Una società ha ricevuto una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate per imposte non versate relative all'anno d'imposta 2013. Per correggere la propria posizione, la società ha presentato nel 2018 una dichiarazione integrativa a proprio favore. L'azienda sosteneva l'applicabilità della nuova normativa che estende i termini per la correzione fino al termine di decadenza del potere di accertamento del Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che le modifiche legislative estensive non hanno efficacia retroattiva per le correzioni a favore del contribuente relative ad anni precedenti. Pertanto, la dichiarazione integrativa presentata nel 2018 per l'anno 2013 è tardiva, poiché andava inviata entro il termine della dichiarazione dell'anno successivo. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali e del doppio contributo unificato.
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