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Domanda Amministrativa

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'istanza formale che un cittadino deve presentare a un ente pubblico (come l'INPS) per ottenere una prestazione o il riconoscimento di un diritto, prima di poter eventualmente agire in giudizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rivalutazione contributiva per amianto: stop per prescrizione
Un lavoratore marittimo ha richiesto all'ente di previdenza il riconoscimento dei benefici pensionistici per la rivalutazione contributiva per amianto, riferita a diversi anni di servizio. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per intervenuta prescrizione decennale, considerando quale momento di effettiva consapevolezza dell'esposizione la data di presentazione della domanda all'ente assicuratore nel 2005. La domanda all'ente di previdenza era stata inoltrata soltanto nel 2017, ben oltre il termine di dieci anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente. I giudici supremi hanno ribadito che il diritto ai benefici contributivi decorre dalla piena conoscenza del rischio lavorativo e si prescrive in dieci anni indipendentemente dall'effettivo pensionamento.
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Decadenza domanda amministrativa: l’INPS vince, il Lavoratore perde
Un Lavoratore ha chiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Ha presentato una prima domanda amministrativa nel 2008 e una seconda nel 2015. Un precedente giudizio aveva dichiarato improponibile la sua azione giudiziaria del 2007 per mancanza di una domanda amministrativa preventiva. La Corte d'Appello aveva accolto il ricorso del Lavoratore, ritenendo tempestiva la domanda del 2015. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il termine di decadenza della domanda amministrativa decorre dalla prima richiesta del 2008. Il ricorso giudiziario del 2016 era quindi tardivo, avendo superato il termine triennale di decadenza.
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Accreditamento Contributi Figurativi: Senza Domanda INPS, il Giudice non Decide
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **accreditamento contributi figurativi**. Un Lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento dei contributi per una ridotta capacità lavorativa superiore al 74%, senza però aver presentato prima una domanda amministrativa all'INPS per la pensione. L'INPS ha contestato questa procedura. La Corte ha stabilito che la domanda giudiziale era inammissibile. Il Lavoratore doveva prima presentare una richiesta formale all'ente previdenziale. La sentenza ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, annullando le decisioni precedenti e condannando il Lavoratore al pagamento delle spese legali.
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Pensione supplementare di vecchiaia: età e nuove norme
Una lavoratrice, già titolare di un trattamento previdenziale principale, ha richiesto all'ente di previdenza la pensione supplementare di vecchiaia per i contributi versati nella Gestione Commercianti. L'ente ha respinto la domanda per difetto dell'età pensionabile. La richiedente riteneva sufficiente il compimento dei 60 anni in base alla legge anteriore. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'ente previdenziale. Il diritto alla pensione supplementare di vecchiaia costituisce un beneficio del tutto autonomo rispetto alla prestazione principale. Di conseguenza, l'età minima richiesta deve essere determinata in base alla legge vigente alla data di presentazione della domanda amministrativa (pari nel caso a 64 anni e 9 mesi) e non in base alle norme del passato.
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Lavoratore vs INPS: Beneficio contributivo amianto negato senza domanda
Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento del beneficio contributivo amianto per esposizione, ma l'INPS ha contestato la mancanza di una preventiva domanda amministrativa. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile, ritenendo che il Lavoratore non avesse provato di aver presentato tale istanza. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la domanda fosse stata presentata e non contestata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la necessità della prova della preventiva domanda amministrativa e condannando il Lavoratore alle spese.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop a ricorsi tardivi
Un gruppo di lavoratori ha richiesto la rivalutazione contributiva per amianto per avere svolto mansioni a contatto con fibre nocive per oltre un decennio. L'ente previdenziale ha contestato la richiesta in appello. I giudici hanno accertato che parte dei dipendenti non aveva mai presentato la preventiva domanda amministrativa, mentre per i restanti lavoratori era ormai scattata la decadenza triennale dell'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto integrale delle pretese dei lavoratori. I giudici di legittimità hanno ribadito che la domanda giudiziale per i benefici da amianto richiede obbligatoriamente l'istanza amministrativa preliminare all'ente di previdenza. In aggiunta, il decorso del termine triennale estingue definitivamente il diritto di agire in tribunale. I lavoratori soccombenti devono inoltre pagare le spese processuali.
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Maggiorazione contributiva: scontro tra lavoratrice ed ente
Una lavoratrice ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento dell'invalidità per accedere alla maggiorazione contributiva. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la donna non avesse presentato la preventiva domanda amministrativa e che l'accertamento tecnico preventivo non fosse la procedura corretta per questo tipo di beneficio. Inoltre, l'ente ha contestato la propria legittimazione passiva e la condanna alle spese di giudizio. La Sesta Sezione Civile, ritenendo la questione non decidibile con rito semplificato, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il trasferimento degli atti alla Sezione Lavoro per una trattazione ordinaria e approfondita.
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Domanda amministrativa previdenziale: no causa senza richiesta
Il Lavoratore ha chiesto al giudice di accertare il corretto importo dei contributi da trasferire dal Fondo Gas a un altro fondo complementare. La Corte d'Appello ha dichiarato la causa improponibile per la mancanza di una preventiva richiesta all'ente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la presentazione della domanda amministrativa previdenziale è un presupposto obbligatorio e indispensabile prima di avviare qualsiasi azione giudiziaria, anche quando si chiede solo la quantificazione dei contributi futuri e non l'immediato pagamento della pensione. Di conseguenza, il ricorso del Lavoratore è stato rigettato con condanna alle spese.
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Rivalutazione contributiva amianto: no a nuove domande tardive
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributiva amianto per l'esposizione professionale alla sostanza nociva. L'uomo ha presentato una prima domanda all'ente previdenziale nel 2008 e una seconda nel 2015, avviando la causa solo nel 2016. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo tempestivo il ricorso rispetto alla seconda richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza di tre anni per avviare l'azione giudiziaria decorre tassativamente dalla presentazione della prima domanda amministrativa. Di conseguenza, la successiva ripresentazione della domanda non riapre i termini. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta del lavoratore.
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Rivalutazione contributi amianto: doppia domanda e decadenza
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributi amianto per l'attività svolta in condizioni di rischio. Dopo una prima domanda all'INPS nel 2008 non coltivata in giudizio nei termini, il pensionato ha presentato una seconda domanda nel 2015, seguita da ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale decorre inderogabilmente dalla prima richiesta amministrativa. La presentazione di una seconda istanza non riapre i termini scaduti, poiché la decadenza previdenziale è di ordine pubblico e tutela la stabilità dei bilanci dello Stato. Di conseguenza, la domanda del pensionato è stata definitivamente rigettata.
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Indennità di mobilità: l’iscrizione alle liste non dà il pagamento
Un gruppo di lavoratori, licenziati senza l'avvio delle procedure di legge, ha richiesto l'iscrizione nelle liste di mobilità e l'indennità di disoccupazione. Successivamente, ha preteso in giudizio il pagamento dell'indennità di mobilità. L'INPS ha fatto ricorso, evidenziando che i lavoratori non avevano mai presentato la specifica domanda amministrativa per tale prestazione entro i termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione nelle liste non fa sorgere automaticamente il diritto alla prestazione economica. Per ottenere l'indennità di mobilità è indispensabile presentare una preventiva domanda amministrativa all'ente previdenziale entro sessanta giorni. La mancanza di tale domanda determina l'improponibilità dell'azione giudiziaria, non sanabile in corso di causa. Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
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Pensione di vecchiaia anticipata: requisiti contro burocrazia
Un lavoratore ha richiesto la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità pari o superiore all'ottanta per cento. L'ente previdenziale ha calcolato la decorrenza del trattamento applicando la finestra mobile di dodici mesi a partire dalla data di presentazione della domanda amministrativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la posticipazione di dodici mesi deve essere calcolata dal momento in cui maturano tutti i requisiti di legge (età, contributi e invalidità) e non dalla successiva domanda amministrativa. Quest'ultima ha infatti una funzione meramente procedimentale per rendere esigibile il pagamento, ma non incide sulla nascita del diritto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Indennità di frequenza per allergia al latte
Il Tribunale di Bari ha riconosciuto il diritto all'indennità di frequenza per una minore affetta da una grave allergia alle proteine del latte vaccino. La decisione si basa sulla valutazione del consulente tecnico, che ha evidenziato come tale condizione comporti difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti della propria età e rischi per la salute.
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Decorrenza Pensione di Vecchiaia: Domanda tardiva, diritto pieno
Un lavoratore ha richiesto la pensione di vecchiaia quasi cinque anni dopo aver maturato i requisiti. L'Ente Previdenziale voleva pagare la pensione solo dalla data della domanda, negando gli arretrati. I giudici hanno invece dato ragione al lavoratore, stabilendo che la decorrenza pensione di vecchiaia parte dal giorno in cui sorge il diritto, cioè al compimento dell'età pensionabile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso dell'Ente perché presentato in ritardo. La vittoria del lavoratore è quindi diventata definitiva, garantendogli tutti gli arretrati.
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Decadenza Triennale INPS: Diritto Perso per Domanda Tardiva
Un lavoratore esposto all'amianto ha richiesto la rivalutazione dei suoi contributi. L'Ente Previdenziale ha eccepito la decadenza triennale, sostenendo che l'azione legale era stata avviata troppo tardi. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: il termine di tre anni per agire in giudizio decorre dalla data della prima domanda amministrativa presentata. Anche se un precedente giudizio era stato dichiarato improponibile, quel primo atto ha avviato il conto alla rovescia. Di conseguenza, la successiva azione legale, intrapresa oltre tre anni dopo, è stata respinta, facendo perdere al lavoratore il diritto al beneficio.
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Domanda amministrativa INPS e benefici amianto
La Corte di Cassazione ha ribadito che la presentazione della domanda amministrativa all'INPS costituisce un presupposto indispensabile per la validità del ricorso giudiziario volto a ottenere i benefici per l'esposizione all'amianto. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori avevano presentato istanza solo all'INAIL, ritenendola sufficiente. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'istanza all'ente previdenziale è condizione di ammissibilità dell'azione, poiché l'obbligo dell'ente sorge solo dopo tale richiesta. La mancanza della domanda amministrativa determina l'improponibilità della causa, rilevabile d'ufficio in ogni grado del giudizio.
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Rivalutazione contributiva amianto: diritto valido senza pensione
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere la rivalutazione contributiva amianto e la conseguente riliquidazione della pensione. Il tribunale di primo grado ha accolto la richiesta. La Corte d'Appello ha successivamente ribaltato la decisione, negando il diritto poiché il lavoratore non era titolare di una pensione al momento della domanda. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello. I giudici supremi hanno chiarito che il diritto alla rivalutazione contributiva amianto è totalmente autonomo rispetto al diritto alla pensione. Il lavoratore può richiedere l'accertamento della maggiorazione contributiva anche se non percepisce alcun trattamento pensionistico, previa presentazione della domanda amministrativa. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Decorrenza pensione Gestione Separata: domanda o requisiti?
Un pensionato ha agito in giudizio per ottenere gli arretrati della pensione di vecchiaia dal 2007, data di maturazione dei requisiti, anziché dal 2016, data della domanda. La Corte d'Appello aveva accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la decorrenza pensione Gestione Separata dovesse coincidere con il perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, quando si esercita la facoltà di computo di contributi provenienti da altre gestioni, la prestazione decorre solo dalla data della domanda amministrativa. Questo perché il computo è una scelta discrezionale dell'assicurato che richiede un'espressa manifestazione di volontà, senza la quale l'ente non può procedere al calcolo e alla liquidazione del trattamento unico.
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Pensione supplementare: i nuovi requisiti INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pensione supplementare è un beneficio autonomo rispetto al trattamento principale. Per determinare i requisiti necessari al suo ottenimento, non conta la data di maturazione della pensione di vecchiaia, bensì la normativa vigente al momento della presentazione della domanda amministrativa. Nel caso di specie, una contribuente aveva richiesto la pensione supplementare dopo l'entrata in vigore della Riforma Fornero, pretendendo però l'applicazione del precedente regime più favorevole. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, negando l'estensione delle clausole di salvaguardia a questa specifica prestazione.
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Indennità di mobilità: domanda all’ente obbligatoria
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per il pagamento della relativa indennità. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, riformando la sentenza di primo grado. La decisione sottolinea che per ottenere l'indennità di mobilità è indispensabile presentare una specifica domanda amministrativa all'ente entro i termini di decadenza previsti, non essendo sufficiente la sola sentenza che accerta il diritto all'iscrizione nelle liste.
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