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Danneggiamento aggravato in cella: no alla tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato a due mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato. L’uomo aveva distrutto arredi e suppellettili della propria cella. La difesa chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando la gravità del danno arrecato e la presenza di numerosi precedenti penali a carico dell’imputato, elementi che dimostrano l’abitualità del comportamento. Inoltre, la Cassazione ha giudicato del tutto irrilevanti le contestazioni sul dolo, poiché basate su sentenze relative a un reato differente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24590 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di danneggiamento aggravato in cella

Un detenuto ha distrutto i mobili e le suppellettili della propria cella all’interno di un istituto penitenziario. Questo comportamento configura il reato di danneggiamento aggravato, una fattispecie penale che punisce chi distrugge, disperde, deteriora o rende inservibili cose mobili o immobili altrui. Quando il fatto avviene all’interno di un edificio pubblico o di un carcere, la legge prevede un aumento di pena perché il bene danneggiato appartiene alla collettività. Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi hanno condannato l’uomo a due mesi di reclusione. L’imputato ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per cercare di annullare la condanna, ritenendo la sanzione eccessiva rispetto ai fatti contestati.

La richiesta di particolare tenuità del fatto

La difesa del detenuto ha incentrato il ricorso principalmente sulla richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto (una causa di esclusione della punibilità prevista dall’articolo 131-bis del codice penale). Questa norma permette al giudice di non punire l’autore di un reato quando l’offesa è particolarmente lieve e il comportamento non risulta abituale. Secondo il difensore, il danno causato all’interno della cella non era così grave da giustificare una condanna penale e i giudici avrebbero dovuto chiudere un occhio. La difesa ha quindi sostenuto che i giudici di merito avessero sbagliato a non applicare questa agevolazione, che avrebbe azzerato la pena detentiva inflitta e cancellato gli effetti penali della condanna.

L’errore della difesa sulla prova del dolo

Oltre alla richiesta di impunità per la tenuità del fatto, la difesa ha contestato la sussistenza del dolo (la coscienza e la volontà di commettere il reato). Tuttavia, nel formulare questa contestazione, il difensore ha commesso un errore metodologico evidente. Ha infatti richiamato sentenze e decisioni della giurisprudenza che riguardavano il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Questo reato non ha alcuna attinenza con il danneggiamento dei beni pubblici. Citare precedenti legali totalmente slegati dal caso concreto ha reso questa parte del ricorso del tutto fuori bersaglio, priva di valore giuridico e incapace di scalfire la decisione dei giudici d’appello.

Le motivazioni della Cassazione sul danneggiamento aggravato

Le motivazioni della Cassazione sul danneggiamento aggravato si basano su un’analisi rigorosa della legge penale. I giudici della Suprema Corte hanno respinto fermamente le tesi difensive, confermando la condanna per danneggiamento aggravato. La Cassazione ha spiegato che, per concedere l’esclusione della punibilità, devono coesistere due requisiti fondamentali: la scarsa entità del danno e la non abitualità del comportamento del reo. Nel caso specifico, i giudici hanno rilevato che il danno arrecato agli arredi della cella era tutt’altro che lieve. Inoltre, la scheda penale dell’imputato mostrava numerosi precedenti penali per svariati reati. Questa sfilza di reati passati dimostra una chiara abitualità nel delinquere, elemento che blocca sul nascere qualsiasi possibilità di ottenere il beneficio della particolare tenuità del fatto. La decisione dei giudici precedenti era quindi corretta, logica e ampiamente motivata.

Le conclusioni della sentenza e le sanzioni

Le conclusioni della sentenza e le sanzioni confermano la linea dura della giustizia contro chi vandalizza le strutture pubbliche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del detenuto del tutto inammissibile. Di conseguenza, il verdetto di colpevolezza per il reato di danneggiamento aggravato è diventato definitivo e irrevocabile. Oltre a dover scontare la pena di due mesi di reclusione, il ricorrente ha subito ulteriori pesanti conseguenze economiche. I giudici lo hanno condannato al pagamento di tutte le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, a causa della manifesta infondatezza del ricorso, l’uomo dovrà versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende (un fondo pubblico destinato al finanziamento di progetti di reinserimento dei detenuti e all’edilizia penitenziaria). Questa sanzione serve a scoraggiare ricorsi pretestuosi o palesemente infondati.

Quando il danneggiamento di una cella diventa reato aggravato?
Il danneggiamento è aggravato quando colpisce beni destinati a un pubblico servizio o situati in edifici pubblici, come appunto gli arredi di un istituto penitenziario.

Si può ottenere la particolare tenuità del fatto se si hanno precedenti penali?
No, la presenza di numerosi precedenti penali dimostra l’abitualità del comportamento, che per legge impedisce l’applicazione di questo beneficio.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione palesemente infondato?
Oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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