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Estinzione Del Giudizio — Anno 2023

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647 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Pace Fiscale: Contenzioso Annullato e Estinzione Giudizio
Un contribuente aveva impugnato un avviso di liquidazione per una maggiore imposta di registro su una compravendita immobiliare. Mentre la causa era pendente in Cassazione, il contribuente ha aderito alla 'definizione agevolata' (pace fiscale) prevista da una nuova legge, pagando quanto richiesto. L'Agenzia delle Entrate ha quindi chiesto di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, specificando che i benefici si estendono anche al coobbligato solidale (l'altra parte del contratto) e che le spese legali restano a carico di chi le ha sostenute, come previsto dalla normativa sulla sanatoria.
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Incentivo all’esodo: la tredicesima va inclusa? L’Azienda cede
Un dipendente pubblico ha chiesto di includere la tredicesima mensilità nella base di calcolo del suo incentivo all'esodo. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, riconoscendo la natura di stipendio (retributiva) dell'incentivo, in quanto commisurato agli anni mancanti alla pensione. L'Ente pubblico ha fatto ricorso in Cassazione ma, in un secondo momento, ha rinunciato all'azione legale. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, rendendo definitiva la vittoria del lavoratore, che ha ottenuto il ricalcolo dell'incentivo.
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Prezzo-valore per terzi: Fisco nega, ma la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a un contribuente l'applicazione del beneficio fiscale del prezzo-valore su un acquisto immobiliare. La motivazione era che l'acquirente finale non era parte del contratto originario, ma un terzo beneficiario. Il caso è arrivato in Cassazione, ma i giudici non si sono pronunciati nel merito. La controversia si è infatti conclusa prima della decisione perché il contribuente ha aderito a una 'definizione agevolata' (una sorta di pace fiscale), pagando quanto dovuto e chiudendo la lite. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando la questione di diritto aperta.
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Incentivo all’esodo nella liquidazione: l’Ente rinuncia in Cassazione
Un dipendente pubblico ha richiesto che l'incentivo all'esodo ricevuto fosse incluso nel calcolo della sua liquidazione. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, riconoscendo la natura retributiva continuativa di tale somma. L'Ente Pubblico ha presentato ricorso in Cassazione per contestare questa decisione. Tuttavia, prima della sentenza definitiva, l'Ente ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la vittoria del dipendente ottenuta in appello è diventata definitiva, confermando il suo diritto a una liquidazione più alta.
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Incentivo all’esodo nella tredicesima: il caso finisce in accordo
Un dipendente pubblico ottiene il diritto di includere l'incentivo all'esodo nella base di calcolo della tredicesima. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la natura di stipendio continuativo a questo compenso, erogato per coprire gli anni mancanti alla pensione. L'Ente Pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro questa decisione. Tuttavia, prima della sentenza definitiva, le parti hanno raggiunto un accordo, portando la Corte Suprema a dichiarare l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il principio affermato in appello non è stato né confermato né smentito.
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Estinzione giudizio per rinuncia: cittadino ritira ricorso
Un cittadino aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che vedeva come controparte il Ministero dell'Interno. Successivamente, lo stesso cittadino ha deciso di ritirarsi, presentando un atto formale di rinuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto di questa volontà, non è entrata nel merito della questione. Ha invece applicato la legge processuale che prevede, in questi casi, l'estinzione del giudizio per rinuncia. Di conseguenza, il processo si è concluso definitivamente, rendendo finale la precedente sentenza della Corte d'Appello.
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Azione Revocatoria: Banca rinuncia in Cassazione, estinzione del giudizio
Una grande Azienda in amministrazione straordinaria aveva vinto in appello una causa di revocatoria contro una Banca. La Banca aveva impugnato la decisione in Cassazione, ma poi ha rinunciato al ricorso. L'Azienda ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo il caso senza una decisione finale. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole all'Azienda è diventata definitiva. La Corte ha anche chiarito che, in caso di rinuncia accettata, la parte che rinuncia non deve pagare le spese legali del giudizio di Cassazione né versare il doppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: sfratto nullo se la causa si estingue
Un Ente Locatore notifica un precetto a un'Azienda Inquilina per ottenere il rilascio di alcuni immobili e il pagamento delle spese legali, basandosi su una sentenza d'appello. Tuttavia, quella sentenza era stata parzialmente annullata dalla Cassazione e la causa non era stata riassunta, provocando l'estinzione del giudizio. La Cassazione ha stabilito che l'estinzione del giudizio cancella integralmente tutte le sentenze emesse nel corso del processo, a meno che non fossero già definitive e non impugnate. Di conseguenza, la sentenza usata come base per il precetto aveva perso ogni efficacia. L'atto esecutivo è stato quindi dichiarato nullo, poiché fondato su un titolo non più esistente.
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Servitù di passaggio: Condannato a liberare la strada, rinuncia in Cassazione
Una controversia tra vicini per una servitù di passaggio si è conclusa in modo definitivo. La Corte d'Appello aveva riconosciuto a un proprietario il diritto di passare, a piedi e con veicoli, sul terreno del vicino, ordinando a quest'ultimo di rimuovere ogni ostacolo. Il proprietario del fondo servente ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma in seguito ha rinunciato. Tale rinuncia ha causato l'estinzione del processo, rendendo la sentenza d'appello finale e inappellabile. Il diritto di passaggio è quindi pienamente confermato.
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Definizione agevolata: processo estinto per fatture false
Una società contribuente, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per l'uso di fatture false, ha impugnato l'atto davanti al giudice tributario. Durante il processo, l'azienda ha aderito alla 'pace fiscale', presentando istanza di definizione agevolata delle liti. Avendo pagato la prima rata e non avendo ricevuto un diniego dall'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La controversia si è quindi chiusa non con una decisione sulla presunta frode, ma grazie all'applicazione di questa procedura speciale che ha terminato il contenzioso.
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Banca rinuncia a 700mila €: il caso di ammissione al passivo
Una banca ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'azienda per un credito di oltre 700.000 euro, derivante da vari rapporti finanziari e da una transazione. Il tribunale ha respinto la richiesta della banca. L'istituto di credito ha quindi presentato ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, in un secondo momento, la stessa banca ha rinunciato al ricorso e il Fallimento ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, rendendo definitiva l'esclusione del credito della banca dal passivo dell'azienda. La banca ha quindi perso la possibilità di recuperare la somma nell'ambito della procedura fallimentare.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il caso si chiude senza l’ok
Gli eredi di un proprietario terriero avevano impugnato in Cassazione la decisione sull'indennità per un'espropriazione. Tuttavia, hanno successivamente presentato una **rinuncia al ricorso per cassazione**. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, anche se solo uno degli enti pubblici coinvolti aveva formalmente accettato la rinuncia. La Cassazione ha chiarito che, a differenza di altri gradi di giudizio, la rinuncia in questa fase non richiede l'accettazione di tutte le controparti per essere efficace. Di conseguenza, la precedente sentenza della Corte d'Appello è diventata definitiva, chiudendo la controversia.
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Lite per la vista bloccata? Si chiude con l’estinzione del giudizio
Una lite tra vicini, nata per una servitù di veduta e panorama, arriva fino alla Corte di Cassazione. Anziché attendere la sentenza finale, le parti trovano un accordo: il ricorrente ritira il proprio ricorso e la controparte accetta. La Corte sancisce quindi l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente la causa senza un vincitore o un perdente. La conseguenza più importante è che il ricorrente evita di pagare sia le spese legali della controparte sia la sanzione del 'doppio contributo unificato', prevista per chi perde l'impugnazione.
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Rinuncia al Ricorso: Azienda Ritira l’Appello sul Bollo Auto
Una società di leasing aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro un Ente Regionale. La controversia riguardava il pagamento della tassa automobilistica per veicoli concessi in leasing e non pagata dagli utilizzatori. Prima che la Corte potesse decidere chi avesse ragione, la società ha scelto la via della rinuncia al ricorso per cassazione. L'Ente Regionale ha accettato questa decisione. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato il processo estinto, chiudendolo definitivamente senza una sentenza sul merito. Le parti hanno inoltre concordato di dividere le spese legali, evitando ulteriori contenziosi.
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Rinuncia al ricorso non accettata: si paga lo stesso? La Cassazione
Una parte, dopo aver presentato ricorso in Cassazione per una disputa su un immobile e un risarcimento danni, decide di ritirarlo. La controparte, però, non accetta questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi stabilito un principio fondamentale sulla **rinuncia al ricorso non accettata**: anche se il processo si estingue, chi rinuncia è comunque obbligato a pagare tutte le spese legali sostenute dalla controparte. Di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato estinto, ma la parte rinunciante è stata condannata a pagare oltre 3.000 euro di spese legali.
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Rinuncia al ricorso: Notaio si ritira ma paga le spese legali
Un notaio, sospeso per un anno a causa di irregolarità fiscali, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, decide di ritirare l'impugnazione motivandola con il suo pensionamento e la conseguente cessazione di interesse. La Corte Suprema, pur dichiarando estinto il giudizio, lo condanna a pagare le spese processuali alla controparte. La sentenza stabilisce un principio chiaro sulla rinuncia al ricorso e spese legali: il ritiro dell'atto, anche se giustificato da motivi personali come il pensionamento, non è una ragione sufficiente per evitare di rimborsare i costi legali sostenuti dalla parte avversaria, che non ha accettato la rinuncia senza condizioni.
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Benefici ex dipendenti: l’azienda può toglierli? La Cassazione
Un gruppo di pensionati ha fatto causa alla loro ex Azienda energetica per mantenere il diritto a una tariffa agevolata sulla fornitura di energia elettrica. L'Azienda aveva cancellato questo vantaggio, previsto da un vecchio accordo collettivo, tramite una nuova intesa sindacale. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia al ricorso da parte dei pensionati, dichiarando estinto il giudizio. Di conseguenza, la precedente sentenza sfavorevole ai pensionati è diventata definitiva. La vicenda conferma che i benefici ex dipendenti, se derivanti da accordi collettivi, possono essere legittimamente modificati o eliminati da accordi successivi, anche quando erano stati concessi a tempo indeterminato.
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Estinzione del giudizio: causa chiusa prima della sentenza finale
Una società chimica aveva iniziato una causa contro una compagnia di assicurazioni e un fornitore di energia. Il caso era arrivato fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti che avevano promosso il ricorso hanno deciso di rinunciare. Le controparti hanno accettato questa rinuncia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza un vincitore. La Corte ha anche stabilito che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali.
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Riconoscimento Anzianità: Azienda Rinuncia, Vittoria ai Lavoratori
Un'azienda di trasporti aveva negato a un gruppo di dipendenti il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio. I lavoratori, dopo aver vinto nei primi gradi di giudizio, si sono visti opporre un ricorso in Cassazione da parte dell'azienda. Tuttavia, l'azienda ha successivamente rinunciato al ricorso e i lavoratori hanno accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza favorevole ai dipendenti sul loro diritto al corretto riconoscimento anzianità di servizio. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Riconoscimento anzianità: l’azienda paga e poi ritira il ricorso
Un lavoratore ottiene una sentenza favorevole per il riconoscimento dell'anzianità di servizio, con condanna dell'Azienda al pagamento delle differenze retributive. L'Azienda presenta ricorso in Cassazione ma, successivamente, raggiunge un accordo con il dipendente. A seguito di tale accordo, l'Azienda rinuncia al ricorso e il Lavoratore accetta la rinuncia. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti, dichiara il processo estinto. La decisione finale stabilisce che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali, chiudendo definitivamente la controversia senza una pronuncia sul merito della questione del riconoscimento anzianità di servizio.
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