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Disegno Criminoso — Anno 2024

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549 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Spaccio lieve entità: Cassazione e criteri di valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina e hashish. La richiesta di riqualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta sulla base della quantità non modesta delle sostanze, del possesso di un bilancino di precisione e di un quaderno contabile, elementi che indicano un'attività organizzata e non occasionale, incompatibile con la fattispecie di minor gravità.
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Continuazione reato: no se c’è un lungo intervallo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato tra delitti di droga commessi nel 1999 e la successiva partecipazione a un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto decisivo l'ampio intervallo temporale tra i fatti, considerandolo un ostacolo insormontabile per provare l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
Un soggetto condannato per associazione a delinquere e per specifici reati di spaccio ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per riconoscere un unico disegno criminoso, è necessario dimostrare che i reati-fine fossero stati programmati sin dalla costituzione dell'associazione. La diversità dei fatti e la distanza temporale sono stati elementi decisivi per escludere tale programmazione iniziale.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso tra due distinti reati associativi finalizzati al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la diversità dei partecipanti ai due sodalizi (uno legato alla mafia siciliana, l'altro alla 'ndrangheta) e la distanza temporale tra le condotte dimostrano l'esistenza di programmi criminali separati, escludendo così l'applicazione della continuazione.
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Continuazione tra reati: la Cassazione e il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per due violazioni in materia di stupefacenti commesse a quattro anni di distanza. La Corte ha stabilito che un così lungo lasso di tempo fa presumere l'assenza di un unico disegno criminoso iniziale, elemento indispensabile per applicare l'istituto della continuazione tra reati, a meno che non venga fornita una prova contraria.
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Vincolo della continuazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'unificazione di più pene sotto il vincolo della continuazione. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva negato il beneficio a causa della notevole distanza temporale e del diverso contesto dei reati, elementi che escludono un unico disegno criminoso. Il ricorso è stato respinto perché basato su critiche di mero fatto, non ammissibili in sede di legittimità.
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Continuazione tra reati: quando il tempo la esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per cinque condanne. La Corte ha stabilito che un notevole lasso temporale tra i fatti e una motivazione logica e coerente del giudice di merito sono sufficienti a escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, rendendo le critiche del ricorrente mere contestazioni di fatto non ammissibili in sede di legittimità.
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Continuazione tra reati: il tempo conta più della natura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per due condanne per spaccio di stupefacenti, commesse a distanza di oltre due anni e mezzo. Secondo la Corte, il notevole lasso di tempo intercorso tra i due episodi criminosi è un indice sufficiente a dimostrare l'esistenza di due distinte volizioni criminali, escludendo così l'unicità del disegno criminoso necessaria per l'applicazione del beneficio.
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Continuazione tra reati: quando non è applicabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'unificazione di due pene per reati di riciclaggio. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che la notevole distanza temporale, i luoghi diversi e le differenti modalità operative escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso, requisito fondamentale per la continuazione tra reati. La somiglianza dei crimini commessi non è di per sé sufficiente.
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Continuazione reati: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione reati tra diverse condanne per furto aggravato. Il ricorso è stato respinto perché generico e mera ripetizione di argomenti già vagliati, in assenza di un'unica ideazione criminosa dimostrabile tra i vari episodi delittuosi.
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Reato continuato: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato ha richiesto l'applicazione del reato continuato per unificare due condanne per furto, una per un singolo episodio e l'altra per sette. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, respingendo la richiesta. La motivazione si basa sul fatto che i reati non derivavano da un unico disegno criminoso, ma da separate volizioni e da una generale tendenza a delinquere, rendendo il ricorso inammissibile in quanto critica di fatto.
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Disegno criminoso: la Cassazione e l’arco temporale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere il riconoscimento del medesimo disegno criminoso tra diversi reati. Secondo la Corte, l'ampio arco temporale in cui i reati sono stati commessi (dal 2011 al 2015) e la loro natura slegata sono elementi sufficienti a escludere un piano unitario, configurando piuttosto una generica propensione a delinquere.
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Vincolo della continuazione: quando è escluso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati di varia natura commessi in un ampio arco temporale. La Corte ha stabilito che un generico movente e una propensione a delinquere non sono sufficienti a configurare un unico disegno criminoso, per il quale è necessaria una preventiva e unitaria ideazione programmatica di tutti i reati.
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Continuazione tra reati: no se manca un disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse condanne per spaccio ed evasione. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, sottolineando che il lungo arco temporale (circa un decennio) e la diversa natura dei crimini sono elementi che escludono l'esistenza di un unico e preordinato disegno criminoso, anche se la motivazione addotta era la necessità di finanziare la propria tossicodipendenza.
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Continuazione reati: no se manca disegno criminoso
Un soggetto condannato per rapina e detenzione di stupefacenti ha richiesto l'applicazione della continuazione reati per ottenere una pena più mite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. Per la Corte, la continuazione reati richiede la prova di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi i diversi reati, non essendo sufficiente la mera successione di illeciti, anche se commessi dallo stesso individuo. La netta eterogeneità tra i reati (rapina e droga) e l'assenza di prove concrete di un piano unitario sono state decisive per il rigetto.
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Reato continuato: no al vincolo senza un piano unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che per il riconoscimento del vincolo della continuazione è necessario un unico disegno criminoso, non una generica tendenza a delinquere. La diversità dei reati e la distanza temporale tra essi hanno escluso tale possibilità.
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Continuazione reato: il ruolo del sicario mafioso
La Corte di Cassazione, con la sentenza 14376 del 2024, ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione della continuazione del reato a un individuo condannato per molteplici omicidi commessi in ambito mafioso. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve valutare in concreto se il ruolo di sicario, accettato fin dall'inizio, implichi un'unica programmazione criminosa per tutti i delitti, non potendo escludere a priori tale vincolo con motivazioni generiche.
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Reato continuato e mafia: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il delitto di associazione mafiosa e un omicidio. La Corte ha stabilito che, per riconoscere l'unicità del disegno criminoso, il reato-fine deve essere stato programmato, almeno nelle sue linee essenziali, già al momento dell'adesione al clan. Un'azione delittuosa nata da circostanze occasionali ed estemporanee, seppur inserita in un contesto di faida, non può essere considerata parte del piano originario, escludendo così i benefici del reato continuato.
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Reato continuato: abitualità vs. disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una condannata che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di furti. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che la commissione ripetuta di reati simili, anche se ravvicinati nel tempo, non dimostra un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità e una "dedizione al crimine", escludendo così i benefici della continuazione.
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Reato continuato: i limiti secondo la Cassazione
Un individuo, condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'istituto della continuazione richiede un programma criminoso unitario, ideato prima della commissione del primo reato. Un notevole lasso di tempo tra i fatti e una generica inclinazione a delinquere non sono sufficienti per configurare il medesimo disegno criminoso. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche e delle pene sostitutive basato sulla gravità del fatto e sulla personalità negativa dell'imputato.
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