica e rigorosa su tali elementi attuali, la misura di prevenzione non può essere confermata. Il caso torna ora alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Nuovo reato e revoca della sospensione condizionale della pena
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza con cui il giudice ha disposto la revoca della sospensione condizionale della pena. Il beneficio era stato concesso in una precedente condanna del 2012. Successivamente, l'uomo ha subito una nuova condanna nel 2018 per un reato commesso nei cinque anni dal passaggio in giudicato della prima sentenza. Il Ricorrente sosteneva che i reati fossero risalenti nel tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di cinque anni decorre dalla data in cui la prima sentenza diventa definitiva. Il compimento di un nuovo reato in questo arco temporale determina la revoca della sospensione condizionale della pena in modo automatico. Il Ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’attesa fa perdere
Un lavoratore ha chiesto la condanna del datore di lavoro al versamento delle differenze contributive dopo aver ottenuto, con una precedente sentenza, il riconoscimento di un livello di inquadramento superiore. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la domanda. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che la prescrizione dei contributi previdenziali decorre dal momento in cui il lavoro è stato prestato e la retribuzione era dovuta, e non dalla data della sentenza che accerta il livello superiore. L'attesa del giudizio sull'inquadramento rappresenta una scelta difensiva del lavoratore e non un impedimento legale ad agire. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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