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Indennità di mobilità: l’iscrizione alle liste non dà il pagamento

Un gruppo di lavoratori, licenziati senza l’avvio delle procedure di legge, ha richiesto l’iscrizione nelle liste di mobilità e l’indennità di disoccupazione. Successivamente, ha preteso in giudizio il pagamento dell’indennità di mobilità. L’INPS ha fatto ricorso, evidenziando che i lavoratori non avevano mai presentato la specifica domanda amministrativa per tale prestazione entro i termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’INPS. I giudici hanno chiarito che l’iscrizione nelle liste non fa sorgere automaticamente il diritto alla prestazione economica. Per ottenere l’indennità di mobilità è indispensabile presentare una preventiva domanda amministrativa all’ente previdenziale entro sessanta giorni. La mancanza di tale domanda determina l’improponibilità dell’azione giudiziaria, non sanabile in corso di causa. Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19614 Anno 2026
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto all’indennità di mobilità non è automatico

La perdita del lavoro rappresenta un momento di grande difficoltà per qualsiasi lavoratore. Lo Stato prevede diverse tutele economiche per sostenere chi si trova in questa situazione. Tra queste tutele spicca l’indennità di mobilità, un sostegno economico fondamentale per i lavoratori licenziati. Tuttavia, l’accesso a questo beneficio non avviene in modo automatico. Molti ritengono che basti l’iscrizione nelle liste di mobilità per ottenere il pagamento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo punto fondamentale. I giudici hanno stabilito regole rigide per la richiesta delle prestazioni previdenziali.

Il caso concreto e lo scontro con l’ente previdenziale

La vicenda nasce dal licenziamento di un gruppo di lavoratori. L’azienda ha interrotto i rapporti di lavoro senza attivare le corrette procedure previste dalla legge. Di conseguenza, i lavoratori hanno presentato la domanda per ottenere la disoccupazione ordinaria. Successivamente, gli stessi hanno chiesto l’iscrizione nelle liste di mobilità tramite il Centro per l’impiego. Dopo vari accertamenti ispettivi, la Regione ha approvato l’iscrizione dei lavoratori in queste liste. A quel punto, i lavoratori hanno preteso il pagamento della relativa indennità direttamente in tribunale. L’ente previdenziale si è opposto fermamente a questa richiesta. L’istituto ha eccepito che i lavoratori non avevano mai presentato la specifica domanda amministrativa per l’indennità di mobilità. Inoltre, l’ente ha evidenziato il superamento del termine di decadenza di sessanta giorni previsto dalla legge.

L’importanza della domanda amministrativa per l’indennità di mobilità

La presentazione della domanda amministrativa costituisce un pilastro del sistema previdenziale italiano. Il cittadino non può rivolgersi direttamente al giudice per chiedere un pagamento se prima non ha interpellato l’ente competente. Questa regola tutela l’organizzazione finanziaria dello Stato. L’ente previdenziale deve conoscere tempestivamente le richieste per poter effettuare i controlli necessari. Senza una domanda formale, l’ente non può verificare i requisiti del richiedente. La giurisprudenza ha chiarito che la domanda per una prestazione non sostituisce quella per un’altra misura. Ad esempio, la richiesta di disoccupazione non equivale alla richiesta di mobilità. Si tratta di due strumenti diversi con presupposti differenti.

Le motivazioni della decisione sull’indennità di mobilità

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto le ragioni dell’ente previdenziale con motivazioni molto precise. La Suprema Corte ha ricordato che il diritto a percepire l’indennità di mobilità non nasce in automatico con l’iscrizione nelle liste. La legge richiede sempre la presentazione di una specifica domanda amministrativa all’ente previdenziale. Questo adempimento rappresenta una condizione di proponibilità della successiva azione in tribunale. La mancanza di questa domanda preliminare impedisce al giudice di esaminare il caso. Si tratta di un difetto gravissimo che il magistrato può rilevare d’ufficio in ogni stato e grado del processo. Inoltre, la legge fissa un termine di decadenza invalicabile di sessanta giorni per presentare la richiesta. Questo termine decorre dall’inizio della disoccupazione indennizzabile. Il decorso del tempo consuma il diritto in modo definitivo. Solo la forza maggiore può giustificare il ritardo, ma deve trattarsi di un impedimento assoluto e imprevedibile. Le semplici difficoltà burocratiche o i ritardi negli accertamenti non sospendono questo termine.

Le conclusioni della Cassazione sul ricorso dell’ente

La Corte di Cassazione ha concluso il giudizio accogliendo il ricorso dell’ente previdenziale. I giudici hanno cassato la decisione precedente e hanno deciso la causa nel merito. Il tribunale ha rigettato definitivamente la domanda di condanna al pagamento presentata dai lavoratori. I dipendenti licenziati hanno perso il diritto a riscuotere le somme richieste a causa della loro stessa omissione. La mancata presentazione della domanda amministrativa nei termini di legge ha vanificato ogni loro pretesa. Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutti i lavoratori. La tutela dei propri diritti richiede il rispetto rigoroso delle procedure e dei tempi stabiliti dalla legge. Le spese dell’intero processo sono state compensate tra le parti a causa dell’esito alterno dei precedenti gradi di giudizio.

L’iscrizione nelle liste di mobilità fa ottenere automaticamente l’indennità economica?
No, l’iscrizione nelle liste non fa sorgere automaticamente il diritto all’indennità. Il lavoratore deve sempre presentare una specifica domanda amministrativa all’INPS.

Qual è il termine per presentare la domanda di indennità di mobilità all’INPS?
La domanda deve essere presentata entro il termine di decadenza di sessanta giorni dall’inizio del periodo di disoccupazione indennizzabile.

Cosa succede se si avvia una causa senza aver prima presentato la domanda all’INPS?
La causa in tribunale viene dichiarata improponibile. Il giudice rigetterà la richiesta senza esaminare il merito, e il difetto non può essere sanato in corso di causa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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