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Disegno Criminoso — Anno 2024

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549 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione tra reati: identità disegno criminoso
Un soggetto ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati per una condanna per possesso d'armi del 1997 e una successiva per associazione mafiosa fino al 2003. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. Si è stabilito che per la continuazione tra reati è essenziale che il disegno criminoso unitario sia presente fin dal primo reato, e la notevole distanza temporale tra i fatti è un forte indicatore contrario.
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Continuazione tra reati: no senza disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per un tentato omicidio e due distinti reati di associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che, per riconoscere l'istituto, è necessario provare un unico disegno criminoso preesistente alla commissione del primo reato. In questo caso, la diversità delle associazioni, un'interruzione dovuta alla detenzione e la natura non pianificata dell'omicidio escludevano tale presupposto.
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Disegno criminoso e tempo: Cassazione nega il vincolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5266/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del cosiddetto 'disegno criminoso' tra reati commessi a un anno di distanza l'uno dall'altro. La Corte ha ribadito che un significativo intervallo temporale crea una presunzione contraria all'esistenza di un unico piano criminale, a meno che non venga fornita una prova contraria rigorosa. La semplice somiglianza nelle modalità dei reati non è sufficiente a superare tale presunzione.
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Continuazione reato: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il riconoscimento della continuazione reato. La Corte sottolinea che l'istanza è preclusa se già rigettata nel giudizio di merito e che la diversità dei reati (associazione semplice e mafiosa) ostacola l'applicazione dell'istituto. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico e non pertinente alle motivazioni della sentenza impugnata.
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Disegno criminoso: quando la distanza temporale lo esclude
La Corte di Cassazione conferma la decisione di un tribunale che negava il riconoscimento della continuazione tra reati a causa della notevole distanza temporale tra di essi. L'ordinanza chiarisce che l'omogeneità dei reati non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, specialmente quando gli illeciti sono commessi a distanza di mesi o anni, elemento che fa presumere l'assenza di un piano unitario iniziale.
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Reato continuato: no se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale e la diversità tra i reati commessi escludono la presunzione di un unico disegno criminoso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
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Continuazione tra reati: quando non è riconosciuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5232/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che la diversità dei crimini commessi (da lesioni a favoreggiamento dell'immigrazione) e l'assenza di un piano unitario iniziale impediscono di applicare l'istituto, attribuendo le condotte a una generica tendenza a delinquere piuttosto che a un unico disegno criminoso.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5234/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che, per applicare tale istituto, non sono sufficienti la somiglianza dei reati e la loro vicinanza nel tempo e nello spazio. È indispensabile dimostrare l'esistenza di un unico e originario disegno criminoso, ovvero un piano deliberato prima della commissione del primo reato. In assenza di tale prova, i crimini vengono considerati espressione di una generica tendenza a delinquere e non di un progetto unitario.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono uniti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5231/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra due estorsioni. La Corte ha stabilito che la somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non sono sufficienti. È necessario dimostrare che il secondo reato fosse parte di un piano originario, non una conseguenza di circostanze nuove e occasionali, come in questo caso, dove era nato dalla necessità di riequilibrare i rapporti tra clan rivali.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5208/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso per reati commessi a distanza di oltre un anno. La Corte ha ribadito che la sola somiglianza delle condotte non basta a provare la continuazione, essendo necessaria la dimostrazione di un'unica programmazione iniziale, assente in caso di un programma criminoso generico e temporalmente esteso.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso per reati commessi a grande distanza di tempo. Secondo la Corte, la notevole distanza temporale e la natura occasionale dei singoli illeciti, pur se legati da una comune difficoltà economica, escludono la possibilità di un piano unitario preordinato, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che, per ottenere tale beneficio, non basta la somiglianza dei reati, ma è necessaria la prova rigorosa di un'unica e anticipata deliberazione criminosa, prova che non può essere desunta in presenza di un notevole intervallo temporale tra le condotte illecite.
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Disegno criminoso: no continuità tra reati distanti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5211/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due reati. La Corte ha stabilito che un'eccessiva distanza temporale tra i fatti (in questo caso, cinque anni) è un elemento decisivo per escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, anche in presenza di condotte omogenee e di una comune matrice mafiosa.
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Reato continuato: come si calcola l’aumento di pena?
Un soggetto, condannato per due distinti reati di false attestazioni, ha ottenuto dal giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato. La pena è stata rideterminata partendo da una pena base e aggiungendo un aumento per il secondo reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, ritenendo l'aumento eccessivo e privo di motivazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che in caso di reato continuato, se l'aumento di pena per il reato satellite è di modesta entità, non è necessaria una motivazione dettagliata da parte del giudice, essendo sufficiente un richiamo ai criteri generali.
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Disegno criminoso: quando è esclusa la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per plurime violazioni della sorveglianza speciale, escludendo l'applicazione della continuazione tra i reati. La Corte ha ritenuto non provato un unico disegno criminoso, evidenziando come le diverse modalità esecutive e i differenti contesti delle violazioni indicassero un'abitualità nel commettere reati, piuttosto che un piano unitario e preordinato.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare, sotto un unico disegno criminoso, diverse condanne per rapina e altri reati commessi a distanza di anni. Secondo la Corte, l'ampio lasso temporale tra i fatti e la mancanza di prova di un piano unitario iniziale escludono l'applicabilità dell'istituto della continuazione, configurando i reati come scelte estemporanee e non come parte di un singolo progetto.
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Furto in abitazione con inganno: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per furto in abitazione. La sentenza ribadisce che il consenso all'ingresso ottenuto con l'inganno (fingendosi tecnici di una compagnia energetica) non esclude il reato di furto in abitazione. Inoltre, conferma la corretta applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per una durata fissa di cinque anni, in caso di condanna superiore a tre anni di reclusione, respingendo l'argomentazione che dovesse essere pari alla pena principale.
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Reato continuato: quando escluderlo e perché
Un soggetto, condannato con due sentenze definitive per reati diversi, tra cui associazione di tipo mafioso ed estorsione, ha richiesto l'applicazione del cosiddetto 'reato continuato'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha ribadito che, per riconoscere l'unicità del disegno criminoso, non è sufficiente la contiguità temporale dei reati. È essenziale dimostrare che i crimini successivi fossero stati programmati, almeno nelle loro linee generali, fin dalla commissione del primo. In particolare, è stata esclusa la continuazione tra un reato associativo e i reati-fine, qualora questi ultimi derivino da circostanze occasionali e non da una pianificazione iniziale.
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Disegno criminoso: la Cassazione sui limiti temporali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4085/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati commessi a distanza di molti anni. La Corte ha stabilito che un lasso temporale significativo (13 e 15 anni tra i primi e i successivi reati, e 2 anni tra gli ultimi) è un indice forte dell'assenza di una programmazione unitaria iniziale, elemento essenziale per configurare il disegno criminoso. L'identità del tipo di reato e del luogo non è sufficiente a superare la presunzione contraria derivante dalla distanza temporale.
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Reato continuato: quando non si applica il vincolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4090/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di illeciti (ricettazione, furto, truffa). La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, sottolineando che l'ampio arco temporale, l'eterogeneità dei reati e la diversità del modus operandi escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso, requisito fondamentale per il riconoscimento del vincolo della continuazione.
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