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Disegno Criminoso — Anno 2024

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549 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che l'assiduità, il numero delle cessioni e le modalità operative indicavano una professionalità incompatibile con la fattispecie attenuata. La valutazione complessiva della condotta prevale sull'analisi dei singoli episodi.
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Inammissibilità ricorso: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro una condanna per furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non contenevano un'analisi critica della sentenza impugnata, un requisito fondamentale per l'ammissibilità. La Corte ha ribadito che la prova di un medesimo disegno criminoso è necessaria per l'applicazione della continuazione tra reati, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: quando si esclude il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due condanne per spaccio. La Corte ha stabilito che la diversità nelle modalità di esecuzione dei reati (uno in concorso, l'altro da solo; diversa preparazione della sostanza) e un significativo lasso di tempo sono sufficienti a escludere un unico disegno criminoso, rendendo non decisivo il solo periodo di detenzione sofferto tra i due episodi.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della continuazione tra reati. Il caso riguardava una richiesta di unificare una condanna per ricettazione con altre precedenti per truffa e falso, già riconosciute in continuazione. La Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a una valutazione cronologica, ma deve considerare tutti gli indicatori del disegno criminoso, come l'omogeneità dei reati e le modalità di commissione, soprattutto se un vincolo è già stato riconosciuto in precedenza.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due condanne per narcotraffico. La prima riguardava un singolo episodio a Roma, la seconda un'associazione criminale operante a Napoli. Secondo la Corte, per applicare la continuazione non basta la somiglianza dei reati, ma serve un'unica programmazione iniziale, assente nel caso di specie, dove l'episodio romano è stato ritenuto occasionale e non parte del piano originario dell'associazione.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13107/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di illeciti. La Corte ha stabilito che per dimostrare un unico disegno criminoso non sono sufficienti l'omogeneità dei reati o la vicinanza temporale. Spetta al condannato fornire prove concrete di un programma delinquenziale unitario, deliberato fin dall'origine, distinguendo così il reato continuato dalla semplice abitualità criminale.
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Continuazione tra reati: la motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento della continuazione tra reati. Il giudice di merito si era limitato a definire le condotte come espressione di 'professionalità nel delitto', senza un'analisi approfondita degli indici rivelatori del medesimo disegno criminoso. La Suprema Corte ha ribadito che la motivazione deve essere concreta e non meramente assertiva, rinviando per un nuovo esame.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra più reati, tra cui furto e spaccio. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso a causa della notevole distanza temporale e delle diverse modalità esecutive dei reati, commessi sia in forma associata che individuale.
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Reato continuato: la Cassazione annulla il rigetto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione del 'reato continuato' a una serie di gravi crimini. Il giudice di merito aveva omesso di valutare adeguatamente le prove e le sentenze precedenti che già stabilivano un nesso tra alcuni dei reati, fornendo una motivazione carente e illogica. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Continuazione tra reati: quando non è applicabile?
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la continuazione tra reati di associazione mafiosa, traffico di droga e un omicidio. La Corte ha stabilito che, per applicare l'istituto, i reati "fine" devono essere programmati fin dall'origine del patto associativo. In questo caso, l'omicidio è stato ritenuto un evento estemporaneo e imprevedibile, non parte del disegno criminoso iniziale, escludendo così l'unicità del programma delinquenziale.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
Un soggetto, condannato con tre sentenze definitive per reati omogenei commessi in un arco di quattro anni, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13023/2024, ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale. Secondo la Corte, l'ampio lasso temporale tra i delitti dimostra l'assenza di un medesimo disegno criminoso, elemento indispensabile per applicare la disciplina di favore, indicando piuttosto impulsi delittuosi estemporanei e distinti.
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Disegno criminoso: Cassazione su continuazione
Un soggetto, condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un errore nella notifica e chiedendo il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la notifica al difensore era legittima dopo un tentativo fallito al domicilio eletto. Inoltre, ha ribadito che per configurare un unico disegno criminoso non è sufficiente una generica propensione al crimine, ma serve un programma deliberato e unitario, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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Continuazione esterna: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12539/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione esterna. Il motivo risiede nella mancanza di specificità del ricorso, che non ha contestato efficacemente le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva già escluso l'unicità del disegno criminoso.
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Disegno criminoso: no alla continuazione a due anni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva il riconoscimento del medesimo disegno criminoso tra reati commessi a oltre due anni di distanza. La Corte ha ribadito che un notevole lasso di tempo esclude la preordinazione unitaria delle condotte, distinguendo il disegno criminoso dalla generica propensione a delinquere.
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Disegno criminoso: quando non si applica il reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12125/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di delitti contro il patrimonio. La Corte ha stabilito che un unitario disegno criminoso non può essere presunto quando i reati sono commessi a grande distanza di tempo e in luoghi diversi, configurando piuttosto un 'programma di vita improntato al crimine', incompatibile con l'istituto invocato.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati in materia di stupefacenti. Il primo reato era stato commesso nel 2013, mentre i successivi tra il 2018 e il 2019. La Corte ha negato il beneficio, sottolineando che la notevole distanza temporale, le diverse modalità esecutive (prima da solo, poi in associazione) e la mancata prova di un piano criminoso unitario fin dall'inizio, ostano all'applicazione della continuazione tra reati.
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Continuazione reati: no se manca disegno criminoso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della continuazione reati. I giudici hanno confermato che, in assenza di un medesimo disegno criminoso programmato fin dall'inizio, reati diversi (tra cui spaccio e associazione mafiosa) commessi in momenti e contesti differenti non possono essere unificati, in quanto espressione di autonome risoluzioni criminali.
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Continuazione reato: esclusa per tempo e modalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della continuazione reato tra due condanne per spaccio. La Corte ha stabilito che una distanza temporale significativa (tre mesi) e modalità di esecuzione differenti (da solo in un caso, in concorso in un altro) sono sufficienti a escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, requisito fondamentale per la concessione del beneficio.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di illeciti. La Corte ha confermato la decisione del tribunale, sottolineando che l'assenza di un programma criminoso unitario sin dall'inizio, la distanza temporale tra i fatti, la diversità dei luoghi e la natura differente dei reati commessi impediscono di riconoscere il vincolo della continuazione, trattandosi di risoluzioni criminose autonome.
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Continuazione reati: no se manca disegno criminoso unico
Un soggetto, condannato per reati associativi e di spaccio, chiedeva l'applicazione della continuazione reati con una successiva condanna per spaccio avvenuta dieci anni dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha ritenuto insussistente un medesimo disegno criminoso, data la notevole distanza temporale e il diverso contesto associativo dei reati, rendendo impossibile ricondurli a un'unica ideazione iniziale.
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