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Domanda Riconvenzionale

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1729 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Regolamento condominiale contrattuale: i limiti alla proprietà
Un proprietario impugna la delibera del condominio che vieta l'apertura di una sala giochi nei suoi locali, ritenendo che l'assemblea abbia modificato senza unanimità il regolamento condominiale contrattuale. I giudici di merito danno ragione al condominio, ritenendo il divieto valido. La Cassazione, tuttavia, rileva d'ufficio una questione fondamentale: per limitare l'uso delle proprietà esclusive, non basta un generico rinvio al regolamento nell'atto d'acquisto, ma serve una relatio perfecta, ossia l'inserimento specifico delle clausole limitative nell'atto stesso. La Corte rinvia la decisione concedendo sessanta giorni alle parti per presentare osservazioni.
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Decoro architettonico in condominio: la prova spetta al palazzo
Una proprietaria installa lucernari sul tetto comune e chiede al giudice di accertare la legittimità dell'opera. Il Condominio risponde chiedendo la rimozione dei manufatti per lesione del decoro architettonico in condominio e pericoli statici. La Corte d'Appello ordina la demolizione ponendo l'onere probatorio sulla proprietaria. La Cassazione ribalta la decisione stabilendo che, trattandosi di accertamento negativo, spetta al Condominio dimostrare il danno. Inoltre, i giudici avrebbero dovuto valutare se la presenza di altri lucernari preesistenti avesse già compromesso l'estetica del tetto.
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Sfratto per morosità: l’inquilino perde la casa e l’equo canone
Un'azienda proprietaria ha intimato lo sfratto per morosità a un inquilino per il mancato pagamento di oltre tredicimila euro di canoni. L'inquilino si è opposto sostenendo che il contratto fosse nullo per tardiva registrazione e che, applicando le regole dell'equo canone, egli fosse in realtà creditore di una somma maggiore. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno confermato lo sfratto, rilevando che l'inquilino non aveva contestato il mancato pagamento del canone contrattuale né proposto correttamente un'eccezione di compensazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'inquilino per difetto di specificità dei motivi di ricorso, confermando definitivamente lo sfratto e l'obbligo di pagare i canoni arretrati.
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Pensionato al lavoro: scatta il rapporto di lavoro subordinato
Un'azienda di pasticceria si è opposta a una cartella esattoriale dell'INAIL per premi e sanzioni non versati. L'addebito derivava da un accertamento ispettivo che aveva sorpreso al lavoro un pasticciere pensionato, ex dipendente. I giudici hanno accertato la prosecuzione di un rapporto di lavoro subordinato di fatto, ritenendo maggiormente attendibili le dichiarazioni rese dal lavoratore agli ispettori nell'immediatezza dei fatti rispetto a quelle successive in tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la legittimità della pretesa dell'ente. La Corte ha chiarito che le proroghe legislative hanno differito i termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito. L'azienda è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Azione negatoria della servitù: la Cassazione difende il fondo
Il Proprietario di un terreno ha citato in giudizio I Vicini chiedendo la rimozione di alcune opere, tra cui una strada asfaltata e tre cancelli, realizzate sulla sua proprietà per l'esercizio di un passaggio, oltre al risarcimento dei danni. I Vicini hanno risposto chiedendo il riconoscimento del loro diritto di passaggio. I giudici di merito hanno rigettato la domanda del Proprietario, concentrandosi solo sulla data di realizzazione delle opere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario, stabilendo che la controversia andava qualificata come azione negatoria della servitù. I giudici avrebbero dovuto accertare prima di tutto l'esistenza del diritto di passaggio e poi valutare la legittimità delle opere. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Recesso per giusta causa e cessione d’azienda: la Cassazione decide
Un promotore finanziario ha interrotto immediatamente il proprio contratto di agenzia dopo che la sua società ha ceduto il ramo d'azienda a un nuovo istituto bancario. L'agente sosteneva che la clausola di incedibilità del contratto e il cambio di partner commerciale legittimassero un recesso per giusta causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessione del ramo d'azienda comporta il passaggio automatico dei contratti d'impresa e che la clausola di incedibilità non impedisce tale effetto. Di conseguenza, senza prove di una reale instabilità finanziaria del nuovo acquirente, non sussiste alcun recesso per giusta causa e l'agente deve risarcire il mancato preavviso.
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Foro convenzionale esclusivo: scontro tra fratelli sull’eredità
Due fratelli firmano una scrittura privata per dividere un'eredità, stabilendo un foro convenzionale esclusivo a Roma per ogni futura lite. Successivamente, un fratello avvia una causa di divisione a Velletri. Il Tribunale di Velletri si dichiara parzialmente competente, dividendo le domande. La Cassazione accoglie il ricorso del secondo fratello: la clausola di esclusività copre l'intera vicenda ereditaria. Separare le cause viola il principio di economia processuale. La competenza spetta interamente al Tribunale di Roma.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: il costo dell’errore
Una società di informatica ha proposto ricorso contro l'ingiunzione di pagamento di oltre 580.000 euro per una fornitura di materiale tecnologico. La Corte d'Appello ha confermato il debito. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e la mancata decisione su una domanda di restituzione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I primi due motivi si basavano su una formulazione di legge non più in vigore al momento della causa, mentre il terzo motivo non indicava la norma violata. Di conseguenza, la società ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Proprietà e motivazione apparente: la Cassazione annulla tutto
I Comproprietari di un terreno hanno citato in giudizio il Vicino per scarichi abusivi e distanze illegali. Il Tribunale ha accolto parzialmente le domande e ha ordinato la rimozione di un muro ai Comproprietari. La Corte d'Appello ha confermato la decisione con una motivazione estremamente sintetica. I Comproprietari hanno fatto ricorso in Cassazione denunciando una motivazione apparente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando nulla la sentenza d'appello poiché si è limitata a richiamare la decisione di primo grado senza spiegare le ragioni del rigetto dei motivi di impugnazione, e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Clausola uso piazza: perché la banca perde contro il fallimento
Una società contesta alla banca l'applicazione di tassi d'interesse illegittimi sul proprio conto corrente. Dopo il fallimento della società, il curatore prosegue la causa. La Corte d'Appello convalida un tasso del 18% ritenendo valida la pattuizione iniziale, nonostante i successivi rinvii alla clausola uso piazza. La Cassazione accoglie il ricorso della procedura concorsuale: stabilisce che la clausola uso piazza è nulla per indeterminatezza e che la banca non può ottenere una condanna al pagamento diretta contro il fallimento, dovendo invece proporre domanda di insinuazione al passivo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Ripartizione spese condominiali: esonero per i garage autonomi
Il Condominio ha richiesto il pagamento di spese straordinarie per scale, androne e impianto idraulico a due comproprietari di un garage con accesso autonomo dalla strada. I proprietari si sono opposti, invocando la tabella del regolamento contrattuale che li esonerava dalle spese di scale e androne, e chiedendo la loro quota di affitto della portineria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, stabilendo che la ripartizione spese condominiali non può essere modificata a maggioranza dall'assemblea se esiste un regolamento contrattuale che prevede esoneri specifici. Inoltre, l'alloggio del portiere è stato confermato come bene comune. Il ricorso del Condominio è stato rigettato, confermando la vittoria dei proprietari del garage.
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Accessione invertita: negata la proprietà per il muro sul confine
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per aver sconfinato e costruito un muro in cemento armato sulla sua proprietà. Il costruttore ha proposto domanda riconvenzionale chiedendo l'applicazione dell'istituto dell'accessione invertita per acquisire la proprietà del terreno occupato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del costruttore. I giudici hanno chiarito che l'accessione invertita si applica solo agli edifici (strutture idonee a ospitare persone o cose) e non a semplici muri di contenimento o di confine. Inoltre, è stata esclusa la buona fede del costruttore, poiché era consapevole dell'altruità del suolo, essendoci trattative in corso per l'acquisto della striscia di terreno. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Usucapione di beni immobili: il proprietario vince e chiede i danni
Un privato ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni immobili su due terreni. L'azienda proprietaria, poi fallita, si è opposta chiedendo la restituzione delle aree e il risarcimento per l'occupazione abusiva. La Corte d'Appello ha accolto l'usucapione per un terreno e negato il risarcimento per l'altro. La Cassazione ha ribaltato la decisione: la notifica di una precedente causa di rilascio interrompe il termine per l'usucapione, azzerando il tempo trascorso. Inoltre, il rigetto dell'usucapione per insufficienza di anni non esclude il danno da occupazione senza titolo, ma anzi fa sorgere il diritto del proprietario a essere indennizzato. La causa torna in appello per quantificare i danni e disporre la restituzione.
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Clausola compromissoria: l’arbitrato annulla la causa civile
Un Promissario Acquirente e un Promittente Venditore firmano un preliminare di compravendita immobiliare contenente una clausola compromissoria per devolvere le liti ad arbitri. A causa del mancato rogito, l'Acquirente cita il Venditore in tribunale chiedendo la risoluzione del contratto. Il Venditore eccepisce la presenza della clausola arbitrale e propone una domanda riconvenzionale di risarcimento. I giudici di merito accolgono la domanda dell'Acquirente, ritenendo la clausola inapplicabile e implicitamente rinunciata. La Cassazione ribalta la decisione: la clausola compromissoria copre anche le liti sull'esecuzione del contratto e la domanda riconvenzionale non costituisce rinuncia all'arbitrato. La Suprema Corte cassa senza rinvio la sentenza, stabilendo che la causa non poteva essere proposta davanti al giudice ordinario.
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Distanze legali: il box sul confine non supera il muro comune
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei proprietari di un immobile contro la decisione che riteneva legittimo un box auto costruito dal vicino. Il vicino aveva ottenuto la comunione forzosa del muro di confine, ma il box superava in altezza e larghezza la sagoma del muro stesso, violando le distanze legali e i regolamenti comunali. Inoltre, il vicino aveva installato una scossalina metallica direttamente sulla parete esclusiva dei ricorrenti, invadendo la loro proprietà. La Cassazione ha chiarito che la comunione del muro non permette di superarne l'altezza senza consenso e che le contestazioni su infiltrazioni e distanze della rampa di accesso non erano domande nuove in appello. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto quadro finanziario: la banca decade per prove tardive
Gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio una banca lamentando perdite ingenti dovute a operazioni speculative non autorizzate e firme false. La banca ha proposto domanda riconvenzionale per il saldo negativo del conto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi e quello incidentale della banca. Ha stabilito che la banca non può produrre tardivamente il contratto quadro finanziario oltre i termini istruttori ordinari, poiché l'onere della forma scritta ad substantiam grava su chi vanta il diritto. Al contempo, la Corte d'Appello ha omesso di valutare un altro contratto valido prodotto in giudizio e di decidere sulla risoluzione del conto corrente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sospensione del processo civile: TFR bloccato ma il ricorso sfuma
Un lavoratore ha chiesto al datore di lavoro il pagamento del trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro ha domandato il risarcimento dei danni all'immagine derivanti da fatti oggetto di un processo penale pendente. Il Tribunale ha disposto la sospensione del processo civile in attesa della sentenza penale. Il lavoratore ha impugnato la decisione. Nel frattempo, il processo penale si è concluso con sentenza definitiva e la causa civile è ripresa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la ripresa del processo ha superato la necessità di decidere sulla legittimità della sospensione.
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Sanzioni civili previdenziali: dovute fino al saldo, non al ruolo
Un'azienda proponeva opposizione contro una cartella esattoriale dell'INPS per contributi omessi. La Corte d'Appello riduceva il debito e limitava le sanzioni civili previdenziali alla data di iscrizione al ruolo, ritenendo che l'INPS non avesse chiesto espressamente le sanzioni fino al saldo effettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che, nei giudizi di opposizione, l'ente previdenziale è l'attore sostanziale e non deve proporre una domanda autonoma per ottenere le sanzioni. Queste ultime costituiscono una conseguenza automatica del ritardo e continuano a maturare progressivamente fino al saldo effettivo del debito contributivo, senza potersi arrestare alla data di iscrizione a ruolo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dell’appaltatore: esonero se il terreno frana
Il Committente rifiuta di pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, lamentando gravi vizi dell'edificio dovuti a un movimento franoso. L'Appaltatore e il Progettista si difendono dimostrando di aver fatto affidamento sulla dettagliata indagine geologica fornita dallo stesso Committente. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Committente, confermando che la responsabilità dell'appaltatore è esclusa se il committente fornisce un esame geologico approfondito svolto da un professionista e se ulteriori indagini richiederebbero strumenti straordinari. Il Committente viene quindi condannato a pagare i lavori eseguiti e a rimborsare le spese legali di tutte le parti, comprese quelle del Direttore dei Lavori chiamato in causa.
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Maso chiuso: la Cassazione salva l’erede dai ritardi del rito
Alla morte del padre, i coeredi si sono scontrati per l'assegnazione di un maso chiuso. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano dichiarato inammissibile la richiesta di un coerede di essere nominato assuntore, ritenendola una domanda riconvenzionale tardiva perché non presentata rispettando le forme del rito del lavoro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la richiesta di attribuzione del maso chiuso non è una domanda riconvenzionale autonoma, ma fa parte di un'unica procedura volta a individuare il miglior candidato secondo criteri di preferenza di legge. Di conseguenza, non si applicano le decadenze processuali ordinarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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