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Esigibilità

59 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione di un credito che può essere riscosso immediatamente dal creditore senza ostacoli giuridici.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di vacanza contrattuale: il blocco agli arretrati
Alcune lavoratrici di una clinica privata hanno richiesto giudizialmente il riconoscimento dell'indennità di vacanza contrattuale e il pagamento di un importo una tantum per gli anni dal 2006 al 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle dipendenti, confermando le decisioni di merito. I giudici hanno chiarito che l'accordo regionale di settore rinviava la trattativa senza determinare cifre, tempistiche o modalità di versamento concrete. In mancanza di elementi essenziali il credito non risulta esigibile e non fonda un diritto soggettivo azionabile. La Cassazione ha inoltre ribadito che la garanzia della giusta retribuzione ex art. 36 Cost. si applica alla globalità del trattamento economico e non alle singole voci contrattuali. La clinica ha ottenuto la conferma del rigetto, con compensazione delle spese di lite.
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Prescrizione crediti sanitari: decennale per le prestazioni, non quinquennale
Un centro diagnostico ha chiesto a un'azienda sanitaria il pagamento di prestazioni sanitarie risalenti a diversi anni fa. L'azienda sanitaria ha eccepito la prescrizione dei crediti. I giudici di primo e secondo grado hanno applicato la prescrizione quinquennale, revocando il decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del centro diagnostico. Ha stabilito che per i crediti relativi a prestazioni sanitarie, che richiedono rendiconti e verifiche, si applica la prescrizione decennale ordinaria, non quella breve quinquennale. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla prescrizione crediti sanitari.
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TFS ed enti soppressi: il nuovo ente paga tutto
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il nuovo ente pubblico subentrante per incassare il trattamento di fine servizio maturato anche presso il precedente consorzio soppresso. L'ente subentrante si è opposto al pagamento, sostenendo che i debiti pregressi dovessero rimanere a carico della gestione liquidatoria separata del vecchio consorzio. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'ente cessionario. Il credito per il trattamento di fine servizio matura durante tutta la carriera ma diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del lavoro. In assenza di una legge speciale che deroghi espressamente alla continuità del rapporto di lavoro, l'ente subentrante risponde dell'intera indennità previdenziale dovuta alla lavoratrice.
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Trattamento di fine servizio: l’ente subentrante paga tutto
Un dipendente pubblico è transitato da un consorzio soppresso a un nuovo ente regionale per legge. Al momento del collocamento a riposo per vecchiaia, il lavoratore ha richiesto il pagamento integrale delle differenze spettanti per il trattamento di fine servizio. L'ente regionale subentrante ha rifiutato l'esborso totale, sostenendo che le passività pregresse dovevano gravare sulla gestione liquidatoria dell'ente di provenienza. I giudici di merito hanno condannato l'ente al versamento di oltre cinquantamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha chiarito che il passaggio tra enti pubblici garantisce la continuità del rapporto di lavoro e l'unitarietà della liquidazione, imponendo al nuovo datore di saldare l'intera indennità maturata nel corso di tutta la carriera.
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Fondo di Garanzia INPS e TFR: nessun assegno se l’azienda cede
Alcuni lavoratori si dimettono da una società in crisi e passano subito a una nuova ditta mediante cessione di ramo d'azienda, svolgendo le stesse mansioni. In seguito la prima azienda fallisce. I dipendenti chiedono l'ammissione al passivo fallimentare e pretendono il pagamento della quota di liquidazione dall'ente previdenziale. L'ente rifiuta il pagamento perché il rapporto di lavoro è proseguito con la nuova impresa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente: il Fondo di Garanzia INPS e TFR interviene soltanto quando il rapporto di lavoro cessa del tutto e il datore effettivo risulta insolvente. L'ammissione al passivo della vecchia società non vincola l'istituto previdenziale se il credito non è esigibile.
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Esigibilità contributi TPL: no all’incasso senza decreto
Un'azienda di trasporto pubblico locale ha citato l'Ente Regionale per ottenere il versamento di fondi destinati a coprire i maggiori costi degli stipendi fissati dal contratto collettivo. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto la domanda, stabilendo che la società aveva diritto ad avere le somme anche a titolo di acconto prima delle formalità statali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Ente Regionale. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esigibilità contributi TPL non è immediata né automatica. Il credito dell'impresa sorge soltanto dopo il completamento di una complessa procedura multilivello. È indispensabile l'assegnazione iniziale delle risorse da parte dello Stato e la successiva delibera di riparto della Regione.
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Sospensione condizionale della pena: Covid e revoca ingiusta
Il Tribunale di Palermo revocava la sospensione condizionale della pena a un condannato per non aver svolto trenta giorni di lavoro di pubblica utilità. Il condannato ricorreva in Cassazione, evidenziando che l'inadempimento era dovuto alla pandemia da COVID-19: l'associazione ospitante aveva rifiutato il suo inserimento per rispettare le norme anti-contagio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a constatare il mancato svolgimento del lavoro. Egli deve verificare la concreta esigibilità della prestazione e valutare l'eventuale incolpevole impossibilità del condannato. L'ordinanza di revoca è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Rimborso IVA e interessi: no a nuovi calcoli in ottemperanza
Il Contribuente ha richiesto il Rimborso IVA e interessi per oltre 410.000 euro. Ottenuta una sentenza favorevole che riconosceva il credito e gli accessori di legge, ha avviato un giudizio di ottemperanza contestando il calcolo degli interessi applicato dall'Agenzia delle Entrate. Il Contribuente pretendeva l'applicazione degli interessi di mora previsti da una legge speciale del 1961. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudizio di ottemperanza non può attribuire diritti nuovi o diversi rispetto a quelli decisi nella sentenza originaria. Gli interessi speciali richiesti non erano esigibili prima del passaggio in giudicato della sentenza e non rientravano nei generici accessori di legge. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Decorrenza interessi legali: la Cassazione frena l’ente pubblico
Un medico riceve una borsa di studio con l'obbligo di lavorare per cinque anni nella sanità pubblica locale. A causa di un trasferimento per maternità, il professionista non rispetta interamente l'impegno. L'ente pubblico richiede la restituzione parziale della somma calcolando gli interessi a partire dalle singole erogazioni degli anni Novanta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del medico, stabilendo che la decorrenza interessi legali parte solo dal momento in cui il credito diventa liquido, ossia quando l'amministrazione determina l'esatto importo da restituire. Poiché l'ente pubblico godeva di un potere discrezionale nella quantificazione, il debito non era liquido prima del provvedimento di determinazione del 2011. Di conseguenza, il medico vince la causa e la decisione viene rinviata per un nuovo giudizio.
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Ripetizione di indebito: sì al recupero ma con rate umane
Un docente, trasferito da un ministero all'altro, riceve per dieci anni un assegno personale provvisorio. Successivamente, l'amministrazione ricalcola la carriera e richiede la restituzione di oltre 34.000 euro per somme pagate in eccesso, avviando trattenute mensili sullo stipendio. Il lavoratore contesta la richiesta e l'esattezza dei calcoli. La Cassazione rigetta il ricorso del dipendente confermando la legittimità della ripetizione di indebito. La Corte chiarisce che l'affidamento incolpevole del lavoratore non cancella il debito, ma impone all'amministrazione l'obbligo di concedere una rateizzazione dignitosa del recupero. Poiché lo Stato aveva già dilazionato il debito in quindici anni e l'importo richiesto era persino inferiore a quello effettivamente dovuto, il recupero è pienamente legittimo.
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Contributo per la ricostruzione: sì anche con acquisto tardivo
L'Erede di una comproprietaria di un immobile danneggiato dal terremoto ha chiesto al Comune il pagamento del contributo per la ricostruzione. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto teorico al beneficio, ma ne ha negato l'effettiva erogazione perché l'area per ricostruire è stata acquistata formalmente solo durante il giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Erede, stabilendo che l'acquisto della proprietà del terreno in corso di causa sana l'iniziale mancanza del requisito. Di conseguenza, il diritto al contributo per la ricostruzione diventa pienamente esigibile. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per la quantificazione e liquidazione delle somme spettanti.
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Assicurazione sulla vita: sì ai pronipoti e interessi da subito
Nel caso di un'assicurazione sulla vita con beneficiari generici indicati come "eredi legittimi", la Corte di Cassazione ha chiarito due aspetti fondamentali. Primo, nel cerchio dei beneficiari rientrano anche i parenti che succedono per rappresentazione (come i pronipoti). Secondo, gli interessi corrispettivi sulle somme da pagare decorrono immediatamente dal momento della morte dell'assicurato, e non dal giorno successivo in cui l'assicurazione riceve i documenti d'identità degli eredi. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso dei familiari, stabilendo che, sebbene la divisione in otto quote (inclusa la pronipote) fosse corretta, la compagnia assicurativa deve pagare gli interessi maturati fin dal giorno del decesso della zia.
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Interessi moratori negli appalti pubblici: quando scatta il ritardo
L'Appaltatore ha richiesto alla Committente il pagamento del saldo dei lavori per la costruzione di una caserma, oltre agli interessi moratori negli appalti pubblici per il ritardato pagamento. La Committente ha contestato la decorrenza degli interessi, richiamando una clausola contrattuale che subordinava il pagamento al ricevimento dei finanziamenti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Committente, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che la clausola che subordina il pagamento all'ottenimento dei fondi non è nulla, ma fissa il termine di esigibilità del credito. Di conseguenza, gli interessi moratori decorrono dal momento in cui la Committente, pur avendo ricevuto i fondi dall'ente finanziatore, ritarda il pagamento all'Appaltatore.
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Previdenza complementare: fondo vuoto e indennità negata
Gli eredi di un giornalista hanno richiesto il pagamento dell'indennità integrativa gestita dall'Istituto di previdenza. L'ente si è opposto evidenziando la grave carenza di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che il fondo di previdenza complementare costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'Istituto gestore. Poiché il fondo opera con il sistema a ripartizione ed è privo di risorse sufficienti, l'Istituto non è obbligato a pagare con i propri fondi personali. Di conseguenza, il credito degli eredi non è attualmente esigibile. Vince l'Istituto previdenziale, che non deve sborsare le somme richieste attingendo al proprio patrimonio.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: scontro sul fine anno
Due risparmiatrici hanno chiesto il rimborso di tre buoni postali fruttiferi della serie AA1 emessi nel gennaio 2001. Nel novembre 2017, l'ufficio postale ha rifiutato il pagamento, eccependo l'avvenuta prescrizione decennale. La Corte d'Appello ha dato ragione alle risparmiatrici, ritenendo che la scadenza dei titoli coincidesse con la fine dell'anno solare di riferimento (dicembre 2007). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno stabilito che la scadenza di sei anni si compie esattamente nell'anniversario dell'emissione (gennaio 2007) e non a fine anno. Di conseguenza, la prescrizione buoni postali fruttiferi decennale era già maturata a gennaio 2017, rendendo tardiva la richiesta di rimborso presentata a novembre dello stesso anno.
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Accettazione con beneficio d’inventario: stop alle cartelle
L'Agente della riscossione ha notificato a un'erede una cartella di pagamento per oltre 370.000 euro a titolo di imposta di registro su crediti giudiziari del defunto. L'erede ha impugnato l'atto eccependo la propria accettazione con beneficio d'inventario. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di Equitalia Giustizia e del Ministero della Giustizia, confermando l'annullamento della cartella. La Corte ha stabilito che, in caso di accettazione con beneficio d'inventario, il debito tributario non può essere riscosso fino a quando non si sia conclusa la procedura di liquidazione dei beni ereditari e solo se residua un attivo a favore dell'erede. L'amministrazione può emettere atti impositivi per accertare il tributo, ma la riscossione effettiva rimane sospesa fino al termine della liquidazione.
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Omesso versamento della cauzione: assolto chi è senza soldi
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione non provvede al deposito della garanzia finanziaria a causa di gravi difficoltà economiche, dovute alla cassa integrazione e al pagamento del mantenimento familiare. Il Tribunale lo assolve solo per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del difensore e stabilisce che l'omesso versamento della cauzione non costituisce reato se sussiste una materiale impossibilità economica. La mancanza di risorse esclude infatti l'elemento soggettivo e la colpevolezza, rendendo la condotta non rimproverabile. La Suprema Corte annulla la sentenza senza rinvio.
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Mancato versamento della cauzione: la disoccupazione non salva
Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale non ha rispettato l'obbligo di depositare la somma di duemila euro stabilita dal Tribunale. L'uomo ha giustificato il mancato versamento della cauzione dichiarando di essere disoccupato e privo di beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino, confermando la sua condanna penale. I giudici hanno stabilito che la semplice disoccupazione non esclude la colpevolezza se non viene dimostrata con prove precise l'assoluta impossibilità di lavorare o di reperire il denaro. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato e del protrarsi dell'inadempimento nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Compensazione legale: operatività tra crediti diversi
La Corte d'Appello conferma la legittimità della compensazione legale tra il credito per spese legali intimato con precetto e un controcredito derivante dalla restituzione di somme pagate in eccesso. Anche in assenza di una condanna espressa, il credito è compensabile se risulta certo, liquido ed esigibile dall'interpretazione della sentenza.
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Sospensione condizionale della pena: salvo se l’ente rifiuta
Il Tribunale di Bergamo aveva revocato la sospensione condizionale della pena a un condannato perché non aveva svolto i lavori di pubblica utilità stabiliti. Il condannato ha fatto ricorso, evidenziando che il Comune designato non era disponibile a ricevere la prestazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a constatare il mancato svolgimento del lavoro. Egli deve verificare la concreta esigibilità della prestazione e l'effettiva collaborazione del condannato. Se l'ente pubblico rifiuta la prestazione per motivi propri, l'inadempimento non è imputabile al condannato. La revoca è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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