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Domanda Riconvenzionale

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1729 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione all’esecuzione: debitore perde per eccezione tardiva
Un'acquirente di un immobile propone opposizione all'esecuzione contro il venditore-creditore. Nel corso del giudizio di merito, l'opponente solleva un'eccezione di compensazione basata sulla nullità parziale della vendita. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile tale eccezione poiché non formulata tempestivamente nell'atto introduttivo dell'opposizione. L'acquirente propone ricorso per revocazione, lamentando un presunto errore di fatto per omessa lettura degli atti processuali da parte dei giudici di legittimità. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che l'omissione denunciata costituisce, al più, un errore di giudizio e non un errore revocatorio. L'opposizione all'esecuzione non consente di ampliare tardivamente l'oggetto del contendere con eccezioni preesistenti non sollevate subito. Vince il creditore.
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Nuove prove in appello: tra rigore formale e verità dei fatti
Una società costruttrice, proprietaria di alcune aree di un complesso turistico, veniva condannata a pagare le spese di gestione alla comunione dei proprietari. La società richiedeva a sua volta la restituzione delle somme versate in eccedenza, ma la Corte d'appello respingeva la domanda dichiarando inammissibili i documenti presentati per la prima volta in secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, per i giudizi iniziati prima della riforma del 2012, è consentita la presentazione di nuove prove in appello se queste risultano indispensabili per la decisione della causa. I giudici hanno ritenuto fondamentali le ordinanze di assegnazione somme per verificare l'effettivo pagamento degli oneri. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello.
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Distanze legali tra proprietà: demolizione contro usucapione
I Primi Proprietari hanno citato in giudizio i Vicini lamentando la violazione delle distanze legali tra proprietà a causa di un terrapieno. I Vicini hanno risposto con una domanda riconvenzionale per ottenere la demolizione di un vano cucina e di una canna fumaria abusivi. I giudici di merito hanno accolto parzialmente entrambe le domande, ordinando il ripristino del cortile originario e la sopraelevazione della canna fumaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Primi Proprietari, confermando che la richiesta di riduzione in pristino consente al giudice di ordinare le misure concrete più idonee. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'eccezione di usucapione, formulata in risposta alla domanda riconvenzionale, deve essere proposta tassativamente alla prima udienza di trattazione, a pena di decadenza.
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Eccezione di inadempimento: stop al pagamento se l’impresa fallisce
Il Committente si opponeva al decreto ingiuntivo dell'Appaltatrice per lavori di ristrutturazione non eseguiti a regola d'arte, sollevando un'eccezione di inadempimento e chiedendo il risarcimento dei danni. Sopraggiunto il fallimento dell'Appaltatrice, i giudici di merito dichiaravano improcedibile la domanda di risarcimento e ritenevano non più valutabili i vizi dell'opera. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Committente, stabilendo che l'eccezione di inadempimento resta pienamente esaminabile dal giudice ordinario anche in caso di fallimento della controparte. La difesa serve infatti a paralizzare la pretesa di pagamento del Fallimento, senza richiedere un accertamento con effetti sulla massa dei creditori.
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Distacco di edificio da condominio: accordo inutile senza rogito
Una società proprietaria di un albergo si oppone al pagamento delle spese condominiali richieste dal condominio. La società sostiene che l'assemblea avesse già deliberato il distacco di edificio da condominio dello stabile alberghiero. I giudici di merito e la Corte di Cassazione rigettano l'opposizione. Il distacco non si è mai perfezionato poiché la società non ha rispettato le due condizioni stabilite dalla delibera assembleare: l'ultimazione dei lavori edilizi per rendere autonomo l'immobile e la firma dell'atto notarile per la rinuncia alle aree comuni. Di conseguenza, l'albergo fa ancora parte del condominio e la società deve pagare tutte le quote arretrate.
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Distacco riscaldamento centralizzato: quando si pagano i consumi
Un condomino si scollega dall'impianto comune senza installare un riscaldamento autonomo, usufruendo del calore degli appartamenti vicini. Il Condominio gli addebita comunque le spese di consumo. Il condomino impugna la delibera, ma il Tribunale dichiara il distacco illegittimo poiché aumenta i costi per gli altri residenti. La Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso del condomino. La Corte stabilisce che il distacco riscaldamento centralizzato è legittimo solo se chi lo richiede dimostra, con prove tecniche preventive, che l'operazione non causerà squilibri termici o un aumento delle spese per gli altri condomini. In mancanza di tale prova, il condomino deve continuare a pagare i consumi.
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Azione negatoria servitutis: stop al transito senza appello
I Proprietari di un terreno hanno promosso un'azione negatoria servitutis contro la Confinante per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul loro fondo. La Confinante ha proposto una domanda riconvenzionale per usucapione, rigettata in primo grado. Non avendo la Confinante proposto appello incidentale contro tale rigetto, la decisione è passata in giudicato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari, stabilendo che il rigetto definitivo della domanda della Confinante preclude ogni accertamento sulla servitù. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inesistenza del diritto di passaggio e ha ordinato alla Confinante di astenersi dal transitare sul terreno dei Proprietari, condannandola anche al pagamento delle spese legali.
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Accettazione con beneficio d’inventario: vince il notaio
Gli Eredi hanno affidato a Il Notaio l'incarico di redigere l'atto di accettazione con beneficio d'inventario. Successivamente, hanno rifiutato di pagare il saldo del compenso e hanno chiesto il risarcimento dei danni, sostenendo che il professionista non avesse redatto l'inventario entro i tre mesi previsti dalla legge, facendoli decadere dal beneficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che l'incarico di ricevere l'accettazione con beneficio d'inventario non include automaticamente quello di redigere l'inventario stesso, trattandosi di due atti distinti che richiedono mandati separati. Il notaio ha l'obbligo di informare il cliente sui termini di legge, ma non può procedere all'inventario senza uno specifico e autonomo incarico. Gli eredi sono stati condannati a pagare il compenso professionale e le spese di giudizio.
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Giurisdizione del giudice italiano: scontro tra Turchia e Italia
Una società turca si oppone al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma per il pagamento di forniture elettriche a favore di una società italiana, eccependo il difetto di giurisdizione. I giudici di merito confermano la giurisdizione italiana. La società estera ricorre in Cassazione. La questione centrale riguarda la determinazione della giurisdizione del giudice italiano nei confronti di soggetti non domiciliati nell'Unione Europea, in particolare se si debbano applicare i criteri della Convenzione di Bruxelles del 1968 o quelli dei successivi regolamenti europei. Rilevando un contrasto interpretativo non ancora consolidato, la Seconda Sezione Civile rimette la decisione al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.
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Giurisdizione del giudice italiano: scontro su debiti extra-UE
Una società italiana ha citato in giudizio una società egiziana per ottenere il pagamento del saldo di una fornitura di impianti industriali. La società estera ha eccepito la carenza di giurisdizione del giudice italiano. I giudici di merito hanno confermato la giurisdizione italiana, applicando il criterio del luogo di adempimento del pagamento presso il creditore. La società straniera ha proposto ricorso in Cassazione. La Seconda Sezione Civile, rilevando un contrasto interpretativo sull'applicazione dei regolamenti europei ai soggetti extra-UE ai sensi della legge sul diritto internazionale privato, ha rimesso la questione al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. La decisione finale sulla giurisdizione del giudice italiano resta quindi sospesa in attesa del pronunciamento delle Sezioni Unite.
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Esclusione del socio: la morte non cancella i danni della s.n.c.
La Corte di Cassazione affronta una lite tra due fratelli soci di una s.n.c. che chiedevano reciprocamente l'esclusione del socio e il risarcimento dei danni per mala gestio. A seguito del decesso di uno dei soci, la Corte chiarisce che la domanda di esclusione diventa priva di oggetto, ma sopravvive l'interesse a decidere sulle richieste di risarcimento danni contro gli eredi. La Suprema Corte rigetta il ricorso del socio superstite, confermando l'inammissibilità della sua tardiva richiesta di revoca dell'amministratore. Accoglie invece il ricorso incidentale degli eredi del socio defunto, poiché la Corte d'Appello ha erroneamente ritenuto assorbiti i loro motivi di impugnazione senza fornire alcuna motivazione reale. La causa viene rinviata per un nuovo esame delle domande risarcitorie degli eredi.
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Contratto preliminare di compravendita: recesso per 8.000 euro
I promittenti venditori hanno esercitato il recesso da un contratto preliminare di compravendita a causa del mancato pagamento del saldo di 8.000 euro da parte dei promissari acquirenti, trattenendo la caparra di 15.000 euro. Gli acquirenti si sono difesi lamentando vizi dell'immobile e chiedendo una riduzione del prezzo per i lavori di ristrutturazione eseguiti. I giudici di merito hanno accolto le domande dei venditori, ritenendo grave l'inadempimento degli acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente se i vizi erano noti e non autorizzati dai venditori. I venditori ottengono così la conferma definitiva del recesso e della perdita della caparra per gli acquirenti.
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Contrattualistica e arbitrato: no a scadenze a sorpresa
Due collaboratori chiedono a un'azienda il pagamento dell'indennità di fine mandato tramite arbitrato. L'azienda si difende chiedendo la restituzione di utili indebiti, ma l'arbitro dichiara inammissibili i suoi documenti contabili per il mancato rispetto di scadenze non preventivamente indicate come tassative. La Corte d'Appello conferma il lodo, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la corretta gestione della contrattualistica nell'arbitrato impedisce all'arbitro di applicare decadenze e sanzioni procedurali severe se queste non sono state preventivamente e chiaramente comunicate alle parti. L'azienda vince il ricorso e la causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Opposizione a ordinanza ingiunzione: vizi formali e debiti reali
L'Ente di Formazione ha proposto opposizione a ordinanza ingiunzione emessa dalla Regione per il recupero di fondi europei erogati per corsi professionali. La Regione contestava la mancata presentazione dei rendiconti finali e l'assenza di registri didattici vidimati. L'Ente lamentava l'inesistenza della notifica dell'ingiunzione e contestava il merito delle inadempienze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i vizi di notifica non incidono sulla validità dell'ingiunzione se il destinatario ne ha avuto piena conoscenza e l'ha impugnata. Inoltre, ha confermato che l'azione civile di restituzione dei fondi è autonoma rispetto al giudizio della Corte dei conti. L'Ente di Formazione perde la causa ed è condannato a restituire le somme e a pagare le spese legali.
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Contratto di campeggio: la piazzola abusiva costa carissimo
Un villeggiante ha citato in giudizio la società di gestione di un campeggio per far accertare la natura di casa mobile della propria struttura e ottenere tariffe agevolate. La società ha risposto chiedendo il risarcimento per l'occupazione abusiva della piazzola dopo la scadenza del rapporto. I giudici di merito hanno condannato il villeggiante a liberare l'area e a pagare oltre 26.000 euro per il ritardo. Il villeggiante ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo dei danni basato sull'intero pacchetto di servizi del contratto di campeggio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi carenze nell'esposizione dei fatti, confermando la condanna al risarcimento e al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Restituzione dell’immobile locato: quando il ritardo costa caro
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha interrotto il pagamento dei canoni dopo la risoluzione consensuale del contratto per infiltrazioni d'acqua. La società ha trattenuto i locali oltre il tempo ragionevole per sgomberare le attrezzature. Successivamente, la proprietaria ha cambiato le serrature. La società ha sostenuto che l'obbligo di restituzione dell'immobile locato si fosse estinto per impossibilità sopravvenuta a causa del cambio di serratura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società conduttrice. I giudici hanno chiarito che stabilire il momento esatto della perdita del possesso è una questione di fatto che spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, la società è stata condannata a rilasciare l'immobile e a pagare le spese processuali.
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Distanze legali tra proprietà: il pozzetto abusivo va arretrato
Il proprietario di un terreno ha citato in giudizio i vicini lamentando il blocco del deflusso naturale delle acque. I vicini hanno risposto con una domanda riconvenzionale, contestando l'inadeguatezza del pozzetto di scarico del ricorrente e la violazione delle distanze legali tra proprietà. I giudici di merito hanno dato ragione ai vicini, ordinando l'arretramento del pozzetto a un metro dal confine e il risarcimento dei danni. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale. Il proprietario ha quindi proposto ricorso per revocazione, sostenendo un errore di fatto del giudice di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta, poiché il ricorrente non ha evidenziato un errore percettivo del giudice, ma ha cercato di ottenere un inammissibile terzo giudizio di merito sui fatti già accertati.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: la prova del mandato
Una Società si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto da due legali per il pagamento di competenze professionali, chiedendo in via riconvenzionale il risarcimento dei danni per la mancata costituzione in un giudizio d'appello. Il Tribunale rigetta la richiesta risarcitoria ritenendo non provato il conferimento del mandato. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso della Società, rilevando che il giudice di merito ha omesso di esaminare documenti decisivi, come una nota di credito, idonei a dimostrare l'esistenza dell'incarico. La Suprema Corte cassa la decisione e rinvia la causa al Tribunale per un nuovo esame, ribadendo i principi sulla responsabilità professionale dell'avvocato e l'obbligo di valutare tutte le prove decisive prodotte dalle parti.
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Possessore di buona fede: scontro su ipoteche e migliorie
Un venditore chiede la risoluzione del contratto di compravendita di un immobile per inadempimento dell'acquirente, scoprendo poi che il bene è gravato da ipoteche. Il venditore richiede la restituzione dell'immobile e dei frutti civili. L'acquirente chiede il rimborso per i miglioramenti apportati. La Corte di Cassazione conferma che l'acquirente mantiene la qualifica di possessore di buona fede fino alla domanda giudiziale di risoluzione. Di conseguenza, i frutti civili sono dovuti solo da tale data e l'acquirente ha diritto al rimborso delle spese per le migliorie apportate all'immobile. Il ricorso del venditore viene interamente rigettato.
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Prestazione in luogo dell’adempimento: riscuoti e perdi il credito
Una fornitrice ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'ex genero per il pagamento di materiali edili usati per ristrutturare la casa familiare. L'ex genero si è opposto, sostenendo di aver estinto la propria quota di debito cedendo alla donna una polizza vita di valore superiore, e ha chiesto la restituzione della differenza. La Corte d'Appello ha revocato il decreto, ritenendo che la riscossione della polizza da parte della creditrice costituisse accettazione tacita di una prestazione in luogo dell'adempimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della fornitrice, confermando che riscuotere la polizza equivale ad accettare la prestazione in luogo dell'adempimento per fatti concludenti. La ricorrente è stata condannata a rimborsare le spese di giudizio.
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