Una donna, formale titolare di un allevamento, è stata condannata per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, qualificando l'imputata come semplice prestanome del marito, effettivo gestore dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'imputata ha partecipato attivamente alla truffa, presentando una falsa denuncia di smarrimento di animali affetti da brucellosi per evitare l'abbattimento obbligatorio ordinato dall'autorità sanitaria. Tale condotta personale dimostra la piena consapevolezza e volontà del reato. Di conseguenza, la condanna a un anno di reclusione e alla multa è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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