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Disegno Criminoso — Anno 2024

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549 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione tra reati: la Cassazione e il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi a oltre due anni di distanza. La Corte ha ribadito che un significativo lasso temporale tra i fatti crea una presunzione contro l'esistenza di un unico disegno criminoso, elemento essenziale per applicare l'istituto della continuazione tra reati. La decisione del giudice di merito, che aveva negato il beneficio per i reati distanti nel tempo, è stata quindi confermata.
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Continuazione reato: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3834/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato per una serie di violazioni di una misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che la mera omogeneità delle condotte e la vicinanza temporale non sono sufficienti a dimostrare un unico disegno criminoso. È necessario provare che i reati successivi fossero programmati fin dal primo. In assenza di tale prova, la serialità dei comportamenti è stata qualificata come un 'abituale stile di vita' criminale, escludendo così l'applicazione del più favorevole istituto della continuazione.
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Disegno criminoso: quando il tempo lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per più episodi di spendita di monete false. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale tra i fatti (undici mesi) è un elemento decisivo per escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, anche in presenza di condotte omogenee, configurando piuttosto un programma delinquenziale indeterminato.
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Continuazione reati: quando la distanza la esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reati per delitti commessi a distanza di tre anni. Secondo la Corte, un tale lasso di tempo, pur in presenza di condotte simili, fa presumere l'assenza di un unico disegno criminoso iniziale, a meno che non venga fornita una prova contraria rigorosa.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono uniti
Un soggetto condannato per diverse truffe online ha richiesto il riconoscimento di un unico disegno criminoso per ottenere una pena più mite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notevole distanza temporale tra i reati (mesi o anche un anno) è un elemento decisivo per escludere l'esistenza di un piano unitario iniziale. Nonostante le modalità simili, i crimini sono stati considerati frutto di decisioni separate e successive, non di un'unica programmazione, rendendo il ricorso inammissibile.
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Disegno criminoso: quando è escluso dalla Cassazione
Un soggetto ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego di riconoscimento di un unico disegno criminoso per vari reati, sostenendo fossero tutti legati alla necessità di finanziare la propria tossicodipendenza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che atti criminali separati nel tempo e derivanti da un mero 'stile di vita' non costituiscono un disegno criminoso unitario, ma sono il risultato di decisioni estemporanee e distinte.
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Continuazione tra reati: no se manca un disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha confermato la decisione di merito, escludendo il vincolo del medesimo disegno criminoso a causa del notevole lasso di tempo (due anni) tra i fatti e l'assenza di prove di una programmazione unitaria, ritenendo più plausibile l'ipotesi di autonome risoluzioni criminose.
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Continuazione tra reati: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che la mera riproposizione di argomentazioni già respinte in primo grado non è sufficiente. Inoltre, ha confermato che l'assenza di un disegno criminoso unitario, desunta dal notevole arco temporale tra i fatti, dalla diversa natura dei reati e da un'indole conflittuale che porta ad aggressioni estemporanee, osta all'applicazione dell'istituto.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra diverse condanne (lesioni, evasione, violazione di misure preventive) maturate in un arco temporale di sette anni. Secondo la Corte, l'ampio lasso di tempo e la diversa natura dei reati escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso, configurando piuttosto scelte criminali estemporanee.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
Un soggetto ha impugnato il rigetto della sua istanza di unificazione di più pene sotto il vincolo della continuazione tra reati, sostenendo l'esistenza di un comune disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale (un anno), la diversità dei luoghi di commissione e l'eterogeneità del modus operandi erano elementi sufficienti a escludere un unico piano preordinato, indicando piuttosto un programma delinquenziale generico e indeterminato, incompatibile con l'istituto della continuazione tra reati.
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Continuazione tra reati: la distanza temporale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per il riconoscimento della continuazione tra reati. L'ordinanza sottolinea come una significativa distanza temporale tra gli illeciti e il loro carattere occasionale siano elementi decisivi per escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, anche in presenza di reati della stessa indole.
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Reato continuato: quando non si applica ai reati fine
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra la partecipazione a un'associazione criminale e un'estorsione successiva. La Corte ha confermato che la notevole distanza temporale tra i fatti, interrotta da un periodo di detenzione, esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso originario.
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Disegno criminoso: il tempo esclude la continuazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3507/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che un lasso di tempo significativo tra i reati (in questo caso, cinque anni) è un elemento decisivo per escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, anche in presenza di condotte simili. Questa pronuncia ribadisce che la distanza temporale crea una presunzione contraria all'esistenza di un programma criminale unitario, a meno di prove concrete che dimostrino il contrario.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste un unico disegno criminoso quando il secondo reato, sebbene omogeneo al primo, è commesso per necessità a seguito di un evento imprevisto come il sequestro del bene utilizzato per il primo illecito. In un caso di doppia falsificazione di una patente, la Corte ha rigettato la richiesta di applicare la continuazione, ritenendo che la seconda falsificazione non fosse parte di un piano originario, ma una nuova e autonoma risoluzione criminosa. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Disegno criminoso: la Cassazione e il tempo tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso per reati commessi a grande distanza di tempo. L'ordinanza sottolinea come un notevole intervallo temporale tra le condotte (nel caso specifico, quasi due anni) sia un elemento decisivo per escludere la programmazione unitaria dei delitti, suggerendo piuttosto un carattere occasionale e reattivo delle azioni criminali. La richiesta di valutazione delle condizioni di salute dell'imputato è stata respinta per mancanza di specificità.
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Continuazione reati: la Cassazione e il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per diverse rapine. La Corte ha confermato che una significativa distanza temporale (due anni) tra i crimini crea una presunzione contro l'esistenza di un unico disegno criminoso, elemento essenziale per la continuazione tra reati.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per evasione fiscale a carico del legale rappresentante di una società. Il motivo è un grave vizio di motivazione da parte della Corte d'Appello, la quale aveva confermato la condanna per l'anno 2012 basando le sue argomentazioni sui dati fiscali relativi all'anno 2011, per il quale il reato era già stato dichiarato prescritto. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione illogica e carente, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Retrodatazione custodia cautelare: la Cassazione chiarisce
Un indagato, colpito da due distinte ordinanze di custodia cautelare emesse da diverse autorità giudiziarie, ha richiesto l'unificazione dei termini di detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il meccanismo della retrodatazione custodia cautelare non si applica tra procedimenti pendenti dinanzi a uffici giudiziari diversi, specialmente in assenza di una connessione qualificata tra i reati, come l'identità di tutti i compartecipi nel caso di reato continuato.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per diverse condotte illecite commesse in carcere. I giudici hanno ribadito che per tale istituto non è sufficiente una generica tendenza a delinquere o un'attitudine di sfida verso le istituzioni, ma è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso, concepito prima della commissione dei reati stessi.
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Reato continuato: la prova del disegno criminoso
Un soggetto condannato per due reati di spaccio, commessi a distanza di tre anni, ha richiesto l'applicazione del 'reato continuato'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la notevole distanza temporale e la mancanza di prove concrete di un unico e premeditato disegno criminoso impediscono il riconoscimento del beneficio. La mera ripetizione di condotte illecite, secondo la Corte, non basta a configurare un reato continuato, potendo indicare una semplice abitualità a delinquere.
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